Antonio Cantore (1860-1915)
Antonio Cantore era nato a
Sampierdarena nel 1860. Uscito dalla Scuola
Militare di Modena nel 1886, prestò dapprima
servizio, quale ufficiale inferiore, in
fanteria; raggiunto, quindi, il grado di
maggiore, dopo aver seguito i corsi della
Scuola di guerra passò negli alpini,
rimanendo poi in quel corpo fino alla
promozione a colonnello, avvenuta nel 1908, e
diventando "lalpino" quasi
per antonomasia, sia per la sua passione per
la montagna, sia per la grande popolarità da
lui acquistata tra gli alpini. Con la
promozione a colonnello, Cantore fu assegnato
al comando di un reggimento di fanteria, l88°.
Pochi mesi dopo, però, rientrava negli
alpini, per assumere il comando dell8°
reggimento, di nuova formazione. A quella
nuova unità Cantore diede tutta la sua anima
di vecchio alpino, tanto da far sì che l8°
fosse denominato, addirittura, "il
reggimento Cantore ", e quando egli poté
condurre in Libia i suoi battaglioni, il Gemona,
il Tolmezzo, il Cividale, cui più tardi sì
aggiunsero il Vestone ed il Feltre, si videro
subito i frutti del suo insegnamento e della
sua guida. Promosso maggior generale nei
primi mesi del 1914, Cantore fu nominato
comandante della brigata Pinerolo, ma anche
questa volta la sua permanenza in fanteria fu
molto breve: sei mesi dopo, infatti, era
comandante della 3° brigata alpina.
- Allo scoppio della Grande Guerra, Cantore con
la sua brigata ebbe il comando del settore
Baldo-Lessini, alle dipendenze del comando
della fortezza di Verona, le cui truppe
avevano il compito di agire tra la sponda
orientale del Garda ed il passo della Lora.
Nella notte del 24 maggio, Cantore andò di
slancio a piantarsi sullAltissimo,
sfidando le artiglierie poste sul Biaena.
Disceso, quindi, in Val dAdige, Cantore
piombò su Ala, ed il giorno 27, dopo un
vivace combattimento, se ne impadronì. Anche
quel giorno, egli era andato sempre in testa
a tutti. Racconta chi lo vide: Giunto
nella piazza del paese, si fermò, per dare
ordini. Si appoggiò ad un muro, e vicino a
lui una vetrina fu crivellata di proiettili;
il calcinaccio del muro si scrostava per lurto
delle palle. Vennero almeno dieci ufficiali a
pregarlo di allontanarsi, ma egli si limitava
a dar loro degli ordini e sorrideva".
Presa Ala, ai primi di giugno la nostra
occupazione fu spinta fin oltre Serravalle e
sul Zugna Torta, ma ben presto comparvero le
prime trincee e i primi reticolati. In un suo
rapporto del 9 giugno, il generale Cantore
stesso diceva di essersi recato,
personalmente, in ricognizione verso Talpina,
e di avervi trovato una forte linea di
trincee di calcestruzzo, protetta da ben tre
ordini di robusti reticolati. E per rompere
questi, sarebbero state necessarie quelle
artiglierie, che dovevano ancora arrivare. Fu
inevitabile, quindi, una sosta, quando già
la visione di Trento non lontana sorrideva al
pensiero dei soldati di Cantore. Ma uno di
loro argutamente commentò: Co no ghe
sarà più Cantore, Trento lo vardaremo col
binocolo"
- Negli ultimi giorni di giugno, il generale fu
promosso comandante di divisione, e passò ad
assumere il comando della 2° divisione,
nella zona di Cortina dAmpezzo. Qui
nacque la leggenda di Cantore. Dopo numerosi
tentativi da parte delle truppe italiane di
conquistare il Castelletto, una roccia
quadrata e tozza, alta 2640 metri, annidata
tra la Tofana prima e la seconda, ritenuto,
data la sua posizione, pressoché
inespugnabile, tanto che per oltre un anno
rimase in mano agli austriaci, resistendo ad
tentativo di conquista, il comando del IX
Corpo darmata si vide, obbligato a
sospendere ogni azione, in attesa,
soprattutto, che giungessero le artiglierie
di medio calibro di cui il Comando Supremo
aveva annunciato il prossimo arrivo. Fu di
quei giorni di sosta, che il generale Cantore
approfittò, per esaminare più attentamente
la situazione e formulare un nuovo piano dazione,
da sottoporre ai Comandi superiori. Egli
vide, cioè, che lunica possibilità di
successo poteva esser data da un attacco dinsieme,
da parte dei due Corpi dArmata
schierati nella zona, allintera linea
nemica, dalla valle Ansiei fino al Col di
Lana. E poiché Antonio Cantore tendeva, per
sua natura, ad andare sempre più « avanti
», comegli soleva dire con il suo
accento genovese, fu ben lieto quando apprese
che la nuova e più vasta azione da lui
proposta avrebbe avuto inizio il giorno 7
luglio, e che a lui stesso sarebbe stato
affidato un incarico di estrema importanza.
La partita, però, non era ancora finita. Si
affacciava alla mente del generale una nuova
possibilità: cercare di occupare unaltra
forte posizione, la "Forcella di Fontana
Negra" , incassata, anchessa, tra
le due Tofane, e di lassù, poi, tentare di
cadere alle spalle del "Castelletto"
e, forse, impadronirsene. Quella "Forcella",
però, si sapeva chera un altro osso
duro, e perciò Cantore indugiò qualche
giorno, per studiare gli itinerari e
predisporne i mezzi più adatti per la
riuscita della nuova, arditissima impresa.
- Nel pomeriggio del 20 luglio, poi, si risolse
ad andare, egli stesso, a fare una
ricognizione verso la temuta posizione."Andiamo
a vedere!" disse Cantore, come al
solito, e partì accompagnato soltanto da un
capitano di Stato Maggiore e da un sergente.
Fatto segno a qualche fucilata lungo la
salita, Cantore proseguì, come sempre, calmo
ed imperterrito, impugnando il suo abituale
rustico bastone. Giunto verso sera in un
posto che gli parve adatto per una buona
osservazione, si appoggiò ad un parapetto di
roccia e si diede a scrutare col binocolo le
posizioni avversarie. Ma locchio era
ormai miope e stanco, ed il generale,
noncurante del pericolo cui si esponeva, non
esitò a protendersi fuori del riparo, per
meglio vedere.Un primo colpo di proiettile lo
sfiora appena. Gli ufficiali gli dicono di
stare indietro, ma Cantore è impavido, non
ha paura di niente, insiste, si sporge di
nuovo. E il cecchino austriaco stavolta non
sbaglia la mira. Fu un attimo. Una pallottola
foratagli la visiera dei berretto, gli
trapassò la fronte, fulminandolo. I suoi
fedeli alpini ne riportarono il corpo,
coperto di fiori di montagna, a Cortina, dove
oggi sorge il suo monumento, che guarda verso
le sue montagne. Il corpo fu sepolto dopo la
guerra nell'ossario di Pocol sopra Cortina.
- Questa è la versione ufficiale dell'episodio
della morte del generale Cantore. Ultimamente
sono stati avanzati alcuni dubbi sulla morte
eroica del generale, dovuti ad
alcune osservazioni sul foro della visiera
del suo berretto, ritornato in circolazione
dopo tanti anni in cui si erano perse le
tracce, e il diametro della pallottola
austriaca che lo avrebbe ucciso,che non
corisponderebbe al foro d'entrata sulla
visiera del berretto . Si veda a proposito
l'articolo nella sezione Articoli. Ma
la parola definitiva alla vicenda credo non
potrà mai essere data, solo le montagne
resteranno mute testimoni di quello che ormai
è diventato un vero e proprio giallo.
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Foto1
Cantore nel 1914 appena promosso
generale (Archivio 8° Reggimento Alpini)
Foto2
L'ancora maggiore Cantore alle manovre
invernali nel primo 900 a Sella Nevea
Foto3
Un disegno che raffigura l'estremo
omaggio alla salma di Cantore,trasportata in
teleferica dalle Tofane
Foto4
La morte di Cantore in un quadro di
Alfonso Artioli
Foto5
Il berretto di Cantore con il foro sulla
visiera esposto a Cortina
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