La Città di ghiaccio austro-ungarica sulla Marmolada.

di Andrea De Bernardin

* Museo della Grande Guerra 1914-18, Passo Fedaia-Marmolada(Canazei TN) *

Imponente complesso di gallerie con depositi, cucine, dormitori per uno sviluppo complessivo di 12 Km che interessava buona parte della superficie del ghiacciaio della Marmolada. Fu progettata dal tenente e ingegnere Leo Handl con lo scopo di riparare i soldati austro-ungarici sia dal nemico che dai temibili freddo, neve e valanghe. Aveva gallerie e dormitori capaci di contenere fino a 70 uomini ciascuno che per un certo periodo furono addirittura illuminati dalla corrente elettrica proveniente da Canazei e fornita da una centrale a vapore. I viveri venivano invece conservati senza problemi in ghiacciaie scavate appositamente e l'acqua era fornita dal semplice scioglimento delle nevi. La vita sotto il ghiaccio permetteva di evitare le rigidissime temperature esterne che a queste quote, possono raggiungere anche i 30 gradi sotto lo zero; nelle gallerie di ghiaccio la temperatura era invece attorno ai +3° +5° d'inverno, scendendo a 0° durante l'estate. Non tutto era però così positivo: ad esempio, nonostante la "Città" fosse collegata con l'esterno da un ingegnoso sistema di ventilazione, il fumo delle stufe nelle baracche creava spesso non pochi problemi, in quanto il freddo intenso lo raffreddava e perciò non riuscendo ad uscire adeguatamente dai camini, ritornava indietro, trasformando l'aria delle grotte quasi irrespirabile; anche la grande umidità, soprattutto d'estate, rendeva malsana la vita dei soldati, obbligati a vivere sotto la spessa coltre di ghiaccio, a profondità che a volte raggiungevano anche i 50 metri. I baraccamenti e le grotte dovevano anche essere continuamente modificati a causa del movimento lento ma incessante del ghiacciaio che le stritolava come in una potentissima morsa. Complessivamente però la costruzione della "Città" fu una vera e propria geniale invenzione che evitò a molti soldati la morte certa. A causa del cedimento delle linee italiane a Caporetto e del conseguente spostamento del fronte dalle Dolomiti al Piave, fu abbandonata nel novembre del 1917 e probabilmente già nei primi anni '20 non esisteva più. A causa del costante ritiro del ghiacciaio, il ventre della Marmolada dopo aver gelosamente conservato praticamente intatto per decenni il materiale lasciato dai militari , permette ora il rinvenimento di vari cimeli, molti dei quali sono esposti nei due Musei della Marmolada: al Passo Fedaia e alla Punta Serauta.

Le postazioni italiane sulla Marmolada e sul Monte Padon.

di Andrea De Bernardin

Anche l'esercito italiano procedette alla progettazione e costruzione di ricoveri e gallerie che permisero ai soldati di superare le insidie causate dalle avversità atmosferiche che a queste quote erano a volte ben più pericolose dei nemici stessi. Sulla Marmolada, nella zona di Serauta, troviamo ben visibile ancor oggi quello che potremmo definire un vero e proprio fortilizio, con centinaia di metri di gallerie, grotte, ricoveri e depositi scavati nel ventre della montagna. Per procedere ai lavori, venne addirittura trasportato a quota tremila un compressore d'aria che permise alle perforatrici di aiutare il lavoro dei militari. Con la costruzione di gallerie, gli italiani, durante l'estate del 1917, riuscirono a conquistare le postazioni di Forcella V, tenute con caparbietà dagli austriaci fino al settembre di quell'anno. Sul versante opposto, nella catena del Monte Padon, troviamo ancora ben visibili il complesso di cunicoli italiani della Mesola che si sviluppano per 500 metri circa, nel ventre di questa montagna, dirimpettaia alla Marmolada e quindi in posizione importantissima, tale da permettere un'ottima osservazione delle postazioni nemiche. Seguendo la "via ferrata delle trincee" che si snoda lungo i fianchi del Padon, partendo dalla Porta Vescovo, dove oggi troviamo le stazioni degli impianti di risalita che salgono da Arabba, a circa due terzi dalla fine del percorso, ci si immette in queste sinistre gallerie, a volte addirittura smaltate, munite di scalinate e feritoie, attraverso le quali i soldati italiani tenevano di vista e bombardavano i nemici, vivendo al riparo, in condizioni a dire il vero molto disagiate, soprattutto d'inverno. In questa zona sono ancora molti i siti visibili come le posizioni fortificate vicine all'attuale Bivacco Bontadini, losservatorio italiano del Ciamp de Stanzon, scavato in un grande masso, posto poche centinaia di metri sopra la statale del Passo Fedaia e lungo il sentiero che porta al Passo Padon. Qui è ancora visibile anche il cippo confinario del 1778, posto ai tempi dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria, che segnava il confine fra la Repubblica Serenissima di Venezia e la Contea del Tirolo; linea confinaria fino alla 1a Guerra Mondiale. Nelle vicinanze vi sono anche resti di trinceramenti, che segnavano il fronte di prima linea italiana e che erano in contatto visivo diretto con le postazioni austriache situate a breve distanza dal Museo di Passo Fedaia, nel luogo soprannominato dagli italiani "Trincerone del nido" . Molti potrebbero essere i siti ancora visitabili nella zona, se essi fossero adeguatamente segnalati e ripristinati, visto che si trovano ora in stato di abbandono e di degrado.

Museo della Grande Guerra 1914-18, Passo Fedaia-Marmolada(Canazei TN)

La Marmolada è stata teatro di combattimenti e prima linea del fronte italo-austriaco per un lungo periodo, dal maggio del 1915 al novembre del 1917. Qui i due eserciti si sono fronteggiati per una estenuante difesa di poche centinaia di metri di territorio. Visto il costante ritiro subito nel corso dei decenni, il ghiacciaio della Marmolada, dopo essere stato geloso custode di tutto quanto fu abbandonato dai soldati, restituisce poco alla volta cimeli e reperti bellici appartenuti ai soldati. Siccome da anni Andrea, Dino e Sandro De Bernardin, collezionavano con passione tale materiale, in parte anche proveniente dalle case della Val Pettorina e della Val di Fassa, sottostanti la montagna, hanno deciso di allestire, con non poche difficoltà , una interessante mostra, utilizzando alcune stanze della dependance del Rifugio alla Seggiovia, di loro proprietà, al Passo Fedaia. Grazie anche alla generosità di alcuni appassionati locali, l'esposizione si è continuamente arricchita e ora al suo interno troviamo, in un invidiabile stato di conservazione, centinaia di oggetti, anche di notevole valore collezionistico, come ad esempio: una mitragliatrice Maxim ed una "Schwarzlose" austriaca con la rara caricanastri, telefoni da campo, divise, decine di bombe a mano, granate di tutti i calibri, bombarde, proiettili, armi, fotografie d'epoca, elmetti, gavette, lanterne, nonchè preziosissimi oggetti fabbricati direttamente dai soldati durante le ore di riposo nelle trincee e quant'altro è riemerso nel corso degli anni. La mostra, privata, è facilmente raggiungibile con l'auto sia da Canazei in Val di Fassa (13 km) che da Malga Ciapèla in Val Pettorina (8 km), lungo la strada del Passo Fedaia. Al suo interno è stata allestita una fornita edicola di libri inerenti la guerra, videocassette con filmati originali (visionabili in una delle stanzette), cartine geografiche, cartoline e spiegazioni su questo oscuro periodo della nostra storia che, iniziative di questo tipo contribuiscono a ricordare e a trasmettere alle nuove generazioni, ignare della disperazione sopportata da militari e civili durante quegli anni. Si possono fotografare e videoriprendere le vetrine e i gestori saranno felici di poter dare al visitatore spiegazioni e chiarimenti. Al momento la mostra è visitabile solamente durante la stagione estiva, con apertura da giugno a settembre, tutti i giorni. L'entrata è di 2 Euro e gli orari possono subire variazioni a seconda del periodo; si consiglia perciò di informarsi telefonando al 347.7972356 oppure allo 0462.601181. Fuori stagione 0437.722239 o 347.7972356. Email: Debernardin@libero.it


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