di Lorenzo Giuliani
Il primo impiego di sostanze chimiche nella Grande Guerra risale all'Ottobre del 1914, quando l'esercito imperiale tedesco utilizzò sostanze lacrimogene sul fronte orientale e al Gennaio 1915 sul fronte occidentale. Entrambi i due attacchi però, causa le sfavorevoli condizioni climatiche, non ebbero il risultato sperato. Infatti il freddo inibì il gas non facendolo così evaporare. Ma nello stesso anno nel mese di Aprile a Ypres nel settore di Bixschoote, alle ore 17 del giorno 22 nuvole bianche alte due metri avanzarono come un onda verso le trincee occupate dalla 45a divisione algerina e dall'87a territoriale francese invadendo i fossati. Più di 15.000 soldati furono colpiti dalle onde biancastre, 5000 ne morirono tra atroci sofferenze, causate dall'emissione nell'aria di cloro.Da allora l'uso dei gas tossici ebbe una diffusione vastissima su tutti i fronti. Sul fronte italiano il gas fu utilizzato per la prima volta durante la battaglia del Monte San Michele il 29 giugno 1916. L'esercito austrungarico impiegò il cloro-fosgene per annientare le truppe italiane. In un fronte lungo circa 7 chilometri , da Peteano e San Martino a Bosco Cappuccio, si contarono circa 6.500 morti. Le prime linee italiane furono investite dai gas durante il sonno, furono colte di sorpresa e quindi impreparate. Le truppe austrungariche riuscirono a penetrare fino alle seconde linee difensive, poi furono respinte grazie alla forte resistenza opposta dai difensori italiani. Un altro attacco con l'uso dei gas fu quello attuato dalle truppe austro-tedesche nella conca di Plezzo nell'Ottobre del 1917. Questo attacco diede l'opportunità di sfondare il fronte ed entrare in Italia, causando la famosa rotta di Caporetto. I mezzi per la dispersione dei gas tossici, furono diversi. All'inizio furono usate delle bombole metalliche con beccuccio per l'emissione, poi con il progresso bellico furono utilizzati proiettili d'artiglieria caricati con sostanze tossiche. Anche bombe a mano per difesa o per offesa furono predisposte all'utilizzo delle sostanze tossiche. Naturalmente anche i sistemi difensivi di protezione individuale subirono notevoli evoluzioni e i primi "tamponi" contro i gas, furono sostituiti da efficaci maschere antigas. Infatti la mortalità dovuta agli agressori chimici passò dal 35% del 1915 al 18% del 1918.
PRINCIPALI PROTEZIONI ANTIGAS AUSTRO-TEDESCHE:
Gummimaske
m.15. Maschera di produzione austriaca, usata sia
dall'esercito austrungarico sia da quello tedesco. Era realizzata
in tela gommata,caucciù ,con incorporate le lenti in celluloide.
Maschera sostanzialmente valida per ogni tipo di gas, grazie a un
filtro sostituibile costituito da strati di pomice impregnato di
carbonato di potassio e carbone assorbente. Per la protezione
contro le arsine(classificazione degli aggressivi chimici
sternutatori come la metildicloroarsina, etilcloroarsina lewisite
l, 2, 3 ) la maschera disponeva di un "profilo" di
cotone o flanella da applicare tra il filtro e la maschera. La
maschera inizialmente era contenuta in una custodia di stoffa con
il filtro supplementare e smontata, poi causa la non praticità e
la non velocità di indossare la maschera, fu sostituita la
custodia in tela con una in metallo con già la maschera munita
di filtro, pronta per l'uso. Il contenitore era completato dalle
istruzioni e da una cinghia per portare la maschera a tracollo.
Lederschutmasche
m.17. Fu prodotta nel giugno del 1917, in cuoio
impermeabilizzato, per sostituire la penuria di caucciù. A
differenza del modello 15-16, lo spazio interno era ridotto per
facilitare la respirazione e per avere una maggiore aderenza al
viso. I visori erano composti da una lente esterna in
acetilcellulosa con una griglia di protezione metallica, e una
lente interna antiappannamento intercambiabile. Fra di esse vi
era uno strato di miscela di gelatina e cellulosa. Alla fine del
1917, venne distribuito un filtro supplementare di 1,5 cm
d'altezza da applicare al filtro originale, contro le sostanze
arsine. La maschera era contenuta in una custodia metallica, dove
nel coperchio si trovavano le lenti di ricambio e il relativo
foglio d'istruzioni.
PRINCIPALI PROTEZIONI ANTIGAS ITALIANE
Maschera
monovalente CIAMICIAN-PESCI. Ideata dai chimici
Ciamician e Pesci, era di forma conica con elementi filtranti a
10 strati di garza imbevuti con soluzioni alcaline, carbonato di
potassio e carbonato di sodio. Gli occhi erano protetti da un
paio di occhialini staccati dal corpo della maschera. Era
efficace solo contro il cloro, a patto di non rimanere esposti
alla sostanza per più di un ora. Fu un maschera inefficace
contro le altre soluzioni gassose fra cui il fosgene, quindi non
fu di alcuna protezione proprio sul San Michele nel giugno del
1916. Presto fu abbandonata e sostituita da un altro tipo di
maschera.
Maschera
polivalente M. Z. La maschera era costituita da un
tampone di 32 strati di garza, ricoperti da un facciale in tela
gommata con le lenti. La maschera era contenuta in un astuccio di
metallo con tracolla. Sull'astuccio era riportata la frase:
"chi leva la maschera muore, tenetela sempre con voi".
Purtroppo non fu efficace il 24 ottobre 1917, quando nella conca
di Plezzo gli austrotedeschi adoperarono il gas "Croce
Azzurra" a base di cloro-arsine, che passando gli strati di
garza portavano il soldato a starnutire e quindi a levarsi in
automatico la maschera. La maschera non era adatta anche ai gas
vescicanti tipo Yprite
Maschera
modello m2. Maschera di produzione francese usata
dall'esercito francese e belga, fu utilizzata dal nostro esercito
dal 1916 al 1918. Era efficace al fosgene e contro molti tipi di
gas. Era formata da un tampone a garze rivestito da una tela
cerata che includeva i visori in celluloide. La maschera veniva
trasportata in una custodia di tela. La maschera non era efficace
contro le Arsine.
Maschera
SBR - small box respirator. Di produzione inglese a
partire dal 1916, fu adottata dal nostro esercito alla fine del
1917. Di tale maschera furono equipaggiat e le truppe americane e
portoghesi con leggere modifiche all'apparato. La maschera era
formata da un facciale in tela cerata e impregnata e inglobava i
visori e un boccaglio in caucciù dal quale partiva un tubo
flessibile che terminava in un box contenente gli strati
filtranti. Il tutto era contenuto in una sacca di tela da portare
a tracolla. Era efficace contro tutti i tipi di gas. Fu senza
dubbio la maschera migliore adottata dal nostro esercito.


1)Filtri supplementari per arsine per Lederschutmasche m.17
2)Contenitore per maschera polivalente italiana con istruzioni e vasellina antiappannamento
3)Particolare del contenitore "SBR" con marchio d'accettazione,data e foglio per test tenuta