ITINERARI

Legenda difficoltà:

E - Sentieri per escursionisti, anche in quota, senza difficoltà.

EE - Sentieri a tratti attrezzati o vie ferrate per escursionisti esperti dotati di capacità alpinistiche ed attrezzatura adeguata

EA - Sentieri a tratti attrezzati o vie ferrate con tratti di arrampicata per escursionisti esperti dotati di capacità alpinistiche ed attrezzatura adeguata.

NOTA : Per vedere le foto ingrandite, se sulla miniatura non compare il collegamento, basta cliccare sulla prima foto a sx di ogni itinerario

Monte Elmo, m2434

Sulla destra della strada statale che, dopo il Passo MonteCroce Comelico, da Moso porta all'abitato di Sesto si trova la stazione a valle della funuvia di monte Elmo, che in breve sale a quota 2160 m delle pendici occidentali del monte, raggiungibili anche seguendo la strada transitabile in auto fino al Forte Mitterberg e poi proseguendo a piedi lungo il sentiero segnato 4c. Consiglio però di usufruire di questo sentiero per la discesa e il ritorno al parcheggio. Dall'arrivo della funivia andando verso destra, in breve si raggiunge il Rifugio Gallo Cedrone - Hahnspielhütte 2150 m, dal quale seguendo il largo sentiero ci si può portare sul crestone confinario a sud-est del monte oppure direttamente sulla cima a 2434 m che offre un grandioso panorama a 360° particolarmente sulle Dolomiti di Sesto e sui più lontani ghiacciai austriaci. Sulla sommità del monte si trovano i ruderi di un ex rifugio e appena più sotto i resti di un ex casermetta della finanza. Su tutto il crestone esistono ottimi sentieri che consentono di seguirlo verso N-E in versante austriaco e italiano, seguendo la linea di postazione austriache lungo tutto il confine. Il ritorno avviene come già detto lungo il sentiero 4c che permette anche una visita al forte austriaco Mitterberg -Monte di mezzo.

Tempo di percorrenza: Con salita con la funivia e ritorno al parcheggio 4 ore circa

Difficoltà E


Col Quaternà, 2503 m

Il percorso più semplice per raggiungere lacima del Col Quaternà è quello che parte dalla casera di Rinfreddo, raggiungibile quasi con l'automobile deviando sulla destra dopo il primo vero tornante sulla strada statale che da Padòla porta al Passo MonteCroce Comelico. atraverso il bosco e con percorso quasi tutto asfaltato si raggiunge il parcheggio poco distante dalla casera. Percorrendo il comodo sentiero n°149 che taglia verso est il pendio si devia a nord sotto le pendici del ColQuaternà e in breve attraversando resti di postazioni ci si porta alla sua base da dove inizia la salita vera e propria. Durante la guerra una batteria da montagna aveva qui la sua postazione e tutto il colle di roccia lavica è solcato da trincee e cammiamenti in gran parte franati, ma ancora ben riconoscibili sono i tracciati delle trincee che vi correvano tutto attorno. La salita non difficile richiede però una buona sicurezza di appoggio perchè molto friabile, ma in breve e con poca fatica si raggiunge la cima con l'altare e la grande croce di ferro. Superbo il panorama a 360° dal quale si capisce perchè questa vetta al primo momento insignificante rispetto alle vicine rocce dolomitiche fosse così importante da un punto di vista strategico. Il ritorno avviene per il sentiero di risalita.

Tempo di percorenza: 4 ore circa

Difficoltà E


Monte Pasubio

Molte sono le possibilità per visitare questo gruppo montuoso tra i più famosi della Grande Guerra per la sua importanza strategica e gli avvenimenti che là vi si verificarono. Molte sono le possibilità di risalita , qui cercherò di illustrare due itinerari che credo siano senz'altro i più remunerativi sia dal punto storico che alpinistico: 1) salita per la Strada delle Gallerie e visita alle postazioni di prima linea del dente italiano e quello austriaco con discesa per la Strada degli Scarubbi, 2) salita percorrendo il sentiero attrezzato delle Cinque Cime G.Falcipieri e discesa per la Strada delle Gallerie.

Dopo aver deviato con l'auto al bivio di Ponte Verde sulla S.S 46 per il Passo Pian delle Fugazze in breve si raggiunge il Passo Xomo e da qui per la strada a sinistra si raggiunge il parcheggio che si trova su la piccola sella di Bocchetta Campiglia m 1219, da dove partono entrambi gli itinerari qui proposti.

Primo itinerario: dal parcheggio si sale verso sinistra e in breve si arriva all'ingresso della prima galleria che dà il via al sentiero vero e proprio. Il percorso facile e molto suggestivo sia per i percorsi in galleria che per i tratti all'aperto affiancati da ripide pareti rocciose si sviluppa lungo il fianco sud del monte Forni Alti con ampio panorama sulla sottostante Valle del Leogra verso le cime del gruppo del Cornetto e del Carega. Tutte le Gallerie sono numerate e portano il nome dei vari battaglioni che là combatterono. Una galleria si dirama in altre gallerie con postazioni per cannoni in caverna, un'altra è a spirale dentro una guglia di roccia, si entra ad un livello e si esce a quello superiore , fondamentale è l'uso di una buona torcia elettrica , il percorso è tutto un susseguirsi di emozioni . Superata la 47° galleria si arriva al punto più elevato della strada a 2000 metri, poi superata l'ultima, la 52° si sbuca alle Porte del Pasubio e al rifugio Papa. Appena dietro il rifugio parte il sentiero tricolore che in salita ci porta ai resti dell'ex rif. militare del Cogolo Alto. Questa costruzione avrebbe dovuto ospitare un museo ma lo scoppio della secoda guerra mondiale non solo impedì il restauro ma anche la normale manutenzione delle opere daneggiate. Ora non rimangono che i ruderi dei muri esterni. Seguendo il corso del crinale e passando sopra resti di camminamenti si sale alla Cima Palon m 2232. Un camminamento porta all'ingresso della galleria Generale Papa che si stende da qui fino al Dente italiano, una selletta che prende il nome da un giovane tenente lì caduto, il Ten. Damaggio, divide le due sommità. Dalla selletta si sale e si arriva al Dente Italiano per poi scendere e risalire al vicinissimo Dente Austriaco.Sorprendente è la ridottissima distanza tra queste due posizioni ! Quello italiano è completamente distrutto dalla mina che gli austriaci fecero esplodere il 13 Marzo 1918 prima che gli italiani facessero esplodere la loro, e le rocce spezzate che ancora disordinatamente coprono il pendio sono una muta e perenne testimonianza di quella tragedia. Tutta la zona e percorsa da gallerie , postazioni, trincee in cemento e in pietra, ricoveri in caverna, insomma un vero museo all'aperto che rende bene l'idea di come doveva essere la vita in quei luoghi. Dal Dente Austriaco si ritorna alla schiena d'asino che divide le due postazioni e attraverso un buon sentiero lungo il pendio meridionale sotto Cima Palon si passa accanto a una chiesetta e più sotto all'Arco Romano equindi si ritorna alle Porte del Pasubio e al rif.Papa. La discesa per la stada degli Scarrubi è lunga e monotona ma priva di qualsiasi difficoltà, in alternativa si può scendere percorrendo di nuovo la Strada delle Gallerie.

Tempo di percorrenza : Strada delle gallerie 3 ore, visita ai Denti 2/3 ore , Strada degli Scarrubbi 2 ore

Secondo itinerario: Il sentiero attrezzato delle Cinque Cime deve il suo nome al fatto che è una lunga attraversata in cresta con qualche ardito passaggio di collegamento che corre lungo la cresta del massiccio dei Forni Alti toccando le cinque vette che lo compongono: Bella Laita m 1881, Cima Cuaro m 1939, monti Forni Alti m 2023, Cimon del Soglio Rosso m 2040, Cima dell'Osservatorio m 2027. Un paio di volte si scende fino a toccare la Strada delle Gallerie e quindi se la fatica si fa sentire e il tempo peggiora è possibile accorciare il percorso in cresta che fino al rifugio Papa richiede quasi 5 ore. Il panorama lungo tutto il sentiero attrezzato è a 360° e permette di seguire tutta la linea del fronte che passando per i Denti del Pasubio proseguva per il passodella Borcola a Est e il Monte Maggio e avanti fino all'altopiano e all'Ortigara. Dal parcheggio seguendo l'indicazione si entra nel bosco subito sopra e in breve si arriva all'attacco della ferrata che abbiamo visto si snoda con saliscendi lungo la cresta e i pendii del monte Forni Alti. Non presenta grandi difficoltà tranne per una salita lungo una lunga scaletta in ferro che termina in una paretina attrezzata da attraversare verso destra in posizione abbastanza esposta, poi tutto il resto, senza sottovalutare chiaramente la sempre possibile pericolosità della montagna, è tutto divertimento. Dal rifugioPapa il ritorno avviene per la già citata Strada delle Gallerie.

Tempi di percorrenza : il giro completo 7 ore circa......IMPORTANTE!!! non dimenticate di portare una torcia elettrica!!!!

Difficoltà E, per il sentiero atrezzato delle Cinque Cime EE


Monte Cornetto, m1899

Al passo Pian delle Fugazze sulla S.S 46 provenendo da Ponte Verde si devia sulla sinistra lasciando l'auto poco dopo. A sinistra si sale verso la malga Morbi da dove si prosegue in direzione S seguendo il segnavia dei paletti infissi sul terreno. giunti sotto il crinale il sentiero prosegue con tornanti frequenti verso la vetta , che si raggiunge dopo aver superato una forceletta tra l'anticima e la cima principale. Durante la guerra qui sorgeva l'Osservatorio Reale di cui non è rimasta traccia. Da qui si ridiscende lungo un canalino sul sentiero e con l'aiuto di una corda fissa si raggiunge la Forcella del Cornetto. Si prosegue attraversando qualche galleria e resti di postazioni rimontando spesso il crinale , si supera un intaglio del sentiero per mezzo di corde fisse.Attraverso altre gallerie si raggiunge un altro intaglio anche questo attrezzato che in breve ci consente di raggiungere il Passo Baffelàn. Dal passo si risale verso destra per ridiscendere lungo il sentiero che ci conduce all'erboso Passo di Gane per risalirlo e raggiungerre un intaglio che superato ci porta sull'opposto versante che con una serpentina che scende lungo i costoni erbosi e poi ghiaiosi della Gera Bianca ci conduce con un'ampia mulattiera al rifugio Giurolo al Passo di Campogrosso. Il ritorno avviene lungo il sentiero N°13 che in località Sette Fontane incrocia il sentiero N°46 che ci riporterà dove abbiamo parcheggiato l'auto.

Tempo di percorrenza : 7 ore circa

Difficoltà EE


Monte Piana

Molti sono gli itinerarari per un'escursione a questo monte, teatro di numerose battaglie tra i due opposti schieramenti, tanto che l'associazione Amici delle Dolomiti di W. Schaumann restaurando gran parte dei manufatti lì rimasti ne ha fatto uno dei suoi musei all'aperto. Quindi l'itinerario qui proposto è quello che permette, senza difficoltà alpinistiche, di visitare gran parte dei resti delle postazioni ,di apprezzare appieno la loro importanza e di comprendere come si vivesse e come si è combattutto per mantenere questo monte così insignificante se messo a confronto con le cime che lo circondano, ma per questo motivo, di importanza fondamentale a livello strategico e militare. L'itinerario permette prima una visita alle postazioni italiane e quindi a quelle austriache contrapposte con punto di partenza e di arrivo al Rif. A.Bosi, raggiungibile dalla strada che da Misurina porta verso le Tre Cime deviando sulla sinistra seguendo le numerose indicazioni.

Settore italiano

Dal Rifugio Bosi, seguendo i cartelli di color giallo-nero , si prende a sinistra il sentiero 6a che sfruttando una delle tante cenge che circondano il monte erano sfruttate dagli italiani per costruire i loro ricoveri defilati dal tiro nemico.Il sentiero si inerpica tra i mughi fino ad una piccola altura attraversando quindi un tratto con funi di sicurezza raggiungendo i prati sull'orlo della sommità. Si prosegue sempre tenendo la sinistra su tracce di sentiero raggiungendo i primi ingressi di caverne ormai crollate. Aggirando la gola si scorgono ai piedi della parete i resti dei parapetti che fiancheggiavano l'originale camminamento. Questo sentiero attraversava la gola con un'ardito ponte di legno, oggi distrutto. Risalito un tratto erboso si prosegue aggirando una gola che sbuca in una conca formata dallo sbocco del prossimo canalone. Qui possiamo scorgere i resti di alcune baracche e di una cucina da campo e proseguendo altri resti di rifugi e scalette in legno e nelle rocce gli ancoraggi di precedenti funi di sicurezza. Aggirato il punto più basso della gola successiva, a destra sbocca una galleria che porta al comando del settore sulla sinistra raggiungibile non attraverso la galleria (pericolo) ma superando uno spuntone di roccia. Proseguendo accanto a resti di baraccamenti si raggiunge la sommità e continuando lungo l'orlo della stessa si arriva al cippo di confine n°5 del 1753 . Il terreno qui è tutto solcato da trincee e sconvolto dai crateri delle granate austriache. Ci troviamo nelle primissime linee italiane. Aggirando la gola si arriva ad una sporgenza da dove si può ammirare il paesaggio verso il Cristallo,Cimabianche,Picco di Vallandro e in basso Carbonin e il Lago di Landro. Direttamente sotto a questa sporgenza si trova una fitta rete di di gallerie con l'Osservatorio raggiungibile scendendo per un breve percorso attrezzato, la breccia sul soffitto è dovuta ad un micidiale colpo dell'artiglieria austrica che centrò in pieno la posizione causando diversi morti tra i soldati lì appostati. Un altro breve sentiero attrezzato porta alle caverne delle mitragliatrici. Volendo e possedendo un passo sicuro si possono visitare con una piccola deviazione alcune postazioni avanzate italiane poste a soli 60 metri al di sopra di alcune postazioni austriache. Percorrendo ora l'orlo del pianoro lungo un vecchio parapetto si raggiunge il punto più avanzato in quella direzione. Ritornando all'osservatorio e procedendo verso ovestlungo un sentiero in salita si raggiunge la Piaramide Carducci e l'omonima Capanna. Da qui il panorama è a 360° sulle più famose cime delle Dolomiti . Dalla capanna procedendo verso nord e seguendo la segnaletica si attraversa un terreno solcato da trincee e volgendo a sinistra si raggiunge la postazione delle bombarde completamente ricostruita, un'altra trincea ripristinata porta all'ex baracca dei comandanti parzialmente ristrutturata, altri resti di trincee ci portano ad un segnavia che ci indica per dove proseguire, passando accanto ad un monumento e dirigendoci verso una collinetta dove troviamo la postazione italiana più importante : la trincea d'approccio che controllava la Forcella dei Castrati, punto di passaggio tra il versante italiano e quello austriaco del monte. Da qui sono visibili tutti i buchi delle caverne scavate dagli italiani dopo essere passati al di là della forcella e aver preso possesso dei pendii meridionali della sommità nord del monte, la cosidetta Guardia Napoleone, percorribile volgendo a destra dopo aver attraversato la forcella. Il sentiero prosegue passando accanto a delle rientranze dove vi trovavano posto delle baracche, arrivando all'ingresso della Galleria d'Attacco. Continuando lungo la cengia si arriva ad un segnavia, brevemente a destra si raggiunge il Fosso Alpino, ritornando al segnavia e proseguendo lungo il sentiero segnalato sempre 6a si raggiunge la terra di nessuno e poi le prime postazioni austriache piazzate lungo il sentiero settentrionale.

Settore austriaco

Appena sotto l'orlo della sommità nord del monte si snoda una cengia in roccia che gli austriaci avevano costruito come sistema di collegamento fra l'ala destra e quella sinistra del loro schieramento dalla quale si staccavano dei sentieri e delle scalette che portavano alle trincee sull'orlo della sommità e quindi alle postazioni più avanzate. Sulla cengia troviamo i resti delle baracche che costituivano l'accampamento dell'ala sinistra. Arrivati ad un grande zoccolo dove sbuca la Galleria dei KaiserJager il cui portone d'ingresso è stato ricostruito. Attraversiamo un tratto di roccia parzialmente attrezzato e aggiriamo uno spuntone dove troviamo i resti di un esteso barraccamento e più in alto altri resti di postazioni. Giunti alla fine della cengia con una breve salita si raggiunge la sommità settentrionale della montagna.Il tracciato prosegue ai piedi della parete e aggirando uno sperone roccioso si arriva direttamente all'accampamento dell'ala destra con numerosi resti di baracche e i resti dell'ex Comando Kaiserjager. Sulla sinistra si trova l'ingresso dlla caverna dell'alta tensione riconoscibile dagli isolatori al di sopra dll'ingresso. Ora si può proseguire per due itinerari : sulla destra su scale in cemento si raggiungono le rocci sovrastanti, sulla sinistra il piano di vetta si raggiunge attraverso un tratto di galleria dotata di gradini. Raggiunta la sommità si arriva alla grande Croce di Dobbiaco sul fondo a perpendicolo brilla il Lago di Landro. Dalla croce proseguendo verso sud si raggiunge il sentiero normale n°6, percorrendolo si passa accanto a resti di trincee che man man che si procede risultano sempre più munite di strutture in cemento armato. Ritrovato il segnavia 6a al di sopra di un ingresso in cemento attraversiamo una galleria che ci conduce al posto più avanzato per mitragliatrici il caposaldo "I", usciti dalla galleria attraverso una trincea ricostruita anche con uno scudo in ferrodi protezione mod.1916 si accede alla Postazione più avanzata della fanteria. il sentiero prosegue attraversando una serie di trincee e postazioni fino a raggiungere un cartello indicatore "Punto d'incrocio con la galleria d'attacco italiana". Con una successiva discesa si arriva nuovamente alla Forcella dei Castrati e ripercorrendo il sentiero posto sulla sommità del monte si ritorna al rifugio Bosi e al parcheggio.

Tempo di percorrenza : dalle 3 alle 5 ore , a seconda del tempo speso nel visitare le varie postazioni

Difficoltà E


Sasso di Sesto, m2539

Dal parcheggio del Rifugio Auronzo sul "troppo" frequentato sentiero alla forcella Lavaredo, scavalcata la quale si procede sul sentiero inferiore fino a raggiungere in breve il rifugio Locatelli alle Tre Cime. subito dietro il rifugio superata la piccola Forcella di Toblin seguendo tracce di sentiero non segnalato si risale tra sfasciumi di roccia il Sasso di Sesto con resti di caverne e postazioni. Sulla sua cima durante la guerra si trovava un avamposto italiano sotto tiro diretto degli austriaci appostati sulla vicina Torre di Toblin, la cui base si raggiunge scendendo per il versnate nord del Sasso di Sesto e percorrendo uno dei due sentieri a destra o a sinistra della Torre si ritorna in breve al rif. Locatelli

Tempo di percorrenza : Dal rif. Locatelli , 45 minuti circa. Dal parcheggio1 ora e mezza circa

Difficoltà E


Monte Zugna, m1864

Dall'abitato di Ala sulla strada statale 12 da Verona per Rovereto dopo circa un km , con cartello indicatore si gira a destra e su strada a fondo naturale e dopo dodici tornanti si raggiunge il Passo Buole, m1460. Parcheggio. Da qui si prende il sentiero 115 evitando altri percorsi che pur portando a resti di postazioni non permettono di raggiungere la cima. Il primo tratto è costitutito da una vecchia strada militare che porta fino alla Servata con resti di opere militari, quindi si prosegue su di una mulattiera fino a raggiungere Coni Zugna e in breve si raggiunge la cima del Monte Zugna, m1864. scendendo dalla cima e proseguendo verso nord si raggiunge un pianoro con resti di un ospedale militare,i muretti del vicino cimitero e altri ruderi di ricoveri. Ritorno lungo il sentiero di andata.

Tempo di percorrenza: 3 ore

Difficoltà E


Passo della Sentinella, m2717

Tre sono gli accessi principali a questa finestra sul Comelico da una parte e la val Pusteria dall'altra : uno che sale dall'ex versante austriaco il vallon della sentinella, quello che sale dal versante italiano attravero il Vallon Popera e quello che arriva dalla Strada degli Alpini lungo le cenge della sovrastante Cima Undici. Qui prenderemo in esame quello che sale dal Rif. Berti attraverso la schiena d'asino del Vallon Popera con ritorno attraverso lo stesso o avendo possibilità che qualcuno venga a prenderci in macchina con discesa attraversop il Vallon della Sentinella. Esiste anche la possibilità sempre scendendo per questo versante di raccordarsi con il sentiero che scende dalla Croda Rossa di Sestoe ritorna al rifugio Lunelli dove si lascia la macchina per raggiungere il Rif. Berti. In quest'ultimo caso però il percorso si allunga di molto.

Lasciata l'auto nei pressi del Rifugio Lunelli m 1568, seguendo la segnaletica in 40 minuti circa si raggiunge il Rifugio Berti m 1950. Lasciandolo sulla destra si prosegue per il sentiero segnato 101 che risale dolcemente l'ampio Vallon Popera. Costeggiato il verde laghetto si prosegue per il sentiero principale. Innalzandosi sul filo della grande colata ghiaiosa che scende dal Passo della Sentinella, nella parte oramai superiore e più incassata del Vallon Popera. Oltre il Sasso Fuoco, il sentierino sale più alto del fondo del Vallone, dove si ammira il piccolo ghiacciaio crepacciato. Sulla destra lasciamo la traccia che porta alla Ferrata Zandonella alla Croda Rossa, e proseguiamo lungo le ghiaia del sentiero sempre più ripido che in breve passando ci porta a raggiungere il Passo della Sentinella, chiamato così per lo spuntone di roccia che si eleva al di sopra della roccia che sovrasta il passo. Qui troviamo un cono di pietra con targhe ricordo completamente scavato e appena sotto il passo una porta architravata ci conduce in un'ampia "sala" scavata nella roccia che prosegue in una galleria. Il Passo , in mano agli austriaci fu conquistato dai "Mascabroni" del Capitano Sala con un'ardita discesa lungo un canalone di neve che scende sulla destra lungo la parete della Cima Undici dopo i preparativi per attrezzare le forcelle superiori compiuti dall'aspirante Italo Lunelli ,un'imptesa entrata ormai nella leggenda dell'alpinismo anche se nel corso degli anni ha dato vita ad una aspra e antipatica ( a mio parere) polemica tra i due ufficiali. Per la discesa o si ritorna per il sentiero di risalita o per il Vallon della Sentinella , da prima per un tratto attrezzato che ci conduce in verticale giù fino alle ghiaie del vallone e poi per tracce di sentiero ad incrociare il sentiero n°124 che scende da Forcella Undici e che ci porta alla Capanna di Fondovalle, oppure prima di raggiungere le ghiaie ,tenedosi sulla destra ci si raccorda con il sentiero che scende dalla Croda Rossa di Sesto attraverso il Castelliere, che però come detto, allunga di molto l'escursione.

Tempo di percorrenza : Dal rif. Lunelli e ritorno per il vallon Popera 5 ore e 30 circa. Ritorno per il Vallon della Sentinella alla Capanna di Fondo Valle 5 ore. Ritorno per il Castelliere al Rif. Lunelli 8 ore circa.

Difficoltà E


Monte Zermula, m2143

Dal passo Cason di Lanza ,m1552, poco prima della ex-caserma di finanza si prende a destra per i prati e seguendo il segnavia giallo-rosso ci si inoltra nel bosco di larici ,uscendo in breve nell'ampio vallone ghiaioso alla base del versante roccioso settentrionale dell'anticima est dello Zermula. Dopo una breve ma ripida salita su roccette si attraversano le ghiaie del vallone nord e con strette svolte si guadagna il terrazzo erboso e ghiaioso dove inizia la via ferrata. Superato un diedro molto ripido e una breve discesa esposta si sale per canalini rocciosi e gradinati che permettono di raggiungere un primo ampio terrazzo ghiaioso. Si risale per ripide lastronate uscendo su una cengia detritica che porta dopo un ulteriore salita ad un'altra terrazza dove si trova il libro delle firme. Con un'ultima salita e una traversata verso sinistra si arriva finalmente alla forcella di quota 2095 dove terminano le attrezzature. Scavalcato il parapetto di rocci si prende a destra lungo il sentiero e in breve lungo un pendio erboso si raggiunge la croce di vetta. Sopra questo ultimo sentiero si trovano alcune postazioni ancora in buono stato che sovrastano alcune postazioni in caverna. La discesa avviene per il sentiero n°442 che aggirando il versante est del monte con facile sentiero ci porta a visitare alcune interessanti postazioni raggiungibili attraverso una galleria scavata nella roccia, (attenzione che una parte di questa galleria è crollata). Ritornati sul sentiero principale continuiamo la discesa che in breve ci riporta al passo e al punto di partenza.

Tempo di percorrenza : 5 ore

Difficoltà EE


Monte Cellon, m2238

Dal Passo Monte Croce Carnico m.1360, appena passata l'ormai chiusa dogana, dietro l'angolo dell'ultima costruzione in versante austriaco ha inizio l'itinerario con grande frecce rossa su di un masso. Si segue il sentiero che sale verso destra tra alberi e cespugli incontrando alcune tabelle geologiche del Geo Trail. Arrivati ad un bivio si prende a sinistra verso l'entrata della galleria attrezzata Schulter. Dopo aver indossato l'imbragatura si entra nella galleria ben attrezzata ma scivolosa, che in ripida salita ci porta all'uscita posta a quota 1730. Proseguendo verso la base delle rocce seguendo i segnali rossi ad un secondo bivio si prende a destra seguendo l'indicazione per il Cellon. un altro cartelo a sinistra indica una via ferrata che taglia orrizontalmente la base del monte e conduce al sentiero che si prenderà per il ritorno. Proseguiamo a destra e tagliando verso nord trasversalmente i pendii del monte raggiungendo in breve l'attacco della seconda parte della ferrata che per pareti articolate e passaggi esposti ma molto suggestivi , ci conduce ad un canalino roccioso da risalire per giungere all forcella sulla cresta sud-est a quota 2096 nei pressi del sentiero della via comune da sud. Per ripido sentiero a destra,tra sfasciumi e notevoli resti di guerra in breve si guadagna la vetta del Cellon. La discesa avviene fino alla forcella per lo stesso sentiero di risalita, poi seguendo le chiare tracce ed un segnale posto si di un paletto per la via comune da sud. Scendendo quasi fino alla base del monte ad un bivio prendiamo a destra,lasciando sulla sinistra il sentiero ferrato che avevamo incontrato ma non percorso precedentemente. Da qui in breve si raggiunge il Passo Monte Croce Carnico.

Tempo di percorrenza : 5 ore circa

Difficoltà EA


Pal Piccolo ,m1866

La zona del Passo MonteCroce Carnico durante il periodo bellico ha rappresentato uno dei punti fondamentali per le operazioni militari per il XII Corpo d'armata -zona Carnia che presidiava tutta la linea di combattimento dal Peralba al Rombon, in quanto l'abbassamento della catena qui consentiva la preparazione di decise iniziative militari di sfondamento. Qui come sul Monte Piana , gli amici delle Dolomiti,l'associazione fondata da W. Schaumann,ha realizzato un'altro museo all'aperto,recuperando e restaurando le postazioni dei due eserciti. L'itinerario qui descritto è uno dei tanti possibili, ma che permette di farsi una discreta idea di come doveva essere la vita in quel periodo su queste montagne.

Lasciata l'auto nel versante italiano del passo, si prende l'evidente sentiero dietro il monumento dedicato ai caduti e in quesat zona del fronte e al Maresciallo di finanza G.Macchi a cui è dedicata anche l'ex casermetta della finanza oggi sede di un piccolo museo. Si sale con ripida pendenza, passando accanto alle pareti attrezzate della palestra di roccia, con la vista che spazia sul versante italiano, e in circa un'ora si raggiunge un primo pianoro e una deviazione che lasceremo a destra. Proseguiamo seguendo il sentiero e passando accanto ad un altarino di pietra raggiungiamo la selletta dove si trova il bivacco degli Amici delle Dolomiti. A sinistra seguendo i cartelli gialli e le evidenti tracce si sale verso le numerose postazioni italiane scavate nella roccia. Ritornati alla selletta risaliamo il pendio nell'altro versante seguendo sempre le indicazioni in giallo e che attraverso alcuni passaggi un pò esposti ma ben attrezzati con scale in legno, ci porteranno al punto più alto del monte. La montagna è tutta solcata da postazioni e trincee, camminamenti e ricoveri che meritano di essere scoperti man mano che si prosegue. Interessante il camminamento austriaco con una cupola corazzata per osservatori . Molto suggestivo anche il poter vedere le trincee italiane dalle ferritoie di quelle austriache con postazioni di primissima linea che distano tra loro pochissimi metri. Per la discesa si può seguire il sentiero di andata, molto più breve,oppure scendere per mezzo delle scalette di legno incontrate in precedenza che portano al sentiero che in ripida discesa ci conduce nel versante austriaco e al campo base dei Dolomitenfreunde. Da qui risalendo per la strada asfaltata sotto la galleria, in breve si ritorna alla linea di confine e al parcheggio.

Tempo di percorrenza: Salita e discesa con ritorno al Passo 3 ore . Per una visita alle postazioni abbastanza soddisfacente dalle 3 alle 4 ore circa.

Difficoltà E


Monte Nero (Krn), m 2244

Dopo aver raggiunto con l'auto il paesino di Krn al primo bivio si devia a sinistra e si giunge in breve alla conca di Planina Kuhinja dove si parcheggia. Si prende il sentiero sterrato a sinistra e prima di giungere al piccolo rifugio visibile più avanti si devia a destra su tracce di sentiero segnalato in rosso verso il declivio che forma la parete sud del Monte Nero. Si risale senza difficoltà ma a lungo fino a raggiungere il piccolo rifugio Gomisckovo Zavetisce appena sotto la vetta del monte, che in breve si conquista risalendo tracce di sentiero appena sopra il rifugio,mantenendosi sulla sinistra del sentiero principale che porta alla selletta di quota 2052 tra il Monte Nero e il Monte Rosso, selletta che si raggiunge anche scendendo direttamente dalla cima senza dover passare nuovamente per il rifugio. Sulla sella si trovano alcuni ruderi di trinceramenti e una caverna con ferritoie.Sulla destra è visibile il sentiero che ripido scende verso la valle e che useremo per il ritorno. Proseguiamo risalendo tra roccette il Monte Rosso dove sempre più spesso incontriamo resti di postazioni in cemento e ricoveri sino ad una scalinata intagliata nella roccia alla fine della quale una lastra di pietra porta incisa una lunga scritta in latino fatta dagli alpini del btg. Val Tanaro in ricordo dei compagni caduti. Più avanti raggiungiamo delle costruzioni con profonde gallerie. Dopo aver superato un camminamento blindato ,ci si discosta dal sentiero e salendo sulla sinistra si raggiunge anche la cima del Monte Rosso. Dopo aver visitato i resti delle postazioni poste sotto la cima si riprende il sentiero per avvicinarsi al settore presidiato dalle truppe austriache. Dopo la visita ad una caverna che conserva ancora le pareti in legno dei ricoveri costruiti al suo interno e alle varie postazioni austriache,si ritorna lungo lo stesso sentiero alla selletta di quota 2052 e prendendo il sentiero ora sulla sinistra segnalato precedentemente si scende fino a collegarsi col sentiero di risalita e quindi al parcheggio.

Tempo di percorrenza: 6/7 ore circa

Difficoltà E, ma con sicurezza di appoggio.

Nota: per il ritorno in auto calcolate anche il tempo per una visita al Museo di Caporetto


Strada degli Alpini

L'ideale sarebbe percorrere questo magnifico e aereo sentiero come proseguimento di un ben più lungo percorso di due giorni, partendo dal Rifugio Berti e attravero la ferrata Roghel sui Campanili di Popera e il sentiero attrezzato della Cengia Gabriella che percorrre il monte Giralba di sotto raggiungere il rifugio Carducci e dopo avervi pernottato ,ripartire per la Stada degli Alpini e raggiunto il Passo della Sentinella, ridiscendere verso il rifugio Berti e quindi al punto di partenza. Qui invece diamo indicazioni per il percorso di una giornata, con partenza dalla Capanna di Fondo Valle in Val Fiscalina e ritorno alla stessa per il Vallon della Sentinella.

Dalla Capanna di Fondo Valle, m1548, per il comodo sentiero 103 in circa un'ora e mezza raggiungiamo il Rifugio Zsigmondy-Comici, m 2224. in bellissima posizione panoramica . Da qui in salita per ghiaione verso Forcella Giralba si prosegue fino al piccolo lago Ghiacciato sotto a questa e deviando a sinistra si prende il sentiero 101 che attraverso falde detritiche e ghiaioni raggiunge il bivio per la Busa di Dentro che lasciamo alla nostra destra (da qui comincia il percorso per raggiungere la cima del monte Popera) e proseguiamo per l'evidente tracciato ricavato daggli Alpini nella viva roccia. Seguiamo la cengia in parte attrezzata fino a raggiungere dopo aver aggirato il monte ad una delle zone più suggestive dell'intero percorso, una profonda spaccatura con caverne e una gola perennemente ghiacciata che ci permette di passare sull'altro lato della cengia che prosegue attraversando ghiaioni e zone ghiacciate ma facilmente percorribili fino a raggiungere Forcella Undici dove più numerose sono i resti di postazioni italiane in caverna. Da qui se non si vuol continuare per la ferrata vera e propria fino al Passo della Sentinella , si può scendere lungo il sentiero 124 e per ghiaioni in breve ritornare al punto di partenza. Se si vuol continuare, dopo aver indossato imbragatura e sopratutto il caschetto,visto le frequenti scariche di sassi, si prosegue per la cengia nel versante nord di Cima Undici ,attraversando resti di postazioni austriache e cenge esposte fino a raggiungere con ripida salita il Passo della Sentinella, che prende il nome daglia guglia rocciosa che sovrasta il passo, gli austriaci invece vi videro un "orante" e la chiamarono "betende Moidi". Tenendosi sempre nel versante trentino del passo si scende lungo un canalone attrezzato per raggiungere il fondo del ghiaione lasciando sulla destra il sentiero che interseca quello che scende dalla Croda Rossa di Sesto. Lungo tracce di sentiero per ghiaie si interseca il sentiero che proviene da Forcella Undici e in breve si scende alla Capanna di Fondo Valle e al punto di partenza.

Tempo di percorrenza: Giro completo 8 ore, con discesa da Forcella Undici 6 ore e 30 circa

Difficoltà EE


Monte Popera, m 3046

Dalla Capanna di Fondo Valle, m1548, per il comodo sentiero 103 in circa un'ora e mezza raggiungiamo il Rifugio Zsigmondy-Comici, m 2224. in bellissima posizione panoramica . Da qui in salita per ghiaione verso Forcella Giralba si prosegue fino al piccolo lago Ghiacciato sotto a questa e deviando a sinistra si prende il sentiero 101 che attraverso falde detritiche e ghiaioni raggiunge il bivio per la Busa di Dentro(vedi anche itinerario precedente). Lungo un buona cengia verso destra si raggiunge l'ampio vallone glaciale e per tracce si sale addendrandosi sempre più nella Busa Inneres Loch e raggiungendo la parte ghiacciata del percorso. In genere non servono i ramponi in quanto la traccia e ben visibile e percorribile.A sinistra si trova lo sbocco superiore della Busa in un canalone che porta alla Forcella alta di Popera. Si risale questo canalone e prendendo a destra si sale per la pate più difficile del percorso con qualche passaggio di primo grado su roccette articolate, raggiungendo finalmente la cresta. Da qui superando alcuni facili gradini rocciosi e seguendo l'inclinato e ampio terrazzone sommitale si raggiunge passando per l'anticima alla parte più alta del monte. Il panorama sulle Dolomiti di Sesto è grandioso e a 360° . Un vero balcone per riconoscere i capisaldi italiani e austriaci del Cadore e del Comelico e anche oltre. La discesa avviene per lo stesso sentiero di risalita.

Tempo di percorrenza : a/r 5 ore

Difficoltà EA (anche se non ci sono tratti attrezzati)


Jof Fuart, m2666

Per apprezzare pienamente l'escursione e godersi l'intero giro proposto ,si consiglia di pernottare al Rif.Corsi,m1874, in modo d'avere tutta la giornata per la salita alla Forcella Mosè e al Jo Fuart.

Appena passata Sella Nevea, in direzione Cave di Predil, dopo un paio di kilometri sulla sinistra si prende una deviazione all'interno del bosco,riconoscibile dalla presenza di un monumento ai caduti. I. breve lungo una stada sterrata si arriva al parcheggio. Da qui un ampio sentiero sale lungo il bosco e raggiunge l'ampia vallata dove si trova la Malga Grantagar. In alto sulla destra si scorge la sagoma del rifugio Corsi. Lasciamo sempre sulla destra il sentiero segnato chesi inoltra tra gli alberi e dal quale usciremo nella discesa e proseguiamo lungo il sentiero principale che passa accanto alla malga. A circa tre quarti di questo sulla destra troviamo alcune postazioni in caverna con numerose ferritoie ,subito dopo l'ultima curva arriviamo al rifugio. Dal rifugio Corsi, seguendo i segni rossi e lasciando sulla destra il sentiero principale si arriva direttamente alla Forcella Mosè, che era un importante centro di rifornimento austriaco con baracche e stazione funiviaria per le circostanti posizioni d'alta quota. Di tutto questo oggi rimangono solo alcune travi di legno e buchi nella roccia. Sulla destra parte un breve ma impegnativo sentiero attrezzato, tratto che fa parte del più lungo Sentiero Goitan, che dopo alcuni tornanti e una breve salita per sfasciumi ci conduce alla vetta del Jof Fuart. Panorama meraviglioso che comprende tutto il fronte delle Alpi Carniche, Dal Coglians al Canin, dal Mangart al Rombon. Ritorniamo per il sentiero di salita fino ad incontrare sulla sinistra una deviazione per il sentiero attrezzato Goitan che corre in questo tratto lungo una spettacolare cengia che taglia il versante sud della Cima di Riofreddo. Giunti alla Forcella di Riofreddo scendiamo lungo il sentiero sulla destra che in breve ci riporta la rifugio Corsi e da qui prendendo a sinistra per tracce di sentiero scendiamo alla Malga Grantagar uscendo dal bosco e quindi al parcheggio.

Tempo di percorrenza : Pargheggio- Rif. Corsi ore 1,30 / Rif Corsi -Jo Fuart ore 2,30 circa / Jo Fuart- Rif Corsi lungo sent. Goitan 3 ore circa

Difficoltà EA, considerando anche il sentiero attrezzato

Fino al Corsi vedi anche l'itinerario per il Sentiero del Centenario


Col Rosà , m2166

Da Cortina sulla SS 51, dopo circa 4,5 Km sulla sinistra si incontra il Camping Olimpia, dove si parcheggia l'auto. Ci si incammina per la strada forestale chiusa al traffico verso la valle. A sinistra un cartello indica per il Passo Pospocora che si raggiunge lungo un semplice sentiero a serpentine. Dal passo si sale fino alle prime rocce e a sinistra si raggiunge l'attacco della ferrata Ettore Bovero. La via attrezzata sale per circa 200 metri in verticale correndo a sx della profonda gola che divide il fianco sud del Col Rosà. Punto chiave della salita è una traversata a sx molto esposta ma ben assicurata e con buoni appigli. Dopo aver raggiunto una sella coperta di mughi e attraversato un canalone si guadagna rapidamente la cima. Spettacolare veduta sulla conca di Cortina , il Pomagagnon e il massiccio del Cristallo. La discesa si snoda lungo uno stretto sentiero lungo il quale si incontrano resti di baraccamenti militari, e attravarso il bosco si ritorna sulla stessa strada dell'andata e in breve al parcheggio.

Tempo di percorrenza : 4/5 ore

Difficoltà EA


Monte Fior, m1824

Dopo aver superato i 20 tornanti che dalla Valstagna portano all'abitato di Foza si prosegue verso Gallio e appena superato l'indicazione per la contrada di Ribenach, prima di un'ampia curva a sinistra, possibilità di parcheggio a destra da dove parte il sentiero segnato 861, per il monte Fior. Il sentiero abbastanza ripido ma facilmente percorribile ci porta attraverso il bosco ad un'ampia radura,dove già si possono scorgere le ampie buche lasciate dalle granate durante il conflitto.Alla fine della radura si trovano tre lapide murate nella roccia in tre lingue diverse che ricordano le truppe austriache che lì vi hanno combattuto. Lasciata sulla destra la malga Slauper, si prosegue verso nord fino ad incontrare un'altra indicazione per il monte Castelgomberto. Proseguiamo a sinistra attraverso il bosco, dove a sx del sentiero nascosta dalla vegetazione,vi è una profonda trincea mentre a dx si incontrano aperture di postazioni in roccia. Usciti dal bosco si raggiunge la selletta tra il monte Castelgomberto a sx e monte Fior a dx. Entrambi le dorsali sono solcate da trincee e camminamenti, impressionante è il panorama dalla cima del Castelgomberto: Le dorsali tutt'attorno sono solcate da trincee e postazioni ancor oggi chiaramante individuabili data la scarsa vegetazione del luogo. ritornati alla selletta si risale sempre lungo un trincerone in breve alla cima del monte Fior, indicata da un cartello e proseguendo sembre lungo la trincea in breve si raggiuge la cima del vicino monte Spil. Appena sotto la cima vi è una postazione in caverna con ancora le travi di sostegno in parte marce e pericolanti. Scendiamo verso la casera Montagna Nuova e lungo la Città di Roccia, con le sue strane rocce erose dal ghiaccio,si ritorna alla Malga Slapeur e al parcheggio lungo il sentiero di risalita.

Tempo di percorrenza: 5/6 ore

Difficoltà E


Monte Cimone,m 1226

Dall'abitato di Arsiero si seguono le indicazioni per Tonezza del Cimone, che una volta raggiunto a sx per località Campana in breve ci si porta sulla strada che da nord sale al monte Cimone. Pargheggiata l'auto nell'ampio spazio, ci introduciamo lungo il comodo sentiero che risale verso il sacello della vetta. Subito a sx in mezzo agli alberi troviamo i resti della "Hexenkessel" , la "bolgia delle streghe", dove si trovavano i baraccamenti austriaci, profonde trincee e piazzole è quello che rimane oggi. Si prosegue ritornando sul sentiero e in breve si raggiungono due accessi a gallerie crollate dove è stata posta una lapide in ricordo dei Fucilieri Volontari della Carinzia . Prima di percorrere l'ultimo tratto del sentiro che sbocca sulla cima, deviamo prima sulla sx e visitare i resti di alcune postazioni austriache poi sulla dx per vedere ,scendendo tra le rocce, i resti di una postazione blindata austriaca dalla quale è possibile accedere ad una sottostante trincea che ci porta all'ingresso della galleria di mina di cui è rimasto solo il primo locale. Tornati per lo stesso percorso al sentiero principale giungiamo in breve alla cima del Cimone. Difficile è farsi un'idea del cratere di mina visto come si presenta oggi la cima del monte completamente spianata e con la cuspide del sacello-ossario che la sovrasta. Scavalcando il parapetto dietro il monumento,facendo molta attenzione, si può visitare una lunga galleria austriaca,necessaria una torcia elettrica. Tornati in cima , seguendo l'indicazione per l'ex cimitero italiano si scende lungo il versante occidentale del monte giungendo alla selletta che collega il Cimone alla Quota Neutra, numerose le aperture sulla roccia a testimonianza delle postazioni italiane lì presenti. Aggirando da sud-ovest quest'ultima posizione si arriva alla base del rilievo dove si apre l'ingresso alla galleria elicoidale italiana dove si trovavano ricoveri e postazioni di artiglieria che permettevano il controllo del Cimone. Volendo si può continuare la discesa in direzione del Caviojo e con la sola indicazione del pennone bianco di una bandiera raggiungere un'alta croce in cemento e una lapide, uniche testimonianze della presenza del cimitero militare italiano. Per il ritorno si segue l'itinerario di andata.

Dopo aver visitato il monte Cimone,risaliti in auto,merita una visita anche ciò che resta del Forte Ratti che si trova appena sotto il monte sulla statale n° 350 per Arsiero in località Barcarola. Interessanti solo le varie gallerie con le iscrizione dei reparti che le eseguirono, che costeggiano il facile sentiero nel bosco che porta a ciò che resta del forte nascosto dall'abbondante vegetazione. La deviazione richiede solo una mezz'ora di andata e ritorno.

Tempo di percorrenza: 4/5 ore circa (più per la visita alle postazione che di percorrenza vera e propria)

Difficoltà E


Monte Corno Battisti, m 1761

Sulla S.S. 46 che da Schio porta a Rovereto (vedi anche itinerario del Pasubio) dopo il Pian dele Fugazze e aver passato la località Raossi, dopo un grande curvone prima di raggiungere il paese di Anghebeni lasciamo l'auto sulla dx e seguiamo il comodo sentiero che sale la valle dei Foxiprima . Prima praticamente con percorso diritto su strada sterrata poi con ripide serpentine,passando sotto la selletta del Trappola ,raggiungiamo la selletta Battisti. Proseguendo sulla sx in breve raggiungiamo la cima. buchi e caverne e tracce di camminamenti caratterizzano la cima. . Diventato famoso per le note vicende belliche che terminarono con la cattura di Cesare Battisti da cui prese il nome,questo spuntone roccioso fu un caposaldo fondamentale per le truppe austriache a difesa delle retrovie delle postazioni sul Pasubio, infatti volgendo lo sguardo verso sud-est,si stagliano contro lo sfondo i due speroni rocciosi e contapposti dei Denti tanto contesi. Un altare in pietra a ricordo di Battisti e Filzi indica il punto dove si infranse l'attacco alpino del Vicenza il 10 luglio 1916. Ritono per il sentiero di risalita.

Tempo di percorrenza: 4 ore

Difficoltà E


Monte Cavallino, m 2689

Dalla S.S. 52 Carnica che da S.Stefano del Cadore porta al Passo MonteCroce Comelico, in località Sega Digon,quando la strada fa una curva a gomito, si stacca la rotabile che si incunea nella lunga Val Digon. Imboccata la strada la si segue deviando a sx appena superata la Cappella dedicata ai caduti di Cima Vallona proseguendo lungo la strada che si inoltra sempre più nella gola che incide la valle. Lasiando sulla destra il bivio per il Pian della Mola (vedi itinerario per il Palombino) si prosegue ancora fino a raggiungere un altro bivio che a dx porta alla casera Pianformaggio e al vicino ex rifugio Cavallino. Si può lasciare qui la macchina e proseguire a piedi lungo la strda sterrata prendendo a dx verso la casera oppure se il fondo lo permette proseguire in auto fino a raggiungere casera Silvella. In emtrambi i casi i sentieri che partono dalle due casere più o meno si equivalgono in lunghezza e portano entrambi seguendo le tracce di sentiero che percorrono la testata della valle fino alla Forcella Cavallino, con resti di camminamentii e postazioni. Si è ormai ai piedi della bastionata del Cavallino. Si procede prendendo a sx il sentiero che taglia il ghiaione e seguendo le indicazioni sulla dx si stacca un sentiero attrezzato che per roccette e ghiaie porta alla grande lastronata inclinata che in breve porta alla cima. La parte sommitale sotto la cima vera e propria è tutta sconvolta con resti di baracche, filo spinato, scatolame e altro materiale ferroso. Una grande croce sovrasta la cima. Ogni anno, d'estate,qui si ritrovano italiani e austiaci per una solenne cerimonia in ricordo dei caduti della Grande Guerra. Per la discesa al sentiero inferiore si può seguire il percorso di andata oppure lasciandolo sulla sx seguendo il sentiero che passa accanto a resti di postazioni scendere per un breve canale attrezzato fino a raggiungere la Hintersattel tra il Cavallino e il Cavallatto, dove si incontrano i resti di un'interessante postazione austriaca con baracche e muretti a secco. L'attaccoa questa postazione è stato ben descritto da Antonio Berti nel suo "1915-1917 Guerra in Comelico". Ritornati nel sentiero principale si prene a sx ritornando a Forcella Cavallino e sul sentiero di risalita al parcheggio. NB nella zona che sale lungo la vallata del Cavallino è facile incontrare qualche vipera (oltre alle immancabili marmotte) non lasciare mai il sentiero segnato e fare attenzione a dove si mettono i piedi!

Tempo di percorenza: 6 ore

Difficoltà EE


Piani di Cengia e Crode Fiscaline

Dall'abitato di Moso con l'auto attraverso la Val Fiscalina fino al parcheggio a pagamento, da qui in breve alla Capanna di Fondo Valle, m1548,e poi per il comodo sentiero 103 in circa un'ora e mezza raggiungiamo il Rifugio Zsigmondy-Comici, m 2224. in bellissima posizione panoramica. A sx si stacca il sentiero per Forcella Giralba e la Strada degli Alpini, a dx si prosegue seguendo il sentiero 101 che salendo ai piedi della Croda dei Toni attraverso il passo Fiscalino raggiunge il suggestivo rifugio Pian di Cengia, m2528. Subito dietro il rifugio tracce di sentiero portano verso sempre più evidenti tracce di postazioni che a sx attraverso camminamentie e piccole gallerie si affacciano verso il settore delle Tre Cime Di Lavaredo, mentre il sentiero prosegue verso nord, raggiungendo in breve la croce di vetta visibile già dal rifugio. Impressionante il panorama sui Tre Scarperi,Cima Undici,Croda dei Toni e tutta la val Fiscalina. Innumerevoli tutto intorno i resti di postazioni e gallerie e resti di scatolame e altro materiale ferroso residuo degli avvenimenti che lì vi ebbero luogo. Ritorno per il sentiero di andata.

Tempo di percorenza: 5/6 ore

Difficoltà E


Cima Bocche, m2745

Sulla S.S.346 a due Km circa dal Passo s.Pellegrino in direzione Moena lasciamo l'auto nei pressi del bar-ristorante Negritella. Seguendo l'indicazione per forcella Iuributto da prima su strada sterrata e appena più su prendendo a dx verso il bosco ci inoltriamo sempre più nella splendida Ciamp de Ors, ricca di meravigliosi rododendri e attraversata dall'omonimo rio. In circa un'ora e mezza raggiungiamo la forcella e il bivacco (in realtà una tettoia con un tavolo) Iuribrutto. Seguendo i cartelli indicatori prendiamo il sentiero a dx verso Cima Bocche. Con ampie serpentime saliamo il versante sud scorgendo già tra i vari sfasciumi grosse matasse di filo spinato pleludio di quello che troveremo in cima. In breve sbuchiamo sul'all'altopiano che con comoda salita ci porterà in vetta. Il panorama è impressionante, tutta la zona è solcata da trincee e resti di casermette a sx quelle italiane e a dx verso la cima i capisaldi austriaci,resti di cavalli di frisia e sbarramenti di filo spinato a testimonianza degli aspri combattimenti che si svolsero su questa montagna. Saliamo a dx lungo la linea trincerata, lasciando, quasi raggiunta la cima,il sentiero principale per visitare i dintorni del bivacco Iellici con numerosi resti di costruzioni austriache. Impressionanti i resti di ossa umane che si possano ancora trovare sul terreno. Dal bivacco anche senza ritornare sul sentiero princiale saliamo lungo il pendio e in breve raggiungiamo la cima. Dopo la doverosa sosta, seguendo i segni sulle rocce e lungo la breve cresta e tracce di un trincerone scendiamo sempre attraversando resti di baraccamenti, verso il bivacco Forcella Bocche (la solita tettoia) e l'omonima forcella . A dx si può salire lungo il sentiero attrezzato del Gronton, oppure scendere per il sentiero 633 e raggiungere la Forcella de Lujia appena sopra l'omonimo laghetto e al bivacco S.Redolf. Passati sull'altro versante lungo il sentiero che taglia il versante nord della cima Laste' e poi a dx per località Fanch sulla strada statale. Raggiunta la statale per il passo S.Pellegrino o con l'autubus o a piedi per due Km circa si ritorna al parcheggio.

Tempo di percorrenza: 7 ore (variabili secondo il tempo necessario per visitare le postazioni)

Difficoltà E, con sicurezza di appoggio


Monte Cauriòl, m 2494

Da Ziano di Fiemme, passato il ponte sul torrente Avisio, in località Bòsin, si segue la strada che risale la Val Sàdole e seguendo le indicazioni, dopo 7 Km si raggiunge il Rifugio Cauriòl dove si parcheggia l'auto. Dal rifugio si sale da prima su largo sentiero inoltrandosi nella Val Sàdole costantemente dominati a destra dalle aspre rocce del Castèl delle Aie e a sinistra dal Cardinàl, dal Piccolo Cauriòl e dal Cauriòl. In circa un'ora e mezza si raggiunge il Passo Sàdole ( m2066),con resti di costruzioni e baraccamenti. Proseguendo verso sinistra si percorre la "via italiana" che risalendo il versante meridionale del Piccolo Cauriòl ci porta alla Selletta Carteri ( m2343). Sulla sinistra un'altare di pietra ci indica la sacralità del luogo. A destra si sale lungo il sentiero scosceso che in mezz'ora circa ci conduce alla cima del Cauriòl. Lungo il percorso resti di baracche sepolte tra le pietre e schegge di granate ci accompagnano alla targa ricordo posta a di sotto della croce in ferro della cima. Grandioso il panorama su Cima d'Asta e su tutto il gruppo del Lagorai. Ritornati per lo stesso sentiero alla Selletta Carteri, scendiamo a destra per la "via austriaca" lungo uno scosceso e sassoso sentiero che ci porta ad un interessante pozzo austriaco per la raccolta dell'acqua e ad alcuni trinceroni sempre austriaci. Il sentiero si biforca a sinistra con un comodo sentiero e a destra con uno meno evidente e più scosceso che però entrambi portano ad incrociare il sentiero di risalita e quindi al il Rifugio Cauriòl.

Tempo di percorrenza 5 ore

Difficoltà E con sicurezza di appoggio nell'ultimo tratto prima della cima

 


Jof di Miezegnot, m2087

Sulla S.S. 13 che dall'uscita autostradale di Carnia porta verso Tarvisio al confine con l'Austria, all'altezza dell'abitato di Dogna si scende sulla dx e sempre sulla destra seguendo le indicazioni per Rifugio Flli.Grego si imbocca una strada asfaltata che dopo 18 Km si interrompe alla Sella di Sompdogna, dove si parcheggia l'auto. Lungo questa strada costruita dagli italiani durante la guerra si possono scorgere ai lati resti di caverne e casermette in pietra e cemento. Pargheggiata l'auto saliamo sulla sinistra verso una malga da dove parte il sentiero segnato 609. Dopo essere usciti dal bosco a quota m1946 troviamo i resti di una caserma e il " lussuoso" bivacco Btg. Alpini Gemona dotato di 4 posti letto. Proseguendo per il sentiero che si fa più tortuoso e ripido ma sempre privo di difficoltà per roccette e ghiaia in breve si raggiunge la cima. Numerosi i resti di postazioni e bunker in cemento con vista sulla Val Canale a nord e sulla Val Saisera a sud sovrastata dai massicci del Jof Fuàrt e Jof di Montasio. Siamo proprio perpendicolari al paese di Malborghetto punto strategico durante il conflitto per la presenza del Forte Hensel di cui si intravvede appena uno spigolo tra la folta vegetazione che lo nasconde alla vista. Si discende dalla cima per il sentiero di risalita oppure seguendo i segni indicatori passando accanto ai resti di un bunker in cemento e ad alcune caverne, oltre a resti di costruzioni in pietra e trincee, seguendo tracce di sentiero e mantenendosi sempre sulla destra della dorsale, e facendo molta attenzione a non perdere le tracce del sentiero in breve si ritorna alla malga e al punto di partenza.

Tempo di percorrenza 4 ore

Difficoltà E con sicurezza di appoggio sopratutto in discesa

 


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