Il Disperso

di Annalisa Castagna

Leggendo le innumerevoli liste di nomi che si trovano nei monumenti ai caduti della prima guerra mondiale non si può fare a meno di provare un sentimento di pietà per tutti quei giovani di cui rimane solo un nome su una fredda lastra di marmo. A volte, vicino ai nomi compare anche il luogo dove essi sono morti e si può così ricostruire le vicende belliche che loro malgrado li hanno voluti protagonisti. Diverso è il caso dei dispersi perché nulla o quasi testimonia la loro vicenda umana ed è appunto su uno di loro che ho costruito questo breve articolo, incuriosita dal fatto che costui era un mio prozio smarrito nelle ferite della storia.
Il suo nome è il primo della lista degli “ irreperibili” come recita il monumento dei caduti dell’ex- comune di Novale. Quella pietra bianca è tutto ciò che rimane oggi, considerato il fatto che anche la struttura muraria dell’edificio è stata abbattuta.

Bevilacqua Mario classe 1896

Dal foglio matricolare si apprende quanto segue: Bevilacqua Mario, soldato di leva 1° categoria, distretto di Vicenza, 7° Reggimento Bersaglieri, 4° compagnia, zappatore, disperso nel fatto d’armi di Monte Sperone (Trentino) il 12 aprile 1916. Figlio di Luigi e Zordan Anna, nato l’11 agosto 1896 nel comune di Novale (VI). Statura 1.68, torace 0,84, capelli biondi di forma ondata, naso e mento regolari, occhi celesti, colorito roseo, dentatura sana, di professione tagliapietre, capace di leggere e di scrivere.

In queste poche righe c’è tutta la vicenda umana di Mario disperso a vent’anni e mai ritrovato. Per cercare di avere altre notizie relative a questo soldato ho consultato l’ex – archivio di Novale, ora in carico all’archivio del comune di Valdagno, e ho trovato una lettera rivolta dal sindaco di Novale allo spettabile ufficio centrale per notizie alle famiglie dei militari del 29 agosto 1916. Nella lettera si chiedono notizie relative a Mario e si aggiunge che sua madre non sa rassegnarsi e continua a cercarlo negli ospedali militari.

Spettabile Ufficio Centrale per notizie alle famiglie dei militari – Bologna
Nell’aprile o maggio il soldato Bevilacqua Mario della 4° compagnia del 7° Bersaglieri veniva ferito a Monte Sperone. Da allora la famiglia non ha di lui notizie. Fatte ricerche da parte di questo Ufficio risultano vane. Lo stesso Deposito del Reggimento non sa dove il Bevilacqua trovasi degente. Nel luglio scorso l’Ufficio di Verona ci partecipava che il Bevilacqua doveva trovarsi all’ospedale da campo 013,( non è stato possibile localizzare tale ospedale) ma in data 18 corrente anche tale ospedale ci scriveva che il Bevilacqua non risulta in esso ricoverato.
Siamo dovuti rivolgerci a questo spettabile Ufficio perché voglia compiacersi a coadiuvare nelle ricerche di questo soldato che la madre sua versa in un’angoscia indicibile.
Ci auguriamo di ricevere al più presto buone notizie al riguardo e pertanto vivamente ringraziamo.

Da questa lettera scritta alla fine di agosto del 1916 si apprende che Mario era stato dichiarato ferito, ed è appunto questa la versione data alla famiglia anche da compagni d’arme. Perciò sua madre per un anno continuò le sue ricerche nei vari ospedali militari, prima a Vicenza, poi a Mestre, ma mentre si apprestava a raggiungere l’istituto del Cottolengo di Torino, dove sembrava fosse stato portato, giunse la dichiarazione di irreperibilità in data 10 luglio 1917. Di lui non si seppe più nulla!

Allora giunte le mie ricerche ad un punto morto, ho voluto indagare sulla vicenda di Monte Sperone consultando i testi del Ministero della Guerra.

Bollettino del Comando Supremo 12 aprile:

“In Val di Ledro, con metodiche operazioni offensive, migliorammo la nostra occupazione sulle alture a settentrione del rio Ponale, tra la valle di Concei ed il Garda. Con il consueto efficace appoggio delle artiglierie le nostre fanterie espugnarono una forte linea di trinceramenti e di ridotte lungo le falde meridionali di monte Pari e di Cima d’Oro e sulle rocce di monte Sperone. I presidi nemici, dopo aver subito gravi predite,favoriti dal terreno, riuscirono a ritirarsi. Tuttavia furono da noi presi una ventina di prigionieri.”

Bollettino del Comando Supremo del 13 aprile:

“In Valle di Ledro, la notte sul 12 il nemico, con improvviso e violento attacco, riuscì ad irrompere in una parte delle trincee da noi conquistate sul monte Sperone. La sera del 12, dopo intensa preparazione delle artiglierie, le nostre truppe contrattaccarono riuscendo, dopo accanita lotta, a riconquistare le posizioni ed a compiere nuovi progressi sulle balze del monte Sperone.”

Settore giuducarie

La 6° divisione di fanteria che operava in detto settore, nei giorni 8, 9, 10 dicembre 1915, occupò il costone di monte Vies, malga Vies, quota 1707, monte Mascio. Nei giorni 12, 13 dicembre cercò di occupare anche monte Nozzolo per alleggerire la pressione nemica su monte Vies. L’azione non riuscì anche per le condizioni metereologiche, tuttavia gli italiani allargarono l’occupazione di quota 1707. Prima di Natale, il 23 dicembre 1915, il comando della I armata chiedeva al III corpo di proseguire nell’occupazione anche in vista di possibili rinforzi austriaci che avrebbero posto delle serie ipoteche sul terreno già conquistato. Il comando del III corpo ribadiva l’importanza di consolidare le posizioni conquistate ed, inoltre, a causa della neve caduta e della vigilanza degli austriaci, l’operazione richiesta che vedeva l’occupazione del Nozzolo – Cadria, si sarebbe attuata quando si fossero presentate delle circostanze più favorevoli.

Nel marzo del 1916, a causa dell’imminente battaglia dell’Isonzo ( 5° battaglia dell’Isonzo – 11 marzo 1916) le armate 1° e 4° vennero invitate a condurre operazioni per impegnare le truppe nemiche al fronte. Così a partire dal giorno 11 marzo furono intensificate le azioni offensive sul fronte della 1° armata. Tali azioni, secondo la relazione ufficiale, avrebbero dovuto avere la seguente successione: 1° Val Lagarina, 2° Val Sugana, 3° Giudicarie – Garda, 4° Alpi di Fassa. La successione rispettava lo stato delle artiglierie. Perciò nel settore Giudicarie – Garda si doveva condurre un’energica azione offensiva sull’estrema destra del settore per conseguire il possesso di Grotta Dazi e Costa di Salò.

La linea nemica si sviluppava sul costone che partendo dal cocuzzolo dello Sperone, raggiungeva il monte Parì. Gli austriaci avevano rinforzato tale linea con opere militari e l’unica possibile via d’attacco rimaneva nel versante retrostante dove una rotabile che raggiungeva la testata di Val Mera si congiungeva con una strada di arroccamento che “ dalla quota 1527 della Rocchetta, percorre protetta alla vista del costone tutta la dorsale fino alla Bocca di Saval. Le posizioni di partenza dell’attacco costituivano prevalentemente una linea di osservazione ed erano dominate dagli austriaci come da uno spalto grandioso. Esse si estendevano dal fondo valle verso sud e attraverso Biacesa, s’arrestavano al trincerane di San Giovanni che era il punto più avanzato nella parte inferiore della valle. I soldati appollaiati lassù, come in un nido d’aquile, potevano essere riforniti solo durante la notte con grande cautela. La situazione richiedeva dai difensori prodigi di volontà e di abnegazione e con la fine dell’inverno diventava insostenibile. Bisognava ad ogni costo avanzare per sottrarsi alla soggezione immediata ed esasperante di M.Sperone….” ( G.Fioroni – La Valle di Ledro nella prima guerra mondiale- a cura del museo storico della guerra di Rovereto). *

Il 25 marzo, come si apprende dalla relazione ufficiale, vol. III tomo I, il comando della I Armata, in vista di una probabile offensiva nemica verso gli altipiani, con azioni combinate in Val Sugana e in Val Lagarina, sollecitava il comando del III Corpo ad effettua un’offensiva nel settore delle Giudicarie per indurre il nemico a sottrarre forze dall’obiettivo principale. Ma a causa della neve l’azione poté iniziare solo alcuni giorni più tardi. Essa fu svolta dalla 6° divisione di fanteria.

Questo fu lo schema dell’azione:
nel sottosettore 3 ( destra val Chiese) brigata Livorno;
nel sottosettore 4 ( fondo val Chiese) brigata Sicilia;
nel sottosettore 4 bis (val di Ledro) 7° reggimento bersaglieri, btg. Alpini Val Chiese, III Btg. Guardia di Finanza;
 
Il compito della divisione era il seguente:
a) costringere l’avversario a spostare le proprie forze attaccando la regione Bocca di Trat – Tomebru – M.Parì;
b) Attaccare Costa di Salò, Grotta Dazi, M.Sperone.
 
Il 3 aprile 1916 iniziò il tiro di preparazione dell’artiglieria. Azioni diversive furono condotte il 4 aprile nelle valli Giudicarie e il 5 aprile cominciarono le azioni d’attacco l’VIII Btg. del 7° reggimento Bersaglieri verso Costa di Salò, mentre verso Grotta Dazi e Monte Sperone agirono il Btg. Valchiese ed il III Btg. Delle Guardie di Finanza. Sempre dalla relazione ufficiale si apprende che l’attacco dei bersaglieri contro i trinceramenti di Costa di Salò a quota 1333 fu vana per la strenua resistenza del nemico.
Il giorno 6 aprile, il Btg. Alpini Val Chiese si mosse verso q. 976 e q. 1095, mentre il III Btg. delle guardie di finanza si mosse verso le quote 700, 600, 500, di monte Sperone. Nonostante l’occupazione di q. 500, il giorno successivo, gli austriaci ripresero la posizione.
La sera del 12 aprile il comando fu assunto dal comandante del 7° reggimento bersaglieri, colonnello Bartoli. Il 14 aprile, la IV Compagnia del 7° Bersaglieri riconquistava quota 500 con gravi perdite.
Durante questa azione ci furono le seguenti perdite nella 6° divisione, nei reparti impeganti nell’azione:
Ufficiali: morti 11, feriti 16;
Truppa : morti 78, feriti 460, dispersi 70

Bevilacqua Mario, classe 1896, fu uno di questi dispersi?

Come si apprende dal riassunto storico dei corpi, il 7° Bersaglieri nel 1915, all’inizio della guerra, era dislocato nelle Giudicarie , alle dipendenze della 6° divisione fanteria. Nell’ottobre del 1915 occupa le posizioni di Pieve di Ledro, Locca e Bezzecca. In dicembre una compagnia del 7° occupa il costone di sinistra di valle dei Molini con l’intento di liberare la regione Pasti. Nel 1916 il reggimento si mantiene sulle stesse posizioni. Nell’aprile del 1916, il reggimento opera con l’VIII Btg. verso la Costa di Salò, e agisce nella zona di m. Tomebrau e Bocca di Trat, occupando Cima delle Coste. Nelle Giudicarie resterà fino al 6 novembre 1916.
Il riepilogo ufficiale delle perdite afferma che dal 1 gennaio al 6 novembre il reggimento accusa 4 morti tra gli ufficiali e 106 tra la truppa. Ci sono 12 feriti tra gli ufficiali e 148 nella truppa. Nessun disperso tra gli ufficiali e uno nella truppa.
 
Ancora oggi non sappiamo se Mario fu un ferito o l’unico disperso del Btg. Sappiamo solo che la dichiarazione di irreperibilità giunse alla famiglia più di un anno dopo e su di lui cadde il silenzio.
Ora a distanza di 91 anni, trovo doveroso, ricordare questo ragazzo di vent’anni di cui rimane solo il nome sulla lapide dei caduti e dispersi.
Nessuno mai cercò di dare una risposta alla famiglia, che visti i mezzi di allora, cercò in tutti i modi di reperire notizie. La madre, Zordan Anna, scrisse anche alla regina Margherita per conoscere la sorte del figlio, ma nulla fu mai aggiunto a quelle fredde righe che denunciavano la sua irreperibilità. Sua madre, mia bisnonna, lasciò in eredità il suo fardello di dolore conseguente al fatto di non avere una tomba su cui piangere e così sento il dovere di trovare delle risposte che possano finalmente donarle pace.
BIBLIOGRAFIA
G. Fioroni La valle di Ledro nella prima guerra mondiale 1915 –1918 a cura del museo storico italiano della guerra – Rovereto
Ministero della Guerra – L’esercito italiano nella grande guerra- Vol. III Le operazioni del 1916 Tomo I Istituto poligrafico dello Stato Roma
Comando generale della regia guardia di finanza- Le fiamme gialle d’Italia – Editore Luigi Alfieri Milano 1930
Ministero della Guerra – Riassunti storici dei corpi e dei comandi nella guerra 1915 –1918 –
Bersaglieri – Vol. 9° Libreria dello Stato Roma
La guerra d’Italia Volume III Fratelli Treves, editori Milano

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