dai salotti milanesi alle trincee: lepopea dei componenti del gruppo futurista durante la Grande Guerra.
di Galasso Massimiliano
1914-15: lambiente socio-politico e culturale italiano è in fermento, la Grande Guerra è alle porte e lItalia è divisa tra chi sostiene che sia necessario restarne fuori e chi brama un intervento armato a fianco dellIntesa. Tra questi ultimi si distinsero gli artisti del Gruppo Futurista: un movimento che si proponeva di esaltare il movimento, il dinamismo, ma anche la violenza, la forza, la sopraffazione del vecchio e di ogni debolezza, lultranazionalismo, il militarismo virile. Spiccarono nel gruppo, per personalità ed ingegno, lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti (suo fondatore), lo scultore Umberto Boccioni, i pittori Gino Severini, Carlo Carrà, Mario Sironi, il musicista e pittore Luigi Russolo, larchitetto Antonio Sant'Elia. In linea con la loro arte, parteciparono alle manifestazioni interventiste della primavera del 15 a Milano ed alcuni di loro furono arrestati dai carabinieri perchè si resero protagonisti di risse e atti di violenza. Il loro slogan era: La guerra, sola igiene del Mondo. Molti di loro aderirono al Battaglione lombardo volontari Ciclisti ed Automobilisti, una unità para-militare che aveva sede in Milano e si proponeva di preparare alla guerra i suoi adepti, armandoli, addestrandoli alla marcia e al tiro col fucile e vestendoli in grigioverde a norma di regolamento. I primi a farne parte furono Marinetti, Boccioni, Bucci e il giovanissimo Antonio SantElia.
Con lentrata in guerra dellItalia, nel maggio 1915, il Battaglione lombardo volontari Ciclisti ed Automobilisti passò il vaglio di una specifica commissione e fu dichiarato idoneo per i servizi al fronte. Dalle sue fila dovettero però uscire tutti i richiamati dalla Mobilitazione Generale e i ragazzi chiamati a leva. I futuristi, tutti appartenenti a classi non ancora richiamate o riformati di seconda e terza categoria, restarono nel Battaglione V.C.A. e partirono ai primi di giugno da Milano per Gallarate e poi per Peschiera del Garda, nelle retrovie del fronte trentino.
Il gruppo di futuristi in grigioverde era diventato numeroso: a Marinetti, Bucci, Boccioni e SantElia si erano uniti Mario Sironi, Achille Funi, Carlo Erba, Ugo Piatti e Luigi Russolo. Dopo un ulteriore ciclo di addestramento che si concluse nel luglio 1915, i volontari furono destinati al settore del fronte della zona di Ala e della Gardesana, ma per il momento il reparto non si mosse dagli aqquartieramenti di Peschiera. Il 12 ottobre il battaglione si trasferì a Malcesine, nelle immediate retrovie del fronte, e una pattuglia di futuristi partecipò volontariamente ad unardita ed incruenta azione di pattuglia contro il Dosso Tre Alberi. Col Battaglione V.C.A. i futuristi parteciparono poi alla battaglia di Dosso Casina, dove, il 24 ottobre 1915, dopo una fortunata azione fu conquistata unimportante posizione nei pressi del monte Altissimo. Una scaramuccia rispetto a quello che stava avvenendo sullIsonzo: gli austriaci cedettero quasi subito e non reagirono, come sarebbe successo altrove, facendo piovere sulle teste degli assalitori valanghe di bombe, e subito dopo ritornò la calma. La vittoria suscitò leuforia artistica dei volontari futuristi, che si trovavano bene in quella unità tutto sommato para-militare che concedeva loro molte più libertà rispetto ad un regolare battaglione del regio esercito ed era dislocata in un settore tranquillo del fronte, che lasciava tempo libero per creare.
Infatti subito dopo lo scontro Filippo Tommaso Marinetti scriverà di getto due piccoli componimenti, Con Boccioni a Dosso Casina e I ghiri e una poesia, Battaglia a 9 piani.
Il 1° dicembre 1915 il battaglione V.C.A. fu sciolto per esigenze belliche, e i volontari che lo componevano furono congedati temporaneamente, poi ognuno fu chiamato alle armi assieme alla classe ed alla relativa categoria dappartenenza. Sparsi in giro per i principali fronti di guerra, alcuni di loro pagarono la loro foga di arruolarsi con la vita (vittime del paradigma che dalle trincee del Carso non se ne esce vivi ), altri, gravemente feriti o colpiti da esaurimenti nervosi, ebbero a pentirsene amaramente di aver voluto il conflitto ed uscirono dal movimento futurista. Tra le fila del movimento futurista si ebbero oltre dieci morti, tra cui Umberto Boccioni ed Antonio Sant'Elia, due veri e propri geni del loro tempo, poi Ugo Tommei, Athos Cesarini, Carlo Erba.
La guerra, grande igienizzatrice sociale, dette così una energica sfoltita anche al movimento futurista, geniale ed innovativa avanguardia che dette allarte europea una scossa che fece sentire la sua vibrazione per decenni.
Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944): leader del Movimento Futurista, si arruolò nel Battaglione V.C.A. subito dopo lo scoppio della guerra. Quando il reparto fu sciolto, Marinetti ritornò a Firenze in attesa di iscriversi al primo Corso Allievi Ufficiali disponibile, mostrandosi insofferente per la lontananza dalla Zona di Guerra.
Nel 1917 fu promosso tenente e divenne comandante di un reparto di autoblinde Fiat Ansaldo 74; nel febbraio 1917 fu ferito allinguine durante uno scontro alle pendici del monte Cucco, durante la quale ricevette anche una medaglia di Bronzo al Valor Militare. Reduce dalla rotta di Caporetto, fu destinato al fronte dellalto Piave nel 112° Gruppo Autoblinde del 14° Raggruppamento. Partecipò alla Battaglia di Vittorio Veneto, durante la quale, per il coraggio dimostrato, fu decorato con unaltra medaglia dArgento al V.M.
Umberto Boccioni (1882-1916): entrò entusiasticamente nel Battaglione V.C.A. fin dagli albori del conflitto. Congedato dopo lo scioglimento del suddetto reparto e tenuto in attesa della chiamata alle armi della sua classe e categoria, venne arruolato nel 29° Reggimento Artiglieria Campale nel luglio 1916. Durante il periodo di naja, che passò a Chievo (Verona) dovette ricredersi riguardo la teoria futurista enunciata da Marinetti, secondo cui la guerra è "unica igiene del mondo". Coniò quindi la sua famosa equazione "guerra=insetti+noia". Umberto Boccioni il 17 agosto 1916 a Sorte cadde rovinosamente da una cavalla della batteria con cui si stava recando a Verona: lanimale si imbizzarì al passaggio di un autocarro. Boccioni si ferì gravemente al capo, fu soccorso da dei contadini e portato allOspedale Militare di Verona, dove i medici lo operarono immediatamente, ma tutto fu vano e morì dopo poche ore.
Antonio SantElia (1888-1916): entrò a far parte del Battaglione V.C.A. nel luglio 1915, congedato in attesa di chiamata fu riarruolato negli alpini in un plotone allievi ufficiali e nella primavera 1916 fu promosso sottotenente e passò in fanteria. Il 6 luglio, durante unazione offensiva sul monte Zebio, mentre si lanciò allassalto assieme al plotone di lanciatori di bombe che comandava, fu ferito alla testa e venne decorato con una medaglia dArgento al V.M.
Nellautunno 1916 venne promosso tenente e diventò comandante di compagnia. Fu ucciso da una pallottola di mitragliatrice che lo colpì in piena testa mentre giudava allassalto i suoi uomini in una trincea sul settore di Sober, davanti a Monfalcone, il 10 ottobre 1916, alll'inizio dellVIII Battaglia dell'Isonzo .
Carlo Carrà (1881-1966): Non si arruolò con lo scoppio delle ostilità, ed alla fine del 1915 lasciò il futurismo, non per motivi personali ma solo per divergenze e incompatibilità di idee. Nel 1917 fu chiamato alle armi per Mobilitazione Generale. Partì come soldato di fanteria e l'esperienza bellica fu per lui traumatica e negativa: dopo una permanenza in ospedale a Pieve di Cento, dovette essere ricoverato nel nevrocomio dellOspedale Militare Territoriale di Ferrara per le sue precarie condizioni di salute. Qui conobbe Giorgio De Chirico, soldato della sanità militare.
Luigi Russolo (1887-1947): Partì per il fronte con il Battaglione V.C.A. già dal 1915, allo scioglimento di questo restò nel Battaglione Volontario alpino, frequentò il Corso Allievi Ufficiali a Verona e nellestate 1916 fu promosso sottotenente e trasferito al 5° Reggimento Alpini Battaglione Val Brenta. Il 17 dicembre 1917, durante unazione contro Malga Camerona (monte Grappa) in piena Battaglia dArresto, il tenente Russolo fu gravemente ferito al cranio. La guarigione fu lunga e complessa, fu trasferito in diversi ospedali militari, da Napoli a Genova, infine a Milano, da dove fu dimesso solo nellaprile 1919. Fu decorato con una medaglia dArgento al Valor Militare
Mario Sironi (1885-1961): volontario nel Battaglione V.C.A., allo scioglimento di questo reparto, non essendo mobilitabile
per problematiche legate alla salute, si arruolò volontario nel regio esercito, fu dichiarato abile ed ammesso al Corso Allievi Ufficiali di Torino, da cui uscirà sottotenente nella primavera 1917. Venne destinato al Comando Genio di Pieve di Cadore. In questa zona rimase dislocato, con l'VIII° Corpo d'Armata, sino alla fine della guerra, quando poi la sua unità fu trasferita a Vittorio Veneto.
Carlo Erba (1884-1917): sottotenente degli alpini, morì durante la Battaglia del monte Ortigara nel giugno 1917
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- 1.Marinetti, Boccioni, SantElia e Sironi, militari nel Battaglione V.C.A. a Gallarate nel luglio 1915
- 2.SantElia, Boccioni, Marinetti nel luglio 1915.
- 3.A Dosso Casina, il primo da sinistra è F.T.Marinetti.
- 4.Carlo Carrà a Ferrara nellestate 1917
- 5.Umberto Boccioni, soldato di artiglieria, 1916.
- 6.Antonio SantElia, ufficiale di fanteria, nel 1916, con la divisa che disegnò lui stesso e si fece confezionare appositamente da una sartoria milanese: aveva tutti i bottoni dorati ed era di un taglio di molto fuori ordinanza.
- 7.Umberto Boccioni a cavallo poco prima dellincidente, 1916.
- 8.Antonio SantElia al fronte, 1916.
- 9.La tomba di Umberto Boccioni.
Archivio Gira
Redatto in persona prima da Marinetti, e frutto delle esperienze belliche sul monte Altissimo, il manifesto intende ribadire le motivazioni della lotta interventista e antipassatista, facendo tutt'uno della "potenza" dell'l'impareggiabile" esercito e del "genio creativo" italiani.
Il 13 ottobre, nella prima perlustrazione fatta da me agli ordini del capitano Monticelli e del sergente Vasconi in terreno nemico, a 6 Km dalle nostre trincee, fra le alte roccie a picco, nelle boscaglie e nelle pietraie dell'Altissimo dopo esserci incontrati con una pattuglia austriaca che ci voltò le spalle e fuggì, constatammo con gioia la superiorità enorme della nostra artiglieria, i cui tiri meravigliosi, passando su di noi e sul lago, sostenevano la nostra avanzata in Val di Ledro. Il 14 ottobre, nella seconda perlustrazione fatta da me, dai miei amici futuristi Boccioni e Sant'Elia e dal pittore Bucci, esplorando e occupando la trincea delle Tre Piante, constatammo con quale gioconda disinvoltura dei giovani pittori e poeti italiani possano trasformarsi in audaci, rudi, instancabili alpini. Durante l'avanzata, l'assalto e la presa di Dosso Casina, compiuta dai Volontari ciclisti lombardi e da un battaglione di alpini, vedemmo le truppe austriache sgominate dalla baldanza di pochi italiani diciassettenni e cinquantenni, non allenati alla guerra in montagna. Dopo aver marciato per 7 giorni in un foltissimo nebbione, con vestiti quasi estivi malgrado la temperatura di 15 gradi sotto zero, i Volontari ciclisti pernacchiavano allegramente alle migliaia di shrapnels prodigati a loro da 5 forti austriaci. I nuovi raccoglitori di bossoli e di schegge micidiali facevano finalmente dimenticare gli stupidissimi e sentimentali raccoglitori di edelweiss. Constatammo che degl'italiani, già operai, impiegati o borghesi sedentari, sapevano vincere in astuzia qualsiasi pattuglia di Kaiserjagers. Constatammo che un corpo di 300 volontari ciclisti improvvisati alpini sapeva strategicamente manovrare su per montagne ignote, con tale abilità che il nemico si credette accerchiato da migliaia di uomini. Constatammo che uno studente italiano, trasformato in ufficiale, può comandare tutta l'artiglieria d'una zona e sfondare coi suoi tiri 6 o 7 forti austriaci, scientificamente preparati alla difesa in 20 o 30 anni. Constatammo come il popolo italiano, sotto la direzione geniale di Cadorna, abbia saputo improvvisare in pochi mesi la prima artiglieria del mondo e vincere di continuo nella più spaventosa e difficile guerra che sia mai stata combattuta. Singhiozzammo di gioia all'udire dalla viva voce di 20 o 30 giornalisti esteri, quali Jean Carrère e Serge Basset, che l'esercito capace di vincere e di avanzare sul Carso è sicuramente il primo esercito del mondo. Dopo aver visto il popolo italiano, "il più mobile di tutti i popoli", liberarsi futuristicamente, con una scrollata di spalle, dalla lurida vecchia camicia di forza giolittiana, vediamo ora nelle vie milanesi fervide di lavoro, come il popolo italiano, che sembrava avvelenato di pacifismo, sa guardare con fierezza questa nobile, utile e igienica profusione di sangue italiano. Tutto questo ci conferma una volta di più che nessun popolo può uguagliare:
ITALIANI! Voi dovete costruire L'ORGOGLIO ITALIANO sulla indiscutibile superiorità del popolo italiano in tutto. Questo orgoglio fu uno dei principii essenziali dei nostri manifesti futuristi dall'origine del nostro Movimento, cioè da 6 anni fa, quando primi e soli (mentre l'irredentismo agonizzava e il partito Nazionalista non era ancora nato) invocammo violentemente, nei teatri e sulle piazze, la guerra come unica igiene, unica morale educatrice, unico veloce motore di progresso. Eravamo allora sicuri di vincere l'Austria e di centuplicare il nostro valore e il nostro prestigio vincendola. Eravamo soli convinti della prossima conflagrazione generale che tutti giudicavano impossibile, in nome di due pseudofatalità: lo sciopero delle Banche e lo sciopero dei proletariati. Eravamo convinti che coll'Inghilterra, la Francia, la Russia, noi dovevamo utilizzare le nostre inesauribili forze di razza e il nostro genio improvvisatore, collaborando allo strangolamento del teutonismo, fatto di balordaggine medioevale, di preparazione meticolosa e d'ogni pedanteria professionale. Apparve allora il mio Monoplan du Pape, visione profetica della nostra vittoriosa guerra contro l'Austria. Infatti noi soli fummo profetici ed ispirati, perché, più giovani di tutti, più poeti, più imprudenti, più lontani dalla politica opportunistica e quietista, traemmo la visione del futuro dal nostro temperamento formidabile, e pur constatando intorno a noi la vecchia mediocrità italiana, credemmo fermamente nell'avvenire grande dell'Italia, semplicemente perche noi futuristi eravamo italiani. ITALIANI! Voi dovete manifestare dovunque questo orgoglio italiano e imporlo in Italia e all'estero colla parola, e colla violenza, come facemmo noi in Francia, nel Belgio, in Russia, nelle nostre numerose conferenze battagliere. Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che non si manifesta spavaldamente orgoglioso d'essere italiano e convinto che l'Italia è destinata a dominare il mondo col genio creatore della sua arte e la potenza del suo esercito impareggiabile. Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia di mediocristi antimilitari (tipo Giolitti), di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, Claudio Treves, Enrico Ferri, Filippo Turati), di archeologhi, di eruditi, di poeti nostalgici, di conservatori di musei, di albergatori, di topi di biblioteche e di città morte, tutti neutralisti e vigliacchi, che noi, primi e soli in Italia, abbiamo denunciati, vilipesi come nemici della patria, e vanamente frustati con abbondanti e continue docce di sputi. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che si nasconde sotto il suo ingegno come fa lo struzzo sotto le sue penne di lusso e non sa identificare il proprio orgoglio coll'orgoglio militare della sua razza. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che vernicia di scuse la sua viltà, dimenticando che creazione artistica è sinonimo di eroismo morale e fisico. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che, fisicamente valido, dimostrando la piu assoluta assenza di valore umano, si chiude nell'arte come in un sanatorio o in un lazzaretto di colerosi e non offre la sua vita per ingigantire l'Orgoglio italiano. Mentre altri futuristi fanno il loro dovere nell'esercito regolare, noi futuristi volontari del Battaglione lombardo dopo essere stati semplici soldati in 6 mesi di guerra, ed aver preso cogli alpini la posizione austriaca di Dosso Casina, aspettiamo ansiosamente il piacere di ritornare al fuoco in altri corpi, poiché siamo piu che mai convinti che alle brevi parole devono subito seguire i pronti, fulminei e decisi fatti.
Marinetti-Boccioni -Russolo-Sant'Elia-Sironi-Piatti
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- 1.Marinetti, Boccioni, SantElia e Sironi, militari nel Battaglione V.C.A. a Gallarate nel luglio 1915
- 2.Boccioni, Sironi e Marinetti al fronte
- 3. Sironi al fronte