Luigi Eichta e gli internati politici del Trentino confinati durante la Grande Guerra ad Hollabrunn

di Mario Eichta

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Ufficio Sorveglianza di Guerra di Vienna 30 settembre 1915 (data del decreto di confino a H.)
544/J.J. (Informativa di polizia)
Imperial e regio Capitanato Distrettuale di Merano-2 settembre 1915-N. 8/743:
“Eichta, fino a poco prima dello scoppio della guerra contro l’Italia, non era affatto inserito
nella lista dei politicamente inaffidabili; soltanto in questo periodo si sarebbe reso sospetto,
senza che tuttavia fosse sorto qualche cosa di concreto nei suoi confronti. Tenuto conto
della situazione(di stato di guerra) e del clima(politico) di allora, parve indicato, allontanarlo
dai luoghi delle retrovie.
Qui(a Merano) Eichta frequentava abitualmente circoli italiani, perché era uno dei
principali fautori della locale Associazione Cattolica dei Lavoratori di lingua italiana ed a
Merano è proprietario di casa.
Se anche per motivi di principio non si potesse tener conto di un eventuale suo rientro(a
Merano) dal suo confino ad Innsbruck, per quanto da qui (questo ufficio di Merano) si possa
giudicare, non sottostanno a un dubbio.”
 
544/J.J. (Informativa di polizia)
Imperial e regio Capitanato Distrettuale di Merano- 5 aprile 1917 –N.8/1293 A:
“Contro Luigi Eichta non è presente nulla di effettivo. Lo stesso va in generale
considerato prevalentemente simpatizzante italiano e in questa direzione frequentava pure
molte persone.
Allo scoppio della guerra diede nell’occhio la sua frequente presenza in stazione(di Merano) e
si suppose che egli osservasse il trasporto di truppe e il movimento dei rientri.
Questo è il motivo del suo internamento.”
Comune di Vermiglio
Gemeinde Vermiglio
 

Luigi Eichta, politicamente sospetto

di Antonio Mautone

Il regime militare instaurato in Trentino agli inizi del 1900, fece molte vittime tra coloro che erano giudicati, insindacabilmente, spesso solo per soffiate o indizi superficiali, "Politische Unverlabliche" cioè politicamente sospetti, naturalmente di irredentismo. Queste persone entravano così negli schedari della gendarmeria e nelle "liste di proscrizione” e al momento opportuno finivano processate e internate nel triste e famoso lager di Katzenau. Tra di essi ci furono dei trentini illustri per professione e cultura, ma anche impiegati, artigiani, lavoratori, piccoli commercianti, maestri, professori.

A Merano ricordano una di queste persone, un trentino, Luigi Eichta, dirigente delle Ferrovie di Stato austriache, che finì a Katzenau. La sua vicenda è indicativa di quell'epoca tormentata che vide i trentini protagonisti, loro malgrado, di vicende tristi. Nato il primo febbraio 1872 da Giuseppe e da Caterina Zatelli, entrambi di Trento, rimase orfano il 27 marzo 1890.

Fu accolto dagli zii, Johann e Christine Telfner, di Ortisei, nella loro casa di Merano il 2 marzo 1890. Aveva 18 anni. La sua permanenza a Merano però non recise i legami con la sua terra e la sua città, Trento, dove, specialmente nell'ordinariato Vescovile, godeva della amicizia di molti sacerdoti, come quella che lo legava alle organizzazioni sociali cattoliche che in quel periodo erano in pieno sviluppo. Vantava anche amicizie e conoscenze solide nel mondo del teatro, ed era uno degli appassionati sostenitori della Compagnia Teatrale "Club Armonia". Dopo un breve periodo di ambientamento a Merano, per vocazione, carattere, predisposizione di mente e di cuore, cominciò a dedicare tutto il suo tempo libero per aiutare come poteva la comunità italiana, che era tra l'altro, in quello scorcio di tempo, non molto numerosa, composta al 90% di trentini, operai, piccoli artigiani, piccoli commercianti, ferrovieri, impiegati. Questa comunità era isolata dal contesto sociale cittadino, dove la maggioranza era tirolese, e viveva come in un'oasi, quella della "belle époque", dei grandi alberghi, della nobiltà asburgica, in cerca di riposo e di svago.

La comunità italiana non aveva molte possibilità economiche, la sua vita di relazione era scarsa, la sua cultura non era alta. Per questi motivi Luigi Eichta decise di tentare di organizzare questa comunità, cercando di tenerla unita. Fondò, così, con la fattiva collaborazione di un frate, padre Isidoro Flür, del Convento dei Cappuccini, la Società Operaia Cattolica, il 21 ottobre 1898 e ne divenne Presidente. Essa comprendeva quasi la totalità dei lavoratori italiani di Merano ed era nata con l'autorizzazione delle autorità competenti per territorio, tra le quali la Luogotenenza di Innsbruck, e l'Ordinariato Principesco Vescovile di Trento.

Intanto, nell'ottobre del 1895 si era sposato a Merano, con Maria Fontanari di Trento. Coerente con i suoi ideali sociali fondò a Merano anche il Coro Parrocchiale della Chiesa di S. Maria Assunta, e nel 1909 riuscì a convincere la autorità comunali di Merano a costruire una "Casa per lavoratori" per la comunità italiana, da frequentare durante il tempo libero. Lavorando come dirigente delle ferrovie statali austriache, allo scoppio della guerra contro la Serbia rimase in servizio. Ma i suoi guai cominciarono il 26 maggio 1915 allo scoppio della guerra contro l'Italia, quando improvvisamente, e inaspettatamente, fu arrestato come “politische Unverlabliche” (politicamente sospetto), e spedito prima a Katzenau e poi a Oberhollabrunn. Le sue vicissitudini in quel lager furono pari a quelle degli altri trentini internati e incisero non solo sul fisico, ma anche sul suo morale. Ne tornò ammalato, alla fine della guerra, nei primissimi giorni di novembre del 1918. Arrivato a Merano, assistette alla tragica fine dell'Impero asburgico in una città affamata, delusa, frustrata, piena di sbandati che cercavano con tutti i mezzi, anche a volte illeciti, di procurarsi la possibilità di vivere e tornare a casa. Riallacciò subito i legami con la comunità italiana, ed entrò a far parte di un Comitato di Accoglienza delle truppe italiane.

Il 17 novembre 1918 questo Comitato accolse a Merano, presso la stazione ferroviaria, il Battaglione alpino Edolo che poi proseguì per San Martino in Val Passiria. Nei giorni seguenti fu chiamato come interprete e traduttore presso la Compagnia dei Carabinieri Reali che si era appena costituita in città. Continuò la sua vita e la sua professione sino quando, rimasto vedovo e senza figli , si risposò con Anna Bazzanella, di Trento, il 28 maggio 1934, dalla quale ebbe due figli, Luigi e Mario. Andato in pensione, nel 1949 decise di ritornare a Trento, si spense qualche tempo dopo.

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