La brigata Alpi sul fronte Col di Lana – Marmolada (1915-1917)

di Fabrizio Cece

La brigata Alpi al Col di Lana
La brigata Alpi fu il reparto erede, almeno nel nome, dei Cacciatori della Alpi fondati nel 1859 da Giuseppe Garibaldi. La brigata, che aveva il proprio comando a Perugia, era costituita da due reggimenti di fanteria: il 51° di Perugia e il 52° di Spoleto. Ogni reggimento aveva una forza di circa 3.000 soldati (1.000 per ognuno dei tre battaglioni che costituivano il reggimento; 250 per ognuna delle quattro compagnie che formavano un battaglione).
Allo scoppio della guerra numerosi furono gli eugubini che vennero arruolati nella brigata Alpi dato che Gubbio faceva parte del distretto militare di Perugia. Con l’avanzare della guerra, in seguito alla creazione di altri reggimenti, i soldati di Gubbio finirono un po’ in molti reparti militari, ma il 51° FTR e il 129° (nato dal precedente) ebbero sempre tra le loro fila molti soldati eugubini.
Il 24 maggio 1915, data d’ingresso in guerra dell’Italia, la brigata Alpi si trovava schierata con la IV Armata[1] sul fronte Alpino, nella zona dell’Alto Cordevole. Occupato di slancio il Colle S. Lucia il reparto si assestò sulla linea Sasso di Mezzodì-Belvedere-Col di Lana.
Secondo la tattica allora in vigore che prevedeva la conquista delle cime delle montagne, la brigata Alpi fu subito impiegata nella conquista del temibile Col di Lana[2] (m 2464), una delle montagne simbolo del sacrificio dei soldati italiani, spesso mandati inutilmente al massacro contro ostacoli naturali ben difesi dal nemico.
Le prime azioni si svolsero dal 7 al 20 luglio 1915 e costarono alla brigata gravi perdite.
Anche gli eugubini del 3° bersaglieri diedero il loro contributo.
Della brigata Alpi fu impegnato solo il 52° FTR.
Il 19 luglio, per tentare la conquista (fallita) del Costone Agai, fu mandato al massacro il IV battaglione[3] del 52° FTR. Le perdite furono di 538[4] soldati su 1.000!
In questa azione morì il soldato Alfredo Talamelli, 11a comp. del 52°.
Il 17 luglio, frattanto, erano giunti a Caprile i cinque nipoti di Garibaldi che pochi giorni prima si erano arruolati volontari a Perugia nella brigata Alpi. Si trattava dei figli di Ricciotti[5]: Giuseppe (Peppino), Menotti, Ricciotti junior, Sante e Ezio[6]
Il 22 ottobre toccò al III battaglione del 52° tentare l’assalto della posizione denominata “Cappello di Napoleone”: la sua conquista costò quattro giorni di duri combattimenti, compresi alcuni assalti alla baionetta. Il reparto era comandato dal ten. col. Peppino Garibaldi.
Il 22-23 ottobre attacco della brigata Calabria (59° e 60° FTR) al Costone Salesei. Nessun successo!
Il 29 ottobre fu conquistata anche la posizione denominata “Panettone”. La “Calabria” diede ancora il suo contributo di uomini e di sangue: quattro i feriti eugubini, tutti del 60° FTR: Salvatore Ciacci, Salvatore Stirati, Giovanni Panfili, Adolfo Bettelli.
Il 7 novembre fu tentato l’ultimo assalto prima della pausa invernale. Due battaglioni della “Calabria”, appoggiati da uno della “Alpi”, riuscirono a prendere la vetta del Col di Lana. Nella notte, però, un contrattacco austriaco li respinse indietro.
Al “Costone Castello” cadde il soldato Luigi Commodi del 52° FTR.
Nel resto di novembre numerosi furono gli scontri tra opposte formazioni. Gli italiani tentarono ancora di conquista la cima del Col di Lana, ma tutto fu inutile. Dolorose le conseguenze per due soldati eugubini della brigata Calabria.
Il 16 dicembre si svolse l’ultimo grande attacco del 1915. Reparti di volontari garibaldini del 51°, assieme ad altri contingenti della brigata Alpi, della “Calabria” e dei battaglioni alpini Val Cordevole e Belluno[7], si lanciarono all’attacco della cima difesa dagli austriaci senza ottenere alcun risultato concreto.
Nella pausa invernale il pericolo principale fu rappresentato dalla natura: freddo, valanghe e piccole azioni di disturbo richiesero un alto contributo di sangue.
In pari tempo i comandi superiori, vista l’inutilità delle azioni intraprese, decisero di ricorrere ad una strategia che proprio il primo conflitto mondiale portò a perfezione: la guerra di mine.
Il 15 gennaio 1916, infatti, iniziò lo scavo di una grande mina da far esplodere sotto la vetta dell’imprendibile montagna. L’esplosione ebbe luogo alle ore 23.35 del 17 aprile 1916: un enorme cratere si creò dove prima vi era la cima del Col di Lana. I resti del presidio austriaco furono catturati senza alcun problema: il Col di Lana era finalmente tutto in mani italiane!
Ma la conquista della cima non fermò gli attacchi italiani. Dietro il Col di Lana c’era il Sief da prendere!
Il 20-21 aprile 1916 si attaccò il cosiddetto “Montucolo Austriaco”. All’attacco ancora la brigata Calabria. Il 21 cadde il soldato Massimiliano Cipiciani del 60° FTR.
Il 22 settembre 1917 anche il II battaglione del 51° FTR concorse all’attacco della cima di Monte Sief.
Questi furono gli ultimi scontri prima di Caporetto (24 ottobre 1917). Ai primi di novembre gli italiani furono costretti a ritirarsi e il Col di Lana fu di nuovo austriaco.
Ma i soldati eugubini che combatterono nella zona del Col di Lana non erano inquadrati soltanto nella brigata Alpi. Alcuni di loro, per esempio, erano pure nella brigata Torino (81° e 82° FTR), nei bersaglieri e, in particolare, nel XVIII battaglione che il 21 aprile 1916 si rese famoso per un clamoroso atto di ammutinamento[8].
Questi reparti operarono nelle immediate vicinanze del Col di Lana e non furono poche le azioni per la presa della terribile montagna alle quali diedero il proprio contributo, di uomini e di sangue.
Altre operazioni del 51° FTR sul fronte della Marmolada
Come si è visto, della brigata Alpi, fu soprattutto il 52° FTR a combattere sul Col di Lana. Al suo “gemello” 51°, dove numerosi furono i soldati eugubini, fu assegnato un tratto di fronte che si trovava immediatamente a sudest del Col di Lana e che comprendeva cime che rinnovano ancora nella memoria collettiva epiche battaglie e bianchi scenari: Sasso di Mezzodì (m 2646), Monte Mesola (m 2727), Marmolada (m 3342); in particolare furono proprio le pendici della Marmolada a vedere alcune delle più impegnative azioni del 51°, eseguite anche in collaborazione con altri reparti del Regio Esercito, come quelle che portarono alla conquista di Punta Serauta (30 aprile 1916) e Forcella a V (21-23 settembre 1917)[9].
I soldati caduti in combattimento
Questo l’elenco dei soldati eugubini morti sul Col di Lana:
1.David Carosati (1887-1915), 3° bersaglieri, morto in combattimento il 9 luglio 1915;
2.Alfredo Talamelli (1889-1915), 52° FTR, morto in combattimento il 19 luglio 1915.
3.Adamo Pellegrini (1887-1915), 60° FTR, morto in combattimento il 23 ottobre 1915
4.Luigi Commodi (1890-1915), 52° FTR, morto in combattimento il 7 novembre 1915;
5.Salvatore Vergari (1883-1915), 59° FTR, morto in combattimento il 20 novembre 1915;
6.Ruggero Guerri (1891-1915), 59° FTR, disperso in combattimento nel novembre 1915;
7.Giuseppe Dittamo (1809-1915), 60° FTR, morto in combattimento il 9 dicembre 1915;
8.David Menichetti (1882-1915), 60° FTR, morto in combattimento il 19 dicembre 1915;
9.Tobia Biscarini (1884-1915), 60° FTR, morto in combattimento il 26 dicembre 1915;
10.Vittorio Pompei (1889-1916), 59° FTR, morto il 19 aprile 1916;
11.Massimiliano Cipiciani (1884-1916), 60° FTR, morto il 21 aprile 1916[10];
 
Le valanghe
Ma i fanti della brigata Alpi non subirono solo le terribili conseguenze dei combattimenti. Per molti di loro si rivelarono fatali soprattutto le condizioni operative.
Le testimonianze
La brigata Alpi, dopo la prima conquista e perdita del Col di Lana, nell’inverno 1915-1916 si schierò sulla linea Passo Fedaia – Monte Mesola – Monte Padon – Cima Valbruna – Vallone Franza (Col di Lana). Oltre alla guerra, i fanti della brigata Alpi dovettero ben presto combattere anche contro la stagione invernale, guardandosi soprattutto dal pericolo delle slavine e delle valanghe.
Queste le parole del capitano Arturo Andreoletti[11]:
“Anche i reparti del 51° fanteria, dislocati ai Passi di Ombretta e Ombrettòla, alla Fedaia e sul Padòn, e gli alpini ai quali era affidata la difesa del Sas del Mul, gareggiavano con i commilitoni della Val San Pellegrino nella lotta contro i pericoli e i disagi della montagna.
(...) Fra le insidie della montagna, in questo periodo, la più grave era certamente quella delle valanghe, che non era sempre possibile prevedere ed evitare. Le prime vittime si ebbero nella notte del 26 dicembre [1915], quando una grossa slavina travolse il ricovero della truppa che era stato sistemato nel vallone fra il Rifugio Ombretta e il Passo d’Ombrettòla. Ne furono vittima dodici soldati del 51° fanteria, di cui solo quattro poterono essere salvati[12].
(...) Ai primi di marzo, le valanghe furono così numerose e imponenti, da interrompere le comunicazioni fra Sottoguda, Malga Ciapèla e i Passi d’Ombretta e Ombrettòla. In particolare, quella precipitata il 9 marzo sulla località di Tabià Palazze, in Val Ciamp d’Arei, distrusse completamente i ricoveri della truppa e travolse duecento fanti del 51° reggimento (...). Nello stesso giorno ne cadde una anche a Malga Ciapèla facendo sessanta vittime, e un’altra colossale all’imboccatura dei Serrai di Sottoguda, che travolse soldati, valligiani e lavoratori ausiliari.
(...) Le perdite subite, a causa delle valanghe, dal 51° fanteria, nella zona fra il Passo d’Ombrettòla e il Monte Mesola, fino alla metà del mese di marzo (1916) risultarono di due ufficiali e 148 soldati morti, e di un ufficiale e 49 soldati feriti”.
Nella relazione dedicata all’attività di guerra della brigata Alpi così si riferisce del triste episodio:
“Durante l’inverno, le truppe, pur mantenendosi sempre vigili e aggressive contro il nemico, devono lottare diuturnamente contro l’inclemenza della stagione, la neve, le tormente, le valanghe. Una di queste, la notte sul 9 marzo, travolse nei loro baraccamenti alcuni reparti, provocando la morte di 3 ufficiali e 148 soldati. Ma nonostante le difficoltà del clima e della stagione, i reparti della ‘Alpi’ non diminuiscono, durante i turni di permanenza in linea, né la vigilanza né l’aggressività contro il nemico ed eseguono numerose ricognizioni verso le sue posizioni.
(...) 30 aprile: occupazione della punta Serauta; azione ardita [ricordata in tutti i libri di storia della Grande Guerra] e brillante compiuta dalla 2a compagnia del 51° dopo ostinata lotta fra ghiacci e dirupi, protrattasi, con alterne vicende, per più giorni”[13].
Anche l’ardito Enrico Barbi, in una sua intervista del 1996[14], ricordava l’episodio della valanga del marzo 1916[15].
I soldati eugubini morti sotto la valanga.
Come risulta dalla documentazione fino ad oggi raccolta, le valanghe si verificarono nei pressi dei toponimi “Crepe Rosse”, “Tabià Palazze”, appena sopra Ciamp d’Arei, e negli immediati dintorni del centro abitato di Malga Ciapèla.
Nella lista dei caduti allegata alla pubblicazione sul viale della Rimembranza di Gubbio[16] figurano diversi soldati eugubini morti in seguito a valanga. Detto del caporale Bertinelli Luigi (51° FTR, morto l’11 maggio 1916 a “Costone Mesola” per una frana) e del sergente Cancellotti Domenico (41° FTR, morto a Malga Clef (Ribor) il 13 novembre 1916 travolto da una slavina), il resto degli eugubini (14) morì in seguito alla valanga dell’8 marzo 1916 che cadde sui loro accampamenti posti nella zona della Marmolada, in vicinanza di Malga Ciapèla, oggi nota località sciistica[17].
Di seguito si riportano i dati relativi ai soldati[18], tutti appartenenti al 51° FTR, morti per caduta di valanga nei giorni 8, 9 e 10 marzo 1916. Dal loro esame risulta che alle Crepe Rosse (moderna denominazione di quel toponimo) si trovava l’8a compagnia del 51°, mentre i militari sepolti dalle valanghe verificatesi a Tabià Palazze (in Val Ciamp d’Arei) e a Malga Ciapèla, appartenevano alle compagnie 10a e 12a (9a per Vagnarelli Giuseppe, l’unico che i documenti disponibili danno come morto l’8 marzo).

grado

cognome e nome

Nato

morto

luogo della valanga
soldato FOFI MARIANO

14 - VIII-1893

9 - III - 1916

Tabià Palazz)
soldato GIRELLI FRANCESCO

1 - X - 1888

10 - III - 1916

Crepe di Ross
soldato SANTIONI GIUSEPPE

5 - IX - 1898

9 - III - 1916

Tabià Palazze
caporale ALBINI TANCREDI

3 - IV - 1891

9 - III - 1916

Malga Ciapèla
soldato BELLUCCI ADOLFO

20 - IX - 1881

9 - III - 1916

Tabià Palazze
soldato CAPARRUCCI GIOVANNI

4 - I - 1890

9 - III - 1916

Malga Ciapèla
soldato CASAGRANDE LUIGI

14 - VII -1889

9 - III - 1916

Tabà Palazze
soldato GIUSQUIAMO IRENEO

2 - IV - 1889

9 - III - 1916

Tabià Palazze
soldato GUERRI ADAMO

19 - III - 1891

9 - III - 1916

Malga Ciapèla(TabiàPalazze)
soldato MAURIZI ADOLFO

18 - IV - 1893

9 - III - 1916

Crepe di Ross
soldato OCCHIUCCI ALFONSO

17 - III - 1891

10 - III -1916

Malga Ciapèla
soldato SALCIARINI LUIGI

21 - X - 1890

10 - III -1916

Crepe di Ross
soldato SEBASTIANI GIUSEPPE

4 - IV - 1887

9 - III - 1916

Malga Ciapèla
soldato VAGNARELLI GIUSEPPE

25 - II - 1893

8 - III - 1916

Casera del Lago
I soldati decorati al valor militare
Nessun eugubino è stato decorato per le azioni sul Col di Lana.
Da ricordare, invece, il sottotenente Federico Biancarelli[19] (1888-1916), 51° FTR, che il 30 aprile 1916 partecipò alla conquista di Forcella Serauta, una postazione austriaca di grande importanza, posta sulla Marmolada a 3.037 metri di quota.
Il ruolo del Biancarelli, per ammissione dello stesso capitano Menotti Garibaldi[20], comandante della Regione Antermoja, fu risolutivo per il successo dell’azione anche se all’ufficiale eugubino tale felice conclusione costò la vita. Per questa impresa gli fu assegnata la medaglia d’argento al V.M.
Tra gli eugubini decorati appartenenti al 51° ricordo:
1.Ubaldo Perugini[21], 51° FTR, medaglia di bronzo al V.M. per l’azione di Col Ombret del 7 ottobre 1916;
2.Salvatore Albini, aiutante di battaglia[22], 51° FTR, medaglia d’argento al V.M. nel 1918 dopo la battaglia di Bligny;
3.Giuseppe Cappannelli[23], 51° FTR, medaglia di bronzo al V.M. per l’azione di Passo Fedaia-Monte Mesola del giugno 1915[24].
4.Guido Maranghi, caporale[25], 51° FTR, medaglia di bronzo al V.M. per l’azione di Forcella Serauta (30 aprile 1916) che costò la vita al sottotenente Biancarelli.
Albini e Maranghi furono tra gli organizzatori della festa dei Ceri al Col di Lana il 15 maggio 1917.

NOTE
 
[1] 18a Divisione, IX Corpo d’Armata.
[2] Detto anche Col di Ferro per le robuste difese di cui era stato munito dagli Austriaci. Si precisa che molte informazioni storiche del presente contributo sono state tratte dalle seguenti pubblicazioni:
- Brigata Alpi in “Brigate di Fanteria” a cura del Ministero della Guerra-Ufficio Storico, III, Roma 1926;
- L. VIAZZI, A. ANDREOLETTI, Con gli alpini sulla Marmolada, Milano 1977;
- L. VIAZZI, Col di Lana monte di fuoco, Milano 1988;
- A. BARBI, La Festa dei Ceri e la Grande Guerra (1911-1920), Gubbio 1999.
Può essere interessante consultare anche Diari di guerra sulla Marmolada e sul Col di Lana, a cura di m. BARTOLI, d. FORNARO, m. FONTANIVE, Udine 2006.
A queste opere si rimanda anche per la precedente bibliografia.
[3] Un battaglione del 52° era impegnato in Libia.
[4] 107 morti e 431 feriti.
[5] Figlio, a sua volta, di Giuseppe e Anita.
[6] Altri due fratelli, Bruno e Costante, erano morti nelle Argonne combattendo al fianco dei Francesi contro di Tedeschi.
[7] Resta, questa, l’unica partecipazione degli Alpini alle battaglie del Col di Lana.
[8] F. CECE, Ricordo del bersagliere Pietro Ferranti, 2 parti, Gubbio 2007 (dispensa). Il reparto di rifiutò di tornare in prima linea per appoggiare un tentativo di assalto del Monte Sief. Questa montagna, collegata da una sella al Col di Lana, costò ai soldati italiani molti sacrifici ma senza la soddisfazione di averla potuta conquistare.
[9] Da ricordare anche l’azione al Sasso di Mezzodì del 18-21 ottobre 1915.
[10] E’ dubbio se anche il soldato Salvatore Ciacci, 52° FTR, morto in combattimento il 20 maggio 1916, sia effettivamente caduto sul Col di Lana e su una posizione immediatamente adiacente.
[11] L. VIAZZI, A. ANDREOLETTI, Con gli alpini sulla Marmolada, Milano 1998, pp. 104-108.
[12] Dalla documentazione disponibile non risulta alcun eugubino tra queste prime vittime della valanga.
[13] Riassunti Storici dei Corpi e Comandi nella Guerra 1915-1918, Brigate di fanteria ... Alpi ..., Roma 1926, pp. 69-71.
[14] “Gubbio Oggi”, a. VI (1996), n. 4. p. 14.
[15] “Parlare della grande guerra è emozionante per il nostro nonno, ma l’orgoglio di aver servito l’Italia supera ogni emozione. Solo quando evoca il marzo 1916 nei suoi occhi brilla qualche lacrima: ‘Ricordo che una valanga, staccatasi dal Sasso di Mezzodì, distrusse un battaglione del 51° Reggimento Fanteria: il ‘Cacciatori della Alpi’ di Perugia e tra questi si contavano una settantina di eugubini”.
[16] Si veda la scheda allegata.
[17] La diversa indicazione del luogo di morte (Col di Lana – Malga Ciapèla) che caratterizza i dati relativi ai 14 militari di Gubbio elencati nella recente pubblicazione dedicata al viale della Rimembranza di Gubbio, è dipesa dal fatto che i dati relativi ai soldati morti in guerra sono stati inizialmente ripresi dall’Albo d’oro del 1947 che riferiva, per tutti i soldati morti in quelle sciagure, come luogo di morte il Col di Lana. In effetti, come risulta dai controlli effettuati su altri documenti, le valanghe caddero a Crep di Ross (Crepe Rosse), Tabià Palazze e Malga Ciapèla.
[18] Alcuni di loro, o forse tutti, riposano nel sacrario di Pocol.
[19] F. CECE, Soldati eugubini decorati nella Grande Guerra, I parte, Gubbio 2001, pp. 39-46.
[20] Menotti comandava l’11a compagnia del 51° reggimento fanteria il quale, con il gemello 52° costituiva la brigata Alpi. Tale brigata (i cui reggimenti avevano sede rispettivamente a Perugia e a Spoleto) era l’erede dei Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi, ed in essa militarono tutti i figli di Ricciotti, ultimogenito di Anita. Marmolada, Col di Lana e Bligny (Francia) furono i luoghi in cui i fanti della Alpi dovettero affrontare i più feroci combattimenti.
Per gli eugubini combattere accanto ai Garibaldi fu motivo di vero orgoglio. Così scriveva nel giugno 1915 all’”Ingino” Giovanni Piccotti del 51°: “Insieme al soldato Meletti Alfredo ho avuto l’onore di stringere, in questo momento, la mano a Peppino, Ricciotti e Sante Garibaldi tenendo alto l’onore di Gubbio. Viva L’Italia! Viva il Re!” (“L’Ingino”, a. VIII (1915), n. 26).
[21] F. CECE, Soldati eugubini decorati nella Grande Guerra, III parte, Gubbio 2001, pp. 25-26.
[22] F. CECE, Soldati eugubini decorati nella Grande Guerra, I parte, Gubbio 2001, pp. 19-26.
[23] F. CECE, Soldati eugubini decorati nella Grande Guerra, I parte, Gubbio 2001, pp. 9-12.
[24] In questa azione rimase ferito alla gola Ezio Garibaldi.
[25] F. CECE, Soldati eugubini decorati nella Grande Guerra, III parte, Gubbio 2001, pp. 9-10.

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