Alcune note sui Comitati Civili, sugli Uffici Dono e sui sussidi di guerra
La Grande Guerra, comè notorio, ebbe risvolti molteplici in tutti gli aspetti del vivere quotidiano, sia dal punto di vista militare sia per la vita civile. M oltissimi studi, e non poteva essere diversamente, sono stati e saranno dedicati in particolare ai fronti di "prima linea"; ma altrettanto fondamentale sarebbe anche la conoscenza di tutti le conseguenze che la guerra comportò per chi rimase a casa o nelle retrovie. Con questa breve nota intendo dare conto di alcune attività parallele di supporto e sostegno alle famiglie dei richiamati in guerra e alle truppe di prima linea sotto l'aspetto dei soccorsi, sussidi e pacchi dono. Ovviamente, per ragioni di documentazione, dovrò inevitabilmente fare riferimento alla situazione di Gubbio (PG), ma credo che le considerazioni che emergeranno dopo la lettura dei documenti siano estensibili a tutto il resto del Paese.
Il Comitato di Organizzazione Civile
Appena si ebbero le prime avvisaglie di mobilitazione furono creati a Gubbio dei Comitati di assistenza alle truppe, alle famiglie e agli emigrati che rientravano in Italia per la chiamata alle armi. Il più attivo ed importante tra essi fu certamente il Comitato Eugubino di Organizzazione Civile, fondato il 19 maggio 1915 da alcuni cittadini i quali intendevano così rendere meno gravoso il lavoro eccezionale degli uffici pubblici, mantenere alto il morale della popolazione e provvedere ai primi bisogni con le forme di assistenza civile richieste dalle circostanze. Di tale Comitato resta purtroppo solo la relazione dell'attività svolta nel primo anno di guerra, ma questa è più che sufficiente per illustrare l'ampio raggio di azione che l'organizzazione ebbe a svolgere durante il conflitto. Se ne descrivono in breve le funzioni.
Ufficio di corrispondenza: assistenza alla scrittura, invio e lettura della corrispondenza tra le famiglie e i soldati; invio di vaglia, raccomandate, pacchi postali. A questo servizio erano adibite "numerose signore e signorine" assistite da Ada ed Elena Antonucci. Nel primo anno di guerra, per esempio, curarono la scrittura di 3.399 lettere.
Sottoscrizione: la raccolta di fondi attraverso richieste dirette e organizzazioni di spettacoli, lotterie, vendite di fiori, di marche, di nastri etc. diede modesti ma significativi risultati, soprattutto per l'impegno della marchesa Gemma Ranghiasci e di Arduino Menichetti.
Distribuzione dei sussidi: l'erogazione di limitati sussidi alle famiglie dei richiamati fu curata dalla Commissione di Assistenza presieduta da Asterio Agostinucci. Tale contributo andava ad integrare in qualche modo quello governativo. "Spesso il sussidio prese il carattere di un premio per le famiglie dei valorosi che si erano distinti sul campo di battaglia, spesso rappresentò un primo aiuto, in occasione di una morte gloriosa"
Asilo d'infanzia: considerato che la Congregazione di Carità aveva deciso la chiusura dell'Asilo d'Infanzia per ragioni di bilancio, il Comitato s'incaricò di tenere aperta tale fondamentale struttura soprattutto per interessamento di Maria Bertinelli e di Rachele Vantaggi. "I bambini inscritti furono in tutto 130, dei quali 28 appartenenti a famiglie di richiamati alle armi, 22 figli di emigrati rimpatriati per la guerra, e 80 appartenenti a famiglie di povera condizione".
Concessione di lavoro governativo: per sovvenire al bisogno di lavoro delle classi più indigenti, il Comitato di Lavoro appositamente costituito sotto la presidenza della contessa Laura Della Porta (coadiuvata dalle signore marchesa Maria Benveduti, Filomena Cenci e Anna Moretti) procurò lana e stoffa da lavorare.
Offerta di indumenti di lana e scaldarancio: per soccorrere le truppe combattenti con qualche genere di conforto il Comitato raccolse offerte sufficienti per la confezione di 250 pacchi. Tutto il lavoro fu svolto dalla Sezione Femminile. Ogni pacco conteneva: "una corazza o sciarpa, 2 paia di calze, 1 berretto, 1 paio di guanti o di manichini e, spesso, sigarette, spille di sicurezza, cioccolata ecc." Mancando a Gubbio i mezzi per la completa preparazione degli scaldarancio, i 3.000 rotoli di carta confezionati dai giovani della Dante Alighieri furono spediti a Milano. Pacchi dono furono ovviamente inviati anche ai prigionieri italiani.
Ufficio di notizie:"La parte più delicata dell'assistenza alle famiglie dei richiamati fu svolta dall'Ufficio Notizie, di cui si sono occupati quasi esclusivamente i signori conti Giammaria (1) e Laura Della Porta, che tenendosi in continuo rapporto con l'Ufficio Centrale di Bologna, con le Sottosezioni e con la Croce Rossa, fornirono alle famiglie dei combattenti le notizie che fu possibile avere, incoraggiando "quanti il silenzio dei loro cari teneva in pena, confortando i parenti dei dispersi, dei prigionieri, [...] dei feriti degenti negli ospedali, dei caduti sul campo dell'onore". Nel 1920 la contessa Laura Della Porta donò al Comune lo schedario contenente i cartellini che riassumevano tutte le informazioni raccolte per ciascun soldato. Questo schedario, che doveva essere conservato "religiosamente", si trova ancora nell'Archivio Comunale e contiene 2.547 schede (2).
I pacchi dono (docc. III- V) : La spedizione di beni di conforto ai soldati operanti sui diversi fronti costituisce uno degli aspetti "minori", ma non per questo trascurabili, della Grande Guerra. Come l'enorme flusso di cartoline e lettere, anche questo dei pacchi dono è un aspetto non secondario del contatto che si cercò di stabilire e mantenere tra il combattente e la madre Patria (nonchè con la propria famiglia). Nell'appendice documentaria è riportato il testo che propagandava l'istituzione degli "Uffici Dono" presso le armate e, soprattutto, di quello costituitosi a supporto della IV Armata.
Sussidi alle famiglie dei richiamati: il caso del fante Giuseppe Lilli (docc. VI-XIX): Una delle conseguenze che lo scoppio della guerra ebbe sulle popolazioni civili fu l'erogazione dei sussidi governativi per le famiglie dei richiamati alle armi. La formazione degli elenchi, il pagamento delle somme, il controllo degli aventi diritto, la cancellazione e/o riammissione dei nuclei familiari nei ruolini di paga, furono certamente operazioni ed attività di una delicatezza estrema che non pochi problemi crearono agli amministratori locali (sovraccarichi di lavoro) e alle stesse famiglie che contavano su quelle tenui ma importantissime somme. Che dire, per esempio, di quelle 364 famiglie eugubine di campagna che alla fine del 1916 risultavano prive di uomini compresi tra i 16 e i 65 anni? Per dare una dimostrazione pratica delle conseguenze che una semplice dichiarazione (infondata) di diserzione poteva avere sulle famiglie dei combattenti, riporto alcuni documenti legati alla vicenda personale di Giuseppe Lilli, soldato nel 51° fanteria. Mano a mano che si leggono le carte relative al caso del soldato Lilli si ha netta l'impressione di assistere a qualcosa di surreale e, se non fosse per la gravità della situazione narrata (essere definiti disertori era gravissimo e vergognoso; le conseguenze assai gravi se non proprio terribili), ci si potrebbe sorridere sopra, proprio come il fante Lilli dice nella sua lettera del 16 giugno 1917. Tutto nasce da una serie di coincidenze abbastanza insolite che verranno chiarite solo con l'ultima lettera del carteggio. Chiudo con una curiosità. Il soldato Lilli dichiara che 16 maggio 1917 si era visto con un suo commilitone e concittadino, eugubino pure lui. In quel giorno ricorre la festa di Sant'Ubaldo, patrono di Gubbio. Il giorno prima, invece, si celebra la Festa dei Ceri. Orbene, sospesa tale festa a Gubbio per tutta la durata della Grande Guerra (si riprese il 15 maggio 1919), i fanti eugubini del 51° reggimento la organizzarono ugualmente al fronte, vale a dire a Pian di Salesei, alle pendici del Col di Lana. Niente di più probabile che anche il fante Lilli si sia recato colà per festeggiare assieme ai suoi compaesani la Festa dei Ceri.