24 Maggio 1915, l'alba di guerra in Friuli
di Massimiliano Galasso
Maggio 1915: Sul confine tra Regno dItalia ed Impero Austroungarico, da Brescia a Vicenza, Belluno, Tolmezzo, Gemona, Udine, Palmanova, Porto Buso stavano già ammassati 346 battaglioni di fanteria (tra cui una ventina di bersaglieri e una decina di bersaglieri ciclisti), 35 squadroni di cavalleria, 294 batterie dartiglieria e 2 btg. della Regia Guardia di Finanza, per un ammontare di circa 900.000 soldati. Regioni quali il Friuli, il Veneto, la Lombardia stavano subendo una rapidissima militarizzazione.
Le unità schierate sul confine facevano parte dellEsercito Permanente, formato da reggimenti scelti perché già distintisi durante guerra di Libia (1911-1912) o perché i loro soldati, sottoposti ad addestramenti intensi, avevano dato buoni risultati; in percentuale tra la truppa una minoranza era composta da soldati di carriera (lo erano ufficiali, sottoufficiali, qualche specialista e alcuni quadri che erano formati da volontari in ferma breve o lunga, reduci dalle guerre coloniali) e la maggioranza era composta da soldati di leva (o in ferma breve e lunga) e da richiamati dellinverno-primavera precedente, che avevano fino ai 26 anni e una preparazione militare in molti casi inadeguata. Lesercito italiano, dal secolo prima fino allentrata in guerra, era suddiviso in tre categorie nette: lEsercito Permanente (cioè gli ufficiali e i soldati in ferma breve o lunga oppure sotto leva, dai 20 ai 28 anni), la Milizia Mobile (tutti gli abili già passati di leva dai 29 ai 32 anni tenuti in riserva ma, in tempo di Pace, richiamati periodicamente in caserma per alcuni giorni di addestramento; e quelli dai 20 fino ai 28 non idonei al servizio di leva, cioè di II° o III° categoria) e la Milizia Territoriale (uomini dai 33 ai 39 anni, con compiti di terza linea in caso di mobilitazione e in tempo di Pace non più sottoposti ad addestramenti). Dopo compimento del ventesimo anno detà il coscritto doveva presentarsi a visita di leva presso il proprio Distretto Militare: se era abile di I° categoria veniva arruolato nell E.P. (ed inviato in caserma ad addestrarsi), se era di II° o III° passava in riserva nella M.M. e tornava a casa. I rivedibili dovevano invece ripresentarsi a visita lanno successivo mentre i riformati erano esentati completamente dal servizio; era il caso di uomini alti meno di 154 cm, oppure invalidi per menomazioni gravi o malattie croniche invalidanti.
Allinizio del 1915 gli uomini della classe del 94 che stavano già prestando servizio militare si videro rinviare a tempo indeterminato il congedo e la classe 1895 fu chiamata tutta a visita di leva anticipatamente. Subito dopo cominciò il sistematico richiamo alle armi degli uomini in congedo illimitato tramite una cartolina-precetto, prime tra tutte le classi 1889, 1890, 1891, 1892, 1893, (solo però quelli che a loro tempo erano stati giudicati di I° categoria ed arruolati nellE.P.); poi quelle dal 1888 al 1886, destinati alcuni allE.P. e alcuni alla M.M., a seconda del Corpo di appartenenza. Dal maggio 1915 scattò poi lordine di Mobilitazione Generale, e tutti gli uomini, anche quelli che a loro tempo vennero esonerati dalla leva, dovettero ripresentarsi a visita militare, e lo seppero non più tramite la cartolina-precetto, ma leggendo i grandi manifesti che vennero appesi ovunque riportando modalità e tempi per la presentazione in caserma. Dovettero così presentarsi tutte le altre classi, fino a quella del 1874: da destinare alla Milizia Mobile (dal 1882 al 1885) e alla Milizia Territoriale, che arruolò nei suoi ranghi gli uomini dalla classe 1881 alla cl. 1874, cedendo però i più validi e robusti alla M.M.
![]()
Nella foga di costruire un esercito il più numeroso possibile i medici militari arruolarono utilizzando criteri insensati, sordomuti, balbuzienti gravi, minorenni presentatisi con generalità false, tisici, alcolizzati, ritardati mentali; le visite furono pura formalità e centinaia furono i casi di soldati fatti abili e poi rimandati indietro una volta arrivati in reparto dal loro comandante perché neppure autosufficienti. In tempo di Pace le brigate di fanteria erano formate da soldati provenienti da 5 o anche 6 Distretti Militari diversi, perciò da varie regioni italiane, ma dal 1915 divennero sempre più regionali: per non creare disagi e inutili traffici via ferrovia, i reggimenti prendevano al loro interno solo gli uomini arruolati dai Distretti Militari limitrofi alla città sede della caserma reggimentale.
Le mitragliatrici erano solo alcune centinaia, ed ogni reggimento di fanteria ne aveva solo due in dotazione.
- Lartiglieria, seguiva le truppe di prima linea, e il parco era così composto:
- -piccolo calibro (75 mm di diametro del proiettile)
- 1.048 cannoni Krupp modello 1906 da 75/27 (circa 2.000 esemplari costruiti durante il conflitto);
- 532 cannoni Deport modello 1911 da 75/27 (2.000 pezzi costruiti dal 1915 al 1918);
- -medio calibro (149 mm di diametro del proiettile)
- 48 cannoni da 149 A modello 1905 (a canna lunga, oltre 1.000 pezzi costruiti durante la guerra);
- 28 obici da 149 G modello 1877;
- 192 obici da 149/12 modello 1914 (con 600 pezzi costruiti in seguito);
- -grosso calibro (diametro proiettile superiore a 200 mm)
- 8 obici da 210/13,5 modello 1914;
- 12 obici da 280 mm;
- 48 mortai da 240 mm;
- Già dopo i primi mesi di guerra a questi si aggiunsero modelli più moderni, costruiti in Italia o importati dall estero, e nel 1918 la situazione era questa:
- cannone da 105/28 mm modello 1913 (circa 1.000 pezzi costruiti);
- cannone da 152/45 mm di marina modello 1917;
- mortaio da 210 mm a canna corta (circa 500 pezzi costruiti)
- cannone da 230/45 mm;
- obice da 260/10,5 mm modello 1916 (96 pezzi);
- obice da 305/17 modello 1916 (40 pezzi);
- obice da 305/40 e 305/46 mm da marina;
- cannone ferroviario su rotaia da 381/40 mm (4 esemplari).
Limminente tragedia iniziò materialmente sul medio Isonzo, dove il confine correva lungo il fiume Judrio: in Località Quattroventi ci fu infatti il primo scontro a fuoco tra militari Asburgici e finanzieri italiani.
Alle 22:40 del 23 maggio alcuni gendarmi austriaci cercarono di minare il grande ponte (che passava perpendicolare alla linea del confine e faceva parte dello stradone che partiva dallitalianissima Udine e portava fino alle austriache Cormons e Gorizia) posto a ridosso della frontiera, sullo Judrio in località Quattroventi di Brazzano, per ostacolare lannunciata ed imminente invasione italiana: due Guardie di Finanza, dalla loro guardiola, se ne accorsero, uscirono e spararono alcune fucilate contro il buio, le prime della Grande Guerra sul fronte italiano, e i gendarmi scapparono senza poter minare il ponte. Nella notte tutti i soldati dei reparti dislocati sulla cinta confinaria vennero svegliati e messi in allarme, solo gli ufficiali comandanti di reparto sapevano che alla mezzanotte sul 24 maggio era scoppiata la guerra, ed avevano (già nel pomeriggio del 23) avuto le disposizioni segretissime per lavanzata.
Alle ore 3:00 del giorno 24 un obice da 305 mm dellesercito italiano appostato nei pressi di Palmanova lacerò il silenzio sparando la prima cannonata, che tuonò e rimbombò per tutta la pianura friulana, contro Gorizia: quel nuovo, fortissimo rumore era il segnale, le fanterie, zaino in spalla, dovevano avanzare. Da quel momento ci sarebbero voluti 3 anni perché potesse ritornare il silenzio irrimediabilmente infranto; per quarantuno mesi quellaria verrà violentata ininterrottamente dalle esplosioni, dal fumo, dalle vampe, dal livore del fuoco e dallodore della carne in putrefazione.
Così alle ore 3:30 del 24 maggio, mentre stava sorgendo una serena alba primaverile, il VI corpo (2^ armata) si divise silenziosamente in due colonne; la prima puntò decisa sulla città di Cormons, ma dopo aver varcato lo Judrio su barconi incontrò alcune tenaci resistenze da parte degli austriaci: a Visinale, sul ponte Internazionale (quello difeso dai finanzieri la sera prima) una avanguardia italiana venne presa a fucilate da un reparto di gendarmi e di territoriali (in molti casi gli austriaci non dettero neppure le divise ai loro Landschutz, ma solo una fascia distintiva giallo-nera da portare sul braccio sopra gli abiti civili), e vennero uccisi tre finanzieri e feriti altri 20 soldati, costringendo le avanguardie italiane ad appiattirsi al suolo e da lì fare fuoco, senza però riuscire a varcare il confine. Durante il pomeriggio-sera però vennero occupate quasi senza colpo ferire a nord Vencò, Ruttars, Medana e San Floriano e più a sud limportante centro di Cormons, conteso dalla mattina, poi Russis e Spessa. Lungo il basso Isonzo le fanterie avanzarono, come da manuale, lungo i campi, abbandonando prudentemente le strade principali per sfuggire alle pattuglie nemiche di Landschutz e la 1^ divisione di cavalleria, avanzante al trotto con reparti di bersaglieri ciclisti, puntò allimportante ponte di Pieris (lasciato in piedi per permettere lesodo dei profughi che abitavano nei villaggi destinati ad essere rasi al suolo) e in serata, dopo aver aver issato il tricolore sul campanile della città di Cervignano, si portarono sulla linea Versa, Crauglio, Ajello, Tapogliano, Campolongo, Perteole, Saciletto (in questa zona ci furono alcune sparatorie tra bersaglieri ciclisti e gendarmi), Ruda, Terzo dAquileia, Fiumicello.In nottata alcune sparute avanguardie raggiunsero il boscoso argine dellIsonzo a Pieris, ma dovettero arretrare, lasciando alcuni morti sul terreno,
perché la CLII brigata montana territoriale li accolse a fucilate e fece fuoco anche con alcuni cannoni campali di piccolo calibro. Tra il 25 e il 26 maggio le avanguardie italiane raggiunsero i contrafforti del monte Sabotino, alle 15:00 un battaglione del 34° reggimento Fanteria (Br. Livorno), dopo aver celebrato una Messa sul campo, uscì dal bosco e seguendo le strada si arrampicò allassalto del Trincerone austriaco, ma lagguerrito 47° reggimento di stiriani Maribor (reduce da una valorosa campagna sul fronte russo, ed inviato sul Sabotino apposta perché quella posizione doveva essere difesa ad ogni costo e solo da truppe di provata fedeltà), appoggiato da artiglierie di grosso calibro, lo respinse violentemente e in maniera sanguinosa: sullintricato e scosceso bosco adiacente alle cime del Sabotino tra i fanti della Livorno si contarono oltre 100 morti e un numero spaventoso di feriti in soli due giorni di scontri.
Più a sud elementi della brigata Brescia riuscirono ad espugnare il monte Fortin, una grossa collina a nord est di Gradisca (sovrastante tutto il Ciglione Carsico a ovest della depressione del Vallone), dopo varie azioni offensive e oltre dieci ore di bombardamenti e sparatorie contro la CLII brigata montana, contro il M battaglione territoriale moravo e contro agguerriti reparti del 22° regg. Dalmata. Lungo il corso inferiore dellIsonzo, da Pieris al Mare, la brigata Cremona intanto ingaggiò brevi sparatorie con reparti di giovani soldati di leva austriaci, che si ritirarono prudentemente tra i fossi allagati e i campi.
Il 28 maggio i battaglioni della brigata Livorno ritentarono lassalto contro il monte Sabotino, inutilmente e lasciando sul terreno altri morti, soprattutto ufficiali; a sud, sulla zona di San Canzian e Villa Vicentina lungo gli argini dellIsonzo (allagati dal nemico per ostacolare lavanzata italiana), reparti di bersaglieri ciclisti e di fanteria vennero investiti dal fuoco dei territoriali e dovettero rientrare in Aquileia, i più sparpagliandosi tra gli Ospedaletti da Campo istituiti in tutta fretta nella zona, feriti, decimati e terrorizzati dallinaspettato, violentissimo fuoco di sbarramento a cui non erano preparati.
Ottone Rosai, futurista volontario di guerra nella Brigata Granatieri di Sardegna, così scrisse riguardo i primi giorni di guerra: il nostro reggimento si strascinava dietro due mitragliatrici di legno, modelli per quelle di acciaio, che avrebbero dovuto servire ad impressionare il nemico.. Ma non tutte le avanguardie ebbero modo di scontrarsi con i militari imperialregi; il fante Giovanni Trivelli, del 18° reggimento Aqui, in data 30 maggio scrive nel suo diario: Per ora non abbiamo fatto ancora un colpo di fuoco, benchè siamo quasi agli avamposti.
Fino al giorno 31 si susseguirono puntate offensive italiane su tutta la zona, sempre respinte dal fuoco dartiglieria nemico e dai cecchini, posti sulle cime e perciò in posizione favorevole per avvistare e colpire prontamente le pattuglie in avvicinamento. Quando il Comando Supremo, stabilitosi tra Udine e la redenta Cervignano darà un momentaneo stop alle azioni, già la gran parte degli uomini di truppa operanti tra il Sabotino e il Mare erano terrorizzati fino allo sfinimento da quellesordio sanguinoso, complicato anche da unesondazione del torrente Torre. Tra il 29 e il 31 maggio a Villesse, cittadina italofona posta sul basso corso dellIsonzo, si scatenò una dura rappresaglia contro i civili da parte del maggiore comandante il III Battaglione del 13° Reggimento fanteria (Br. Pinerolo), durante la quale il villaggio fu messo a ferro e fuoco, molti cittadini inermi furono usati come scudi umani e ben 6 civili innocenti furono fucilati senza processo con laccusa di collusione col nemico.
E il tenente medico dottor Primo Dondero, del 33° regg. fanteria, ci narra realisticamente quei primi giorni di guerra sotto il Sabotino: La sezione di sanità, alloggiata nel castello dei Comar [...] sta allacciando vasi ad un caporale a cui una granata ha asportato gli arti inferiori; una cantina del castello è stata trasformata in sala d' operazioni...[..]. lungo la mulattiera incontriamo feriti portati in barelle o sorretti da portaferiti. Verso Podzenica, in una casa diroccata, troviamo il cap. Massoleni del 34° ferito al capo, ad un polmone e ad una coscia; qui pure giunge il cap. Ferraglia, ferito da una scheggia di granata alla gamba destra; verso Podsabotino, altri feriti. Le notizie sono gravi: abbiamo molti morti, gli Austriaci sono ben riparati, in trincee di cemento armato... [ ]
Alle 8 passano feriti di ieri che hanno, sperduti, pernottato nei boschi... Comincia il solito duello di artiglierie: le nostre da campagna battono le trincee del Sabotino, il nemico spara a fuoco incrociato da M. Santo e da Gorizia. Si dice con più insistenza che esso abbia trincee blindate, a tre ordini, parallele e comunicanti fra loro... Giù alla sezione di sanità, molti feriti, fra cui due miei compagni di scuola [...] mi raccontano con occhi smarriti ciò che hanno visto. Arriva in barella il cap. Lertola del 34° ed un sergente, crivellati da shrapnells [ ]I due chirurghi [...] sono instancabili, non so quando riposino, continuano ad arrivare feriti, portano notizie gravi.
Sullalto corso dellIsonzo, dal monte Nero ai rilievi a nord di Gorizia, il IV corpo si mosse anchesso alle 3:30 del mattino del 24 maggio, in sintonia con tutte le altre avanguardie poste in pianura.
Già alle 2:00 però una compagnia scelta di robusti friulani del battaglione alpini Cividale si mosse alla conquista del monte Natpriciar, davanti a Tolmino, passando in silenzio per Passo Zagradan; i 14 gendarmi austroungarici che si trovavano al valico aprirono il fuoco contro quella pattuglia e fu colpito a morte lalpino di leva Riccardo Di Giusto, udinese di ventanni: fu lui il primo Caduto italiano della guerra, e il Comando Supremo si affrettò a decorarlo subito con la Medaglio d Oro al V.M.
Intanto alcuni battaglioni alpini occuparono rapidamente il villaggio sloveno di Saga, poi la dorsale del monte Stol, scendendo su Caporetto e risalendo sulla dorsale dei monti Kuk-Kolovrat-Jeza; più a sud altri reparti guadarono il torrente Judrio portandosi sul monte Globocak e su Kambresko e il II corpo avanzò sui villaggi di San Martino di Quisca e Medana, fino al monte Planina.
Il 26 maggio, dopo una serie di disguidi tecnico-logistici riguardanti i collegamenti tra pattuglie e comandi arretrati, il teatro degli scontri più duri diventò la Conca di Plezzo, difesa dalla agguerrita 20^ divisione honved, formata da soldati ungheresi, dove venne varcato in forze lIsonzo. Reparti di alpini del 3° reggimento, partendo da Tornovo e passato il fiume su un ponte di barche occuparono la dorsale di monte Polovnik, a sud avanguardie della Divisione Speciale bersaglieri, traghettate oltre lIsonzo a Caporetto, raggiunsero il paese sloveno di Dreznica, sulle pendici del monte Nero. In serata il battaglione alpini Exilles occupò inoltre il monte Kozljak, catturando alcuni ungheresi dopo uno scontro allarma bianca, portandosi così dirimpetto alla rocciosissima dorsale tra il monte Nero e il monte Rosso. Un battaglione di ciclisti del 12° reggimento bersaglieri riuscì ad occupare il villaggio di Dolje e a portarsi vicino al ponte dellIsonzo davanti a Tolmino, ma le truppe della CXXXI brigata honved, arroccate lungo le postazioni della dorsale del Mrzli-Sleme-Vodil, lo investirono con una forte sparatoria e con cannonate da parte di medi e piccoli calibri, decimandolo e costringendolo a ritirarsi. In questa zona si scatenò, nei giorni immediatamente successivi, una violenta repressione attuata dai comandi italiani contro le popolazioni slovene dei paesi di Idresko, Kamno e Dreznica, accusate di aver aggredito alcuni feriti diretti in retrovia e di aver sparato alle spalle dei nostri militari: furono fucilati senza processo complessivamente 16 civili. Non andò meglio ai battaglioni dell8° reggimento alpini, che partendo da Drenchia dovettero fermarsi sulle pendici del monte Vodil.
Sulla impervia dorsale formata dai monti Mrzli e Vodil, trasformata in una formidabile roccaforte da parte dell esercito Asburgico, fu di scena la fanteria: la brigata Modena attaccò, fino alla fine di quel maggio, ripetutamente ed in forze quella dorsale, difesa dagli alfieri della III Brigata Montana austriaca, perdendo centinaia di uomini falciati dalle mitragliatrici o sotto le bombe durante violentissimi attacchi frontali su campo aperto, continuati anche nei giorni successivi e terminati nel sangue. Il reparto in pochi giorni denunciò la perdita di 1.055 uomini tra morti, feriti, dispersi, ad ogni nuovo combattimento erano sempre più i militari che invece di uscire allassalto sbandavano e si rifugiavano tra le case dei villaggi delle immediate retrovie; il 4 giugno a Smast, durante uno di questi tremendi combattimenti, addirittura dei disertori spararono contro una pattuglia di carabinieri intenti a svolgere una retata contro gli sbandati.
(continua..)