di Marco Meneghini
Centro Ricerche Carsiche C. Seppenhofer - via Diaz, 13 - 34170 Gorizia
Introduzione
Le gallerie cannoniere di Monte Fortin, presso Villanova di Farra (GO), rappresentano uno dei più interessanti esempi di cavità totalmente artificiali presenti in provincia di Gorizia: le notevoli dimensioni ed il buono stato di conservazione le hanno investite di un notevole interesse storico, archeologico, geologico e, naturalmente, speleologico. Questo sistema sotterraneo, però, realizzato dallesercito italiano nella prima guerra mondiale, non racconta che lultimo capitolo di una storia che, attraverso secoli di guerre e di invasioni, ha coinvolto popoli e nazioni intere. Monte Fortin sorge in una terra di passaggio e di confine, che è stata da sempre teatro di contese spesso molto sanguinose: lesistenza di opere fortificate su questa collina, infatti, viene fatta risalire allepoca preromana e romana, ed è documentata sia nel Medioevo che nel corso delle guerre gradiscane (1615-1617). Il Centro Ricerche Carsiche Carlo Seppenhofer di Gorizia, oltre allaccurato lavoro di esplorazione, rilievo e descrizione degli ipogei artificiali del Monte Fortin di Villanova, ha voluto aggiungere anche dei cenni storici sulle strutture militari presenti sul posto in periodi precedenti la Grande Guerra.La relazione vuole così dare il suo piccolo contributo alla conoscenza delle cavità artificiali del Friuli Venezia Giulia, ed in particolare di quelle risalenti al primo conflitto mondiale esistenti nellIsontino che, in questi ultimi anni, si stanno rivelando un terreno di ricerca tuttaltro che trascurabile.
Il luogo
Monte Fortin è il più alto di una serie di rilievi che si sviluppano tra Farra dIsonzo (GO) e la sua frazione di Villanova, in direzione della città di Gorizia, che dista da qui circa otto chilometri. La particolare collocazione e laltitudine di 116 m. sul livello del mare, hanno sempre fatto di questo monte un sito strategico di estrema importanza: dalla sua cima, infatti, la visuale spazia perfettamente libera sulla pianura per un vasto raggio, fino a Gorizia ed alle montagne circostanti, al monte Quarin di Cormòns, alla valle del Vipacco ed oltre. Esso è pure distintamente visibile dal Castello di Gorizia e dal ponte VIII Agosto, specialmente dopo i lavori di disboscamento del versante orientale che lo hanno reso particolarmente riconoscibile nel paesaggio. Il Monte Fortin, poi, è posto proprio di fronte al Monte S. Michele ed alle alture del Carso (anchesse molto importanti strategicamente), ed ai suoi piedi passa la strada che collega Gradisca a Gorizia e che corre parallela al fiume Isonzo. Il colle, infine, domina lo sbocco della valle del Vipacco alla sua confluenza con lIsonzo, in località Mainizza (tra Farra e Gorizia): passo obbligato per chi, nellantichità, seguiva la strada che, proveniente dallEuropa occidentale, attraversava lIsonzo in questo punto e proseguiva verso Lubiana ed il lontano Oriente (via Gemma). Attualmente, una strada di Villanova di Farra è nominata via Monte Fortin.
Itinerario per raggiungere le cavità
Seguendo la strada statale 351 (stradone della Mainizza) da Gorizia verso Gradisca, oltrepassata la località Mainizza, dopo circa un chilometro si svolta a destra verso Villanova di Farra - loc. Grotta. Dopo aver superato un piccolo passo, si arriva ai piedi del Monte Fortin, sotto il suo versante est, totalmente coltivato a vigneto. Qui, una strada interpoderale porta fino alle aperture delle cannoniere. Quest'ultimo tratto si trova in una proprietà privata. Per accedervi, è necessaria lautorizzazione del concessionario del fondo. Sul posto sono presenti una recinzione e cartelli di divieto di accesso.
La storia
Lantichità e il medioevo
Si presume che già in età protostorica esistesse, sul Monte Fortin, un presidio fortificato. Successivamente anche i Romani vi costruirono una torre di osservazione, assieme ad altri fortilizi sulle alture vicine, per sorvegliare meglio il passaggio di Pons Sontii (ponte sullIsonzo alla Mainizza, detto Ponte romano, via preferenziale per lingresso in Italia degli invasori barbari) e tutto linsediamento che si era formato intorno allimportantissimo valico. Nel 568 d.C., i Longobardi, penetrati in Italia proprio attraverso questo passaggio, insediarono appena oltre lIsonzo una faramannia (tribù, che diede lattuale nome al paese di Farra) con il compito di proteggere il confine orientale del loro dominio in quel punto così vitale. A tal fine, essi mantennero la vedetta sul Fortin, che viene citata per la prima volta in un documento del 762 come turrionem e che, come era avvenuto nellepoca romana, faceva parte di una lunga serie di capisaldi difensivi che si snodava, verso nord-ovest, fino alla catena alpina. Con il passare dei secoli, la torre longobarda sulla cima del colle diventò un vero e proprio castello, come si legge in un atto del 967, quando il Castrum quod vocatur Fara venne donato dallimperatore del Sacro Romano Impero, Ottone I, al Patriarca di Aquileia, Rodoaldo. Successive citazioni dellopera fortificata e della sua giurisdizione si hanno in documenti datati 982, 1031, 1113 e 1176, questultimo a firma dellimperatore Federico I Barbarossa. I Conti di Gorizia, nel XIII secolo, cominciarono a rivendicare diritti sul feudo di Farra, di proprietà del patriarcato aquileiese, tanto che nel 1216 il conte Mainardo Il attaccò la fortezza ed il villaggio, mettendoli a ferro e a fuoco. Il nobile goriziano, però, di fronte alla minaccia di una scomunica lanciatagli dal Papa, desistette ben presto dalla sua impresa. Il castello, che durante questo episodio era stato completamente distrutto, non venne più ricostruito: i resti delle fondamenta di parte delle sue mura erano ancora individuabili, fino a non molti anni or sono, sulla cima del Monte Fortin (1).
La Guerra Gradiscana (1615 - 1617)
Allinizio del XVII secolo, il territorio del Friuli era diviso tra due grandi potenze: lImpero Asburgico e la Repubblica di Venezia. Questultima, che non aveva mai tralasciato lidea di espandere i propri domini nel Goriziano, soggetto allAustria, nel 1615 aprì le ostilità contro lImpero. Nel febbraio 1616, un forte contingente veneto si accampò a Farra, da dove incominciò a muovere i primi attacchi per conquistare la fortezza di Gradisca, uno degli obiettivi principali della Repubblica di S.Marco. Per proteggere il loro campo, i Veneziani, secondo quanto scrive lo storico dellepoca Faustino Moisesso (2), costruirono due fortilizi, uno di fronte allaltro, sui colli ad est del villaggio: il primo sul Monte Fortin, ed il secondo sulla collina immediatamente ad occidente di esso. A seguito della realizzazione di questa opera il Monte Fortin, allora chiamato Colle di S.Pietro, assunse la denominazione attuale, come tra l'altro testimoniano le mappe catastali del 1811 conservate nellArchivio di Stato di Gorizia (3). L'assedio a Gradisca proseguì per alcuni mesi, fino a quando, dopo il clamoroso fallimento di una loro azione, i Veneti si ritirarono anche dallaccampamento di Farra, lasciando agli Austriaci la possibilità di riguadagnare la riva destra dellIsonzo. Per difendere meglio le posizioni appena riconquistate, gli Arciducali (austriaci), nella primavera del 1616, eressero un poderoso fortilizio dotato di artiglieria e capace di contenere alcune centinaia di soldati ''. . .sopra il più eminente de Colli di Farra, che è lultimo verso Goritia, e nominaronlo il Forte di 5. Pietro, potendo da esso scoprire tutto il paese, et difenderne una buona parte,..'' Il forte, posizionato sul M. Fortin di Villanova, costituiva una seria minaccia per i Veneziani che, vistisi insidiati, decisero di tentarne la conquista: lassedio ebbe inizio alla metà di agosto del 1616, con gli Austriaci che, sulle prime, sembravano resistere senza difficoltà grazie ai rifornimenti che ugualmente riuscivano a giungere attraverso le linee nemiche. Con il passare dei giorni, però, il cerchio degli assedianti si strinse sempre più, e la situazione per gli Arciducali asserragliati nel fortino si fece oltremodo critica. Rimasti ben presto senza munizioni e cannoneggiati in continuazione dai Veneziani, gli Austriaci, comandati dal capitano Giacomo Sibil, decisero di arrendersi il 19 settembre 1616. Come previsto dalle condizioni di resa, ai superstiti venne consentito di fare ritorno alle proprie linee sani e salvi: i Veneti, inoltre, offrirono loro anche da mangiare e da bere, cosa che ebbe il suo sperato tornaconto. Nei giorni successivi, infatti, molti furono i soldati arciducali che, colpiti da questo gesto, passarono a combattere per la Repubblica di San Marco. La guerra si concluse nel 1617 con un trattato di pace che lasciava la situazione dei confini tra i due Stati pressochè immutata.
La Prima Guerra Mondiale
Già nei giorni immediatamente successivi lentrata in guerra contro lAustria-Ungheria, i vertici dellEsercito Italiano si resero conto della fondamentale necessità di conquistare il Monte Fortin di Villanova, per procedere alla successiva conquista del Monte S.Michele, del Monte Calvario e di Gorizia stessa. La relazione ufficiale Lesercito italiano nella Grande Guerra 1915- 1918 (Ministero della Guerra - Comando del Corpo di Stato Maggiore - Ufficio Storico, pubblicato a Roma nel 1919) dà una minuziosa descrizione del campo di battaglia, dalla quale emerge un quadro strategico estremamente complesso per la forza attaccante: LIsonzo forma il profondo rientrante di Salcano e Gorizia. Raramente in natura una testa di ponte ha presentato felici condizioni di difesa quanto questa. Le alture del Kuk 611, Monte Santo, San Gabriele e Monte San Michele si presentano come i bastioni di una fortezza naturale, di cui lIsonzo è il fosso. La zona di alture digradanti verso sud e la pianura fra il Sabotino e Monte Fortin formano la cortina; e nella cortina, le alture del Sabotino - Podgora, un corpo avanzato che, oltre allavere per sè stesso un alto valore difensivo, fruiva anche dellazione concentrata di artiglieria dai bastioni del Kuk 611 e del San Michele e dalle due piazze dArmi costituite dalle piane a sud e a nord di Gorizia: azione resa possibile, anzi facile, dalla proporzione relativamente forte nell'artiglieria avversaria di medi calibri a lunga gittata. A ciò si deve aggiungere il vantaggio della difesa preparata. (5) Loccupazione di monte Fortin, quindi, avrebbe permesso di costituire un corpo avanzato e sicuro inserito nel sistema difensivo della città di Gorizia, dal quale si sarebbero colpiti ai fianchi i capisaldi del S.Michele e del Calvario, oltre che le retrovie Austriache della valle del Vipacco. Il 28 e 29 maggio 1915, avanguardie appartenenti al VI Corpo della III Armata italiana compirono le prime ricognizioni sul posto e, nei primi giorni di giugno, militari della Brigata Regina (XI Corpo dArmata) occuparono il Monte Fortin, Villanova e Farra. Contemporaneamente, sul monte si insediarono reparti del 35* artiglieria, che iniziarono a colpire il paese di Sdraussina (oggi Poggio Terza Armata), situato ai piedi del Monte S.Michele. I lavori di scavo delle gallerie di Villanova cominciarono probabilmente poco dopo la conquista della collina, con il concorso di operai civili militarizzati e dei numerosi reparti di fanteria acquartierati sul posto. Il versante occidentale del Monte Fortin, infatti, non essendo raggiungibile dalle cannonate austriache, offriva un sicuro riparo a consistenti accampamenti e depositi che sorsero numerosi fin dallinizio delle ostilità; qui venne realizzata addirittura una teleferica per trasportare sul monte la ghiaia necessaria alla costruzione delle strutture in calcestruzzo e, in seguito, per rifornire di munizioni i pezzi di artiglieria. Secondo quanto testimoniato da abitanti del luogo, i soldati italiani presero posizione anche in alcune case sotto il colle, costringendone gli occupanti alla fuga, e realizzarono delle opere difensive in calcestruzzo nei terreni circostanti, opere di cui oggi non rimane traccia. Qui vennero alloggiate, per la maggior parte del conflitto, le truppe di riserva ed in riposo dal servizio in prima linea: nel giugno e nel luglio 1915, vi stazionavano il 9* e 3* reggimento della Brigata Regina e il 12* e 13* della Regia Guardia di Finanza. Già durante la prima e seconda battaglia dell'Isonzo (combattute tra giugno ed agosto del 1915), sul Monte Fortin erano schierati obici da 149 e da 210 mm, che avevano il compito di aprire la strada alle fanterie per la conquista del S Michele. Difficilmente si può pensare che in questa fase della guerra le gallerie cannoniere di Villanova fossero già state scavate, ma la presenza stessa sul posto dei pezzi da 149 mm, tipiche armi da caverna, può far supporre che unopera fortificata di grandi dimensioni fosse perlomeno già in previsione. Notevolmente importante era losservatorio per lartiglieria posto sulla sommita' del Monte Fortin, che contribuì, assieme a quelli di stanza su alcuni campanili e sulle colline ad est di Cormòns, ad acquisire obbiettivi e dirigere i tiri nei combattimenti che seguirono. La posizione del Fortin, inoltre, venne inserita nella terza linea difensiva della III Armata da raggiungere in caso di una controffensiva austriaca dal Carso. Le offensive italiane proseguirono per tutto lautunno del 1915 (terza e quarta battaglia dellIsonzo), ma sia Gorizia che le vette del Calvario, del S.Michele e del Sabotino rimanevano saldamente austro-ungariche. Passati i primi due mesi del 1916, nel corso dei quali i cannoni dellXI Corpo della III Armata (tra i quali erano inquadrati anche quelli del Fortin) continuarono a martellare il fronte, il giorno 11 marzo 1916 ebbe inizio la quinta battaglia dellIsonzo, che si protrasse fino alla fine dello stesso mese. Allo scopo di sfondare le linee austriache nel settore del Calvario, i comandi disposero che due batterie da 149/A di Monte Fortin, messe a disposizione del VI Corpo dArmata, sparassero sulla piana di Lucinico, sul rovescio dello stesso Podgora e sui ponti dellIsonzo: si può ipotizzare che in questa occasione il forte di Villanova potesse essere già stato ultimato. Anche la quinta offensiva sullIsonzo si concluse senza risultati di rilievo per lesercito italiano. Il 16 aprile 1916, il Tenente Generale Comandante della III Armata dispose un rischieramento delle artiglierie creando quattro grossi nuclei tra cui uno di artiglierie tese e curve, nelle colline e nella piana di Gradiscutta - Mossa -Capriva -M. Fortin, rivolte contro la piana Vertojba - Vippacco, e contro le falde nord-est del S Michele, e lo sbocco nord del vallone di Devetaki che avrebbe dovuto colpire anche la zona del Podgora e Gorizia (6). Nelle caverne del Fortin, con ogni probabilità, venne sistemato il VI Gruppo (denominato appunto M. Fortin) del 10* Raggruppamento Artiglieria dAssedio. Appartenente allXI Corpo dArmata, questo gruppo era costituito da tre batterie (13, 14, 15), armate ciascuna con tre obici calibro 149 millimetri con canna in acciaio (149A), per un totale di nove bocche da fuoco. Sulle colline di Villanova, però, presero posizione, in postazioni fuori caverna, anche numerosi cannoni, obici e mortai di altri reparti: tale schieramento venne mantenuto fino alla fine della battaglia di Gorizia (agosto 1916). Il 29 giugno, gli Austriaci passarono al contrattacco, sul S. Michele, con un lancio di gas tossici che investì anche la zona di Monte Fortin. Nonostante le gravi perdite, gli Italiani riuscirono comunque a contenere lo sforzo del nemico. La successiva offensiva italiana (sesta battaglia dellIsonzo o battaglia di Gorizia) scattò all'alba del 6 agosto del 1916: più di mille pezzi di artiglieria del Regio Esercito, tra cui quelli del forte di Villanova, aprirono il fuoco contro le linee austriache del fronte isontino, cannoneggiandole con estrema violenza. Il 12 agosto, inoltre, lintera 35 Divisione di Cavalleria (Reggimenti Savoia Cavalleria, Lancieri di Montebello, Cavalleggeri di Saluzzo e Rgt. Vicenza), si trovava ammassata sotto le pendici nord del Monte Fortin, per passare poi allattacco oltre lIsonzo verso Peteano e la riva sinistra del Vipacco (7). Alla fine, dopo accaniti combattimenti, le difese austriache si videro costrette a cedere. Il Sabotino, il Calvario, Gorizia ed il San Michele furono conquistati, mentre lesercito asburgico era costretto ad arretrare di qualche chilometro le proprie posizioni. Lintero scacchiere si presentò mutato: nel settore carsico, gli Austro-Ungarici si erano ritirati oltre il Vallone di Doberdò, e per colpire le loro linee lartiglieria italiana poteva sfruttare la dominante posizione del Monte San Michele. Il forte di Villanova di Farra cadde così in disuso: i cannoni vennero spostati sul Carso e cominciarono i lavori di scavo di nuovi poderosi sistemi sotterranei per accoglierli, sulla cima del S Michele e sul Monte di Brèstovi. Fino alla disfatta di Caporetto, però, nella frazione di Villanova, straziata dai bombardamenti, rimasero gli alloggiamenti per le truppe in riposo: dal 19 gennaio al 2 febbraio 1917, ad esempio, erano presenti il 37* e 38* fanteria della brigata Ravenna (8). A Monte Fortin e Villanova di Farra sono dedicati due paragrafi di una Guida ai campi di battaglia pubblicata nel 1919 dallAgenzia Italiana Pneumatici Michelin (9).
NOTE
- (1)Tito Miotti - Castelli del Friuli - Vol. Le giurisdizioni del Friuli orientale e la contea di Gorizia - 1977 - pagg. 201 - 203
- (2)Faustino Moisesso - Historia della ultima guerra nel Friuli - Venezia 1623
- (3)Anna Bombig - Farra e le sue chiesette - pag. 91 - Farra dIs. 1988
- (4) Faustino Moisesso -Historia della ultima guerra nel Friuli - Lib. I - pag. 142 Venezia 162
- (5)Ministero della Guerra - Comando del Corpo di Stato Maggiore - Ufficio Storico - LEsercito Italiano nella Grande Guerra 1915 - 1918, voi. Il, Le operazioni del 1915, Narrazione. Roma, Ist. Poligrafico dello Stato, 1919
- (6) Ministero della Guerra - Comando del corpo di Stato Maggiore - Ufficio Storico - LEsercito Italiano nella Grande Guerra 1915 - 1918, voi. III torno 11 bis, Le operazioni del 1916, Documenti, pagg. 18, 19, 43. Roma, Ist. Poligrafico dello Stato, 1919.
- (7)Pietro Pezzi Siboni e Emilio Ravagnati Larghini - Le glorie dei Cavalieri ditalia - Forni editore - Bologna.
- (8)Ministero della Guerra - Comando del corpo di Stato Maggiore - Ufficio Storico - Riassunti storici dei Corpi e Comandi nella Guerra 1915 - 1918. Brigate di fanteria, voi. TI. Roma, 1925.
- (9) Agenzia Italiana Pneumatici Michelin editrice - Guida ai Campi di Battaglia (Fronte Italiano) voi. lI - ISONZO - pagg. 156 e segg. - Milano, 1919.
I vani interni
Il sistema fortificato sotterraneo di Monte Fortin, scavato interamente in roccia marnosa-arenacea (flysch) del medio eocene, venne realizzato nel 1915 dallesercito italiano, per dare un sicuro riparo alle artiglierie che colpivano gli obiettivi austro-ungarici della piana di Gorizia e del Carso. Il forte di Villanova di Farra ha una struttura simile a quelli del Monte S.Michele e del Monte di Brestovi, sul Carso Goriziano, realizzati in un periodo successivo. Sul Monte Fortin, vista la particolarità della roccia, estremamente incoerente e franosa, le gallerie sono quasi tutte blindate, cioè con la volta a botte e le pareti rinforzate in cemento armato, fatto questo che ne ha permesso una buona conservazione. Le parti di cavità che sono semplicemente scavate, invece, pur restando praticabili, si presentano ingombre di massi di crollo: vanno quindi percorse con particolare cautela, essendo possibili, anche se poco frequenti, dei franamenti interni. È invece totalmente inesistente il pericolo di inondazioni, anche in caso di forti piogge. La progressione nelle cavità di Villanova di Farra non richiede lausilio nè di corde, nè di scale; sono necessari una luce individuale frontale ed un casco protettivo. Il complesso di Monte Fortin si sviluppa tutto su un unico livello, ed è formato da due gallerie di accesso con ingressi indipendenti (scavate in direzione est - ovest), che intersecano una galleria principale (che si sviluppa da nord a sud). Lungo questultimo tunnel sono praticate le aperture (nove in tutto, tra cui una oggi ostruita) delle postazioni in caverna per obici da 149 mm. Allesterno, di fronte alle bocche, esisteva un terrapieno (falsabraga), oggi rimosso, che serviva a proteggere le aperture delle cannoniere dai colpi di artiglieria avversari. Ai due ingressi, posti sul versante ovest della collina e parzialmente ostruiti da materiale di frana, si accede attraverso un tratto in trincea con muri di sostegno in cemento armato.Le gallerie di ingresso (riferimento al disegno: sez. B-B e C-C) presentano la sezione trasversale tipo che si ritrova anche nel tunnel principale: completamente blindate e con la volta a mezza botte, sono larghe 2,50 m ed altrettanto alte. Lungo le pareti sono praticate delle nicchie prive del rinforzo in calcestruzzo per facilitare eventuali ampliamenti del forte. Tra le due gallerie di accesso, è scavato un tunnel di collegamento che fungeva da ricovero per la truppa e da via di fuga in caso di ostruzione di una delle due uscite. Tale tratto non è blindato per cui, dopo successivi crolli, unenorme quantità di detriti ha riempito il fondo della galleria riducendone notevolmente laltezza. I lavori di scavo hanno messo in evidenza le stratificazioni del flysch ed i piani di strato sulla volta, creando un ambiente di particolare suggestione. Verso la fine di ogni tunnel dingresso, ci sono le entrate di due riservette munizioni con pianta ad elle, alle quali si accede anche dalla galleria principale. Il tunnel principale delle cannoniere è quasi completamente rinforzato in calcestruzzo e presenta ancora il piano di calpestio originale. Alla sua estremità settentrionale, è ricavata una stanza blindata, probabilmente un deposito munizioni, protetta da una parete in calcestruzzo di 60 centimetri di spessore. Percorrendo la galleria delle cannoniere da nord a sud, sul lato est (sinistro) si incontrano le prime sei bocche delle postazioni di artiglieria: ciascuno di questi vani, alto circa cinque metri, ha unapertura larga 1,80 m per 2,00 m di altezza. Tra il pavimento originario delle cavità ed il piano di campagna allesterno delle aperture cannoniere, cè un dislivello di circa due metri. Vicino ad ogni postazione in caverna, una piccola nicchia serviva ad alloggiare le munizioni di pronto impiego. Ogni bocca termina, sulla parte esterna, con dei gradoni di calcestruzzo in funzione di paraschegge. Le bocche orientate verso Gorizia, il Sabotino ed il Calvario sono oggi parzialmente riempite da materiale di frana proveniente dallesterno. Un anfratto sulla volta della postazione n.1a volte diventa un rifugio per i rapaci notturni, come testimoniano i ritrovamenti di alcune borre. Successivamente, troviamo le bocche n. 4, 5 e 6, orientate in direzione della valle del Vipacco. Anche la postazione n.4 presenta al suo interno una notevole quantità di terra e pietrame: in questo caso, sulla china detritica sono stati sistemati dei massi a fare da scalini, segno che queste cavità venivano utilizzate come riparo dagli agricoltori dopo la fine del primo conflitto mondiale. Solamente due bocche, la 5 e la 6, conservano il loro aspetto originario. In questi vani, infatti, non essendosi verificati riempimenti di frana, si notano chiaramente tutti i muri perimetrali della postazione e lapertura cannoniera, posta a due metri di altezza dal pavimento. Nei pressi della postazione n.5 ci sono alcune concrezioni, delle cannule lunghe una ventina di centimetri. Sotto lapertura della bocca n. 6 è ancora presente la piattaforma in cemento per lobice da 149 mm. Sul lato ovest (destro) di questa prima parte del tunnel principale, invece, si trova una serie di vani, di modeste dimensioni, adibiti ad alloggiare le riserve di munizioni più consistenti necessarie al fuoco dei pezzi. La prima riservetta è posta in corrispondenza del tratto tra le bocche n.1 e 2. Proseguendo, si incontrano lo sbocco della prima galleria di accesso, lingresso della riservetta ad elle ed un ulteriore deposito. Successivamente, si giunge allaccesso dellaltra riserva ad elle ed allincrocio con il secondo tunnel dingresso; superato questo, circa in corrispondenza della bocca n.5, cè lentrata di una stanza più piccola. Superata la bocca n. 6, la galleria principale si presenta priva del rinforzo in cemento armato per un tratto di una trentina di metri. Anche questo ambiente, che in certi casi assume quasi laspetto di una cavità naturale, ha il piano di calpestio coperto da uno strato di un paio di metri di massi crollati dalla volta. In certi punti, però, riaffiorano le pareti laterali in calcestruzzo. Scesi lungo uno scivolo di detriti, si giunge ad una decisa deviazione della galleria, in direzione sud-ovest. In questo ramo della cavità, di nuovo completamente blindato, si trovano altre tre postazioni in caverna (bocche n.7, 8, 9). Queste, orientate verso il Monte S.Michele ed il Carso, hanno dimensioni analoghe alle altre sei. Una piccola riserva munizioni si apre sulla parete opposta alle bocche, allaltezza della postazione n. 8. La parte esterna in calcestruzzo delle aperture n.8 e 9 è andata completamente distrutta, mentre si è conservata in parte quella della postazione n.7. Allesterno, di fronte a queste tre bocche e al di là di una strada sterrata, si notano i resti della falsabraga. La bocca n.9 risulta completamente ostruita da uno scivolo di materiale detritico. La galleria termina qualche metro dopo la bocca n.9, con una parete di roccia viva, su cui si notano i fori lasciati dai fioretti delle perforatrici. Da ciò si deduce che era in previsione un ampliamento del sistema fortificato in questa direzione, per alloggiare un maggior numero di cannoni da puntare verso il Carso. Questi lavori, però, non furono mai realizzati: limportanza strategica del forte di Monte Fortin decadde dopo la presa del San Michele.
Manufatti esterni
Sulla cima del monte, esattamente sopra la bocca n.3, è ancora esistente losservatorio, dal quale venivano date le direttive di tiro ai pezzi. Esso ècostituito da una piccola trincea scoperta con pianta a V, costruita in cemento armato e con dei gradini per scendere al punto di osservazione. Il cammino per accedere alla trincea passava attraverso una galleria lunga otto metri, ora completamente franata, di cui si vedono solamente gli imbocchi. A nord della bocca n.1, procedendo allesterno lungo una scarpata, si incontrano altre due piccole cavità artificiali che risultano completamente indipendenti dal resto del sistema. Lapprovvigionamento idrico delle fortificazioni era garantito da tre vasche di raccolta dellacqua poste esternamente, presso lingresso posteriore n. 1. Sulla sommità del monte, a guerra finita, venne sistemato un cippo commemorativo, oggi andato perduto.
Cavernetta I a nord di Monte Fortin
Ad una trentina di metri a nord della bocca n.1 del complesso di gallerie cannoniere di Monte Fortin, proseguendo per il viottolo lungo la scarpata di sbancamento, si incontra, allincirca allaltezza di tre metri, limbocco largo unottantina di centimetri della Cavernetta I a nord di Monte Fortin. Questa cavità artificiale, pur facendo parte dello stesso complesso fortificato realizzato nei primo conflitto mondiale, non è in alcun modo collegata ai sistema delle gallerie cannoniere. La cavernetta, adibita a ricovero o deposito, si apriva lungo un sentiero percorso dalle guardie, detto rondello, che durante la guerra risultava protetto dalla faisabraga. Si tratta di un cunicolo scavato direttamente nel flysch in direzione ovest- nordovest. Largo circa un metro ed alto poco di più, ai momento della sua realizzazione era sicuramente percorribile in posizione eretta. Vari crolli, negli anni, lo hanno semiostruito. Anche oggi, la stabilità è pessima: nonostante sia sufficientemente largo per poter essere percorso, lelevato pericolo di franamenti interni lo fa considerare impraticabile.
Cavernetta II a nord di Monte Fortin
Camminando lungo la scarpata per una stradella interpoderale, giunti ad un centinaio di metri dalla bocca n.1 del sistema di gallerie di monte Fortin, si nota lo stretto imbocco della cavità. La cavernetta, del tutto scavata artificialmente, è un cunicolo largo allincirca un metro che, non essendo blindato, a causa di continui crolli interni èquasi completamente ostruito. Essa si apriva lungo un sentiero percorso dalle guardie, detto rondello, che durante la guerra risultava protetto dalla falsabraga, e doveva servire da ricovero o deposito. Si percorre con estrema difficoltà e, dato lelevato pericolo di franamenti della volta, è da considerarsi nel modo più assoluto impraticabile. Anche questa piccola cavità, pur non essendo fisicamente collegata a nessuna delle sue gallerie, fa parte del sistema fortificato di Monte Fortin, risalente alla prima guerra mondiale.
tratto da Atti del IV Convegno Nazionale sulle cavita' artificilai, Osoppo, 30/31 maggio - 1 Giugno 1997