Le fucilazioni

di Fortunato Riccardo

La prima circolare emanata da Cadorna all’esercito Italiano, fu scritta il 19 maggio 1915 riguardante la disciplina militare. Fra le convinzioni di Cadorna, vi era quella di reagire immediatamente e con forza ad ogni atto che avrebbe potuto destabilizzare il già precario equilibrio di ubbidienza da parte di tutti i militari coinvolti nel conflitto. Generale di vecchio stampo, non aveva molta fiducia nei suoi dipendenti, tanto meno nella truppa. Durante tutto il suo mandato tenne un comportamento ferreo e rigidissimo, questo portò all'effetto contrario, moltissimi i casi di ammutinamento, famoso l’episodio dello sciopero della Brigata Catanzaro. Nella volontà del Capo delle Forze Armate, vi era quella di non lasciare niente di impunito anzi…. Nella circolare del Maggio infatti si legge: "Nessuna tolleranza,mai per nessun motivo,sia lasciata impunita, la si colpisca anzi, con rigore esemplare. La punizione intervenga pronta, l’immediatezza nel colpire risulta di salutare esempio. Il comando supremo ritiene responsabili i comandanti delle Grandi Unità che si dimostreranno titubanti."

Cadorna emanò molte altre circolari al riguardo, una in particolare riporta il modo di comportamento da parte dei Tribunali Militari, chiedendo loro:… l’indagine nell’istruttoria del processo deve svolgersi nel più breve tempo possibile, al giudice devono bastare le sole prove del caso per poter emettere una sentenza… così facendo veniva meno l’indagine da parte del Pubblico Ministero nel cercare prove a favore o no per il giudizio finale, bastava solo una semplice denuncia verbale per far finire d’avanti al plotone di esecuzione il condannato. Per poter dare maggior vigore alle sentenze di morte, Cadorna istituisce i Tribunali Straordinari (art. 559) , i quali potevano essere richiesti dai comandanti che ritenevano indispensabile una punizione immediata, essendo l’imputato colto in flagrante o arrestato a furor di popolo. Questi tribunali erano costituiti dai Giudici, l’istruttore, l’ufficiale fiscale e il segretario. A tutto il processo e all’esecuzione che veniva eseguita immediatamente, assisteva la truppa al completo. Nei processi istituiti dai Tribunali Militari, una volta che il condannato era stato ritenuto colpevole e quindi condannato alla pena di morte, una copia della sentenza veniva inviata al comandante del reo stesso, essendo il solo a poter concedere la Grazia Sovrana. Purtroppo come si vedrà difficilmente veniva concessa la Grazia, questo perché si poteva mettere in discussione la carriera militare del Comandante stesso e magari essere silurati perché ritenuti non idonei al comando dal Comando Supremo, infatti scrive Cadorna nelle sue circolari:

" Tutte le istanze per Grazia Sovrana dovranno essere trasmesse al Comando Supremo con relazione e parere motivato dal Comando che ha dato ordine a procedere…"

Ma torniamo ai processi, gli imputati potevano scegliere l’avvocato difensore che doveva essere un Ufficiale non più alto in grado di Capitano, questo comportava un altro ostacolo visto che il difensore doveva controbattere con ufficiali più alti in grado. Emanata la sentenza e presa visione dal comandante, egli dava il suo nullaosta all’avvocato fiscale Militare che stabiliva tempi e modi per l'esecuzione. La sentenza di morte veniva eseguita per mezzo di fucilazione, al petto se il condannato aveva l’onore di appartenere alle forze armate, sulla schiena se era ritenuto indegno di appartenere all’esercito. Nonostante tutto ciò Cadorna non era del tutto soddisfatto del lavoro dei Tribunali, lo si legge nella circolare n° 10.261 del 22 marzo 1916 in cui incitava i propri comandanti ad istituire senza riguardo Tribunali Straordinari. Come se non bastasse, con un preciso ordine Cadorna rese ufficiali le fucilazione per decimazione scrivendo in una circolare "……mezzo idoneo a reprimere reato collettivo è quello della immediata fucilazione dei maggiori responsabili, allorché l’accertamento dei responsabili non è possibile, rimane il dovere e il diritto dei comandati di estrarre a sorte tra gli indiziati alcuni militari e punirli con la pena di morte......" Tutto ciò non fece altro che aggravare la già ampia frattura che esisteva tra Comandi e la semplice truppa. Da una statistica del Ministero della Guerra, in tutto il periodo del conflitto si ebbero circa 4000 sentenze di cui solo 300 non furono eseguite e la maggior parte dei capi d’accusa fu quella della diserzione.

 

 

 

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