Notizie sugli effetti dei gas asfissianti nella guerra 1915-1918

di Roberto Bocuzzi

Cura e provvedimenti

Tralasciando la storiografia generale della guerra chimica gia’ampiamente descritta in altre opere, lo scopo di questa breve trattazione e’ quello di descrivere i sintomi e le cure applicate dalla metodologia medica di quell’epoca.

I gas velenosi venivano impiegati in due modi:

  1. - per emissione a getto continuo: a nube.
  2. - per mezzo di proietti, di ordigni da trincea, di granate etc.

1. Nube

Fu impiegata per la prima volta dai tedeschi sul fronte francese nell’aprile del 1915: da allora il suo uso fu notevolmente esteso, benche gli effetti si siano fatti progressivamente sempre meno micidiali, di mano in mano che le truppe abbiano imparato a premunirsi e a difendersi. Il debito uso della maschera polivalente, proteggendo in modo incondizionato e completo da tutti i gas conosciuti e impiegati in quel periodo salvò molte vite umane nelle file del Regio Esercito.

L’attacco a nube si riconosceva da alcuni segni, quali ad esempio movimenti di apprestamento nelle trincee nemiche, percezione di intensi sibili udibili a distanza e simili al sibilio di getti di vapore dovuti ai gas che escono dalle bombole a forte pressione ecc. Talora il nemico cercava di cogliere l’effetto sorpresa durante il sonno. La nube veniva lanciata da bombole sistemate precedentemente, in una o piu’ emissioni e per la sua pesantezza rispetto all’aria (2,5 volte il cloro e 3,5 il fosgene) strisciava sul terreno con velocita’ proporzionale a quella del vento. Poteva essere di vario colore e compattezza: giallo-verde se di cloro, rossa se di bromo, biancastra a seconda del grado di umidità, se di fosgene.La concentrazione non è uniforme: il cloro e fosgene si accumulano specialmente nei punti più declivi, negli avvallamenti, depressioni, ricoveri, ecc. Ed è per questo che i soldati dovevano rifuggire dalle parti basse e che non si dovevano rioccupare ricoveri, ridotte sotterranee se non dopo averne purificato l’aria.

All’epoca tali purificazioni si ottenevano, rispetto al cloro con vaporizzazioni neutralizzanti eseguite con una soluzione di iposolfito di sodio, o di carbonato sodico (Soda Solvay) al 5% rispetto al fosgene con polverizzazioni di acqua calda che agendo per decomposizione lo trasformava in anidride carbonica e acido cloridrico.

 2. Proietti

 I proietti d’artiglieria caricati a gas (granate a liquidi speciali) talvolta venivano impiegati in contemporanea alla nube. Indipendentemente dal loro uso comune, essi sono più particolarmente impiegati:

a) per rendere inagibili i ricoveri sotterranei;
b) per tiro di controbatteria;
c) per tiro di sbarramento.

e vengono divisi secondo la loro azione in:

a) lacrimogeni;
b) soffocanti o asfissianti.

a) Gas lacrimogeni

Vennero impiegati:

- il bromuro di benzile
- il bromuro di xilile
- il bromoacetone e/o chetoni bromati.

b) Gas asfissianti

Il proietto a liquidi speciali che largamente fu piu’usato era quello che conteneva il cloroformiato di clorato di metile, gas tossico e lacrimogeno. I gas sviluppati dai proietti sono anch’essi assai pesanti e tendono quindi ad accumularsi nelle parti declivi, ricoveri,ecc. Alcuni gas compenetrano anche il suolo e la loro azione può persistere anche alcune ore o se il clima lo consente addirittura per giorni.

Azione dei gas e sintomatologia relativa

a) Intossicazione da cloro. Il primo effetto provocato da inalazione di aria contenente cloro anche in deboli proporzioni (1 su 10.000) è una viva irritazione delle vie respiratorie, la quale provoca tosse e un’impressione di soffocamento. Di fronte a forti concentrazioni di cloro la morte sopravviene bruscamente. Il soldato sorpreso in trincea prova un senso di improvvisa intensa soffocazione, esegue una profonda inspirazione, cade e incapace di rialzarsi, muore. Il cadavere presenta allora un aspetto particolare: la faccia è nerastra, le labbra sono blu-verdastre e la cute ha una tinta verde con chiazze quà e là quasi nere. La morte fulminante o brusca per cloro è però l’eccezione. Frequente è invece la morte rapida, morte difficilmente evitabile da chi non sia provvisto di apparecchi di protezione e dovuta ad un assorbimento prolungato di cloro. Sono sintomi iniziali di questa forma: senso di bruciore alla gola e di soffocazione, bisogno irrefrenabile di tossire, tosse penosa, straziante e dolorosa a causa delle ripetute inspirazioni di gas irritante. Seguono immediatamente dispnea con schiuma rosea colante dalla bocca e dalle narici, viso cianotico, labbra nerastre, incapacità di parlare. Anche se l’individuo viene portato all’aria pura l’asfissia continua il suo corso e sopravviene la morte in un tempo variabile dai venti minuti ad alcune ore e fino ad alcuni giorni, per edema polmonare acuto. I malati si lamentano spesso di dolori alla base del torace, sia dovuti a spasmo del diaframma, sia dovuti a lesioni della mucosa gastrica. Talora si hanno anche lesioni gastro-intestinali, con vomito e diarrea commisti a sangue. A carico del sistema nervoso si notano depressione, diminuzione dei riflessi cutanei e tendinei.

b) Intossicazione per fosgene (ossicloruro di carbonio) e per cloroformiato di clorato di metile. La sintomatologia per intossicazione da fosgene in molti casi si confonde con quella per intossicazione da cloro, e ciò in rapporto alle identiche lesioni che si producono nell’apparato respiratorio. Ma l’inizio è completamente diverso. Chi ha respirato fosgene avverte immediatamente una forte irritazione alle fauci, provocante una tosse convulsiva persistente. Appena però il paziente arriva all’aria pura, il disturbo scompare acquistando l’impressione errata che il pericolo sia scomparso. Ma dopo 12-24 ore complice il freddo o qualche lieve strapazzo insorgono fenomeni morbosi: si hanno casi di individui in stato di apparente benessere che muoiono improvvisamente dopo 2-3 giorni, da che hanno respirato il fosgene; o casi di individui che presentano sintomi di edema polmonare, di focolai di bronco-polmonite, di bronchite capillare diffusa, polso debole irregolare e frequentissimo, collasso e morte.

c) Intossicazione da bromoacetone e da metiletilchetone bromato. Questi gas sono estremamente soffocanti e hanno, in più brutale azione lacrimogena. La loro azione è rapidissima si che l’individuo è messo fuori combattimento fino dalla prima inspirazione e lo sviluppo dell’edema polmonare è fulmineo: la morte avviene, quindi, di regola nelle trincee o al posto di medicazione.

d) Intossicazione da ossido di carbonio. L’esplosione di ogni proietto d’artiglieria ordinario produce una quantità di gas proporzionale alla carica: su 100 volumi di gas così prodotti il 40-70% è rappresentato da ossido di carbonio, il quale è pericoloso solo nel caso che lo scoppio avvenga in ambienti chiusi (ricoveri,ridotte,ecc.). Il gas incolore, inodore e non irritante agisce insidiosamente, tanto più che il primo sintomo della sua azione è talora una paresi che impedisce ai colpiti di porsi in salvo. Il gas viene assorbito lentamente e i sintomi quindi insorgono gradualmente con perdita di forza, stordimento, turbamento mentale, cefalea, nausea, affanno, tachicardia e quindi apatia, impotenza e perdita della coscienza che prelude alla morte. Il malato va quindi tenuto nel massimo riposo e portato subito all’aria pura.

e) Intossicazione per gas lacrimogeni-bromuro di benzile. Il bromuro di benzile non è un gas asfissiante in senso stretto, ma sopratutto un irritante per gli occhi e l’apparato respiratorio; ad una concentrazione maggiore si osserva congiuntivite, bronchite, depressione, vertigini, cefalea, congiuntivite fenomeni tutti che non durano piu’ di due a quattro giorni. In poco più di una settimana tutti i sintomi sogliono regredire: i più persistenti sono la cefalea, l’astenia e il dimagrimento. Contro la congiuntivite sono sufficienti lavaggi con soluzione fisiologica sterile tiepida; contro l’astenia sono utili le iniezioni di stricnina o di olio canforato; sugli altri sintomi hanno ragione il riposo, buona aereazione dei locali e le inalazioni di ossigeno.

f) Intossicazione da acido cianidrico. La sua azione è estremamente brutale e la sua presenza è denunciata da odore di mandorle amare. In presenza di quest’acido in sufficiente quantità, si prova alla gola un sapore acre e amaro con senso di costrizione; compare salivazione abbondante con forte cefalea localizzata alle tempie e la nuca è dolente e rigida ed infine gli occhi si velano, si hanno vertigini e l’individuo cade. Se il soggetto rimane nell’atmosfera carica di acido cianidrico per più di 3-5 minuti, la morte è fatale; il corpo si fa rigido e insorgono convulsioni, respiro stertoroso, morte. Se invece il paziente colpito viene immediatamente portato all’aria pura, si ha guarigione completa. Come terapia d’urgenza è raccomandabile la respirazione artificiale, il massaggio del cuore, applicazioni fredde alla nuca, iniezioni di etere e caffeina. Le iniezioni di acqua ossigenata e di iposolfito di sodio sembra non abbiano alcuna efficacia reale.

Misure da effettuare al posto di medicazione e alla Sezione di Sanita’

Contro l’eventualità che lo stesso posto di medicazione possa essere investito dai gas, nei casi in cui esso è allestito in fabbricati o baracche, è bene che sia provvisto di chiusure doppie ermetiche e che le porte e le finestre siano coperte da teli costantemente spruzzati di soluzione di iposolfito di sodio e di carbonato di sodio al 5%. Analoghe vaporizzazioni si faranno nell’ambiente, sulle pareti e sulle vesti degli individui che giungono impregnati di gas. Le apparecchiature e l’impiantistica in genere saranno approntati sia per purificare l’atmosfera, che per la cura dei pazienti. Non devono mancare: the, caffè, cognac, latte, ammoniaca, fiale di etere, di stricnina, di morfina, di caffeina, di canfora, maschere polivalenti, iposolfito e carbonato di sodio, siringhe. Appena ricevuto, il malato sdraiato riceverà un’iniezione stimolante e si provocherà il vomito. Occorrendo verra’ praticata la respirazione artificiale, massaggio al cuore, applicazioni fredde alla nuca, ecc. Il malato sarà lasciato in riposo, e sgomberato più tardi con gran precauzione, su barella proteggendolo dal freddo. Gli intossicati anche leggeri devono essere tenuti alcune ore in assoluto riposo. Chiunque abbia respirato un gas soffocante (fosgene o palite) deve essere tenuto almeno per 24 ore in riposo e a dieta liquida (latte).

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