7-8 maggio, Monte Brione, Cima Rocca, Cima Capi
22 maggio, Monte Zugna , Passo Buole
7 giugno, Ortigara, Campigoletti
13-14 luglio Croda Rossa di Sesto
23-24 luglio Monte Caret, Tomeabru'
24 agosto Monte Sechieiz "Sentiero batt. Gemona"
16 ottobre Colli Alti, Monte Grappa, IV pranzo del sito
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- 16 ottobre Colli Alti, Monte Grappa, IV pranzo del sito
- Partecipanti: Ornella e Daniele, Roberto e Giorgio, Adolfo, Mario, Amos e moglie, Enzo e moglie, Fabrizio e Silva, Dante e Annalisa, Toni e Francesca, Lorenzo e Katia, Franco, Marco, Michele, Mauro, Giuseppe, Lorenzo, Max e Betty, Enrico e Loredana, Paolo
Il fatto di organizzare questa volta il pranzo di domenica ha permesso a molti di essere presenti e cosi' ci siamo ritrovati in 29 a partecipare a questo IV incontro dgli amici di cimeetrincee. Saremmo stati anche di piu' se per motivi di salute, altri quattro amici che avevano dato la loro adesione non fossero stati costretti a ben altri appuntamenti....Ad ogni modo abbiamo avuto la conferma che quando si tratta di stare in compagnia ...a tavola, le adesioni sono sempre maggiori rispetto a quelle per le escursioni. Per l'occasione abbiamo scelto un luogo e un locale che per le sue caratteristeche non poteva che adattarsi perfettamente allo spirito del raduno: trattoria ai Colli Alti sul Monte Grappa con annesso il Piccolo Museo della GG ''Roberto Favero". Localita' facile da raggiungere anche perche' Roberto aveva provveduto a segnalare con cartelli di cimeetrincee il percorso ad ogni deviazione. Qualcuno ha anche approfittato della bella giornata per arrivare in anticipo e farsi un giro nei dintorni e una visita al sacrario della cima Grappa e quindi in perfetto orario portarsi al parcheggio dove piacevolmente ci siamo rivisti con ''vecchi'' amici e conosciuto chi per la prima volta partecipava. Intanto Adolfo , per non smentire la sua passione, aveva attrezzato la sala con pannelli e manifesti riguardanti la Brig.Catanzaro e la posa del cippo per chi non era presente quel giorno sul Mosciagh. Dopo una visita al piccolo ma ricchissimo museo che si trova all'interno del locale, abbiamo preso posto a tavola. Il pranzo si e' svolto in un clima piacevolissimo tra una chiacchiera e uno scambio di materiale, tutto chiaramente avente come argomento la GG. Con un paio di Pc portatili abbiamo installato una postazione dove si son potute vedere le foto delle escursioni di questa estate e alcuni filmati forniti come sempre dall'amico Mauro. Notevole interesse ha suscitato l'album originale del capitano Ettore Borghi, gia' presente sul sito, che l'amico Amos aveva portato per l'occasione....e cosi' il tempo e' passato veloce e quelli che venivano da piu' lontano, a malincuore han dovuto salutarci anticipatamente. Per chi e' rimasto, invece, la giornata e' proseguita con una visita alla vicina trincea e un'altra visita alla ''cantina'' di Luciano, il gestore della trattoria che gentilmente ci ha ospitato e sorpreso con l'apertura di una bottiglia di prosecco fatta direttamente con un colpo di sciabola, ovviamente reperto originale della GG. Quindi la compagnia si e' sciolta definitivamente, dandosi appuntamento per il prossimo raduno storico/gastronomico di primavera. Unico rammarico, non aver potuto fare una foto di gruppo viste le partenze scaglionate ....la prossima volta la faremo prima di sederci a tavola .....
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- 24 agosto Monte Sechieiz "Sentiero attrezzato batt. Gemona
- Partecipanti : Ornella, Roberto, Michele, Daniele
Accantonata (per il momento) la due giorni in tenda sul Pasubio, causa un agosto con condizioni meteo alquanto disastrose, la prima giornata favorevole abbiamo "ripiegato" sul sentiero attrezzato batt. Gemona in val Dogna un sentiero d'arrocamento della GG rispristinato alcuni anni fa e che taglia a mezzavia il versante sud del monte Sechieiz, dalla sella Bieliga alla forcella Cuel Tarond. Appuntamento quindi all'uscita Carnia, dell'autostrada per Tarvisio. Dopo i saluti siamo ripartiti per la Val Dogna, dove nei pressi delle case di Costasacchetto abbiamo iniziato la nostra escursione, che quasi subito ha avuto un primo inconveniente, l'attacco di uno sciame di vespe che nonostante la rapida fuga sono riuscite a colpire in piu' punti. Questo non ci chiaramente fermato, e dopo aver applicato un po' di crema sulle parti colpite, abbiamo ripreso la nostra salita. Il sentiero pur non presentando grosse difficolta' tecniche e' in certi punti molto esposto e richiede attenzione e l'attrezzatura adeguata, anche perche' la roccia e' molto friabile, in modo da poter apprezzare in tutta sicurezza i resti dei ponti in muratura e un bellissimo fregio posto nei pressi di umo di questi. Tutto tranquillo, accompagnati da uno splendido sole, quindi, tranne quando, raggiunta forcella Cuel Tarond, con i numerosi resti di edifici del villaggio militare che qui vi sorgeva, nel togliere gli imbraghi ci siamo accorti che eravamo stati visitati da alcuni altri... animaletti molesti. Per fortuna ormai siamo "attrezzati" e cosi' abbiamo superato anche questo altro intoppo. Tutto e' stato ben superato vista la gran quantita' di resti e testimonianze della GG presenti in quei posti, che anche lungo il sentiero di ritorno abbiamo potuto visitare. Riprese le auto e dopo un'ultima sosta perche' Roberto doveva fotografare un fregio lungo la strada, i consueti saluti e un arrivederci alla prossima escursione.
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- 23-24 luglio Monte Caret, Tomeabru' Giornata Cipelli - Riccabona
- Partecipanti: Gruppo CIMEETRINCEE, Gruppo ricercatori storici Cipelli, escursionisti vari....
Tutto e' partito da un messaggio sul forum di cimeetrincee dell'amico Mauro che organizzava un'escursione sui luoghi che avevano visto avversari il Capitano austriaco Ludwig Riccabona e il tenente italiano Giuseppe Cipelli, escursione ancora piu' interessante in quanto era prevista la presenza della nipote di Riccabona, la signora Dietlind e del figlio di Cipelli, Carlo. Parte del nostro gruppo e'arrivato in loco la sera prima in modo da pernottare al rifugio Pernici e poter visitare prima di sera la postazione sul Corno di Pichea dove era stata ritrovata la targa che indicava come comandante del presidio il Capitano Riccabona, targa che a suo tempo, avendone trovata un'altra che riportava il nome dello stesso ufficiale sul Dente austriaco del pasubio, aveva dato il via alla ricerca che ha portato a coinvolgere la nipote dell'ufficiale. Di questa interessante vicenda si puo' leggerne la storia sul sito www.fortietrincee.it del gruppo ricercatori storici Cipelli. Dopo un'abbondante cena e un'altrettanto buona dormita, alla mattina siamo scesi al parcheggio per incontrarci con tutti gli altri partecipanti. La compagnia molto numerosa e variegata, sia di lingua italiana che tedesca si e' subito dimostrata molto interessata alla storia e alla morfologia delle varie postazioni in caverna e trincee che man mano si incontravano lungo il percorso. L'escursione tra la visita ad una caverna e ad una trincea e' proseguita prima verso l'osservatorio di cima Tomeabru', e quindi al bivacco presso i ruderi dell'ospedale austriaco del Dosso dei Seaoi, dove ci aspettava una graditisima sorpresa....un trio di amici di Mauro in perfetta divisa da Kaiserjage,r che dopo averci intimato l'alt con i fucili spianati, ci hano accolti......offrendoci un buon bicchiere di te' caldo!!!! dopo questa piacevole sosta e le foto ad alcuni graffiti sulle volte d'entrata delle caverne che facevano parte del complesso, il nostro percorso e' proseguito fino a ritornare al rif. Pernici dove ci aspettava il pranzo e le foto di rito a conclusione della splendida giornata.
- 13-14 luglio 2005 Croda Rossa di Sesto
- Partecipanti: Giorgio, Roberto, Lucio, Daniele
Programmata per tre giorni, ci siamo rassegnati a ridurla a due per via delle condizioni meteo avverse durante tutta la settimana e quindi appena le previsioni ci son state favorevoli siamo partiti per questa escursione che anche se in forma ridotta mantiene sempre il suo fascino dovuto all'ambiente in cui si svolge e alle molte testimonianze della Grande Guerra che ancora sono presenti. Quindi dopo averci dato direttamente appuntamento al rif.Berti per l'ora di cena siamo partiti per questo che sarebbe stato il nostro punto di partenza. Arrivati al rifugio, dopo aver scambiato quattro chiacchiere con il gestore, che purtroppo ci ha dato la notizia che pochi giorni prima una roccia staccatasi dalla volta della galleria dei Torrioni aveva travolto e distrutto il bellissimo muretto di guerra con la finestra incorniciata del batt.Fenestrelle, danneggiando anche parte della ferrata che lo raggiunge, abbiamo avuto il tempo di visitare il chiuso rif.Sala, ex comando durante la guerra delle truppe italiane della regione Popera. La mattina dopo partiti alla buon'ora accompagnati da uno splendido sole, abbiamo iniziato il lungo giro che prima in salita lungo il Vallon Popera e poi per la ferrata Zandonella ci avrebbe portato alla cima della Croda Rossa di Sesto. Quella che si raggiunge in effetti non e' la cima vera e propria in quanto il punto piu' alto di questa montagna e' la Torre Polar o Vinatzer dove sono ancora visibili i resti dell' arrivo della teleferica, le scale d'accesso e le postazioni austriache che ospitarono tra i soldati i fratelli Vinatzer dai quali la vetta ha preso il nome. La zona e' ricchissima di resti di baracche e la discesa che percorre tutto il versante che in tempo di guerra era austriaco, mentre la salita lungo la Zandonella era zona italiana, passa accanto a resti di baraccamenti e delle stazioni intermedie della teleferica che dai Prati di Croda Rossa arivava fino alle postazioni della cima. Si passa accanto ai resti del Wurzbach, un vero e proprio villaggio di baracche , e ad altre isolate e nascoste postazioni che con molta cautela possono essere visitate. Tra queste, su segnalazione di un'altro alpinista con cui avevavmo scambiato alcune battute sul sito quando ci siamo incontrati in cima, una presentava ancora in discrete condizioni i resti delle tavole e delle panche, delle brande oltre che di alcune mensole e armadietti a muro. Dopo questa interessantissima scoperta, siamo scesi per un altro sentiero attrezzato verso il Castelliere, un'altura che sovrasta il passo Monte Croce Comelico che divide il Veneto dalla Pusteria da dove abbiamo preso il lungo sentiero di ritorno verso il rifugio Lunelli, dove avevamo lasciato le macchine la sera prima. Per me e' stato un piacevole ritorno ai luoghi che avevo frequentato per tanti anni, era la quinta volta che arrivavo in cima alla Croda Rossa, per gli altri una bellissima escursione interessante e stimolante sia dal punto di vista alpinistico che storico.
- 7 giugno 2005, Ortigara, Campigoletti
- Partecipanti: Raffaele, Riccardo, Daniele
Purtroppo le escursioni effettuate durante la settimana , per svariati motivi non riescono a coinvolgere numerosi partecipanti, ciò non toglie che abbiano il loro fascino sia per i luoghi visitati sia per la presenza di pochi altri escursionisti che si possono incontrare durante il giro, in modo da poter godere appieno sia dell'ambiente che dell'atmosfera magica di questi luoghi. Infatti dopo l'escursione sullo Zugna con numerosi presenti per andare sull'Ortigara ci siamo trovati solamente in tre, i "soliti" Gira e Nello e il "nuovo" aggregato Raffele. Appuntamento quindi al piazzale Lozze da dove siamo partiti per il nostro giro. Appena sorpassata la chiesetta con il sacello dove depositare eventuali resti di caduti, oggi sempre più rari, che si dovessero trovare in giro, abbiamo seguito le indicazioni per visitare le postazioni italiane lungo il sentiero che risale le pendici occidentali del monte Lozze e con una piccola deviazione, i resti della postazione in caverna della 13a batteria da montagna del 2° reggimento. Ritornati sul sentiero principale abbiamo proseguito verso il Pozzo della Scala, zona ricchissima di resti e gallerie, da dove partirono le truppe italiane per gli attacchi all'Ortigara del giugno del 17, per poi attraverso il vallone dell'Agnelizza portarci alla selletta di q. 2003 con le sue postazioni a strapiombo sulla Valsugana e quindi risalire le pendici dell'Ortigara, non prima di essere scesi lungo la galleria Biancardi con le sue postazioni per mitragliatrici, fino alla sommità dove si trovano il cippo austriaco a q. 2101 e la colonna mozza di q.2105 con la scritta "..per non dimenticare". Dopo la meritata sosta pranzo, siamo ripartiti verso le pendici del monte Campigoletti alla ricerca dei resti delle opere Mecenseffy e del ricostruito cimitero di malga Campigoletti, obiettivi raggiunti che hanno concluso il nostro giro storico. Prima di tornare al pargheggio, doverosa una sosta al Rif. Cecchin, di proprietà dell'ANA, che nell'occasione abbiamo trovato aperto da un gruppo di cordialissimi alpini con i quali abbiamo avuto un simpatico scambio di "prodotti enologici" che nostro malgrado abbiamo dovuto interrompere, visto che dovevamo tornare a casa in auto. A questo punto la nostra escursione poteva considerarsi conclusa nel migliore dei modi e con la convinzione di aver arricchito con un altro tassello la nostra conoscenza della storia della Grande Guerra.
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- 22 maggio 2005, Monte Zugna, Passo Buole
- Partecipanti: Ornella, Daniele, Riccardo, Roberto, Michele T., Franco, Michele C., Mauro e altri quattro suoi amici, GianCarlo e i suoi amici alpini
L'idea di questa escursione è partita da Giancarlo che assieme ai suoi amici alpini voleva fare un giro tra queste montagne, e che pensava sarebbe stata una buona occasione per rivederci se anche il nostro gruppo si fosse aggregato. Dopo il solito giro di telefonate e il supporto del forum, ci siamo messi d'accordo, con in più la gradita sorpresa di avere con noi anche l'amico Mauro che si è subito unito alla compagnia assieme ad altri suoi quattro amici. Appuntamento quindi al paese di Albaredo, da dove parte la deviazione dalla strada principale, verso il Rif.Zugna, punto di partenza dell'escursione. Già prima di arrivare al rifugio,ed era inevitabile, i gruppi si dividevano: mentre quello degli alpini procedeva verso il parcheggio e quindi partiva alla volta della cima del monte, tutti gli altri, interessati più alla storicità del luogo, facevano una prima sosta per visitare alcune postazioni lungo la strada, la prima di una lunga serie di "fermate" sulla GG. Dal parcheggio si proseguiva verso la cima visitando i numerosi resti dell'ex caserma austriaca trasformata in ospedale militare dagli italiani, quindi altre gallerie e postazioni durante il percorso verso il passo Buole dove i tre gruppi si sono in parte riuniti per la sosta pranzo. Dopo la foto di rito con tanto di striscione di cimeetrincee, il ritorno avveniva per lo stesso sentiero dell'andata, con ulteriori soste ad alcune postazioni tralasciate appositamente all'andata, e quindi ritornati al rifugio si celebrava il tutto con una bella birra fresca, non tralasciando prima dei saluti definitivi, altre fermate storicamente interessanti.
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- 7 / 8 maggio 2005, Monte Brione, Cima Rocca, Cima Capi ( lago di Garda)
- Partecipanti: Francesca, Toni, Riccardo, Daniele
- Cronaca di Toni Belvedere
LE MONTAGNE ? SPIANARLE TUTTE E FARE PARCHEGGI ! Questa è sempre stata la mia idea fino a quando ...
Sabato 7 maggio 2005 ore 9,30, io e mia moglie ci siamo incontrati (per una serie di circostanze) con Riccardo e Daniele alla darsena S. Nicolò di Riva del Garda. La giornata era splendida, calda e tersa. In riva al lago i surfisti ed gli skipper armavano i loro natanti per quella che probabilmente era la loro prima uscita della stagione. Lacqua tranquilla del lago rispecchiava le cime dei monti che si affacciavano. Sarebbe bastata una semplice deriva per risalire, sospinti dal tepore del vento, tutte le tremule vette dei monti adagiati sul lago di Garda.
Ed invece NO !
Subito dopo i convenevoli ed aver scambiato quattro chiacchiere con l'amico Mauro Zattera che essendo del luogo era venuto a salutarci... indossare gli scarponcini e via, SU PER I MONTI
Primo Itinerario: Riccardo e Daniele, vecchi volponi del mestiere, sapendo di aver a che fare con dei neofiti, come primo itinerario (lantipasto) ci accompagnarono sul monte Brione, praticamente una passeggiata. Linizio del sentiero parte proprio dalla darsena, dietro al forte austriaco San Nicolò (architettura di prima generazione). Quindi si sale lungo una cresta, un tempo trincerata che, sul versante destro precipita a strapiombo nel lago mentre sul sinistro scende dolcemente con campi coltivati ad olivi. Dopo pochi minuti di questa salubre passeggiata, si incontrano due postazioni ravvicinate per i fari mobilicon ancora visibile il tracciato dei binari per il loro ricovero. Poco sotto di esso un altro ricovero in caverna con una targa allingresso incisa da una scritta Proseguendo sul sentiero principale si arriva ad un secondo forte forte Garda con le cupole cannoniere (poi cementate) tuttora ben visibili. Non molto più avanti si termina sul tetto del terzo forte Forte di mezzo. Un ottimo esempio ben conservato di architettura militare austriaca. E sicuramente fuori discussione che questa linea difensiva, sia per lubicazione climatica che per i rari scontri bellici, fosse un fronte ambito da molti soldati, costretti in altre più sfortunate prime linee. Lungo tutto il trincerone, rimane sempre visibile la costa di Riva del Garda, sovrastata da Cima Capi e Cima Rocca (nostro terzo itinerario), ambedue sfregiate dalla Tagliata del Ponale
Commento al primo itinerario: con tutta franchezza devo ammettere che, vuoi per lambiente, vuoi per la storia, vuoi per labilità e per la cultura delle nostre guide, uno squallido parcheggio, per quanto utile, non merita di sostituire tante gratuite emozioni.
Secondo itinerario: Dopo pranzato, in compagnia sempre di Mauro che era tornato ad incontrarci per lìoccasione, e dopo aver fatto la spesa, alle 16 circa ci siamo imbarcati per il Bivacco Tenente Arcioni situato sul monte Cima Rocca nel versante che guarda il lago, il vero e proprio piatto forte del giorno, quasi un mattone. La mulattiera parte dal paesino di Biacesa (dove dal custode, previa telefonata si possono recuperare le chiavi del bivacco). In tutta onestà, per quanto riguarda il sottoscritto ed in parte mia moglie, questi 500 metri di dislivello da colmare in 90 minuti circa, sarebbero più utili ad uso parcheggio. Il fatto è che si sale su un pendio che, seppur transitabile da un buon fuoristrada, ha un fondo infame, un amalgama di ciottoli ricoperti da fogliame secco, da tratti di viscido cemento, il tutto su di una pendenza massacrante sia in andata che al ritorno in un insieme di monotonia esasperante. Comunque, anche le disgrazie hanno un termine. Ormai sfiniti giungiamo alla chiesetta di S. Giovanni, bombardata dagli austriaci durante la guerra e ricostruita recentemente tale et quale dai volontari della pro loco S. Giovanni. N.B. storico: la chiesetta, a destra della mulattiera, è costruita su di un piccolo piazzale erboso ed era un avamposto italiano; di fronte ad essa, a sinistra della mulattiera, si nota limbocco di una galleria che a sua volta era un avamposto austriaco. Qualsiasi commento sugli scontri bellici, vista la situazione, diventa superfluo. Dopo una ventina di metri, dietro ad una curva, finalmente si giunge al bivacco Tenente Arcioni (costruito sempre dalla pro loco S. Giovanni in memoria dellufficiale di Finanza li caduto in combattimento nel 1916). Il semplice edificio è aperto 24 ore al giorno, dispone di una cucina attrezzata con stufa a legna e fornelli a gas. Allesterno un bel terrazzo con tavoli e panche ed un barbecue coperto da una robusta tettoia in legno. Sotto il terrazzo si trova il dormitorio (molto pulito) (ricordarsi di prelevare le chiavi a Biacesa), con sei posti letto ( tre castelli). Ed è proprio qui che abbiamo abbandonato i pesanti zaini assaporando in anticipo la gustosa grigliata con polenta che da li a poco avremo consumato.
Domenica: Quarto itinerario: Alle 6 ci siamo alzati svegliati dal sole. Anche quella mattina era splendida e, per fortuna, più ventilata. Il programma era questo: bivacco, vetta di Cima Rocca, gallerie e trincee di guerra, vetta di Cima Capi, bivacco, praticamente un anello ( fatto a T ) . Il sentiero inizia circa dalla chiesetta e si inerpica fino alla vetta di Cima Rocca (transetto inferiore sinistro della T). È piuttosto faticoso, ma il panorama e laria (non solo meteorologica) che si respira lo fanno diventare alquanto piacevole ed interessante. Proprio sotto alla cima (dalla quale si può ammirare: il Gruppo del Brenta, il Pasubio, lAltissimo, il Baldo, e ovviamente il lago di Garda ), tra trinceroni faticosamente scavati nella pietra, sbuca lingresso di un lungo percorso in galleria ampliamente segnalato. La visita a queste gallerie, perfettamente agibili e ripulite, è estremamente interessante. Al loro interno (indispensabile la torcia elettrica) si possono esaminare ricoveri di vario genere, alcuni ancora con il cartone catramato per lisolamento, postazioni e feritoie da cui (ora pacificamente) ammirare le vallate, nonché graffiti, incisioni e date eseguiti dai soldati li costretti, testimonianze di grandissimo impatto emotivo. Proseguendo per queste gallerie si sbuca nel versante opposto (transetto superiore sinistro della T). Da li, scendendo per un lungo trincerone, si copre tutta la distanza di questo versante di Cima Rocca (tutto il transetto superiore della T). Ora, allaltezza di un traliccio dellalta tensione, si attraversa la piccola cresta per ritornare sul versante opposto (transetto inferiore destro della T) . Solo adesso il sentiero si fa scoperto (li abbiamo messo le imbragature) ma di una bellezza unica. Si continua su un tracciato pianeggiante fino ad incontrare in lunga cresta (il gambo della T) che porta a Cima Capi (base della T). Superata questa vertiginosa cresta non rimane che arrampicarsi fino alla vetta del monte. Anche li, sul ristrettissimo spiazzo onorato al centro dalla bandiera italiana in metallo, il panorama è grande, ma soprattutto grande è la soddisfazione di essere li, padrone di una vetta come un dio dellOlimpo. Sempre dalla vetta si può vedere lultimo tratto del percorso (il transetto inferiore sinistro della T) solcato quasi da una crepa tratteggiata: la ferrata! AIUTO! Io e mia moglie non ne avevamo mai affrontata una prima dora. La voglia di ritornare per il percorso precedente ci aveva tentato ma, la calma e lesperienza di Riccardo e Daniele che finora ci aveva pazientemente accompagnato, ci fece prendere coraggio. Beh Ragazzi... la ferrata è stata proprio degna di un Gran Finale! Una figata! È meglio che andare su di un otto volante solo che li non puoi chiudere gli occhi anzi li devi tenere ben aperti. Daniele, la mia guida non solo spirituale, ogni tanto mi diceva: -fermati e guarda indietro (giù) risposta: fossi matto! - ero troppo preso ed eccitato da quello che dovevo ancora superare; una sensazione strana viveva in me, lapprensione di arrivare al termine e allo stesso tempo la voglia che questa nuova esperienza non finisse più. Ed invece è finita, proprio al bivacco da cui era iniziata.
Ora non ci rimaneva che ridiscendere linfame mulattiera (quella da spianare) e ritornare alla vita di tutti i giorni, però con nel cuore unesperienza in più: quella che non tutti i monti occupano solo un sacco di posto ed il ricordo di due ragazzi eccezionali che hanno saputo trasmetterci la loro entusiasmante passione con grande simpatia.
Toni e Francesca
- 4 gennaio 2005, Monte Maggio
- Partecipanti: Daniele, Riccardo, Roberto, Michele, Franco
- Approffitando del buon tempo di inizio anno e che qualcuno che veniva da più lontano era ancora in periodo di "feste natalizie" con un rapido giro di telefonate siamo riusciti ad organizzarci per questa prima escursione sulla neve con le "ciaspe". Questa volta si è unito al gruppo anche un nuovo amico di cimeetrincee, Franco C. . primo appuntamento all'uscita dell'austostrada della Valdastico, Piovene-Rocchette, dove, dopo aver trasbordato tutto il materiale su una sola auto, ci siamo diretti verso Passo Coe per incontrarci con Franco che proveniva dalla zona del Garda. Dopo le presentazioni ed esserci attrezzati per il giro, siamo partiti, da prima in falso piano, attraversando ogni tanto le varie piste da sci da fondo che circondano la zona, poi in salita, sempre sulla neve verso il sentiero alto che ci avrebbe portato a raggiungere la cima del Monte Maggio. La giornata era bellissima e il paesaggio ricoperto dalla neve rendeva il tutto carico di un'atmosfera irreale. Raggiunta l'alta croce posta in cima lo sguardo spaziava a 360° lungo gran parte del fronte di guerra, dall'Adamello, al massiccio del Pasubio, al Cimone, fino al monte Grappa. Un buco nella spessa coltre di neve che ricopriva tutto ci ha permesso di calarci dentro la trincea che percorre parte della dorsale del monte arrivando fino in vetta e assaporare il tepore che la coperta di neve crea al suo interno. Dopo la necessaria pausa pranzo e le foto d'obbligo siamo ridiscesi al punto di partenza. Una sosta al rifugio del Passo Coe per un caldo Brulè e quattro chiacchiere, e poi visita al Forte Belvedere e al suo museo recentemente visitato dai ladri, che hanno asportato alcuni preziosi cimeli di cui non restano che delle foto a denunciarne la sottrazione. Finita la visita anche perchè il museo stava per chiudere e il sole era ormai tramontato dietro le montagne, ci siamo divisi, prima da Franco per poi dividerci tutti definitivamente al parcheggio dell'autostrada.