10 Settembre 2005: speciale Mosciagh

Finalmente...dopo circa un anno da quello che sembrava solo un "sogno" di Adolfo Zamboni, siamo giunti alla concreta realizzazione del cippo in ricordo della Brigata Catanzaro che con solenne cerimonia il giorno 10 settembre u.s.e' stato posto sulle pendici del monte Mosciagh sull'altopiano di Asiago, nei luoghi che videro la brigata protagonista dei fatti d'arme che vi si svolsero nel Maggio e Giugno del 1916 durante l'offensiva austro-ungarica passata ala storia come Strafexpedition. I fatti che vi si svolsero sono stati descritti in un pannello didattico, di cui piu' sotto potete leggere il testo, e che e' stato posto nei pressi del cippo. La storia di questo progetto, e' molto semplice...tutto e' partito da un'idea di Adolfo Zamboni omonimo nipote di quel Adolfo Zamboni che presto' il suo servizio durante la Grande Guerra come ufficiale del 141° Reggimento Fanteria, che insieme al gemello 142° formava la Brigata Catanzaro, che per onorare la memoria dello zio e di tutti quelli che gli furono compagni in guerra, penso' che sarebbe stato bello se qualcosa fosse rimasto a ricordo di quei fatti sul luogo dove si svolsero. Cosi' assieme a Gira e cimeetrincee, da un primo bozzetto ideale si e' passati dopo opportune modifiche, al progetto definitivo, le cui foto potete vedere piu' sotto. Non tutto e' stato cosi' semplice...si son dovuti prendere contatti per l'approvazione con il comune di Asiago, nonche' con altri enti e associazioni sia per la messa in opera che per l'organizzazione della cerimonia, e in questa fase e' emersa tutta la grande esperienza di Adolfo nel gestire i rapporti burocratici con gli enti e prsonalita' preposte....e finalmente, come potete vedere, il sogno si e' concretizzato.



PROGRAMMA della manifestazione

VENERDI' 9 Settembre 2005

In mattinata: arrivo ad Asiago della delegazione del Comune di Catanzaro
e dei giovani calabresi vincitori del concorso scolastico per i migliori temi sulla Grande Guerra e la brigata Catanzaro.
Ore 16:30 presso il Municipio di Asiago:
Discorso di benvenuto del Sindaco di Asiago
Saluto dell'Assessore del Comune di Catanzaro
Breve inquadramento storico ed illustrazione del significato del monumento (colonnello Basilio di Martino)
Brevi discorsi
Ore 17:30 presso il Sacrario Militare di Asiago:
Visita Sacrario
Proiezione audiovisivo
Posa corona d'alloro
 

SABATO 10 Settembre 2005

Ore 10:00
Alzabandiera
Scoprimento cippo
Posa corona di alloro
Resa degli onori militari
Suono de "Il silenzio"
Benedizione del cippo e brevi discorsi delle autorita'
Lettura da parte dei giovani calabresi di brevi brani
dedicati alla brigata Catanzaro nella letteratura
Omaggio ai caduti austriaci nei vicini cimiteri da campo
Piccolo rinfresco

Torna su


FOTO della lavorazione eposa in opera del cippo

1e 2) Progetto e bozzetto fatto da Daniele "Gira"
3 e 4) Il cippo finito posto all'aperto per l'ossidatura
5) Particolare della base
6) Fase di lavorazione
 
7) Sopraluogo nella zona della posa del cippo
8) Fase di lavorazione
9) Pecore e capre ''tosatrici''
10) Particolare della base in opera

2 3 4 5 6 7

1

 

89 10

Torna su


Le foto della cerimonia

1) La radura dove e' posto il cippo
2) La benedizione
3) Discorso di Adolfo Zamboni
4) Discorso dell'assessore Sgromo
5) Discorso di Adolfo Zamboni
 
  6) Parte del picchetto d'onore
7) Foto di gruppo
8-9) L'omaggio ai caduti austro-ungarici
10-11) La rappresentanza di cimeetrincee
12) Zamboni e gli studenti di Catanzaro

1 23 456 7 89 10 11 12

Torna su


 

Pannello Didattico (posto vicino al cippo)

LA BRIGATA CATANZARO

IN AZIONE SULL’ALTIPIANO DI ASIAGO

«… Il Mosciagh mi ricorda i fanti della Brigata Catanzaro e quel maggio del 1916. Sempre, quando passo, rivolgo un pensiero ai fanti della Brigata Catanzaro. Ci sia sempre caro il Loro ricordo.

(Mario Rigoni Stern)

LA BRIGATA CATANZARO

Costituita a Catanzaro Marina il 1° marzo 1915, la Brigata Catanzaro, formata dal 141° e 142° Reggimento Fanteria, contava circa 6.000 uomini, per lo più Calabresi. La Brigata, che faceva parte della III Armata comandata da Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta, sostenne i principali combattimenti a Castelnuovo del Carso, Bosco Cappuccio, San Martino, Oslavia, M. Mosciagh, M. Cengio, M. Belmonte, M. Magnaboschi, M. San Michele, Nad Logem, Nova Vas, Lukatic, Hudi Log, Hermada. Le perdite complessive subite dalla Brigata furono di 2.468 morti, 12.867 feriti e 2.203 dispersi. La Bandiera del 141° Fanteria fu tra le poche decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare (con la motivazione «… sempre e ovunque di esempio ai valorosi.») e quella del 142° ebbe la Medaglia d’Argento. Dai colori rosso e nero delle mostrine derivò il motto della Brigata: «Portiamo i colori del sangue e della morte: ovunque vincitori.» Considerata dal Comando Italiano tra le Brigate più valorose e tenaci (giudizio condiviso dagli Austriaci), la «Catanzaro» fu una delle più sfruttate Unità dell’Esercito. Logorata dai lunghissimi turni in trincea di prima linea nei settori più contesi, essa venne impiegata come Brigata d’assalto sul Carso dal luglio 1915 al settembre 1917: «… nella Brigata Catanzaro fatalmente si muore, speranza non c’è.» Le molte pagine gloriose scritte dalla Brigata Catanzaro furono ingiustamente oscurate dopo il doloroso episodio della rivolta armata del 16 luglio 1917 (la più grave sul fronte italiano) e la decimazione che ne seguì.

L’OFFENSIVA AUSTROUNGARICA DEL MAGGIO 1916

Il 15 maggio 1916 il Gruppo di Armate Arciduca Eugenio dell’Imperial Regio Esercito Austroungarico sferra una poderosa offensiva lungo l’arco di fronte tra Val Lagarina e Valsugana. La 11a Armata ha il compito di operare lo sfondamento attraverso gli Altipiani di Folgaria, Lavarone ed Asiago, verso la linea Thiene - Bassano. Sul tratto di fronte dell’Altipiano di Asiago il III Corpo d’Armata Austroungarico (forte di 321 pezzi di artiglieria, con cui potevano cooperare anche parte dei 250 pezzi del XX C. d’A.) attacca la 34a Divisione (Brigate Ivrea e Salerno), dotata di 182 pezzi. Tra il 15 ed il 19 maggio l’artiglieria austriaca batte sistematicamente le difese italiane, sconvolgendole con un intenso tiro di distruzione. La 28a Divisione ha l’obiettivo di sfondare a sud della strada di Vezzena, la 22a Divisione Schützen quello di sfondare l’estrema ala destra italiana e di aggirarla avanzando rapidamente lungo la dorsale Manderiolo – Larici - Cima Portule. Il giorno 19 maggio tutte le difese italiane crollano. I tentativi di resistenza sulla seconda e terza linea di difesa, poco munite, si riducono ad un sacrificio nobile ma vano, poiché le Brigate di Fanteria e l’Artiglieria da Campagna, accorse da altri fronti ed ignare delle posizioni, vengono impiegate in modo frammentario e non riescono a prevalere sul nemico che preme massicciamente. La 34a Divisione il 22 maggio deve ripiegare sulla terza linea (Cima Portule - M. Meatta - M. Mosciagh - M. Interrotto - Punta Corbin - M. Cengio), che però non può essere presidiata in tempo da truppe fresche. Gli avanzi delle Brigate Alessandria, Lambro e Salerno il 25 maggio occupano una linea discontinua tra M. Interrotto e M. Mosciagh. I resti della Brigata Ivrea si ritirano tra il torrente Ghelpac e Camporovere. Tale è la gravissima situazione quando giungono sull’Altipiano i fanti della «Catanzaro», trasferiti d’urgenza dal Friuli insieme ai Granatieri, loro indivisibili compagni di lotte sul Carso. Le due Brigate hanno l’ordine di tentare di arrestare l’impeto furioso del nemico.

LA BRIGATA CATANZARO ACCORRE SULL’ALTIPIANO

Tra il 18 ed il 19 maggio i Battaglioni della «Catanzaro», lasciati in Friuli i bagagli, partono in ferrovia da Santa Maria la Longa per Marostica, da dove proseguono a piedi verso l’Altipiano. I fanti, salendo la ripida strada per Crosara, Piazza e Campana, incrociano gli abitanti in fuga dall’Altipiano che trascinano poche povere masserizie. Quei profughi, che nella loro miseria portano i segni della sconfitta, narrano la gravità degli eventi successi lassù: la linea è rotta sotto l’urto violentissimo del nemico ed i resti dei reparti Italiani si ritirano; i forti di Verena e di Campomolon sono in possesso degli Austriaci, che calano per le valli; verso Roana e Camporovere si combatte; Asiago, bersagliata dai grossi calibri, è in fiamme. I veterani del Carso ascoltano con profonda commozione l’annuncio di cotanto disastro, ma non si sgomentano. Tutti comprendono che è suonata un’ora grave per la Patria e, disposto l’animo al sacrificio, marciano con raddoppiato vigore. La lunga colonna che sale faticosamente si inoltra di notte per erti sentieri nella fitta boscaglia senza alcuna guida esperta dei luoghi. I fanti procedono in fila, con la baionetta inastata, verso l’ignoto, temendo l’accerchiamento o un’imboscata, poiché non conoscono né la posizione raggiunta dal nemico né quella dove si sono ritirati i resti dei reparti italiani. La mattina del 26 maggio al I e II battaglione del 141° viene ordinato di occupare le cime dei monti Interrotto e Mosciagh, dove resistono i pochi superstiti dell’89° Reggimento Fanteria (Brigata Salerno), comandati dal Colonnello Luigi Amantea. Salendo la strada che da Camporovere porta al M. Rasta e all’Interrotto i soldati del 141° incontrano alcuni cavalli dell’artiglieria che fuggono all’impazzata, altri che rantolano gravemente feriti sul terreno o che si trascinano a stento verso il piano. Si fa incontro ai fanti il Maggiore d’Artiglieria Luigi Cigersa (Medaglia d’Oro alla memoria con la motivazione: «Comandante di gruppo, sostenne per più giorni dura lotta con le artiglierie nemiche, cadendo alfine colpito a morte. – Monte Mosciagh, 25-26 maggio.»), che li scongiura di accorrere verso cima Mosciagh, dove sono già arrivati gli Austroungarici. I nemici, camuffati con cappelli da Bersagliere, hanno attaccato di sorpresa prima dell’alba la 6a e 7a Batteria del 5° Reggimento di Artiglieria da Campagna ed hanno catturato i sei cannoni, che gli artiglieri hanno cercato strenuamente di difendere coi moschetti e le baionette.

IN AZIONE SUL MONTE MOSCIAGH

Mentre il I battaglione del 141° si dispone tra l’Interrotto e il Mosciagh, il II battaglione continua a salire verso la vetta, schierandosi a battaglia, e avanza lentamente e faticosamente per il bosco. Giunti nelle vicinanze dei cannoni, i fanti si sistemano a difesa costruendo dei ripari coi sassi. Gli Austriaci tornano all’attacco, approfittando di una violentissima grandinata. Per tutta la notte, piovosa e tenebrosa, continua intenso il fuoco. I fanti, messi a dura prova dalla stanchezza, dal digiuno e dal freddo, trascorrono un’altra notte all’addiaccio privi di tende, di coperte e persino di mantelline, nel bosco dove ancora qua e là persiste la neve. La mattina del 27 il nemico rinnova l’attacco con truppe fresche e prova l’aggiramento alla destra del 141°, che è scoperta, ma la sua manovra non riesce. Il Capitano Giovanni Ippolito, che comanda la 7a Compagnia, tenta un colpo di mano con pochi audaci che, muniti di corde, strisciano fino ai cannoni, ma il fuoco infernale impedisce il recupero dei pezzi. Cadono i Sottotenenti Marotta, Padula, Mastronardi e Siconolfi. Il maggiore Corrado, comandante del II Battaglione, rimane ferito.

SU MONTE MOSCIAGH LA BAIONETTA RICUPERO’ IL CANNONE

Appena fattosi buio il II Battaglione del 141° Fanteria attacca impetuosamente alla baionetta la cima del Mosciagh per liberare i cannoni. I tentativi sono ripetuti varie volte e per due ore la battaglia si svolge paurosa, perché le tenebre aumentano l’orrore. Cadono un’altra decina di ufficiali ed un centinaio di soldati, ma la linea dei cannoni è raggiunta e superata. Gli artiglieri, guidati dal Tenente Fiore della 6a Batteria, riescono a recuperare i sei cassoni portamunizioni ed un cannone, che il Sottotenente Mestrallet e l’Appuntato Vaschetto conducono in salvo al galoppo fino ad Asiago con entrambi i cavalli feriti. Agli altri cannoni, che malgrado gli sforzi degli artiglieri con l’aiuto dei fanti, non possono essere trascinati via a causa degli affusti danneggiati, vengono tolte le parti essenziali.L’azione del Mosciagh acquista un grande valore morale in tutto il Paese trepidante ed il Comando Supremo la esalta nel Bollettino n° 369 del 29 maggio 1916: «Sull’Altopiano d’Asiago le nostre truppe occupano attualmente, affermandovisi, le posizioni a dominio della conca di Asiago. Un brillante contrattacco delle valorose fanterie del 141° Reggimento (Brigata Catanzaro) liberò due batterie rimaste circondate sul Monte Mosciagh.» Da questo fatto d’arme derivano il glorioso motto del 141° Fanteria («Su monte Mosciagh la baionetta ricuperò il cannone») e le motivazioni con cui viene concessa alla Bandiera del 141° la Medaglia d’Oro al V. M. ed al Sottotenente Adolfo Zamboni – che resta gravemente ferito nell’azione - la prima delle tre Medaglie d’Argento al V. M. e la Croix de Guerre avec Palme, altissima decorazione francese conferitagli dal Presidente Poincarè in presenza del Re d’Italia, accompagnata dalla Citation a l’Ordre de l’Armée del Maresciallo Petain. Quel furibondo combattimento in cima al Mosciagh nella notte tra il 27 ed il 28 coincide con la svolta fondamentale che porta al fallimento della Strafexpedition e lo stesso Generale Cadorna scrive: «Pure, fra tante angosce, una sensazione si faceva strada in me. Era, in principio, assai incerta e debole, e poteva apparire più illusione che speranza. Ma, dal 27 al 28 di maggio mi era parso, a un tratto, che fosse finita per gli Austriaci la fase bella del tentativo, l’avanzata irresistibile, quella che ogni giorno ci apriva una ferita di più nella carne.»

SUL MARGINE MERIDIONALE DELL’ALTIPIANO

Ma la situazione generale si aggrava rendendo vani i tentativi di resistenza. Perciò il Comando delle truppe dell’Altipiano decide il ripiegamento sulla nuova linea di difesa imbastita lungo il margine meridionale ed orientale dell’Altipiano. Tutta la 34a Divisione deve arretrarsi su questa nuova posizione con grande celerità di movimento, perché gravemente minacciata alle spalle dagli gli Austriaci che tendono ad Asiago con ogni loro sforzo. Anche la «Catanzaro», all’alba del giorno 28 maggio, deve obbedire alla tristissima necessità di ritirarsi. Si muove per ultima ed ha il compito di proteggere gli altri Reggimenti che sono costretti a ripiegare in tutta fretta. I fieri e indomiti fanti della «Catanzaro”, vecchi soldati che sul Carso hanno conteso agli Austroungarici pochi metri di terreno con giorni e giorni di lotta e di strage, obbediscono con riluttanza e grande sconforto. Devono abbandonare rapidamente la cima del Mosciagh conquistata con tanto sangue e dove in quaranta ore di battaglia hanno lasciato oltre cento morti. Quel che è più doloroso, i morti non possono aver sepoltura: essi sono stati – per la maggior parte – allineati dietro il posto di medicazione, dove pare attendano che le pietose mani dei commilitoni li sollevino per deporli, con una dolcezza che il fante ben conosce, in una fossa sotto gli abeti ombrosi. I compagni in ritirata passano davanti, in silenzio, a questi valorosi che sono caduti per contrastare agli avversari la marcia vittoriosa.

SUL CENGIO E A MAGNABOSCHI, ESTREMO BALUARDO

Il nemico preme da ogni parte: gli occorre sboccare al piano e quindi lancia masse di fanterie contro il margine meridionale dell’Altipiano e investe tutta la linea dal Cengio a Magnaboschi. Passata alla 30a Divisione, il giorno 30 maggio la Brigata Catanzaro riceve ordine di accorrere, in tutta urgenza, sul M. Belmonte e sul M. Cengio, dove insieme ai Granatieri lotta accanitamente contendendo palmo a palmo il terreno agli assalitori. Dal 1° al 3 giugno gli scontri si svolgono furibondi. Il nemico paga cara la conquista del Cengio, dove il I Battaglione del 141° tiene testa ai ripetuti e furiosi assalti e per sette volte muove al contrattacco. Alla sera del giorno 3 solo una cinquantina di superstiti ripiegano, quando vien dato ordine, e non hanno tra loro alcun Ufficiale. I resti della Brigata, attaccati in pieno a Magnaboschi il 3 giugno, si battono ancora eroicamente, trascinati dall’esempio del Generale Carlo Sanna e del Colonnello Gavino Manunta, che impugnano il fucile e contrattaccano alla baionetta come semplici fanti. Reparti della Brigata, schierati a sbarramento della strada allo sbocco della Val Canaglia, riescono a respingere i nemici, ormai giunti nel loro supremo sforzo in vista della pianura Vicentina Nella sola giornata del 3 giugno il Diario Storico del 141° Fanteria registra 333 morti, 431 feriti e 456 dispersi (sui 3.121 uomini che il bel Reggimento contava al mattino). Il Comando Supremo, il quale ha potuto annunciare al Paese che l’offensiva nemica è stata arrestata ed è ora in grado di lanciare alla controffensiva un’intera nuova Armata, concede ai pochi superstiti di ridiscendere alla ridente pianura veneta cui non è toccato l’insulto d’esser calpestata dal nemico. La Brigata Catanzaro torna presto in linea sul Carso, alle pendici del M. San Michele (dove nel frattempo il nemico ha fatto strage impiegando per la prima volta i gas asfissianti) ed il 6 agosto 1916, durante la 6a Battaglia dell’Isonzo, è protagonista della presa di quella munitissima posizione.

Così scrisse il Tenente Adolfo Zamboni in «Scene e Figure della Nostra Guerra», Milano, 1922)

«… E ai giovani faccio una calda preghiera: visitino i luoghi dove fu combattuta la grande guerra, portino il loro contributo di pietà agli oscuri eroi che dormono e dormiranno eternamente nei cimiteri del fronte i quali raccolgono le loro salme gloriose.»

PER ULTERIORI NOTIZIE SULLA BRIGATA CATANZARO: www.cimeetrincee.it

Torna su


Alcune foto del panello didattico

1) Il generale Carlo Sanna
2) il generale Sanna osserva alcuni prigionieri austriaci
3) Cartina della Strafexpedition
4) Il Sott. Zamboni (indicato con la croce) accanto alla bandiera del reggimento
 
5) Cartina degli obiettivi austriaci della Stafexpedition
6) Il Colonnello Luigi Amantea
7) Cassone portamunizioni copia di quelli del Mosciagh
8) Cannone da 75-27 mod.1911 Deport copia di quelli del Mosciagh
 

12 3 4 5 6

7 8

Torna su


Torna a casa

Vai alla manifestazione di Catanzaro

Vai alla manifestazione di S.Maria la Longa