Soldati eugubini decorati al valor militare nella Grande Guerra

di Fabrizio Cece

Presentazione

Tra le carte rintracciate con grande fatica nell’archivio comunale durante le ricerche compiute nel 1999 trovai pure una serie di fascicoli relativi alle pensioni di guerra dei combattenti eugubini. In essi ho potuto reperire anche un semplice foglio dattiloscritto, non datato, intitolato: “ELENCO dei decorati al Valore Militare”. Di qualcuno dei soldati eugubini elencati avevo sentito parlare, di altri possedevo già del materiale, ma la maggior parte di loro mi risultava perfettamente sconosciuta. Sarebbe stato possibile saperne qualcosa di più? Dove avevano combattuto? In quali reparti? Quale fu la motivazione della decorazione ricevuta?

Con lo scopo di dare risposta ad alcune di queste domande ed utilizzando come base di riferimento l'elenco suddetto (aggiornato, credo, fino al 1926 circa) ho compilato il presente lavoretto che, spero, serva a togliere dall’oblio – almeno per qualche momento – questi eugubini che, in molti casi, ottennero il riconoscimento del loro valore in seguito ad azioni in cui persero la vita. Purtroppo il grado di approfondimento e la quantità di notizie reperite per ciascuno dei soldati eugubini hanno comportato delle differenze anche sostanziali nello spazio dedicato a ciascuno di loro. Com'è facilmente immaginabile non per tutti è stato possibile trovare informazioni e documenti come sarebbe stato auspicabile.

Il rammarico è quello di non essere potuto andare oltre i dati di base per alcuni militari che pure, ne sono certo, avrebbero meritato una maggiore attenzione. Spero solo che nel proseguo delle ricerche possa riemergere materiale più che sufficiente per documentare in modo più analitico la loro vicenda di combattenti della Grande Guerra. La documentazione è accompagnata da note esplicative nelle quali ho cercato - ove possibile - di fornire informazioni sul fatto d'arme durante il quale il militare decorato ha compiuto l'atto di valore. La lista, ovviamente, potrebbe risultare incompleta. Ho comunque utilizzato tutti i dati che sono riuscito a trovare.

Per quanto riguarda il termine "eugubino", considerata anche la presenza dei due Gigli, credo che esso voglia sottintendere i soldati che allora - cioè alla data della redazione dell'elenco comunale - erano residenti in Gubbio o che - nel caso dei caduti - avevano parenti in città. Nella ricerca sono state prese in considerazione solo le decorazioni al valor militare "superiori". Considerato che a nessun eugubino è stato concesso l'ordine militare di Savoia o la medaglia d'oro, l'attenzione è stata riservata solo a coloro che furono insigniti della medaglia d'argento e/o di bronzo. Non ho preso in considerazione le croci di guerra al merito e al valore perché la ricerca avrebbe dovuto affrontare delle difficoltà che al momento appaiono insuperabili. Le indagini archivistiche necessarie a risolvere tale problema potranno essere affrontate solo quando sarà messo a disposizione degli studiosi l'archivio comunale, al momento consultabile con difficoltà e, una volta ottenute le relative autorizzazioni, in una situazione logistica drammatica. Mi dispiace di non aver potuto rintracciare notizie su alcuni decorati. Ma sono sicuro che ci sarà modo e tempo per rimediare a questa forzata lacuna.

Infine voglio precisare - se ce ne fosse bisogno - che la lista dei decorati potrà essere completata con l'emergere di ulteriori documenti e notizie. Il materiale trascritto alle volte è molto retorico, ma devono essere considerati i momenti e i contesti storici in cui fu prodotta tale documentazione. D'altra parte se i posteri hanno preferito dimenticare e occuparsi d'altro, non mi è rimasto che rifarmi in parte agli scritti del Ventennio. Non è certo questo il luogo per entrare in discorsi politici. Ho voluto solamente ricordare alcuni eugubini che per il loro comportamento e sacrificio si guadagnarono - quando non era affatto facile - la riconoscenza della Nazione. Credevano nella guerra? Non lo so. So solo che dovunque furono chiamati si comportarono bene. I quasi 70 decorati e i circa 700 morti sono lì a testimoniarlo.

Non dimentichiamoli.

La bibliografia essenziale e i ringraziamenti verranno inseriti nell’ultima parte.

Fonti utilizzate per la ricerca

La maggior parte della documentazione, inedita, proviene dall'archivio comunale di Gubbio, sia dal carteggio, sia da una vasta serie di buste che sono riuscito a rintracciare, non senza qualche difficoltà, tra gli alti scaffali dell'archivio. Si tratta dei fascicoli relativi ai caduti, ai dispersi, ai soldati morti dopo la fine della guerra - ma in conseguenza degli stenti patiti al fronte - dei pensionati e anche degli orfani di guerra. Anche nell'archivio vescovile di Gubbio sono conservate, sparse qua e là, diversi fascicoli di documenti sulla Grande Guerra. Il materiale inedito è stato supportato da tutta una serie di pubblicazioni, a cominciare dei quotidiani d'epoca ("L'Ingino" e "L'Unione liberale") reperibili, ad esempio, presso la biblioteca Sperelliana di Gubbio. Ovviamente, per l'approfondimento di aspetti particolari della ricerca, è stato giocoforza necessario affidarsi alla pubblicistica più diffusa sulle decorazione e sulla Prima guerra mondiale

Le ricompense al valore militare

Anteriormente alla Rivoluzione francese, nelle nazioni europee, le "Ricompense" del Sovrano verso coloro che si erano maggiormente distinti in battaglia, erano diversificate se il militare apparteneva alla Bassa Forza (ove erano previste Licenze e Premi in denaro), o alla Classe degli Ufficiali che, riservata ai soli nobili, riceveva "Ordini Cavallereschi" secondo precise gerarchie: due modi diversi di gratificare una medesima azione ardimentosa, spinta dalla libera iniziativa, a rischio consapevole della vita, e riconosciuta con un medesimo criterio di merito ove il paramento è il Dovere del soldato e dalla quale lo stesso avrebbe potuto omettersi senza mancare all'Onore. Nel 1793, il Re di Sardegna, Vittorio Amedeo III, istituisce un pubblico e permanente onorifico contrassegno per Sottufficiali e Soldati (dal 1833 anche per gli Ufficiali) che avevano compiuto azioni di segnalato Valore in Guerra. L'insegna metallica, vestita con un nastro di seta azzurra (colore di Casa Savoia) continua ancora oggi ad evidenziare quel comportamento sprezzante del pericolo che ha scritto le pagine più belle della Storia Patria. La Sua concessione, di cui l'Italia non è mai stata generosa, viene emanata su proposta di conferimento da un Superiore, per via gerarchica. La Commissione Consultiva Unica, ricevuta la segnalazione, si pronuncia sulla convenienza della concessione, sul grado di conferimento e formula la relativa motivazione scritta nell'apposito brevetto con timbro a secco rilasciato dal Ministero competente (1) ". La medaglia istituita da Vittorio Amedeo III venne soppressa il 14 agosto 1815 in seguito all'istituzione dell'Ordine militare di Savoia. Ma Carlo Alberto, considerata la necessità di riconoscere il valore di quelle azioni che non potevano essere compensate con l'Ordine militare, nel 1833 ripristinò la medaglia al valor militare, sempre nelle versioni oro e argento. Tale medaglia rimarrà invariata per più di cento anni, sino al 1943.

Questa la descrizione: Dritto: Scudo ovale di Savoia al centro, sormontato dalla Corona Reale, compreso tra un ramo d'alloro e uno di palma legati in basso da un nastro (2). Rovescio: Due rami d'alloro a formare uno spazio circolare per incorniciare il nome inciso del decorato; nel bordo esterno, gli estremi dell'azione (località e data).

Nel 1887 si aggiunge la versione in Bronzo in sostituzione della "Menzione Onorevole" o per premiare quegli Atti di coraggio che non potevano raggiungere gli estremi per la Medaglia d'Argento. Nell'appendice documentaria sono riportate le condizioni per valutare se il fatto d'arme compiuto dal militare era sanzionabile con la concessione di una medaglia al valore. Resta infine da precisare che il conferimento di una medaglia comportava anche l'erogazione di un soprassoldo annuale in base al metallo della onorificenza ottenuta. Leggendo alcuni dei brevetti di conferimento riportati tra i documenti è possibile conoscere anche il relativo emolumento che ovviamente variò nel corso del tempo.

NOTE
(1) MANNO 1994, p. 22.
(2) Attorno allo scudo dei Savoia corre la scritta AL VALORE MILITARE.

Elenco decorati (prima parte) Cliccare sul nome per leggere la scheda dedicata.

AGOSTINUCCI Domenico di Pietro [29.10.1893 - 18.12.1915] (argento)

ALBINI Salvatore di Giovanni [01.04.1889-26.10.1926] (argento)

ALLEGRUCCI Ferdinando di Pasquale [06.01.1893-17.08.1915] (bronzo)

ALUNNO Umberto di Enrico, (bronzo)


Elenco decorati (seconda parte)

Tra i decorati inseriti in questa seconda parte della ricerca, sono da segnalare, soprattutto per la vicenda personale e per l’atto compiuto, Barbi Enrico e Biancarelli Federico. Il bersagliere Barbi, poi ardito nel XXII reparto d’assalto, fu il primo soldato italiano ad entrare nel paese di Moriago durante la battaglia di Vittorio Veneto . Alcuni anni fa, essendo il Barbi ancora in vita, si recò in Gubbio una rappresentanza ufficiale ed il sindaco stesso di Moriago per incontrare l’ardito Barbi e fargli omaggio di un dono ricordo. Biancarelli Federico, invece, sottotenente nel 51° regg. fant. (brigata Alpi), cadde nell’azione dell’aprile del 1916 che portò alla conquista di Forcella Serauta (Marmolada), postazione ubicata ad oltre 3.000 metri di quota. L’azione fu comandata dal capitano Menotti Garibaldi, nipote dell’Eroe dei due mondi, il quale – tra l’altro - aveva come compagni d’arme nella stessa brigata Alpi i fratelli Peppino, Ricciotti, Sante ed Ezio. Altri due fratelli, Bruno e Costante, ufficiali della “Legione Volontari Italiani” in Francia, erano morti durante i combattimenti nelle Argonne.

ANASTASI Sestilio di Francesco (argento)

ANGELONI BEI Salvatore di Vincenzo  (bronzo)

BARBADORO Nazzareno di Pio  (bronzo)

BARBI Enrico di Francesco  (bronzo)

BARBI Ubaldo  (bronzo)

BARTOLINI Eugenio di Giuseppe [07.07.1892-17.06.1916]  (argento)

BAZZUCCHI Alfredo di Giovanni (argento)

BAZZUCCHI Eugenio di Filippo (bronzo)

BELLUCCI Ferdinando di Agostino [08.05.1897-26.11.1917] (bronzo)

BETTELLI Federico di Adamo (argento?)

BIANCARELLI Federico di Felice [06.01.1888-30.04.1916] (argento)

BRACHINI Luigi di Giuseppe (bronzo)

BUCCOLINI Giuseppe di Cesare [27.04.1891 - 14.11.1915] (argento)


Elenco decorati (terza parte)

Di questa terza parte segnalo in particolar modo la documentazione relativa al sottotenente Domenico Fabiani, decorato con due medaglie d'argento al v.m. e caduto sul fronte carsico mentre militava nel 141° fanteria brigata Catanzaro. Sul Fabiani, grazie alla disponibilità degli eredi, ho potuto raccogliere numerosi documenti, solo in minima parte trascritti nel presente contributo. Preciso infine che quando a proposito della vicenda del soldato Federico Carletti un articolo di giornale accenna ad un certo Gigettino, si intende fare riferimento a Luigi Gaoti, aiutante di battaglia, di cui mi occuperò nella IV parte.

CAPPANNELLI Attilio di Giuseppe (bronzo)

CAPPANNELLI Giuseppe di Domenico (bronzo)

CARLETTI Federico di Angelo (argento)

CECCAGNOLI Vitaliano di Giovanni (argento)

CECCHINI Adamo [27.07.1890 - 23.06.1918] (bronzo)

CIPRIANI Giuseppe di Carlo [22.06.1895 - 26.10.1918] (argento)

CORAZZI Giovanni [25.06.1886 - 22.08.1917] (bronzo)

DAMIANI Luigi di Salvatore (argento)

FABIANI Domenico di Giuseppe [04-06-1894-26.11.1916] (argento)

FARAMELLI Raffaele di Vincenzo (bronzo)


Elenco decorati (quarta parte)

FIORITI Maurizio di Giuseppe (bronzo)

FRONDUTI Adolfo di David [04.02.1896-01.05.1921] (bronzo)

GAGGIOTTI Luigi di Tommaso  ((2) bronzo)

GAOTI Luigi di Vincenzo  [03.12.1895 - 15.06.1918]  (argento)

GATTI Luigi di Francesco (bronzo)

GIGLI Attilio (11) di Giuseppe (bronzo)

GIGLI Ruggero di Attilio (bronzo)

GNAGNI Goffredo di Carlo (bronzo)

GRISEI Vincenzo fu Emidio [04.04.1889 - 14.01-1918] (argento)

GUARDABASSI Pietro di Sebastiano (argento)

LAURI Gaetano di Ubaldo (bronzo)

LAURINO Luigi di Sante (16) (bronzo)

LEONARDI Gaetano di Giuseppe [30.08.1894 - 28.07.1915] (argento)

LEPRI Giustino di Raffaele [28.02.1893 - 26.06.1916] (argento)


Elenco decorati (quinta parte)

MANGANELLI Gino di Teodolo (bronzo)

MARANGHI Guido di Nazzareno (bronzo)

MAS Cesare di Giuseppe [21.06.1896 - 23.05.1917] (argento)

MATTEUCCI Francesco di Odoardo (argento)

MINELLI Alessandro di Alfonso (bronzo)

MINELLI Claudio di Luigi (bronzo)

MINELLI Quinto (bronzo)

MONACELLI Arnaldo (argento)

MONACELLI Federico di Salvatore (bronzo)

MORGANTI Ugo di Giulio [22.07.1899 - 29.10.1918] (argento)

MOROTTI Giuseppe (bronzo)

PAFFI Giuseppe di Pietro (bronzo)

PASCOLINI Ubaldo di Giuseppe (bronzo)

PASSERI Adelmo di Domenico (bronzo)

PAUSELLI Settimio [21.08.1891 - 28.10.1917] (bronzo)

PERUGINI Ubaldo di Giuseppe (bronzo)

PIERINI Guglielmo (bronzo)

PIEROTTI Adolfo di Giosuè [01.02.1881 - 10.06.1916] (bronzo)

PIEROTTI Angelo di Adamo (argento)

PIEROTTI Nazzareno di Adamo [18.01.1887 (30) - 25.08.1915] (bronzo)

PORROZZI Ciro (bronzo)


Elenco decorati (sesta parte)

PROFILI Ubaldo di Nazzareno [28.11.1891 - 12.12.1917] (bronzo)

ROGARI Nazzareno di Ubaldo (bronzo)

SCAVIZZI Ubaldo di Giona (bronzo)

TACCHI Ugo di Luigi [04.04.1887 - 25.08.15] (bronzo)

TICCHIONI Carlo di Ettore [29.05.1885 - 14.08.1916] (bronzo)

TOMASSOLI Giulio di Giuseppe (bronzo)

TOMASSOLI Giuseppe fu Raffaele (bronzo)

VISPI Virginio di Salvatore (bronzo)

ZOPPIS Gottardo (?)


APPENDICE DOCUMENTARIA

1916, giugno 11
I nostri decorati.
Registriamo la notizia che ai caduti N. Pierotti, Simonetti (25), U. Tacchi del nostro comune, appartenenti al ... artiglieria, è stata decretata la medaglia d'argento al valore.
Ai prodi soldati il nostro commosso saluti.
("L'Ingino", a. IX (1916), n. 18)
 
1918, marzo 23
Il sindaco al comandante della divisione militare di Perugia.
Mentre ringrazio Vostra Signoria del cortese invito rivoltomi con la sua pregiata lettera del 18 corrente, mi onoro assicurarle che non mancherò d'intervenire nel giorno di domenica 1° aprile prossimo alla cerimonia per la consegna delle medaglie al valore alle famiglie dei militari morti in guerra.
(...)
Il sindaco
Della Porta
 
1918, luglio 12
COMMISSARIATO GENERALE
PER L'ASSISTENZA CIVILE E LA PROPAGANDA INTERNA
Roma, 12 Luglio 1918
CIRCOLARE N: 47
Ai Signori Prefetti, Sotoprefetti e Sindaci del Regno
e per notizia ai Segretari Provinciali e Commissari Comunale
delle "Opere Federate di Assistenza e Propaganda Nazionale".
Una delle forme di propaganda che più si è addimostrata efficace è quella in uso presso molti reparti di segnalare direttamente alle famiglie dei soldati e ai Comuni di loro dimora la condotta in guerra dei più meritevoli fra i nostri combattenti gloriosi. Il Supremo Comando ha disposto perché a questa lodevole iniziativa si uniformino tutti i Comandi.
Si è constatato che, per il naturale desiderio di mettere in evidenza con legittimo orgoglio i meriti dei loro congiunti, i parenti del militare che si è distinto, rendono pubblica la lode compiendo, quasi inavvertitamente, atto di alto patriottismo. Ma per integrare questa opera occorre l'intervento delle Autorità Comunale, le quali si aggiungano o si sostituiscano all'occorrenza alla famiglia per rendere edotti tutti i concittadini dell'opera meritoria compiuta dai soldati segnalati. E' inoltre opportuno che in ogni Comune si istituisca come un libro d'oro, in cui siano inscritti i nomi di tutti i combattenti che durante il servizio prestato al fronte si sono distinti per prove di valore o di perizia o che comunque abbiano ben meritato dalla Patria. E ciò anche al fine di poter segnalare dopo la guerra questi meriti a titolo di onore quando le Autorità siano richieste di attestazioni di buona condotta civile.
Interesso la Signoria Vostra a questa opera nobilissima e confido che essa potrà dare i frutti che il Comando Supremo e il sottoscritto se ne ripromettono.
Gradirò un cenno di cortese riscontro.
Distinti ossequi
IL COMMISSARIO GENERALE
COMANDINI
 
1918, luglio 17
PREFETTURA DI PERUGIA
n° 1193.Gab°-
OGGETTO-Circolare N° 47 - Libro d'oro dei combattenti.
AI SIGNORI SINDACI DEL I° CIRCONDARIO
Mi pregio di rimettere alla Signoria Vostra copia della circolare N° 47 di Sua Eccellenza il Commissario Generale per l'Assistenza Civile e la Propaganda Interna, che raccomanda la istituzione in ogni Comune di un libro d'oro, in cui siano inscritti i nomi di tutti i combattenti che durante il servizio prestato al fronte si sono distinti per prove di valore o di perizia o che comunque abbiano ben meritato dalla Patria.
Prego vivamente la Signoria Vostra di voler secondare la bella ed utile iniziativa e resterò in attesa di un cortese cenno di assicurazione al riguardo.
IL PREFETTO
 
1918, luglio 23
Il sindaco di Gubbio al regio prefetto di Perugia
Oggetto: Libro d'oro dei combattenti.
Ho ricevuto la circolare del Commissariato Generale per l'assistenza e la propaganda. Mi piace assicurarla che ho dato subito le disposizioni opportune perché anche i questo Comune sia formato il libro d'oro dei combattenti che si sono distinti e che hanno ben meritato della Patria.
(...)
 
1918
OGGETTO: SOPRASSOLDI PER MEDAGLIE AL VALORE MILITARE
Con Decreto Legge del 7 Aprile 1918 N. 634 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno N. 120 del 22 Maggio u s sono state emanate le norme per l'applicazione del Decreto Legge 10 Febbraio 1918 N. 264 circa i soprassoldi annessi alle medaglie al valor militare ed alle pensioni attinenti alle onorificenze dell'Ordine militate di Savoia.
Premesso che, per effetto di tali disposizioni, i nuovi assegni concessi ai decorati della medaglia di bronzo, che trovansi in servizio, saranno pagati dai corpi od enti, cui i decorati appartengono, le Delegazioni del Tesoro provvederanno a portare d'ufficio le necessarie variazioni ai ruoli dei soprassoldi di medaglie che trovansi in loro carico, elevando, con decorrenza dal 24 Marzo u s a L. 250 annue, i soprassoldi riferibili a medaglie d'argento e a L. 800 quelli per medaglie d'oro. Tali variazioni dovranno operarsi tenendo presente, agli effetti della applicazione della imposta di ricchezza mobile, l'ammontare di tali soprassoldi di qualsiasi medaglia e quello di essi con le pensioni che i titolari già godessero, avvertendo che non va applicata ai soprassoldi stessi la ritenuta in conto Entrate del Tesoro.
Invece, per il conferimento di soprassoldi per medaglia di bronzo a favore di decorati di tale medaglia (la quale non ha sostituito la menzione onorevole a norma del Regio Decreto 8 Dicembre 1887 N. 5100) non pensionati, che non trovansi più in servizio, o degli eredi, che non godano pensione a carico del debito vitalizio dello Stato, ed a cui favore sia reversibile l'assegno (e, cioè, la vedova o i figli di età inferiori ai 15 anni) le Delegazioni richiederanno la esibizione, da parte degli interessati, della domanda in carta libera, nella quale, fra l'altro, dovrà essere indicato se e presso quale amministrazione pubblica il richiedente trovasi in servizio e se e quale pensione o assegno goda a carico del bilancio dello Stato o di altra pubblica amministrazione.
A tale domanda dovranno unirsi a corredo i documenti appresso indicati pure in carta libera e legalizzati gratuitamente:
A) per gli assegni diretti:
a)brevetto originale di medaglia (o di menzione onorevole), che sarà a suo tempo restituito;
b)certificato di nascita;
B) Per gli assegni di reversibilità a favore di eredi non pensionati:
1)brevetto originale di medaglia (o di menzione onorevole), restituibile a suo tempo;
2)atto di nascita della vedova o dei figli di età inferiore ai 15 anni, se l'assegno va devoluto a loro favore;
3)atto di nascita del decorato;
4)atto di matrimonio;
5)atto di morte del decorato, o dichiarazione di irreperibilità, se presunto morto;
6)certificato municipale di notorietà rilasciato dal Comune di ultima residenza del decorato, oppure un atto giudiziale di notorietà innanzi qualunque pretura del Regno, dal quale risulti:
a)la situazione della famiglia del defunto al giorno della sua morte con la indicazione della data di nascita dei figli d'età inferiore ai 15 anni;
b)se per sentenza definitiva di Tribunale sia stata pronunciata separazione coniugale; se i coniugi abbiano convissuto nell'ultimo periodo di vita del decorato e sei i figli minorenni convivevano con la madre.
C) Per gli assegni di reversibilità a favore di eredi pensionati, il documento da prodursi a corredo della domanda è il solo brevetto di medaglia di bronzo.
Tali domande coi documenti dovranno essere trasmesse:
a)al Ministero del Tesoro, Direzione Generale del Segretariato, se trattasi di medaglia conseguita anteriormente alla guerra Italo-Turca, o indipendentemente da fatti di guerra;
b)al Ministero per l'Assistenza Militare e le Pensioni di guerra, se la medaglia fu concessa in dipendenza della guerra Italo-Turca e della presente guerra.
Si attende un cenno che assicuri dell'adempimento di quanto sopra.
(...)
1919, maggio 27
Il sindaco al segretario dell'Ufficio Provinciale per le pensioni di guerra di Perugia.
Mi rivolgo alla cortesia della Signoria Vostra per conoscere se i soprassoldi inerenti alle medaglie al valore militare sono riversibili a favore delle vedove, dei figli e dei genitori dei militari defunti, anche se forniti di pensione privilegiata di guerra.
In caso affermativo desidero conoscere se le domande di liquidazione a favore dei suddetti eredi debbano essere trasmesse al Ministero d'Assistenza Militare per il tramite di codesto Ufficio Provinciale.
(...)
1921, aprile 10
Il concorso per il monumento al fante (Di "un fante del 129")
(L'articolo inizia con il testo di una lettera scritta da Gabriele d'Annunzio ad un certo Gasparotto, membro del comitato per il monumento al fante da realizzare sul Monte San Michele. D'Annunzio, tra l'altro, ricorda alcuni episodi di guerra accaduti il 21 ottobre 1915 durante uno dei tanti assalti delle truppe italiane a quella contesa quota. A tale episodio si aggancia il commento dell'anonimo articolista).
21 ottobre 1915! Eravamo lassù, sotto un turbine di fuoco; strisciavamo come serpi per terra, avanzando a gradi a gradi, in lunga fila risoluta, fremente, tra le pietre che ci laceravano il petto, tra i cadaveri che chiudevano il passo... Divelti i reticolati a furia di sacrifici inauditi, vinta la feroce resistenza di Peteano, occupate le nauseabonde trincee degli austriaci, salivamo sempre e ci ritrovavamo decimati, ma saldi, a Cima Uno (26), a Cima Due, a Cima Tre... anche noi del 129° reggimento! Scavizzi Ubaldo, Filippetti Amilcare, Lisarelli Esopo, Gambini Giuseppe, Gambini Don Antonio e tanti e tanti di Gubbio nostra e degli altri comuni dell'Umbria, come mi siete ancora innanzi agli occhi in una luminosa visione d'affetto, non ombrata da alcuna divergenza di parte (27), come vi rivedo ancora fieri negli abiti laceri, meravigliosi nel vostro valore, modesti e sorridenti nella ben conquistata vittoria!
Cima 4...! E' lassù, sulla contesa altura di appena 200 metri, a quota 195, che più tardi mi fu dato suggellare col sangue il giuramento di devozione al Re e alla Patria; è lassù che sotto un uragano d'inferno attendemmo dissanguati la morte, nella impossibilità d'un immediato soccorso. Quanti ricordi! A sei anni di distanza l'animo che non cede a nessuna delusione, vibra ancora dello stesso entusiasmo e bacia nel pensiero la santa bandiera, augurando, anelando, invocando alla patria giorni migliori...
***
La bandiera del bel reggimento (28) ebbe anch'essa l'onore dell'attenzione Sovrana. L'ordine del giorno con cui ne veniva dato l'annuncio è inciso indelebile nel cuore, e possiamo ripeterlo a occhi chiusi, senza pericolo di cambiare una virgola:
"Con mio sommo orgoglio comunico il seguente telegramma di Sua Eccellenza il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito giunto in questo momento:Sua Maestà il Re di motu proprio si è degnato concedere medaglia argento valore militare alla Bandiera cotesto Reggimento per segnalato motivo: con salda disciplina, con ferma volontà, con suprema audacia da Peteano si raffermò sulle rocce e verso Boschini (Basso Isonzo) abbattendo reticolati profondi e conquistando trincee nemiche saldamente guarnite e difese, 20 ottobre - 14 novembre 1915.
Comunico grandioso atto Sovrano con mia vivissima compiacenza e saldi rallegramenti".
Colonnello 129° Reggimento Fanteria
Ferrari (29)
O irrequieti avversari, cui tanto preme che i reduci gloriosi rinneghino la propria bandiera, distruggendo così splendida parte del loro patrimonio morale, quanto siamo più tranquilli di voi nella soddisfazione del dovere compiuto.
***
E' di quel tempo il bollettino di guerra ormai passato forse nell'oblio... "La Brigata 'Perugia' riuscì a conquistare tutto il costone che dalla terza vetta del monte degrada sull'Isonzo tra Peteano e Boschini. Scacciata poi da tale posizione per un vittorioso contrattacco nemico, contrattaccava a sua volta riconquistando le perdute trincee. Tutta la notte l'avversario rinnovò furioso gli assalti riuscendo per sette volte ad arrivare fino alle nostre linee; ma sette volte falciato da tiri precisi di artiglieria e fucileria, fu ributtato in disordine e con enormi perdite. Infine, logori ma indomiti, i valorosi fanti del 129° reggimento, fasciati i piedi in sacchi a terra, nelle tenebre irrompevano dalle trincee sull'avversario e lo disperdevano completamente... (30) "
E come il 129, così tanti altri reggimenti decimati, distrutti e tenacemente rinnovellati lassù! Ben a ragione il Comandante ha definito il San Michele "Monte dell'ira". Auguriamo con lui che l'interprete invocato sia degno di tanta epopea!
("La Sentinella", numero unico del 10 aprile 1921)
 
1921, giugno, 5
Telegramma del commissario di Gubbio Calosi al prefetto di Perugia.
Solenne cerimonia consegna medaglie alle famiglie caduti in guerra svoltasi splendidamente. Oratore felicissimo il Prof. Morganti direttore Scuole secondarie. Telegramma Vossignoria letto al pubblico accolto battimano. Città festante per ricorrenza Statuto. Banchetto ufficiali affratellò cittadini diversi partiti (31), oratori tutti brindarono grandezza fortuna Patria. Ordine perfetto.
Commissario Prefettizio
Calosi
1921, ottobre 6
Testo del discorso tenuto probabilmente dal commissario prefettizio in occasione del ritorno a Gubbio delle salme di quattro soldati morti al fronte.
"Chi per la patria muor
"Vissuto è assai..."
Cittadini.
Nel nome della Città che ho l'onore di rappresentare, porgo il mio commosso e reverente saluto alle spoglie gloriose dei sottotenenti Conte Domenico Fabiani, Gaetano Leonardi, Domenico Agostinucci e caporale Ubaldo Angeloni, che dai piccoli cimiteri dove erano state provvisoriamente composte, vengono a dormire il sonno che non ha risveglio sotto il nostro cielo, nella quiete infinita di questa nostra terra.
Essi, i giovani eroi, tornano nel luogo che li vide nascere, dove aprirono l'anima alle prime sensazioni ed il cuore ai primi sorrisi, di dove partirono pieni di entusiasmo e di fede per l'ultima guerra di Redenzione:
"Parea che a danza e non a morte andasse
"Ciascun di loro ..."
Può dirsi col poeta; così grande, così sincero era lo slancio con cui affrettavano il momento di misurarsi col nemico.
Tornano i corpi avvolti nel tricolore benedetto che essi bagnarono di sangue, tornano immoti nella tremenda maestà della morte. Ma può dirsi veramente che gli spiriti siano scomparsi? A questa glorificazione del loro sacrificio, compiuta da tutto un popolo riunito dal più nobile dei sentimenti, noi abbiamo l'impressione che gli spiriti assistano, che campeggino qui davanti a noi, in una sfera ideale
"che solo aurora e luce ha per confine"?
Domenico Fabiani, Gaetano Leonardi, Domenico Agostinucci, nomi che io pronuncio con venerazione, io non vi conobbi di persona: v'ho conosciuto in questi giorni, più che per l'ammirazione con cui mi si è parlato di voi, leggendo le lettere da voi scritte dal campo, le espressioni di elogio dei vostri Superiori. Cari figliuoli, che cos'era quella fiamma divina che consumava i vostri petti e che ti faceva scrivere, o Domenico Fabiani, quando ancora eri allievo della Scuola Militare : "La nostra vita appartiene alla Patria e ad essa interamente dobbiamo dedicarla"?. E dalla zona di guerra "Potessi almeno morire con le armi in pugno al grido di 'Viva la Patria mia'"! E ancora "In questi momenti decisivi il pensiero dominante ed unico è la Patria ...O avventuroso o benedetto quel giorno in cui il nostro vessillo sventolerà puro, riconsacrato sul giusto martirio degli eterni oppressori, sulla via della resurrezione e della libertà"! Ed ecco l'ultima cartolina: non si può ripeterla che piangendo:
"Amo l'Italia: questa cara Italia che racchiude in se tanti ricordi, tanti nobili ideali: ma soprattutto amo voi, miei amati genitori, che tanto vi siete sacrificati per me. Se disgraziatamente dovessi morire, siate fieri che troverò morte eroica ... siate forti sul destino avverso; non maledite nessuno e che la fortuna delle armi nostre sopisca ogni rancore, ogni dolore". Fu l'ultimo colloquio: il giorno appresso la tua vita era spezzata. Oh come splendono le due medaglie d'argento consacrate al tuo valore, eroe giovinetto che passasti così nella breve vita, serio e pensoso, quasi cercando di schivare gli sguardi di quanti ti ammiravano sinceramente.
O Gaetano Leonardi, degno discendente di audaci difensori della Patria nelle prime guerre del Risorgimento (32), anche tu scrivevi alla tua mamma: "Solo la Patria in questo momento è grande e s'impone: tu quindi, in caso, non dovresti essere che orgogliosa del mio sacrificio". E al tuo buon maestro professor Manetti: "Tutto è bello, tutto si fa volentieri per la Patria: per l'Italia nostra sacra, grande, immortale. E' un fuoco che non è spento, che consuma il cuore e se ne prova gaudio anche se consumi la vita". E ancora alla tua mamma: "La Patria ha diritto e vuole il contributo di tutti i suoi figli: non rimane quindi che adempiere il dovere, tutto il dovere".
E rileggo anche il tuo breve epistolario, o Domenico Agostinucci, bersagliere senza macchia e senza paura. "Quando odo tuonare il cannone = scrivevi al babbo = sento balzare il cuore gonfio di gioia ed anelo il momento di combattere. I miei bravi bersaglieri mi adorano e non desiderano che il battesimo del fuoco e, speriamo, ciò sia ben presto". Ed in un'altra lettera: "Finché la Patria avrà bisogno della nostra opera, del nostro braccio, io sarò qui ad adempiere interamente e scrupolosamente il mio dovere di soldato e d'Italiano". Ed ancora "Coraggio o bravi figli di Lamarmora, a voi è riserbata la gloria di ricacciare col vostro impeto al grido fatidico di Savoia! il secolare nemico... Chi potrà ridire le vostre gesta di valore, chi canterà ai posteri il vostro eroismo, il vostro spirito di sacrificio"? E sono tutte così queste lettere, tutte riboccanti d'ardente amor patrio; nelle misere e sterili lotte che travagliano la nostra umanità quanto si elevano sopra tutto e sopra tutti le anime elette di questi giovani di vent'anni!
O buono, o modesto caporale Ubaldo Angeloni (33), figlio di questo nostro popolo che fu l'artefice più grande della vittoria, che dirò di te? Non si sono raccolti i tuoi scritti (34) che nelle ore di riposo in trincea tu non mandavi se non la cartolina del nostro fante, piena di affetto e di nostalgia, nelle semplici espressioni. Ma io saluto in te l'eroismo ignoto, l'espressione sublime del dovere compiuto per il dovere; tu non avevi studiato, sei morto da prode perché sentivi che a questa Italia, a questa Madre di tutti, vicino a cui ogni altro affetto tace e impallidisce, era consacrata, con quella dei tuoi compagni, anche la tua vita!
Cittadini,
Nel rito solenne che in questo momento si compie, mentre le salme venerate stanno per tornare dentro la terra negra, e la vita riprenderà il suo pulsare, e per tutti fuor che per Loro avranno fiori le piante e sorrisi il Cielo azzurro, uniamoci in una promessa. Come gli antichi Greci bruciavano sul rogo delle persone che amavano i loro oggetti più sacri, così noi bruciamo idealmente alla fiamma di fede e di amore che abbiamo accesa per gli eroi giovinetti, le idee, le prevenzioni che separano uomo da uomo, italiano da italiano. Stringiamoci, o cittadini, nel giuramento di tutto scordare, di tutto sacrificare per l'Italia. Essi, i nostri Martiri, dettero per lei il loro sangue, diamo anche noi ciò che possiamo e che è assai meno della vita!
 

1926 ca.

M U N I C I P I O  D I ..G U B B I O

Elenco dei soldati eugubini decorati al Valor Militare

1

AGOSTINUCCI Domenico di Pietro argento  

2

ALBINI Salvatore di Giovanni argento  

3

ALLEGRUCCI Ferdinando di Pasquale bronzo morto, soldato

4

ALUNNO Umberto di Enrico bronzo  

5

ANASTASI Sestilio di Francesco argento  

6

ANGELONI BEI Salvatore di Vincenzo bronzo  

7

BARBADORO Nazzareno di Pio argento  

8

BARBI Enrico di Francesco bronzo  

9

BARTOLINI Eugenio di Giuseppe argento sergente

10

BAZZUCCHI Alfredo di Giovanni argento  

11

BAZZUCCHI Eugenio di Filippo bronzo  

12

BELLUCCI Ferdinando di Agostino bronzo morto, soldato

13

BETTELLI Federico di Adamo argento (?)  

14

BIANCARELLI Federico di Filippo (35) argento sottotenente

15

BRACCHINI Luigi di Giuseppe bronzo  

16

BUCCOLINI Giuseppe di Cesare argento  

17

CAPPANNELLI Attilio di Giuseppe bronzo  

18

CAPPANNELLI Giuseppe di Domenico argento sergente

19

CARLETTI Federico di Angelo argento  

20

CECCAGNOLI Vitaliano di Giovanni argento  

21

DAMIANI Luigi di Salvatore argento  

22

FABIANI Domenico di Giuseppe argento morto

23

FARAMELLI Raffaele di Vincenzo bronzo  

24

FIORITI Maurizio di Giuseppe bronzo  

25

FRONDUTI Adolfo di David bronzo  

26

GAGGIOTTI Luigi di Tommaso bronzo  

27

GAOTI Luigi di Vincenzo argento morto

28

GATTI Luigi di Francesco bronzo  

29

GIGLI Attilio di Giuseppe bronzo  

30

GIGLI Ruggero di Attilio bronzo  

31

GNAGNI Goffredo di Carlo bronzo  

32

GUARDABASSI Pietro di Sebastiano argento  

33

LAURI Gaetano di Ubaldo bronzo  

34

LAURINO Luigi di Sante bronzo  

35

LEONARDI Gaetano di Giuseppe argento morto

36

LEPRI Giustino di Raffaele argento morto, soldato

37

MANGANELLI Gino di Teodolo bronzo  

38

MARANGHI Guido di Nazzareno argento  

39

MAS Cesare di Giuseppe argento morto, soldato

40

MATTEUCCI Francesco di Odoardo argento morto

41

MINELLI Alessandro di Alfonso bronzo  

42

MINELLI Claudio di Luigi bronzo  

43

MONACELLI Federico di Salvatore bronzo  

44

MORGANTI Ugo di Giulio argento  

45

PAFFI Giuseppe di Pietro bronzo morto, sergente

46

PASCOLINI Ubaldo di Giuseppe bronzo morto, soldato

47

PASSERI Adelmo di Domenico bronzo  

48

PERUGINI Ubaldo di Giuseppe bronzo  

49

PIEROTTI Adolfo di Giosuè bronzo morto, soldato

50

PIEROTTI Angelo di Adamo argento  

51

PIEROTTI Nazzareno di Adamo bronzo morto, soldato

52

PROFILI Ubaldo di Nazzareno argento morto

53

ROGARI Nazzareno di Ubaldo bronzo  

54

SCAVIZZI Ubaldo di Giona bronzo  

55

TACCHI Ugo di Luigi bronzo  

56

TICCHIONI Carlo di Ettore bronzo  

57

TOMASSOLI Giulio di Giuseppe bronzo  

58

TOMASSOLI Giuseppe   bronzo  

59

VISPI Virginio di Salvatore argento  

60

GRISEI Vincenzo (36)      

61

ZOPPIS Cottardo (37)      
1939
Il nuovo Esemplare della Gloria.
E dopo aver tanto pianto e un poco riso fra le truci novelle di questa tetra e talor gaia Iguvio, torniamo alla pura gloria degli eroi; degli eroi nuovi che ricalcarono le orme degli antichi, quasi obbedendo ad un preciso richiamo della razza.
Allo scoppiare della conflagrazione europea, accorsero in Francia parecchi generosi (38) ad irrorare di porpora la già rossa camicia garibaldina, in quella epica battaglia di tre giorni a Bligny che salvò Reims dall'occupazione tedesca.
E, distinguendosi tra gli altri per un loro particolare carattere, furono chiamati i lupi matti; e, non soltanto nel nome, ripeterono le prodezze dei Feltreschi di Federico. Forse, di loro nessuno sopravvisse; i supersiti, attossicati dal gas ed accorsi poi sul fronte italiano (39), scomparvero anch'essi.
Mesta è la gloria di pugnare per lo straniero!
Poi fu la volta della guerra sul fronte italo-austriaco.
Rivedo il biondo Federico Biancarelli, mente acuta ed irrequieta, oratore battagliero della democrazia cristiana, arringare di sull'alto del tetto di Santa Maria dei Laici il popolo adunato sulla piazza.
Toccava le più alte vette dell'oratoria, invocando il Cristo con la suo voce squillante...
Poi, forse insoddisfatto, passava ad altri ideali. Accorse però entusiasta sul fonte, a salvare i fratelli irredenti. Sottotenente, al comando del capitano Menotti Garibaldi, volle, di sua iniziativa (40), guidare i soldati alla conquista di una delle più alte vette delle Dolomiti; le alte vette erano nel suo temperamento.
Quella vittoriosa azione fu tutta merito della sua abnegazione e del suo coraggio.
Mentre raggiungeva la meta suprema, egli si aprì sul petto la tunica, mostrando al di sotto la camicia rossa; in atto di sfida si drizzò verso il nemico, gridandogli un'invettiva con la sua voce squillante.
Ma colpito, incontrò la morte; e la camicia rossa, insanguinata, è ora sacro cimelio dei suoi familiari.
Era il 30 aprile 1916.
Passò rapida la fanciullezza di Gigettino Gaoti. Noi lo miriamo ancora nella fotografia del tempo, col berrettino calato in sulle ventitre, la sigaretta pendente fra le labbra sorridenti, in veste di piccolo operaio, quale egli era.
Passò la sua fanciullezza vivace e ardimentosa, illuminata da quel suo prodigo e simpatico sorriso. Era operaio e, forse pel socialismo che spirava nell'aria anteguerra, si era sentito contrario all'intervento dell'Italia.
Ma poi, una volta al reggimento, al fronte, comprese, mentre prima era ignaro, il perché della guerra. E quindi la fece bene.
Il suo caso fu dunque emergente e monito a coloro che invece domandarono l'intervento e magari non combatterono, nonché a quelli che vi si opposero per ragioni di falso umanitarismo e di errate idealità, che ormai è perfino superfluo ribattere.
Nelle numerose azioni cui si trovò presente, Gigettino si comportava con leonino coraggio. L'animo suo fiero, entusiasta, spiegava nella battaglia grande attività, e singolare valore.
Graduato, si rivelò costantemente ottima guida e magnifico esempio ai propri dipendenti. Fu tre volte ferito.
In un contrattacco, il 18 dicembre 1917, seppe col suo reparto rioccupare e mantenere una trincea, nella quale il nemico aveva fatto prima irruzione. Dimostrò così al Comando di possedere le doti necessarie per ben comandare un plotone, egli che non era stato per l'innanzi che un semplice operaio. Fu pertanto promosso Aiutante di Battaglia.
Ebbe anche, in premio, licenza di tornare a casa per un breve periodo. E, venuto fra i suoi, sorridendo, dichiarava agli amici che, perdurando ancora la guerra, presentiva che sarebbe divenuto generale!
Poi ripartì per il fronte. Alla stazione ferroviaria, al momento del distacco dai familiari, scorgeva le lagrime che bagnavano il loro ciglio.
Ma, coll'animo sempre mai acceso di patriottismo, gridò loro dal finestrino del treno in puro dialetto:
"Ohè! Non famo tante noie"!
Il prode soldato non sopportava il pianto, che piega l'animo patrio alla viltà ed era sintomo di disapprovazione del dovere patrio da parte di chi non comprendeva il sacrificio dell'eroismo.
Così Gigettino ripartì per la lunga guerra, ripromettendosi nuovi allori fidenti, nel suo spirito entusiasmato, di attingere alla finale vittoria d'Italia.
E si trovò sul Montello, arditissimo fra gli Arditi, nella difesa eroica e fortunata del sacro suolo della patria invaso.
Con lo slancio e con l'entusiasmo che gli erano consueti, chiese al suo Tenente che gli permettesse di assumere il comando della pattuglia di punta di una brava Compagnia, la Compagnia Aosta.
Quantunque tale comando non gli spettasse, egli, a forza, lo volle e lo ottenne. Si sentiva in vena quel giorno; vedeva un'occasione adatta per lui, nella quale sarebbe sicuramente riuscito.
Avanzò quindi coraggiosamente, con ammirevole serenità e valore, alla testa dei suoi, puntando sulla famosa Casa Bianca, poi detta Casa Zummelli, in memoria della morte del Capitano di questo nome. Voleva catturare una mitragliatrice nemica in azione contro la sua pattuglia, onde ridurla al silenzio.
Ma questa, rivolta principalmente contro di lui, come anima dell'assalto, lo colpì.
Tuttavia Gigettino, uso alle ferite, conscio che il momento esigeva rapidità e decisione, non si fermò, ma continuò a correre verso il nemico, incitando anzi i compagni al grido di: "A voi Arditi"!
Ma si appressava al pericolo sempre più grave ed intenso: fu perciò colpito nuovamente da una fucilata.
Ed un nuvolo di nemici lo circondò, inferendogli molti colpi di pugnale.
Gigettino morì all'istante.
A me sovviene a questo punto che un altro Grande nella storia, Giulio Cesare, morì come lui.
All'ingresso del pubblico giardino, tra il verde cupo delle conifere, si eleva una candida torre di marmo. Degno simbolo in una città di torri.
Sopra uno sfondo in bianco bassorilievo, folto di guerrieri medioevali, spicca, bronzeo, il simulacro del fante moderno d'Italia. L'eroe nuovo, scuro, fortemente segnato, sopra gli eroi d'un tempo, oramai pallidi e piatti. Alto idealismo, cui si disposa nobile forma.
Nel retro appaiono al riguardante vaste pagine marmoree, fitte di negri nomi (41). Ivi ho letto fra i primi i nomi di Federico Biancarelli e di Luigi Gaoti; ma mi avveggo di non aver forza bastevole a leggere i nomi di tutti i 610 caduti (42).
Ben vero che, a differenza delle epoche trascorse, in oggi gli eroismi si raccontano a masse.
E ci fu Salvatore Albini, già combattente di Libia; anche lui con la camicia rossa, allo Chemin des Dames, poi accorso sul fonte italiano (43).
Aiutante di Battaglia, Comandante, per gli innumerevoli atti di eroismo si guadagnò due medaglie d'argento (44) al valore e moltissime decorazioni che suscitavano in tutti viva ammirazione quando se ne fregiava il petto.
Nelle mani malconce gli erano restati confitti abbondanti residui di schegge di proiettili che il chirurgo non aveva potuto estrargli; e nel suo corpo altre schegge numerose, invisibili, che marciavano continuamente nelle sue carni, assieme a due pallottole intere.
Era così un uomo d'acciaio.
Ripartendo un giorno pel fronte, alla stazione ferroviaria ci fu un tale, che credette fargli coraggio.
Salvatore Albini gli rispose con voce maschia e sonora:
"A me coraggio? Vedi? (e indicò le rotaie della strada ferrata) Sai cosa è quello ? Quello è acciaro. Faresti tu coraggio all'acciaro? Ebbene, anche io sono acciaro". E gli mostrò le palme delle mani.
Non ebbe l'onore di morire sul campo.
Poi indossò fra i primi la gloriosa camicia nera, con dignità e con orgoglio, e la Milizia lo ebbe decurione attivo e fedele.
Fascista nobile e convinto, salutava romanamente con gesto ampio ed austero, mostrando così, senza volerlo, l'acciaio maligno nelle mani mutilate.
Visse gli ultimi anni la vita grigia del salariato, amando narrare episodi di guerra.
Indi il destino lo vinse, o forse la marcia inarrestabile dell'acciaio entro il suo copro, o le sofferenze patite per la sua eroica fatica.
Ed anche lui, nato dopo tanti altri, si addormentò per sempre, ben prima di loro.
(...)
(GIOVAGNOLI 1939, pp. 201-207)
 
s.d.
PROPOSTA
per concessione di Medaglie al valor militare od encomi solenni
CASI DIVERSI
pei quali può essere proposta la medaglia al valor militare
A) Medaglia d'oro e d'argento (R. Viglietto 26 marzo 1833. - Disposizione 9 del fascicolo 9 della Raccolta)
1. Essere il primo sul ciglio della breccia.
2. Essere il primo sul ramparo quando si prende una piazza per mezzo della scalata; od il primo, in azione di mare, a salire all'abbordaggio sul legno nemico, di cui si ottenga, ciò mediante, la resa.
3. Entrare il primo in un ridotto o trinceramento; ed in tal categoria si possono mettere le case nelle quali il nemico oppone una forte resistenza; ovvero con colpo arditissimo incendiare un vascello nemico.
4. Difendere la bandiera sino all'ultima estremità, e salvarne almeno il drappo.
5. Difendere un ponte, uno stretto od un altro posto qualunque contro forze superiori, per cui ne risulti un importante vantaggio all'esercito; od in mare battersi vittoriosamente e catturare legno nemico di maggior bordo e portata; ovvero ancorché perdente porre, mercé la disperata difesa fatta, il legno nemico nell'impossibilità assoluta di più tenere il mare.
6. Essere il primo a scagliarsi in un quadrato, se per ciò ne risulta la rotta del medesimo.
7. Non abbandonare il combattimento benché ferito, e ritornarvi subito dopo essere stato bendato.
8. Comandando un posto avanzato dare, in caso d'improvviso attacco, col mezzo d'ostinata difesa contro forze superiori, al corpo principale il tempo di prendere le armi ed ordinarsi.
9. Avendo il comando di un distaccamento in caso di ritirata, arrestare o rallentare con vigorosa e ben intesa resistenza l'inseguimento del nemico, e salvar così il corpo principale.
10. Prendere una batteria al nemico; ben inteso però che essa sia in istato di difesa, e non ancora scavalcata.
11. Riprendere un nostra batteria caduta nelle mani nemiche.
12. Riprendere un bandiera o stendardo caduto nelle mani del nemico.
13. Salvare un ufficiale superiore o generale dall'esser prigione.
14. Far prigione un generale nemico.
15. Salvar la vita ad un ufficiale superiore o generale, esponendo la propria a manifesto pericolo.
16. Radunare, arrestare e ricondurre al combattimento gente dispersa e fuggiasca.
17. Passare un fiume al nuoto o altrimenti per prendere le barche attaccate alla ripa occupata dal nemico, e ricondurle alla propria ripa.
18. Portare una lettera da una fortezza assediata, attraverso al campo nemico, al comandante della propria armata e viceversa.
19. Ricondurre alla propria armata un corpo di truppa od un distaccamento stato tagliato fuori in seguito alla ritirata.
20. Come capo di pattuglia o ricognizione, scoprire l'approssimazione del nemico, avanzarlo e prevenirlo ad uno stretto od altro sito vantaggioso per riordinarsi, e per tal modo fare un gran numero di prigionieri.
21. Comandante di un corpo di truppa, per mezzo di una marcia ben intesa, sorprendere, battere e far prigione una truppa nemica.
22. Come capo di un distaccamento in caso d'una rotta del nemico, avanzarlo e prevenirlo ad uno stretto od altro sito vantaggioso per riordinarsi, e per tal modo fare un gran numero di prigionieri.
23. Cooperare in modo particolare e distinto al buon esito d'una intrapresa militare qualunque con gravi stenti e rischio personale della vita, come per esempio: sorprendere ed annichilare un convoglio del nemico, pel difetto del quale questo trovasi obbligato di levare l'assedio già inoltrato d'una fortezza, oppure introdurvi un soccorso tale che, o produca lo stesso effeto, o ne dilunghi notevolmente la resa.
24. Salvare la cassa dei denari e gli equipaggi militari e le artiglierie, in ispecie quando si tenevano già per abbandonati, ed avevasi avuto ordine dal comandante di inchiodarle o gettarle in un fiume o precipizio; e così di un legno regio che fosse per naufragare, o da cui, già naufragato nell'atto stesso della burrasca, si aggiungesse a salvare la cassa militare, carte od altri effetti di somma importanza; purché però tali azioni non solo vengano convalidate da testimoni convenienti, ma non siano neppur giudicate prodotte ben più da desiderio di preda, che da un nobile sentimento d'onore.
25. Qualunque fatto personale di ogni militare in qualsiasi occasione, anche in piena pace, in cui trovisi comandato di servizio, oppure che in caso di tumulti o sommosse si fosse messo a disposizione dell'Autorità superiore, purché detto fatto venga riputato prudente, distinto e coraggioso e si ravvisi di tale natura da poter eccitare l'emulazione del valore fra i suoi compagni d'armi.
B) Medaglia di bronzo (R. Decreto 8 dicembre 1887 - Disposizione 10 del fascicolo 9 della Raccolta):
Per tutti quegli atti di fermezza e coraggio i quali, senza avere gli estremi richiesti per meritare la medaglia d'argento, meritano tuttavia particolare distinzione.
DOCUMENTI SU DUBBIE CONCESSIONI DI MEDAGLIA
FIORUCCI Salvatore
1921, agosto 25
Il comune di Gubbio a Fiorucci Salvatore - Salia.
OGGETTO: Medaglia d'argento al valor militare (45).
Invito la signoria vostra a presentarsi in questo ufficio per ricevere comunicazione di una lettera del distretto militare di Perugia in data 22 corrente N. 3225 attergata alla nota il Ministero della Guerra in data 17 agosto N. 2500 spedizione 58a con la quale si chiede il domicilio del Fiorucci ed il reggimento di fanteria al quale apparteneva prima di passare alla 1688a compagnia mitragliatrici Fiat.
(Nota: Gubbio, 1 settembre 1921. Risposto per attergato al distretto militare significando che il militare Fiorucci appartiene a questo comune e che prima di passare alla 1688a compagnia mitraglieri Fiat faceva parte del 51° reggimento fanteria. Il commissario prefettizio)
 
NOTE
(25) Non figura in nessun elenco di soldati eugubini e, infatti, in un documento viene annotato "non è di Gubbio".
(26) La sommità del Monte San Michele (un collinetta di 277 m d'altezza) era caratterizzata da quattro protuberanze, chiamate, appunto, Cime (da 1 a 4, da nord a sud). Il San Michele costituiva il caposaldo principale dello schieramento austro-ungarico posto a sud di Gorizia.
(27) Chiaro riferimento alla situazione che si venne a creare in Italia tra gli aderenti alle forze socialiste e fasciste che non pochi lutti provocarono nel primo dopoguerra. A Gubbio si serba ancora la memoria dei tragici avvenimenti dell'aprile e del maggio 1921 - di poco successivi all'articolo de "La Sentinella" - sui quali conto di tornare non appena possibile.
(28) Cioè il 129° che, assieme al 130°, formava la brigata Perugia.
(29) Il colonnello Giorgio Ferrari comandò il 129° dal settembre 1915 al febbraio 1917. Sia detto per inciso, don Beniamino Ubaldi (futuro vescovo di Gubbio) fu cappellano militare di questo reggimento dal gennaio 1916 al gennaio 1917.
(30) In SCRIMALI, SCRIMALI p. 255, questa azione viene attribuita alla brigata Piacenza. Altri documenti - non ultima la motivazione del conferimento della medaglia d'argento appena trascritta - confermano, invece, che tale azione fu compiuta proprio dai fanti del 129°.
(31) Riferimento ai disordini accaduti a Gubbio tra fascisti e socialisti il 21 maggio 1915, Festa dei Ceri.
(32) Gaetano e Ubaldo Leonardi fecero parte della compagnia eugubina (battaglione di Pesaro) presente all'assedio di Treviso del 184; Giuseppe Leonardi, presente alla difesa di Roma nel 1849, fece parte della Commissione Municipale Provvisoria al momento dell'ingresso delle truppe Piemontesi in Gubbio il 15 settembre 1860.
(33) Angeloni Ubaldo di Domenico, nato il 28 maggio 1894, caporale del 9° reggimento fanteria, morì il 22 luglio 1916 al Bosco Lancia, sul famigerato Monte San Michele, per ferite in combattimento. Venne inumato nel cimitero di Sagrado, presso il casello n. 40 posto tra Sagrado e Sdraussina.
(34) Al contrario dei tre ufficiali per i quali fu pubblicato il solito fascicolo commemorativo contenente ampi stralci della loro corrispondenza di guerra.
(35) In realtà Felice.
(36) Aggiunto a mano alla lista dattiloscritta.
(37) Come nota precedente.
(38) Si tratta del II corpo d'armata comandato dal generale Albricci e costituito dalle brigate Brescia, Alpi, Napoli e Salerno. Per la battaglia di Bligny si veda BARBI 1999, pp. 43-49.
(39) Questo passaggio non è chiaro. Le quattro brigate del II corpo operarono sempre sul settore francese, fino alla fine della guerra. Tra i morti per gas asfissiante ci furono, ad esempio, Giuseppe Pierucci, Ettore Pieretti e il sottotenente Igino Turchetti, tutti della brigata Alpi.
(40) L'azione, in realtà, fu predisposta dal capitano Garibaldi, anche se il sottotenente Biancarelli ebbe a svolgere un ruolo decisivo nella conquista di Forcella Serauta.
(41) Il monumento non ha mai ospitato lapidi con la lista dei nomi dei caduti. Sul retro è invece presente (anche se ora è quasi illeggibile) l'epigrafe che riposta l'ultimo bollettino di guerra del generale Diaz, quello della Vittoria.
Per altre notizie sul ricordo marmoreo si veda CECE 2000b.
(42) Gli eugubini caduti in guerra, o per causa di guerra, furono di più.
(43) Inesatto.
(44) Ho trovato notizie su una sola medaglia d'argento. Anche osservando il ritratto dell'Albini con addosso le sue decorazioni, si può distinguere una sola medaglia al valor militare, sistemata al posto d'onore.
(45) Questo è l'unico riferimento rintracciato. Non si conosce se la medaglia sia poi stata effettivamente conferita al Fiorucci.
RINGRAZIAMENTI
Corrado Alunno,Adolfo Barbi,Massimo Bei,Patrizia E.P. Biscarini,Lucia Cesarini,Adamo Costi,Magda Fabiani,Francesca Faramelli,Luciano Faramelli,Mario Franceschetti,Abeda Gaoti,Alberto Lucci,Francesco Mariucci,Aldo Norcia,Ezio Palazzari,Ettore A. Sannipoli,Maria Luisa Scavizzi Tognaccini,Paolo Tomarelli,Archivio Vescovile di Gubbio,Biblioteca Comunale Sperelliana di Gubbio,Comune di Gubbio,
Società Operaia di Mutuo Soccorso di Gubbio
 
BIBLIOGRAFIA
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M.V. AMBROGI, G. BELARDI, Gubbio dopo la prima guerra mondiale (1919-1921). Politica - Economia - Società, Assisi 1992.
M.V. AMBROGI, G. BELARDI, I. GAGLIARDONI, Gubbio, S. Ubaldo e la grande guerra (1913-1921). L'opera di P. Emidio Selvaggi, Assisi 1991.
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G. BELLO', Montello e Piave nella Grande Guerra, Bassano del Grappa 2001 (Cd-Rom).
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F. CECE, Lo stato deplorevole di Viale della Rimembranza, in "L'Eugubino", a. L (1999), n. 4, pp. 35-36.
F. CECE, Ricordo del sottotenente Ildebrando Zoccoli, Gubbio 2000a (dispensa).
F. CECE, Il Monumento ai Caduti di Gubbio nella Grande Guerra, Gubbio 2000b (dispensa).
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