Nasce con la Grande Guerra una nuova "figura" di soldato :

Il CECCHINO

di Gira

Il termine "cecchino ", oggi sinonimo di tiratore scelto o tiratore isolato che conduce una specie di guerra privata a metà strada tra l'imboscata e la caccia grossa, nacque durante la Grande Guerra sul fronte italiano. Così, infatti, i nostri soldati battezzarono quei tiratori scelti austriaci in scherno e disprezzo del loro vecchio Imperatore Francesco Giuseppe o, per dirlo all'italiana, Cecco Beppe, da cui cecchino. A parte la nascita ironica della terminologia, quando si parla di cecchini e per estensione di cecchinaggio, cioè il colpire dei soldati ( ma non solo) nemici stando appostati in luoghi nascosti e per lo più a tradimento, c'è poco da scherzare. Un solo tiratore abilmente appostato poteva bloccare per giorni dei soldati che per qualsiasi motivo erano costretti a transitare per un passaggio scoperto obbligato. Allora, per risolvere il problema, si rispondeva con la stessa arma. Si accendevano spesso lunghi duelli fra tiratori, che si davano la caccia reciprocamente anche per giorni in uno scontro che non ammetteva conclusioni diverse se non l'eliminazione del meno accorto. Il tiratore scelto austriaco era sempre in agguato, appostato con il suo Mauser munito di collimatore. Lo "Scharfschutze" in genere era un ex guardiacaccia delle riserve imperiali. Nella letteratura di guerra troviamo spesso accenni ad episodi che hanno come soggetto principale un "cecchino". Emilio Lussu, ad esempio nel suo "Un anno sull'altipiano" ci descrive alcuni momenti in cui i cecchini erano più pericolosi: ...Dovevamo essere prudenti ad ogni istante. Avevamo, di fronte,reparti di tiratori scelti che non sbagliavano un colpo. Tiravano raramente, ma sempre alla testa, con pallottole esplosive..." e ancora "...un colpo di fucile risuonò nell'aria e il capitano cadde a terra. Una pallottola esplosiva gli aveva spezzato la mascella destra, asportandogliela in gran parte..." Memorabile, sempre dal libro di Lusso, un episodio reso famoso anche dal film "Uomini Contro" di Rosi, che riguarda la famosa ferritoia N° 14, chiusa e piantonata perchè fatta oggetto delle attenzioni di un abilissimo cecchino austriaco che non sbagliava un colpo ogni volta che veniva aperta la piccola feritoia di metallo, tranne quando il tenente Ottolenghi fa guardare attraverso ad essa all'odiato generale Leone sperando che anche questa volta il cecchino non sbagli il colpo, cecchino che purtroppo proprio in quel momento si era stranamente distratto.....Alle volte si verificavano situazioni quasi comiche, come narra Paolo Monelli, allora ufficiale degli alpini nel suo libro " Le scarpe al Sole" : ...il dottore che s'era accucciato ben benino dietro un mugo l'hanno costretto a darsela a gambe reggendosi i pantaloni con la mano, e gridando " bèla forza amazàr un omen quando ch'al ch'al chèga!". Ma la realtà della guerra che capovolge i normali valori portava a ben altre situazioni. Dice sempre Monelli: L'altro giorno capito in trincea alle spalle della vedetta appiccicata al parapetto di neve all'agguato "Cosa fai?" - "Go copà un much (ho ammazzato un austriaco)"- "Bravo, e adesso?"- "Aspetto che i lo vegna a tor, per tirarghe in coste anca a lori" (aspetto che lo portino via per sparare anche a loro).

A parte la certezza sulla derivazione del termine cecchino come accennato più sopra, non si sa però di preciso quando e come nacque l'uso di abbinare questo nome ai tiratori scelti austriaci. Il motivo probabilmente deriva dal fatto che il più delle volte l'azione del cecchino può considerarsi una "vigliaccata" nei confronti dell'avversario, ed essendo Francesco Giuseppe Imperatore d'Austria e Ungheria, senz'altro il personaggio più odiato all'epoca, dai soldati italiani (oltre ad alcuni generali del proprio esercito) , venne da sè abbinare il suo nome al nemico che sparava stando nascosto e tradimento, salvo nel corso della guerra adottare per necessità la stessa tecnica di "cecchinaggio" nei confronti del nemico austroungarico.

In genere i cecchini, usavano oltre che collimatori ottici per una mira di precisione, anche supporti fissi per il fucile, cavalletti che permettevano di prendere la mira evitando eventuali vibrazioni dovute al corpo.

I tiratori scelti austriaci (Schuetzen auszeichnung) portavano davanti sulla giubba un cordone intrecciato terminante con due pon-pon in lana o una pallottola come segno distintivo oppure come quello per i Landshutzen che aveva una palla metallica e terminava con delle ghiande. Il cordone era rosso per la Fanteria e verde per gli Jager. I tiratori di Ia classe avevano un cordone dorato. Nel 1917 fu adottato anche un distintivo d'onore di servizio da portare sul petto. I tiratori scelti italiani, invece adottarono un distintivo di specialità in argento su panno nero raffigurante un fucile.

"Cecchino" italiano con fucile su postazione fissa.............Fucile Steyr Mannlicher m95 su cavalletto fisso

 

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