di Gira
- a Luigi Brioschi
- Presidente della sezione di Milano del C. A. I.
- Caro Brioschi
- La patriottica e pratica tua iniziativa per l'istituzione dell'ormai famoso Plotone Grigio e gli articoli che io scrissi su questo nel Corriere della Sera e nella Illustrazione Italiana, e le conferenze che ho tenute su tale argomento, destarono se non mi inganno larga e benevola eco nel paese. Per battere il ferro mentre esso è ancora caldo e per ribattere sul chiodo da te piantato, ho creduto far cosa nè inopportuna nè inutile riunendo quegli articoli; con numerose aggiunte in questo opuscolo che ti presento e ti dedico. Sta sano e continua a volermi bene.
- Affettuosamente
- tuo Ottone Brentari
Milano 1 Maggio 1907
(...) Ma che cos'è il Plotone Grigio ? E' appunto per rispondere a questa mia domanda che vi mando questa mia corrispondenza; e perciò sarà necessario di fare un piccolo passo indietro. Il Brioschi, ora è più di un anno, cominciò a fare degli studi sui vari colori delle divise degli eserciti europei; si persuase che le divise dei nostri Alpini sono esageratamente vistose ed offrono un bersaglio troppo distinto e sicuro a chi fosse....dall'altra parte; si ficcò in testa che quelle divise devono venir riformate, e riuscire meno visibili, più comode, più eleganti, più alpine; e si propose di fare di tutto per iniziare tale riforma. (...)
Inizia così il libretto scritto da Ottone Brenari (1852-1921), insigne scrittore e alpinista autore della prima guida del Trentino, che raccoglie alcuni articoli apparsi nel Corriere della Sera e nell' Illustrazione Italiana che raccontano la nascita e l'evoluzione della nuova divisa dell'esercito italiano.
L'uniforme italiana dal 1861 al 1906
Possiamo collocare la nascita dell'esercito italiano il 4 maggio 1861, quando l'Armata Sarda assunse la denominazione di Regio Esercito Italiano, ponendo in evidenza con tale definizione l'essenza monarchica e unitaria del nuovo esercito, che ebbe subito come primo problema l'unificazione dell'uniforme che mediasse tra la severa foggia di quella piemontese con quelle più varie dei corpi volontari inglobati nel neo nato esercitoitaliano, come ad esempio i garibaldini, orgogliosi naturalmente della loro camicia rossa. Tuttavia la disciplina prevalse sul sentimentalismo e la fusione risultò del tutto "unitaria". Caratteristico di quegli anni fu il colore azzurro Savoia, che ebbe la meglio sul citato rosso garibaldino. Furono poi aggiunte le stellette sul colletto delle giubbe, stellette che stavano ad indicare "un firmamento rasserenato dell'orizzonte nazionale". Nel 1865 le uniformi dell'esercito italiano mantenevano ancora, tuttavia, le stesse caratteristiche che le ricollegava all'Armata sarda. La giubba azzurro scuro contrastava nettamente con il grigio dei calzoni e le bande variopinte, le spalline con le ampie frange conservavano ancora il fascino romantico di un tempo. Con Regio Decreto del 13 dicembre 1871 veniva stabilito che " L'esercito e l'Armata (la parola Armata comprendeva le forze poi denominate Marina) debbono portare come segno caratteristicodella uniforme militare, le stellette a cinque punte sul bavero delle rispettive uniformi militari". sul significato delle stellette si è discusso molto, il significato più attendibile che vi si è dato è che rappresentassero l'Italia alla quale veniva associata allegoricamente una stella luminosa che tracciasse il giusto cammino da percorrere. Un primo decisivo cambiamento nell'uniforme dell'esercito si ebbe con le modifiche apportate dal generale Cesare Ricotti Magnani, che fu ministro della guerra dal 1870 al 1876 e quindi rieletto alla stessa carica dal 1884 al 1887 e poi dal marzo al luglio del 1896. Ispirati a un criterio di semplificazione i provvedimenti del Ricotti si resero necessari per le esigenze di una tecnica bellica in fase di rapida evoluzione. Per gli ufficiali di fanteria la tunica attillata di panno nero fu sostituita da una giubba corta, di panno bigio-azzurro filettata di velluto nero, la pistagna rossa dei pantaloni veniva anch'essa sostituita dal panno nero. Soppresso il kepì, venne prescritto un berretto di panno nero, di forma rigida con coccarda tricolore e numero di reggimento sormontato dalla corona reale. Contemporaneamente anche l'uniforme della truppa subì alcune modifiche. I pantaloni divennero bigi con filetto rosso, il cappotto di panno grigio scuro con spalline recanti il numero della compagnia in color bianco, veniva indossato direttamente sulla camicia e aveva le falde rialzate e abbottonate sul dorso, il vecchio kepì in forma tronco-conica venne sostituito da un copricapo più basso a forma cilindrica di panno nero cerato e fregiato con coccarda tricolore, stella sovrapposta al centro della quale c'era il numero del reggimento. Questa era l'uniforme invernale che si vestiva dal 20 novembre al 14 marzo (data del compleanno del re), quella estiva invece consisteva nella giubba di tela. L'arma che risentì maggiormente di questi cambiamenti, fu naturalemnte la Cavalleria, che perse tutta la "teatralita" dell'uniforme, almeno fino al 1876, quando il nuovo ministro della guerra, generale Mezzacapo, le restituì almeno il bavero con i colori tradizionali. Ma ormai il processo di trasformazione e di semplificazine delle uniformi era irreversibile. Le esigenze dei tempi si facevano sempre più pressanti, altre guerre nel mondo come quella anglo-boera nel 1899-1901, quella russo-giapponese del 1904-1905 e quella ispano-americana per le Filippine nel 1899-1902 dettavano altri modi di concepire la guerra e davano spunti per le trasformazioni degli altri eserciti.
Quello italiano, dopo i cambiamenti del Ricotti, ebbe il suo punto massimo con la trasformazione radicale dell'uniforme del Corpo che pur di recente costituzione ( 15 ottobre 1872) doveva diventare il rappresentante della difesa dei sacri confini della patria, gli Alpini. La loro uniforme era fino ad allora, scura come quella della fanteria, ma con le mostrine verdi al colletto e sul paramani. La loro caratteristica era il cappello tronco-conico di feltro nero, con penna d'aquila per gli ufficiali e di corvo per la truppa.
Il Plotone Grigio
La prima idea che l'attuale uniforme non fosse più adeguata ai tempi e sopratutto all'ambiente in cui queste truppe dovevano operare venne, e non poteva essere altrimenti da uno che la montagna la conosceva molto bene, Luigi Brioschi, presidente della sezione di Milano del Club Alpino Italiano (C.A.I.) fondato nel 1863 da Quintino Sella al fine di radunare gli alpinisti italiani in un Club come era avvenuto l'anno prima in Gran Bretagna e in Austria, e pochi mesi avanti in Svizzera. Nel 1905 il Brioschi iniziava la sua campagna per l'adozione da parte degli alpini di di un uniforme più razionale e sopratutto meno appariscente secondo un modello da lui ideato e che si ispirava in parte alla uniforme delle truppe degli Stati Uniti durante la campagna di Cuba e delle Filippine nell'ambito della già citata guerra ispano-americana. Come tutte le idee geniali, anche la sua fu ostacolata e contrastata e dovette superare difficoltà e incompresioni di ogni genere. Nonostante tutto, l'idea del Brioschi, che si offrì adirittura di "vestire a sue spese un intero plotone di alpini secondo il nuovo modello" prevalse, supportata anche dai pareri favorevoli e dall'aiuto di alcuni ufficiali, tra cui il tenente colonnello del 5° Alpini Donato Etna, il colonnello Francesco Stazza suo superiore, il generale Pietro Frugoni, ispettore generale degli alpini e il sen.Giuseppe Vigoni che raccomandò la faccenda la ministro della guerra. Fu così che il 24 luglio 1906 nel cortile della caserma Luigi Torrelli di Tirano fece la sua prima apparizione il Plotone Grigio, composto da quaranta alpini scelti nella 45a compagnia del Battaglione "Morbegno". Dalle prime prove si constatò subito dell'eccezionalità della nuova divisa, constatando che un alpino vestito di grigio a 450 metri non è più visibile, mentre a 1500 metri si vede ancora un alpino con la vecchia uniforme, inoltre alla prova di tiro alla distanza di 600 metri, un manichino in grigio fu colpito solo 3 volte a dispetto dei 24 colpi a segno su una sagoma vestita con la vecchia uniforme.
La nuova divisa era così formata: cappello di feltro molle, color caffè chiaro, camicia, panciotto, colletto, cravatta, giacca, calzoni corti, calzettoni, tutto color grigio; scarpe più razionali e forti delle attuali; sacco alpinistico in luogo dello zaino; ed abolizione assoluta di nappine bianche, di piume, di trofei, di bottoni lucidi, di distintivi risplendenti. L'effeto è ottimo nelle linee generali; ed ora restano da decidere alcuni dettagli di secondaria importanza. E' preferibile la mantellina alla bersagliera (sempre, è sottointeso, grigia) o il poncio americano alla Garibaldi ? E' preferibile per la giacca il taglio all'italiana o all'inglese ? sono preferibili per coprire lo stinco, i calzettoni o le fascie ? Qual'è la forma più opportuna per il berretto ? A tutte queste e ad altre domande risponderà la pratica di questi giorni. (...)
I quaranta alpini, divisi in quattro squadre comandate dal caporal maggiore Tarabini, dal caporal Pansetti, dal caporale Gamberini e dal caporale Gherardi, tutti sotto il comando del tenente Tullio Marchetti, parteciparono subito alle prime esercitazioni con la nuova uniforme dove si dimostrò che " il cappello molle, leggero, pieghevole ( che poi è identico a quello usato dall'esercito degli stati Uniti a Cuba e alle Filippine), è pratico, comodo, indicatissimo : che le scarpe ben fatte, all'alpina, costeranno alla fine delle escursioni, meno delle vecchie scarpacce d'ordinanza, che ad ogni mese hanno bisogno di riparazioni : che colla divisa nuova, tutta di lana, i soldati soffrono assai meno che colla divisa vecchia, cioè colla camicia di tela, fascia di lana, farsetto a maglia, giubba abbottonata : che la cartucciera sotto la giubba offre una libertà di movimenti assai maggiore di quella offerta dalla vecchia giberna, che obbliga la giubba a restare abbottonata : che le nappine, le coccardine, le penne, possono piacere alle servotte ed agli adoratori dei regolamenti, ma in guerra sono un controsenso ed un danno : che questa uniforme, poco appariscente, è fatta per la guerra, e non per le parate e le teatralità, e chi dimentica tale circostanza arrischia di pronunciare giudizi poco seri : che il pubblico ( e perchè il pubblico non potrà esporre la sua opinione ? ) si mostra entusiasta della nuova divisa : e che ancor più entusiasti se ne mostrarono i soldati che la portano." (...)
Il Plotone Grigio......in Austria !
Trento, 1 Settembre 1906
Scrissi il 5 agosto, da Bormio, che due signori scesi dallo Stelvio, avevano studiato con molta cura il Plotone Grigio, e poi se ne erano ritornati in........ Austria ! Non era ancora passato un mese : e le facili previsioni che allora feci entro di me si sono già quasi interamente verificate ! Questa mattina affaciandomi alla finestra dell'albergo, vidi girare per Trento gli alpini grigi....austriaci. Mentre in Italia si discute sull'iniziativa d'un privato, qui non si discute ma si agisce, seguendo, copiando quella stessa iniziativa ! Per fortuna non tutto il buono del nostro esperimento venne copiato, e non si ebbe il coraggio di abbandonare cete vecchie e pregiudiziali norme militari. brillano pur sempre al sole i bottoni lucenti : la giubba è pur sempre quella tanto cara all'Austria, colle pieghettature sulla schiena : le saccocce sono ancora esterne : il cinturino lucido tiene pur sempre stretta al fianco la giubba : e non manca il colletto bianco e nero come quello dei preti. i calzoni sono corti, ma colle uosa come quelli dell'artiglieria di montagna, con due bottoni al ginocchio e coi ganci lungo il polpaccio. Tutto sommato ( salvo qualche particolare ) si tratta di una rapida e semplice imitazione del Plotone Grigio. Un amico che era con me mi osservò : 2 Vedi ? siamo già stati copiati ! e' adunque il caso di rinunciare alla buona iniziativa, e di cambiare completamente registro !" - " Ma come ? - risposi io - Italia ed Austria non sono forse alleate e fide e sincere alleate ? e chi oserebbe dubitarne ? E italiani e austriaci, in caso di guerra, non combatterebbero gli uni di fianco gli altri ' Dunque ? ". Ma il dunque vero e fuori dallo scherzo, è questo . Mentre in Italia, per iniziativa e a spese di un privato, si fa la prova con un plotone grigio, in Austria, per iniziativa ed a spese del governo, si istituiscono quattro plotoni grigi. E avanti sempre.....stellone d'Italia ! Noto qui, per la storia, che già nel suo famoso libro sulla guerra di montagna ( Gebirgskrieg tradotto in varie lingue ) il generale barone Francesco Kuhn ( comandante della difesa del Tirolo e Trentino nel 1866 ) proponeva per le truppe alpine ( specialmente riguardo al sacco, calzoni, calzature ecc. ) tutte ( tranne quella del colore ) le riforme ora adottate nella istituzione dei Cacciatori Grigi. Quel valente generale ( morto nel 1896, dopo esser caduto in disgrazia del suo imperatore ) ha finito coll'aver ragione !
Aprile 1907
- L'austria ha oggi 36 compagnie di Cacciatori Grigi, ragruppati in 10 battaglioni : in tutto 4500 uomini. In Italia s'è appena deciso di aggiungere due altri plotoni al Plotone Grigio. -
Per concludere il discorso sulla uniforme dell'esercito italiano e in particolare sul Plotone Grigio, bisogna ricordare che nel 1907 il cappello tronco-conico molle fu sostituito con quello tradizionale in uso ancora oggi e che alla fine del 1908 il ministro della guerra severino Casana, farà adottare per tutte le uniformi dell'esercito, quella grigio-verde degli alpini. E sarà con questa che tre anni dopo i soldati italiani partiranno per la Libia, e che poi gli accompagnerà a morire sui campi di battaglia della Grande Guerra .
- BIBLIOGRAFIA
- Ottone Brentari Il Plotone Grigio, ed G.B Paravia e C. 1907 ( dall'archivio del generale Franceso Stazza per concessione di Luigi Stazza)
- Gasprinetti Alessandro L'azzurro dei Savoia nelle prime uniformi, da Storia Illustrata, aprile 1964, A. Mondadori editore