Legenda difficoltà:
E - Sentieri per escursionisti, anche in quota, senza difficoltà.
EE - Sentieri a tratti attrezzati o vie ferrate per escursionisti esperti dotati di capacità alpinistiche ed attrezzatura adeguata
EA - Sentieri a tratti attrezzati o vie ferrate con tratti di arrampicata per escursionisti esperti dotati di capacità alpinistiche ed attrezzatura adeguata.
NOTA : Per vedere le foto ingrandite, se sulla miniatura non compare il collegamento, basta cliccare sulla prima foto a sx di ogni itinerario
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Si accede dal Passo S.Pellegrino (m1919), per comodo sentiero fino al Passo delle Selle e all'omonimo rifugio (m2528).Da qui l'escursione si svolge verso NE lungo la Cresta di Costabella. Il sentiero si snoda lungo la cresta alternando la visione della Val S.Nicolò e del passo S.Pellegrino. Un ricovero in caverna con resti di brande è stato recentemente restaurato , altri resti di postazioni e sfasciumi di baracche si notano lungo il ghiaione che scende a nord. Lungo genge attrezzate con tavole e salti di roccia, incontrando resti di postazioni e caverne si arriva ad uno dei punti più suggestivi del giro. Dopo aver attraversato una lunga galleria si scende con un aereo percorso attrezzato all'imbocco di un passaggio in roccia per uscirne subito dopo in un ampio pianoro dove i resti di postazioni e schegge di bomba e altro materiale di scarto rendono l'idea dell'importanza strategica del luogo.Questa catena era un pilastro saldamente fortificato del fronte austriaco del settore della Marmolada a cui si opponevano le postazioni italiane sul Sasso di Costabella, un picco roccioso a forma di torre a Est della cresta , picco che si raggiunge subito dopo e che stato attrezzato recentemente, permettendo di visitare il suo interno, dove alcuni graffiti individuano i soldati che vi soggiornarono. Usciti dalla caverna si accede all'osservatorio italiano dal quale poi si scende con un tratto attrezzato e scale di legno poste all'interno di una galleria. Scesi sul sentiero si prosegue fino a giungere ad un ghiaione che in breve ci porta al sentiero di ritorno e al punto di partenza.
Tempo di percorrenza: 6h circa
Difficoltà EE
Ferrata delle Trincee
La Mesola, 2727m
Dal parcheggio del Lago Fedaia si sale per un ripido ma agevole sentiero in circa un'ora fino a raggiungere Porta Vescovo dove arriva anche la funivia (sigh!) da Arabba.Proseguendo verso destra ci si porta all'attacco della ferrata che subito supera un tratto roccioso non privo di difficoltà, per poi proseguire lungo lo spigolo occidentale molto esposto. Dopo numerosi passaggi aerei si attraversa una passerella in legno che conducce ad altri divertenti passaggi e quindi alla cima della Mesola, il Bec de Mesdì, m2727. Dalla cima il sentiero percorre la dorsale ricca di postazioni , ruderi, caverne di guerra. Qui si trovano anche i resti di una postazione dove era posizionato un grande riflettore austriaco. Proseguendo per gallerie e sentieri si giunge nei pressi del passo Padon e del Bivacco Bontadini con tracce di postazioni e da qui prima scendendo verso il Rif.Padon e poi lasciandolo sula sx tenendosi verso destra si scende per tracce di sentiero fino al Lago Fedaia e al punto di partenza.
Tempo di percorrenza: 5/6 ore circa
Difficoltà EA
Punta ovest del Forame, 2385 m
Via ferrata Rene' de Pol
Dalla Cappella di Ospitale sulla SS 51 per Cortina ci si porta verso la vecchia strada della ferrovia fino al secondo ponte dove segni rossi indicano la salita alla base del Forame. Attraverso il bosco si sale verso il monte fino ad un biforcazione che a sinistra porta dopo circa 1h e 1/2 all'attacco della ferrata dove nella zona dell'ex comando austriaco dovrebe esserci il libro delle firme. La via attrezzata si svolge in un ambiente selvaggio con imponenti pareti rocciose come la Parete Nera e scoscese terrazze detritiche dove si trovano numerosi resti di costruzioni militari. La ferrata termina sulla cima ovest del Forame di Fuori, ma il percorso prosegue verso la Forcella Gialla al di sotto della quale si trovano i resti del cosidetto Accampamento Costabella. Si prosegue a destra verso la Forcella Verde e alla roccia delle pattuglie con postazioni in caverna. Da qui si può scegliere se scendere attraverso detriti e accanto al torrente Felizon direttamente al punto di partenza di Ospitale o tra le altre di proseguire verso la forcella Stauniens e al rifugio Lorenzi e quindi all'attacco del sentiero Dibona.
Tempo di percorrenza: Con ritorno al parcheggio 5-6 ore circa
Difficoltà EE
Furcia Rossa, 2806 m
Via ferrata
Dal Rifugio Fanes m2060 attraveso il Passo di Limo si raggiunge in 1h circa l'Alpe di Fanes Grande da dove si segue la Via della Pace fino al Vallon del Fosso. Qui una tabella indica la direzione della ferrata che dirige verso sud correndo sopra una larga cengia per poi salire verso la forcella fra le punte della Furcia Rossa. Si passa accanto all'incavo rimanendo sul fianco ovest e ci si arrampica in zona a tratti esposta in direzione del pendio detritico della Cima III, m2792. La via è assicurata da corde metalliche e staffe di ferro ben ancorate che comunque richiedono attenzione. Dalla cima si gode un grandioso panorama vero le Tofane e la val Travenanzes che permette di individuare la lunga linea del fronte in questo settore. La discesa nel Vallon Bianco avviene attraverso uno strapiombo alto quasi 100 metri, percorso da un audace impianto di camminamenti militari rimesso in opera nel 1975. Diverse scale a pioli di legno permettono di scendere rapidamente fino ai piedi della parete, 2570m, da dove si risale verso il Monte Castello, 2917m. Nei pressi del Bivacco appena sotto la cima numerosi resti di postazioni e della stazione terminale della più lunga funivia per il trasporto di materiale a più tronconi del fronte delle Dolomiti che aveva il suo punto di partenza a Plan di Val Gardena. Dal Bivacco un sentiero conduce in discesa attraverso il Vallon Bianco direttamente all'Alpe di Fanes e al punto di partenza.
Tempo di percorrenza: 6 ore circa
Difficoltà EA
Monte Cengio, m 1354
Granatiera
Presso la Locanda dei Granatieri del Cengio m 986 lungo la strada statale 349 che porta ad Asiago, si imbocca la strada che sale in quota lungo il versante meridionale e passando accanto a numerosi resti di opere militari e caverne si raggiunge, lasciando sulla destra la deviazione per Forte Corbin, il punto più alto nei pressi del Piazzale Principe di Piemonte. Da qui la strada scende lungo il versante settentrionale fino al rifugio al Granatiere m1258 dove si parcheggia. Dal rifugio si percorre una delle vie montane più spettacolari della zona ma molto semplice, la "Granatiera" che prende il nome dai Granatieri italiani che nei giorni dell'offensiva austriaca del Maggio del 1916 impedirono con furiosi corpo a corpo lo sfondamento delle truppe austriache verso la pianura. La Granatiera inizia nel punto più basso ancor prima del rifugio, scende con alcune curve attraverso le rocce, quindi prosegue al di sotto del precipizio verso la Val d'astico passando sotto numerose gallerie scavate nella roccia. Con leggere salite e tratti pianeggianti si arriva ad una galleria al di sotto della vetta del monte Cengio con ferritoie per l'artiglieria. Usciti dalla galleria si entra nella "Zona Sacra" dove sorge un cippo in memoria del Generale Giuseppe Pennella comandante del settore. Dopo una breve salita si raggiunge la cima del Cengio m1354. Proseguendo per una comoda strada militare si ritorna al rifugio e al parcheggio. Deviando in certi punti del percorso dove la natura del terreno lo permette, nascoste in mezzo al fogliame, troviamo gallerie e postazioni molto interessanti da visitare.
Tempo di percorrenza: da 1 a 3 ore a seconda delle postazioni visitate
Difficoltà E
Passo Ombretta
Da Alba di Canazei attraverso la Val Contrin in breve si raggiunge l'omonimo rifugio.Dal rifugio Contrin, m2016, si sale per un buon sentiero fra blocchi rocciosi. Proseguendo diritti al bivio che a sinistra ci porta alla Forcella Marmolada, in breve raggiungiamo Passo Ombretta che si trova tra la parete sud della Marmolada e le cime d'Ombrette.Nel passo si trova il bivacco Dal Bianco e numerosi resti di postazioni in caverna italiane.Scendendo per un ripido ghiaione attraverso numerosi resti di fortificazioni e trincee si raggiunge il Rifugio Falier. Qui si trovavano il comando e le postazioni italiane che presidiavano il passo, vi arrivava anche una funicolare che partiva da Malga Ombretta. Dal rifugio per comodo sentiero in breve si raggiunge Malga Ciapela e la statale per il lago Fedaia.
Tempo di percorrenza: Da Alba a Malga Ciapela 6ore circa.
Difficoltà E
Ortigara, m2017
Molti sono gli itinerari percorribili per visitare questa zona tra le più ricche di postazioni e rovine che testimoniano le tragiche vicende della guerra. Questa descritta è quella che ho percorso più volte per far conoscere questa zona ai miei vari compagni di escursioni. Lasciata la macchina al vasto parcheggio si prende il sentiero che in leggera salita porta verso la Cima Caldiera. Appena sotto la cima, tenendosi sulla destra, merita una visita la galleria scavata dal 19° Minatori sopra la quale una postazione osservatorio si apre a strapiombo sulla Val Sugana. Mantenendosi sopra i muri delle evidenti trincee si raggiunge la cima della Caldiera. Scendendo sempre per resti di trincee verso ovest, passando vicino ai ruderi di ricoveri italianial Pozzo della Scala si devia verso Monte Campanaro le cui postazioni in caverna si raggiungono camminando all'interno della lunga trincea italiana. Ritornado indietro per lo stesso percorso ma tenendosi sulla parte alta della tricea, sulla destra si scorgono tracce di sentiero che scende verso il Vallone dell'Agnelizza. In breve si intercetta il sentiero che proviene dal Monte Lozze. Dirigendosi verso destra si arriva al Passo dell'Agnella, dove prima di salire a sinistra verso la cima dell'Ortigara si visitano a destra alcune interessanti postazioni a strapiombo sulla Val Sugana. Ritornando al passo si sale brevemente verso la cima passando per caverne e postazioni scavate nella roccia. Raggiunta la cresta, tutta solcata tra trincee e postazioni in caverna, troviamo un primo monumento austriaco poi salendo lungo la dorsale si arriva alla colonna mozza dove sono incise le parole "1915-1917/L'Associazione Nazionale Alpini/...per non dimenticare". Da qui si scende nuovamente verso il Vallon dell'Agnelizza e la Pozza dell'Ortigara e in breve si raggiunge il monte Lozze e il Rifugio Checchin e la cappella votiva dove un sacello raccoglie le ossa dei combattenti che ancora si trovano lungo il percorso. In breve si ritorna al parcheggio.
Tempo di percorrenza: 5/6 ore a seconda delle postazioni visitate
Difficoltà E
Cima Palombino, 2600m
Seguendo la strada statale che da S.Stefano del Cadore porta verso Padola la si abbandona in località Sega Digon per inoltrarsi verso nord nell'omonima valle. Al bivio dove si trova la chiesetta dedicata ai caduti di Cima Vallone si prosegue a sinistra seguendo la strada che si inoltra sempre più nella gola che incide la valle. Al bivio del Pian della Mola si prende a destra e per una stada sterrata e stretta si raggiunge casera Melin dove si parcheggia. Il sentiero segnato dopo aver passato l'edificio conduce diritto verso Passo Palombino, quello a sinistra verso Cima Vallona e al bivacco A.Piva. Seguendo quest'ultimo raggiungiamo in circa un'ora il bivacco che lasciamo alla nostra sinistra e con un'altra breve salita arriviamo al Passo di Cima Vallona da dove nei pressi di una postazione in galleria parte il sentiero attrezzato. Dopo una breve ma esposta salita che si svolge nel versante austriaco, si raggiunge la cresta che per una aerea cengia in versante italiano in breve ci porta alla croce di vetta posta sopra una postazione in caverna. Dopo aver firmato il libro di vetta si prosegue verso ovest dove un pò' più sotto troviamo un bivio . Prendendo a destra scendiamo verso PassoPalombino e quindi al parcheggio; questo percorso è molto interessane in quanto vi si trovano numerose postazioni e trincee italiane dalle quali gli alpini partirono per la conquista della cima. Proseguendo invece per il sentiero attrezzato scendiamo lungo una cengia esposta verso forcella Dignas e oltrepassando il confine con l'Austria scendiamo in breve al rifugio Porze. Da qui ricomincia una lunga salita verso est che ci riporta al Passo di Cima Vallona e per il sentiero di andata giù fino al parcheggio.
Tempo di percorrenza: Con discesa verso Passo Palombino 5 ore circa; Con ritorno al Passo di Cima Vallona 6/7 ore.
Difficoltà EE
Punta Penia,3343m
Marmolada
Puntodi partenza il Rifugio Contrin, 2016m, raggiungibile in meno di due ore da Alba di Canazei per comodo sentiero, molto battuto. Dal rifugio seguendo le indicazioni con ripido sentiero tra ghiaioni e resti di neve e con l'aiuto di una scaletta si raggiunge la Forcella della Marmolada m 2896,con resti di postazioni in caverna. Sulla destra abbiamo lasciato la deviazione per il Passo Ombretta. Dallo stretto passaggio la ferrata prosegue sulla cresta ovest con staffe e passaggi assicurati, spesso però coperti dal ghiaccio. Grandioso il panorama che spazia per 360° gradi, con da una parte il ghiacciaio e dall'altra gli impressionanti strapiombi della parete sud a quli spesso porta la ferrata. Giunti al nevaio di cima a 3200 metri e indossati i ramponi si raggiunge la capanna di Punta Penia,3343 m.Qui durante la guerra era dislocato un avamposto austriaco che resistette agli attacchi italiani ma soprattutto alle avverse condizioni climatiche fino a quando dopo Caporetto il fronte si si spostò sul Piave. Per la discesa si percorre il ghiacciao che dopo la schiena de Mul, un'affilata cresta di neve e poi scendendo per alcune roccette, si raggiunge la stazione a monte dell'impianto a fune del Pian dei fiacconi e da qui al Lago Fedaia.
Tempodi percorrenza: Da Alba al Lago fedaia 9 ore circa
Difficoltà EA
Monte Peralba, 2693m
Da Cima Sappada con l'auto si arriva seguendo le indicazioni alle sorgenti del Piave. Prima dell'omonimo rifugio si parcheggia e si sale per comoda mulattiera realizzata durante la guerra fino al Rifugio Calvi, tagliando a metà strada per il Sentiero delle Marmotte si evita di passare sotto la cava di marmo del monte Peralba. Dal rifugio si sale a sinistra passando vicino a resti di ricoveri in trincea si arriva al Passo Sesis, resti di postazioni. Sulla sinistra del sentiero abbiamo lasciato la deviazione per la Ferrata Sartor che porta alla cima del monte, noi saliremo per la normale. Dal Sesis proseguendo sotto le pareti del Peralba si raggiunge brevemente il Passo Oregone e il confine con l'Austria. Da qui su uno stretto sentiero di guerra si sale con numerose serpentine lungo un canale di detriti fino ad arrivare sotto le rocce dove troviamo resti di baraccamenti . Proseguendo in salita per un camino dove visibili sono ancora tracce di ancoraggi di sicurezza raggiungiamo la cresta,da percorrere fino alla cima del monte Peralba dove numerosi sono i resti di avamposti austriaci e lapidi commemorative.Dopo aver sostato e aver suonato la campana di vetta scendiamo tra resti di gallerie e postazioni, per il crinale nord del monte assai ripido e non privo di difficoltà, che ci permetterà di arrivare direttamente alle sorgenti del Piave e quindi al parcheggio.
Tempo di percorrenza: 5 ore circa
Difficoltà EE
Cristallino d'Ampezzo, 3008 m
Sentiero Ferrato Ivano Dibona
Provenendo da Cortina, verso passo TreCroci, si parcheggia in località Rio Giare e con la seggiovia si sale alla stazione intermedia di Somforca e da qui in cabinovia alla forcella Stauniens e al Rifugio Lorenzi,m2932. Partendo dalla stazione di arrivo e superate le scalette di ferro si arriva ad una piccola forcella dalla quale si sale a sinistra lungo scalette di ferro fino alla vetta, ovunque resti di postazioni italiane. Superato un ponte sospeso di 26 metri si prosegue lungo la cresta. Più oltre il sentiero si tiene al di sotto della Cima Cristallino finchè raggiunge con scalette la discesa verso forcella Grande dove vi sono altri resti di postazioni italiane. In leggera salita tra altri resti si aggira la Cresta Bianca. la via ferrata prosegue con passerelle e cenge fino alla forcella Padeon, dove si trovano le rovine del rifugio del Comandante degli Alpini del Battaglione Piave, Magg.Carlo Buffa di Perrero, medaglia d'oro caduto sul Carso.Il sentiero aggira nuovamente il Col Pistone sul versante sud. Lungo le pendici meridionali il sentiero porta fra cenge e ghiaioni alla Forcella Alta su cui si trovano i resti di una stazione della funivia. l'ulteriore discesa avviene attraverso un lungo campo dighiaia arrivando alla Forcella Bassa. Dopo una breve salita fra le rocce e con scalette si arriva alla dorsale dello Zurlon 2379m, dove si trova la rovina del quartier generale degli alpini del Battaglione Piave detto la "chiesa" per le sue finestre gotiche, nelle vicinanze i resti di una stazione di funivia. Proseguendo lungo il crestone si raggiunge dopo circa un'ora la Forcella Zurlon con resti di fortificazioni sempre italiane, da qui si scende per un ghiaione alla postazione d'artiglieria detta ""Testaccio" con trincee e caverne per l'artiglieria e mitragliatrici.Da qui si scende per le serpentine e i pendii erbosi del Col dei Stombi e poi per una comoda strada militare verso la Val Padeon e la rotabile che porta ad Ospitale. L'escursione può in caso di maltempo essere interrotta in diversi punti ,ad esempio a Forcella Grande verso Somforca utile anche per tornare alla stazione a valle della seggiovia e al parcheggio,sempre dirigendosi verso sud.
Tempo di percorrenza: 6 ore circa
Difficoltà EA
Forte di Monte Tudaio, 2114m
Dalla statale 52 per Auronzo si devia a destra in località Tre Ponti verso Vigo di Cadore. Poi ancora a destra verso il paese di Piniè e dove finisce la strada nei pressi di un bar, appena all'interno del bosco si parcheggia la macchina. Attraversato con un ponte il Giao de Ciariè incomincia la lunga salita che con i suoi 31 tornanti ci porterà in cima del monte Tudaio. Il sentiero comodo ma faticoso supera un dislivello di circa 1217 metri lungo il quale troviamo casermette e postazioni e ad ogni tornante degli anelli in ferro che servivano per passare i cavi per il traino delle artiglierie. Prima di giungere alla cima e appena sotto a questa,sulla destra, sul Col Muto merita una visita una lunga galleria lunga 100 metri che si dirama in quattro bracci secondari lunghi 15 metri ciascuno e che sboccano in altrettante caverne dotate di cannoniere per medi calibri, affacciate sulla Val Ansiei e sull'altipiano di Danta. Proseguendo per il sentiero arriviamo ai primi edifici dellla zona del forte attraversati i quali troviamo le imponenti strutture della fortficazione, e in breve saliamo alla cima da dove lo sguardo spazia verso il lago di Auronzo da una parte e il lago del Centro Cadore dall'altra. Il ritorno avviene per lo stesso sentiero di salita.
Tempo di percorrenza: 6/7 ore calcolando una lunga sosta per visitare il forte. N.B. Portarsi una torcia elettrica e fare attenzione perchè molte strutture interne sono crollate e pericolanti.
Difficoltà E
Croda Rossa di Sesto, m2965
Durante la guerra, le punte principali della Croda Rossa rimasero saldamente nelle mani degli austriaci a nulla valsero i tentativi di conquista degli alpini, che arrivarono a portarsi fin sulla cengia dei Torrioni e sullaTorreTrento. Da queste posizioni avanzate ebbero luogo assalti suicidi e combattimenti .Gli austriaci avevano fortificato tutto il versante settentrionale della Creda Rossa, con villaggi e teleferiche che salivano sino alle ardite baracche della Torre Vinatzer, punto più alto della montagna. Gli italiani salirono invece dal Vallon Popera e si insediarono sulle forcelle e le guglie che fronteggiano la cresta sommitale, ma non riuscirono a muoversi perchè controllati dalle più alte posizioni avversarie.La complessa struttura del massiccio , con i vari circhi ghiaiosi e ghiacciati e le creste secondarie, consente più di un accesso alla cima. Gli itinerari, ben cinque, sfruttano i differenti versanti seguendo i percorsi militari di guerra. , quotata m. 2939, d. Due percorsi attrezzati, facili, che salgono dai Prati Rotwandwiesen per il Circo Nord, e che consentono di visitare i villaggi e le fortificazioni austriache . Due vie ferrate dal versante opposto (Vallon Popera), più impegnative, che seguono in parte i percorsi di guerra degli alpini. Infine l' accesso dal Vallon della Sentinella, per il Circo Ovest più facile, ma seguito raramente, e solo come via di discesa). Le numerose possibilità di salita offrono quindi il piacere di una traversata completa del massiccio. A questo proposito si tenga presente che i percorsi del versante Vallon Popera sono più verticali ed impegnativi e che quindi è preferibile seguirli in salita, scendendo poi per il facile versante Nord. La concentrazione in una sola montagna di tanti percorsi attrezzati è giustificabile con il grandissimo interesse storico e l'opportunità di visitare opere di guerra eccezionali.
L'itinerario che qui viene descritto è quello che ho percorso più volte e che consente di partire e ritornare allo stesso punto nell'arco della giornata.
Lasciata l'auto nei pressi del Rifugio Lunelli m 1568, seguendo la segnaletica in 40 minuti circa si raggiunge il Rifugio Berti m 1950. Lasciandolo sulla destra si prosegue per il sentiero segnato 101 che risale dolcemente l'ampio Vallon Popera. Costeggiato il verde laghetto si prosegue per il sentiero principale. Innalzandosi sul filo della grande colata ghiaiosa che scende dal Passo della Sentinella, nella parte oramai superiore e più incassata del Vallon Popera. Oltre il Sasso Fuoco, il sentierino sale più alto del fondo del Vallone, dove si ammira il piccolo ghiacciaio crepacciato. Avvicinandosi al Passo della Sentinella, ad una quota di circa m. 2650, si stacca sulla destra la traccia segnalata in verde che si avvicina alla base della parete della Croda Rossa,e in prossimità di alcune caverne e gallerie della prima guerra mondiale troviamo l'attacco della via ferrata, indicato da una targa intitolata a Mario Zandonella, collocata sull'esterno di un ricovero militare (ore 1.45 dal Rifugio Berti). Si segue una cengia in salita che contorna la base dei Torrioni (corda metallica, ma facile) fino ad alcuni brevi salti rocciosi che si superano senza difficoltà . Una scaletta, in prossimità di un canale, consente di superare un breve gradino (non difficile) e poi sempre verso l'alto, per rampe e rocce articolate, agevolate da una sicura corda fissa. Oltre un tratto meno inclinato la ferrata si impenna nuovamente quasi verticale per una scala e poi per esposta parete, richiedendo passaggi arditi ed un poco atletici , ma sempre agevolati dalla corda fissa .Finalmente si esce sulla cengia circolare che incide la parte superiore dei Torrioni, a circa m. 2840, dove si notano le opere di guerra del Battaglione Fenestrelle in incredibile posizione .Ora la via ferrata prosegue con minori difficoltà .Dai ricoveri degli alpini si segue la cengia verso destra , si oltrepassa un ripido canale e si prosegue per ghiaie, traversando il cengione del Ventaglio fino a portarsi al di sotto del Trapezio. Si abbandona allora la cengia e ci si innalza per un breve camino un poco friabile ma comunque facile , uscendo in una forcelletta di cresta che si affaccia finalmente sul versante Nord della Croda Rossa, in vista della croce di vetta. Da qui si scende per rocce e cenge fino ad incontrare il percorso attrezzato che sale dal Castelliere e che rapidamente, aggirato sulla destra il cocuzzolo della cima, porta alla croce collocata sull'Osservatorio a una quota di m. 2939.
Per la discesa abbiamo due alternative entrambi interressanti dal punto di vista storico. La discesa per via ferrata e forcella B con ritorno al Vallon Popera che ci permette di visitare alcune postazioni italiane o quella qui descitta per il Castelliere che ci permette di visitare le contrapposte postazioni austriache.
Dall'Osservatorio dopo aver visitato le postazioni lì presenti e in parte quelle della Torre Vinatzer lì vicina scendiamo per alcune balze ed un salto di roccia attrezzato verso il Circo Ovest, numerose tracce di postazioni e baracche austriache e i resti della stazione a monte della funicolare che saliva dai Prati di Croda Rossa. Attraversiamo i resti delle baracche della postazione "Wurzbach". Proseguendo per sentiero e genge, sulla destra si apre una stretta forcella che attraverso una gola attrezzata ci porta in breve al Castelliere dove troviamo una cassetta metallica con il timbro. Alla nostra sinistra i paesi di Sesto e Moso. Noi prendiamo sulla destra il lungo sentiero segnato 15b che passando sotto le rocce della Croda Rossa e alle postazioni in cemento della seconda guerra che dovevano controllare il Passo di Monte Croce Comelico ci porta alla Cima dei Colesei e da qui tagliando in discesa per traccia di sentiero verso sud in breve raggiungiamo il rifugio Lunelli e il punto di partenza.
Tempo di percorenza: 10 ore circa.....ma prendetevi tutta la giornata e godetevi l'escursione!!!!
Difficoltà EA
Monte Paterno, m 2744
Salita alla cima e sentiero delle forcelle
Dal parcheggio del Rifugio Auronzo sul "troppo" frequentato sentiero alla forcella Lavaredo si prosegue prendendo a destra con breve salita verso forcella Passaporto attraversata la quale si passa nell'altro versante del gruppo Croda Passaporto - monte Paterno dove si apre l'ampio anfiteatro del Cadin Passaporto. Procedendo lungo la gengia verso nord raggiungiamo la base della forcella del Camoscio. Proseguendo attraverso la forcella si scende verso il Rifugio Locatelli, mentre una parete attrezzata alla nostra sinistra ci conduce con un'ardita arrampicata e poi per facili roccette alla cima del Paterno. Scendiamo per lo stesso percorso e giunti alla base proseguiamo verso est lungo il sentiero delle Forcelle, che segue la cresta di Torre dei Piani aprendosi di tanto in tanto verso l'omonima valle. Lungo il percorso resti di postazioni , caverne e resti di un ponticello in legno che attraversa una spaccatura della roccia. Giunti alla più grande forcella dei Laghi si prosegue verso i Piani di Gengia lungo un sentiero che taglia un ampio ghiaione. Volendo ritornare al punto di partenza è possibile scendere lungo questo ghiaione e incrociare il più basso sentiero che provenendo dal rifugio Piani di Cengia ci riporta al Rifugio Lavaredo e quindi al parcheggio.
Tempo di percorrenza : 7h circa.
Difficoltà EE
L'importanza del monte Paterno e strettamente legata ai fatti di guerra che qui si svolsero e soprattutto alla vicenda della morte avvenuta il 4 luglio 1915 della nota guida alpina di Sesto Sepp Innerkofler, la cui dinamica a distanza di anni deve ancora essere definita con certezza. Qui di seguito si riporta la suggestiva versione fatta da Antonio Berti nel suo libro "Guerra in Ampezzo e Cadore"
"Da Forcella Pian di Cengia gli alpini scorgono le sei sagome nettamente profilantisi nel rosso del cielo. E' l'allarme. Mentre i sei escono in parete ovest, si svegliano i pezzi e le mitragliatrici di Lavaredo. Pronte rispondono tutte le mitragliatrici austriache. Sopra il frastuono rombano i cannoni del Monte Rudo, un mortaio del Sasso di Sesto, un pezzo da 80 che sembra appostato nei pressi della Forcella di Toblin, un obice da 105 che dalla Torre degli Scarperi spara insistentemente contro la Forcella Pian di Cengia. E quelli sempre si arrampicano, a scatti, a sbalzi, si appiattano dentro ogni cavo, dietro ogni costola... Una scheggia rimbalza sulla fronte di Sepp; gli si riga la faccia di sangue, gli si offuscano gli occhiali, e continua a salire... Hanno quasi raggiunto la cima. Come ad un segnale, d'un tratto, al frastuono, alla raffica ininterrotta di pallottole e schegge, succede un assoluto silenzio. In tutta la valle, su tutte le forcelle, sulle cime, di qua e di là delle trincee, si estende uno stato spasmodico di attesa. Si è scorto là in alto un uomo: è lassù, lento, che ascende.Eccolo,è giunto a dieci passi dalla cima. Si fa il segno della croce e con ampio arco di mano lancia la prima bomba oltre il muretto della vedetta della cima. Lancia la seconda e poi la terza. D'improvviso appare, dritto sul muretto della vedetta della cima, la figura di un soldato alpino, campeggiante nel tersissimo cielo, alte le mani armate di un masso, rigata la fronte di rosso da una scheggia della prima bomba. "Ah! No te vol andar via ? " Prende giusto la mira, scaglia con le due mani il masso. Il Sepp alza le braccia al cielo, cade riverso, piomba, s'incastra nel Camino Oppel, morto.Sulla vetta, indorata dal primo raggio di sole, sta ritto l'alpino che ha salvato il Paterno. Solo, trionfale, più alto del monte: Piero de Luca del battaglione VaI Piave."
La Pitturina, m2486
Sentiero attrezzato
"Corrado d'Ambros"
Fino al bivacco " Piva " vedi l'itinerario di Cima Palombino. Giunti al bivacco si sale verso nord per il ripido costone erboso lungo il sentiero segnato n°160 che subito si abbandona per prendere a sinistra il n° 191 che scavalca il costone che chiude a ovest il Cadin di Vallona e che con stretta cengia porta alle prime postazione da dove parte il sentiero atrezzato. Il sentiero quasi sempre su cresta segue la linea di confine tra Italia e Austria quindi il percorrerlo è un continuo sconfinamento da una parte e dall'altra. Dopo una prima salita attrezzata e un falsopiano in cresta ci si abbassa ad un ricovero con resti ormai crollati di letti a castello. Attraversate due gallerie in salita una scala di ferro porta sulla ultima estrema postazione italiana detta "il Paradiso" da qui prima in discesa e poi aggirando uno sperone sul versante italiano si raggiunge nuovamente la cresta per poi ridiscendere lungo un canalinio sabbioso per raggiungere il sentiero che a destra porta al visibile rifugio austriaco Standschutzen. La ferrata prosegue in discesa e con forte esposizione in versante italiano, si raggiunge un intaglio di cresta molto aperto e con un continuo saliscendi si risale un lungo canalone roccioso fino alla cresta sommitale per continuare lungo questa, dopo aver incontrato il cippo d'avvio del sentiero da questo versante,fino a Forcella Cavallino. Per la discesa, lunga ma piacevole per pendii prativi e boschi, si prende il sentiero N°145 fino a Casera Pianformaggio e da qui il N°161 che ci porta ad incrociare attraverso il bosco il sentiero di salita da Casera Melin.
Tempo di percorrenza : 8 ore circa
Difficoltà EA
Passo del mulo, m 2356
Laghi d'Olbe
Dalla statale che da Sappada porta a Cima Sappada si prende la seggiovia in due tronconi che in breve porta a Sappada 2000 . Subito dietro l'omonimo rifugio prendiamo il facile sentiero in discesa (d'inverno è una pista da sci) n°140 . Proseguendo poi in salita fino ad incrociare e lasciandolo sulla destra il sentiero n° 138 proveniente dai Piani del Cristo, si continua verso nord dove passando vicino ai resti della Casera d'Olbe in breve dopo un paio di curve e un dosso con una cappelletta raggiungiamo la spianata dove si trovano i Laghi d'Olbe, m2156. Nel maggiore di questi laghetti si pensa possano essere stati gettati due cannoni ed altro materiale bellico da parte degli italiani, durante la ritirata dovuta allo sfondamento a Caporetto. Anni fa sembrava dovessero essere fatti dei tentativi di recupero, ma da quanto ne so sembra che non sia stato fatto niente ( se qualcuno avesse informazioni a riguardo è pregato di contattarmi. Grazie). Lasciati i laghetti si prosegue verso il costone roccioso dove un sentiero sulla destra porta alle postazioni di Forcella Righile e alla cima del monte Lastroni mentre per il Passo del Mulo si prosegue con strette serpentine ed in breve si raggiunge la forcella. Il passo deve il suo nome al curioso episodio,descritto anche da Antonio Berti nel suo libro "1915-1918 Guerra in Comelico- Arcana editrice 1985" in cui un conducente di fanteria italiano che con un mulo portava i viveri ad una postazione di fanti su forcella Righile, fu catturato da quattro austriaci che riuscirono a far passare il mulo attraverso una forcelletta rocciosa che si apriva ad est della postazione e che da allora prenderà appunto il nome di Passo del Mulo. Si saprà poi da alcuni prigionieri che l'animale continuò la sua guera tra le file del presidio austriaco del Peralba. Appena sotto il passo il sentiero prosegue per la Val Visdende e le sorgenti del Piave, a destra e a sinistra resti di postazioni e ricoveri in caverna.Per il ritorno ai laghi si percorre lo stesso sentiero di risalita. Il ritorno a Sappada invece avviene lungo il N°135 che seguendo la lunga pista da sci porta direttamente alla stazione a valle della seggiovia.
Tempo di percorrenza: 5 ore circa
Difficoltà E
Dal rifugio Val parola m.2168 parte il comodo sentiero N°23 fra le stupende praterie a fianco del passo Falzarego,sotto le cime del Sass de Stria e Monte Castello, che si inoltra in un bosco meraviglioso di larici e abeti, chiamato"Bosco del Castello". Si prosegue in salita per ripide serpentine, arrivando fino alla sella del Sief, già si scorgono i primi resti delle postazioni austriache. Si prosegue verso sinistra.abbandonando il sentiero 23 che prosegue a nord. Il sentiero è tracciato sui camminamenti militari e, per trincee e appostamenti ancora in buono stato si arriva alla cima del monte Sief. Proseguendo per sentiero in leggera discesa, verso la selletta del Sief, per poi risalire su rocce a lastre, con tratti attrezzati ma senza difficoltà, si arriva salendo per tracce di sentiero su terreno friabile alla vetta del Col di Lana m.2462. Il panorama dalla cima è fantastico e a 360° per la posizione centrale del luogo, e si comprende facilmente perchè questa cima fosse un obiettivo di primaria importanza per il controllo di tutto il settore. Ancora visibile è il cratere scavato dall'esplosione dei 5020 Kg di esplosivo che il 17 Aprile del 1916 gli italiani fecero scoppiare dopo i numerosi e vani tentativi per conquistare la cima con le armi. La discesa avviene o per il percorso di risalita o per il Pian della Ghiccia , attraverso il costone sud del colle e quindi alla carrozzabile per Pieve di Livinallongo m.1465. (vedi salita da Pieve qui sotto)
Da Pieve di Livinalongo Da Pieve di Livinallongo dove la strada fa una stretta curva a U si sale per strada in parte sterrata in parte asfaltata fino al parcheggio poco prima dell'abitato di Palla. Si ale per ilfacile sentiero segnato seguendo le indicazioni per il piccolo museo della Grande Guerra, sorpassato il quale seguendo le evidenti tracce del sentiero n°21 si comincia la salita vera e propria che attraverso le postazioni del Panettone, Infanteriestellung per gli austroungarici, e il Cappello di Napoleone dove evidenti sono i resti di gallerie e postazioni, in breve ci porta alla martoriata cima del Col di Lana. Ben poco resta sulla cima di quello che doveva esserci al tempo dei fatti bellici conosciuti, compresi i resti del vecchio rifugio Caetani, oggi completamente scomparso. Dalla Chiesetta si scende sulla sx per terreno friabile fino alle roccette con resti di postazioni e, attraverso la crestina in parte attrezzata e sotto la quale in posizione un pò' esterna alcune gallerie con ancora resti di pareti e tramezzi in legno meritano di essere visitate,dopo aver superato la selletta del Sief, anch'essa martoriata da un'esplosione di mina , con breve salita si raggiunge la cima del Sief. (vedi descrizione precedente). Da qui si scende verso ovest seguendo i resti di un grande trincerone, fino a portarsi sul sentiero basso che aggirando le due cime da ovest ci riporta al Panettone e quindi al sentiero di andata.
Tempo di percorrenza: Dal Passo Valparola al Col di Lana ore 3 / 3.30, da Pieve al Sief ore 3.
Difficoltà di entrambi gli itinerari : E, ma fare attenzione nell'attraversare la cresta tra le due cime e nel visitare le sottostanti gallerie
Sul passo Valparola, appena dopo il forte Tra i Sassi, adibito a museo della G.G., si stacca un sentiero in direzione SE che sale in quota per comodo pendio, seguendo la linea di trincee e camminamenti che si estendono lungo l'intero costone. Salendo di quota si arriva ad un ampio pianoro con camminamenti scavati nella roccia e interessanti caverne a destra e sinistra del sentiero. Sugli spuntoni di roccia, visitabili con attenzione, i resti degli avamposti austriaci. Il sentiero prosegue lungo la parete antistante il Passo Falzarego con breve ma facile arrambicata e sempre più ripido in una trincea per mezzo di una scaletta attrezzata sbuca in un camminamento antistante alla vetta che in breve porta alla croce di cima con targa in memoria del ten. Fusetti degli alpini, caduto nel tentativo di conquistare il Sasso di Stria che però rimase in mano agli austriaci . Ritorno per l'itinerario di risalita.
Tempo di percorrenza : 1 ora e 30'
Difficoltà EE
Forcella Righile
Monte Lastroni, m 2446
Fino ai Laghi d'Olbe come per il Passo del Mulo. Poi al bivio, si prende a destra il sentiero n°138 che rapidamente tagliando il costone ci porta alle postazioni di forcella Righile con la vista attraverso le ferritoie di guerra della Val Visdende, del monte Peralba e del monte Chiadenis. Proseguendo per il sentiero e con salita un po' più ripida dopo aver superato un salto (facile) per roccette si raggiunge in breve la cima del Monte Lastroni con le sue postazioni di vetta, m 2449. Vasta e magnifica la veduta a 360°. Discesa per lo stesso sentiero di risalita.
Tempo di percorrenza: dai Laghi d'Olbe 30/40 minuti
Difficoltà E