Brani raccolti e selezionati da Adolfo Zamboni
Quando parlo di soldati, intendo i soldati di fanteria, i malvestiti, i laceri, i sudici, i buffi e miserabili soldati di fanteria
Quando parlo di soldati, intendo i pazienti, i buoni, gli ignari soldati di fanteria, che raggruppati intorno ai migliori elementi della piccola borghesia italiana, hanno tracciato strade, scalato montagne, conquistato a furia di sangue trincee e trincee, ucciso senza odio e senza odio data la vita, che hanno compiuto miracoli e sacrifici indicibili, che sono morti a migliaia senza capire e senza farsi capire.
Parlo della fanteria, dove si entrava per destinazione o per vocazione. O per punizione, come aveva stabilito Cadorna, il nemico della fanteria.
I fanti passano gravi e tristi, curvi sotto il peso dellattrezzatura; il loro passaggio non solleva lentusiasmo della folla. La folla vuole belle uniformi e cavalli scalpitanti. La fanteria è troppo severa, ricorda troppo gli orrori della guerra: e ciò non piace.
I fanti sono il proletariato dellesercito, il rifiuto delle altre armi, i paria della nazione. Che importa se si battono bene?
La fanteria è cristiana: passa umile e piena di amore, curva sotto il peso della bardatura, indifferente allentusiasmo come allindifferenza. La fanteria è larma cristianissima che uccide e si fa uccidere senza odio, larma dei buoni, dei pazienti, dei credenti in Dio e nellumanità, per i quali lepigrafe dovrebbe essere: «morto in combattimento con cristiana rassegnazione»
(Curzio Malaparte, La rivolta dei santi maledetti)
Uno dei reggimenti più provati, il 141° della Brigata Catanzaro, un reggimento nato nellimminenza della guerra ed impegnato per oltre due anni sul fronte più duro, quello del Carso, con la sola eccezione di due brevi parentesi, ad Oslavia, in un periodo particolarmente critico del primo inverno di guerra, e sullAltopiano dAsiago, nel momento culminante della Strafexpedition. La sua vicenda di guerra, che ne vide la bandiera decorata di medaglia doro al valor militare già nella primavera del 1917, è segnata dalla drammatica pagina della rivolta di luglio di quellanno, chiusa la quale i suoi fanti tornarono a battersi con il valore di sempre, al punto da meritare la citazione sul bollettino di guerra.
(Basilio Di Martino, La guerra della fanteria 1915 1918: Carso, Oslavia, Altopiano di Asiago, Val dAstico)
Il nemico ora può scendere in Val Galmarara e di lì avventarsi contro lultima barriera che lo separa da Asiago, stesa a semicerchio da monte Zebio a monte Mosciagh. Penetrando nella Val Scaletta, reparti nemici hanno frattanto rimontato le boscose ed erte pendici settentrionali del Mosciagh, sul quale i pochi superstiti della brigata Salerno stanno per essere sostenuti dai reggimenti della brigata Catanzaro (141° e 142° fanteria), altra provata e valorosa unità proveniente dallIsonzo. Tuttavia la sorpresa inizialmente riesce: gli Austriaci catturano un centinaio di prigionieri e due batterie da campagna, quindi sinstallano sullimportante caposaldo, peraltro violentemente contrastati dal sopraggiunto 141° fanteria.
(Gianni Pieropan, 1916 Le montagne scottano)
Nel frattempo una grave minaccia si era manifestata: la puntata decisa su M. Mosciagh in direzione di Asiago da parte delle forze dellala destra della 22a Div. a.u., che avevano superato la Val Galmarara; puntata che, riuscendo, avrebbe potuto tagliare dalle comunicazioni di Asiago le forze dellala destra della 34a che si indugiassero nella zona alta. Gli attacchi austriaci, iniziatisi verso le 7, furono contenuti dalla strenua resistenza dei due btg. I e II/141° assieme ai resti della Brig. Alessandria e dei btg. Bers. 6° e 7°.
Il delinearsi della minaccia induce il Comando Truppe Altipiano ad ordinare alla 34a Div. di tener fermo a qualunque costo a sinistra, sul Mosciagh, e di ritirare a destra su Casera Zebio e M. Nos.
Si compie senza difficoltà nella notte sul 27 e nella mattina successiva larretramento della Brig. Lombardia, mentre sul fronte del Mosciagh la sinistra della 34a Div. tiene fermo contro i ripetuti, accaniti attacchi.
(Ministero della Guerra, LEsercito italiano nella Grande Guerra (1915-1918))
La sera del 26 maggio alcuni reparti del 141° fant. Catanzaro schierati sui contrafforti del Mosciagh, la cui cima era in mano nemica, vengono sorpresi da un improvviso attacco lanciato dagli austriaci verso le 19 sotto linfuriare di un nubifragio. Pioggia battente, vento, lampi, cavalli imbizzarriti che fuggono travolgendo le tende, un quadro di tregenda
Una decisa puntata di mezzo battaglione dellEgerland, iniziata alle 7 del mattino, contro il Mosciagh viene contrastata dai fanti della Catanzaro,
(Enrico Acerbi, La Strafexpedition maggio-giugno 1916)
Sul Mosciagh leroico 141° Regg. fant. non cede ed anzi contrattacca ripetutamente allarma bianca, infine riconquistando la posizione e rivolgendo nuovamente contro il nemico i cannoni da questo catturati il giorno innanzi.
(Gianni Pieropan, 1916 Le montagne scottano)
Mezzo battaglione del 73° Regg. Fant. austriaco conquistò con un rapido colpo di mano il Monte Mosciagh. In seguito al tentativo da parte italiana di riconquistare i cannoni persi sul monte, divamparono numerosi e violenti corpo a corpo
(Walther Schaumann, La grande guerra 1915/1918)
Al Monte Mosciagh, intanto, il nemico rompeva la prima linea ed era contenuto a stento dalla tenace resistenza del 141° della brigata Catanzaro. La situazione appariva, ed era, gravissima.
La stessa giornata vide sul M. Mosciagh nuovi eroismi della brigata Catanzaro. Essa attacca per due volte audacemente il nemico e, con un terzo poderoso assalto, gli ritoglie, insieme a due nostre batterie, le posizioni perdute il giorno innanzi, riconquistandole con un attacco notturno, dopo che le erano ancora una volta state strappate. A malgrado del segnalato altissimo valore, che diede titolo al 141° della Brigata per la medaglia doro, alle prime luci dellalba del 28 un poderoso bombardamento del nemico ed il visibile ammassarsi delle sue fanterie obbligarono i valorosi difensori di quel propugnacolo a ripiegare con ordine.
nella notte sul 28 la brigata Catanzaro e i residui della brigata Alessandria avevano, con brillantissimi attacchi, contenuto e fatto indietreggiare il nemico,
(Pompilio Schiarini, Loffensiva austriaca nel Trentino)
il generale Cadorna raccontò così i suoi pensieri ed i suoi sentimenti durante linvasione austriaca del Trentino, nel maggio e giugno del 1916
Pure, fra tante angosce, una sensazione si faceva strada in me. Era, in principio, assai incerta e debole, e poteva apparire più illusione che speranza. Ma, dal 27 al 28 di maggio mi era parso, a un tratto, che fosse finita per gli austriaci la fase bella del tentativo, lavanzata irresistibile, quella che ogni giorno ci apriva una ferita di più nella carne.
(Angelo Gatti, Uomini e folle di guerra)
Tutto sommato, nella Strafexpedition, la truppa si era comportata bene, senza lasciarsi cogliere dal panico.
Cadorna ordinò che labbandono di posto, qualunque ne fosse il motivo, venisse punito con la fucilazione senza processo. Pochi giorni dopo un sottotenente, tre sergenti ed otto soldati del 141° Reggimento subirono quella sorte, e Cadorna se ne felicitò col Colonnello che aveva ordinato lesecuzione. «E stato il primo encomio solenne da lui distribuito fino a questo momento», aveva scritto Douhet nel suo memoriale.
(Indro Montanelli, Storia dItalia)
(28 maggio 1916) Ma se non fanno dieci o dodici fucilazioni clamorose, di pavidi e fuggiaschi, non si ristabilisce lequilibrio
(29 maggio 1916) (il generale Lequio) è un uomo saldo e laltro ieri ha fatto fucilare tranquillamente dodici soldati.
(Ugo Ojetti, Lettere alla moglie, 1915-1919)
Verso sera, ma non cerano più campane a suonare lora del vespero, un tenebroso temporale si addensò nella Wassa Gruba e con il bagliore dei lampi, fragore di tuoni e di grandine andò a scaricarsi verso il Mosciagh. Contemporaneamente al temporale si scatenò sullo stesso monte un attacco austriaco con salve di batterie, raffiche di mitragliatrici, granate a mano, bombarde, fucilate, così che luno e laltro fragore, quello del cielo e quello della terra, si confusero in una infernale bufera.
Quando la natura e gli uomini si placarono ritornò ad udire le gocce dacqua che si staccavano dai rami ma anche, lontane, distinse le grida dei feriti e, infine, staccata e sola, una scarica di fucileria nel bosco del Sichestal.
Al bosco del Sichestal, passando in fretta, vide tredici soldati italiani morti uno a fianco allaltro, senza distintivi, mostrine o gradi, e uno della scorta gli disse che risultavano essere stati fucilati dai loro compagni per chissà quale ordine superiore.
(Mario Rigoni Stern, La Storia di Tönle)
Nonostante leroico comportamento di alcuni reparti di granatieri e fanti, la manovra riesce ed il nemico tenta subito di proseguire in direzione di monte Panoccio, altro cocuzzolo situato più a levante: ciò renderebbe pericolosissima la penetrazione e consentirebbe allavversario il controllo della sottostante Val Canaglia, dove passa limportante rotabile del Costo. Accorrono rinforzi della brigata Catanzaro ed anche della brigata Pescara (211° e 212° fanteria) in corso darrivo nella zona: la puntata viene bloccata. In pari tempo saggrava però la situazione sul Cengio, dove intanto salgono un battaglione del 154° fanteria, proveniente dalla conca dArsiero, e reparti del 141° fanteria, che saggiungono al presidio tenuto dai granatieri.
(Gianni Pieropan, 1916 Le montagne scottano)
Il nemico preme con estrema decisione nella regione del Cengio, un vasto ed ondulato pianoro mezzo a bosco e mezzo a pascolo che culmina nella cima omonima, la quale precipita letteralmente sulla conca dArsiero con un impressionante appicco di grigio calcare altri agguerriti reparti nemici impegnano una accanita lotta per il possesso di monte Belmonte, una modesta elevazione che pur domina e controlla la testata di Val Canaglia. Alcuni reparti di granatieri, soverchiati da forze superiori, sono costretti a cedere ma, in prossimità della vetta, gli austriaci vengono bloccati dal tempestivo e fermo intervento del 142° fanteria.
Forse, negli alti comandi imperiali, non ci si accorgeva che qualcosa stava avvenendo nellanimo dei soldati italiani, non si intuiva che la rabbiosa risolutezza già affiorata sul Mosciagh ed ora dilatatasi sul Cengio ed a monte Ongara, significava nei difensori, pur se ancora inferiori soprattutto di mezzi, una ben diversa disposizione nei confronti di chi minacciava ormai così davvicino quello che in definitiva rappresenta il focolare, gli affetti di tutti.
(Gianni Pieropan, 1916 Le montagne scottano)
vengono a puntellare la pericolante linea marginale ad oriente dellAstico, ove è accorsa la brigata Catanzaro e due battaglioni della brigata Pescara. Per sei lunghi giorni i granatieri, dapprima soli, poi con quei rinforzi e con altri che li seguirono, fronteggiarono un intero Corpo dArmata austriaco.
il seguente giorno 2 vide ancora nuovi sforzi nemici e nuovi eroismi dei granatieri e delle brigate Catanzaro e Pescara, combattenti sulle ultime pendici che strapiombano sulla pianura.
(Pompilio Schiarini, Loffensiva austriaca nel Trentino)
Da due giorni sono arrivato a questo nuovo reggimento è quello citato nel bollettino del Comando Supremo, quello che si è coperto di gloria sul Carso Sono soldati ottimi e, soprattutto, di un coraggio fenomenale. Tutti Calabresi e questo solo basta Puoi immaginarli dei veri leoni
limpeto leggendario con il quale fu conquistata la Cima 1 del S. Michele! Egli vi sinerpicò incolume e gli restavano intorno appena quindici uomini della sua Compagnia
Al Comando della sua Compagnia leonina (la quinta del 141° della «brigata di ferro») Domenico salutò la vittoria con alta gioia quasi infantile
Quando lo trasportarono al posto di medicazione intuì di essere perduto : pregò allora il S. Tenente Zamboni altro degno milite della schiera eletta - di avvisare subito la madre
(Martino Chiocci, Sottotenente Conte Domenico Fabiani. In memoria)
Questo anelito di vittoria ce lo descrive una lettera del sottotenente conte Domenico Fabiani(*), studente di matematica, che in seguito cadde il 15 novembre 1916. Il 16 agosto così scriveva: Lazione cominciò violentissima il 6 agosto ed io con la mia compagnia fui il primo a raggiungere la cima del San Michele sotto il grandinare delle pallottole e delle granate; sembravamo non più uomini! Passammo subito la prima linea austriaca, poi la seconda e la terza, e lì mi fermai, perché vi giunsi con appena una quindicina di uomini.
Alla sera mi furono mandati i rinforzi e sostenemmo senza crollare il terribile contrattacco austriaco.
Li ributtammo con la baionetta, facendone un carnaio. La giornata ci fruttò un migliaio di prigionieri. In quei momenti di vero delirio, lasciai libero corso alla mia vendetta, al mio odio contro il nemico, al mio amore per la nostra grande patria.
Il primo urto fu il più terribile, ma passammo.
Il secondo giorno ricominciò, da parte nostra, il bombardamento e di nuovo lavanzata. Fu grandiosa, sublime! I nemici terrorizzati si arrendevano in massa, e proseguimmo, superando valli e monti, per circa tre chilometri. Il terzo giorno, altro assalto generale alla baionetta, e ci trovammo presto sulle colline di Gorizia, e con ciò loccupazione della città sacra fu completa, definitiva, intangibile. »
(*) Era del 141° fanteria, brigata Catanzaro
(Adolfo Omodeo, Momenti della vita di guerra)
Alle ore 18 la vetta del San Michele era occupata dalle truppe delle Brigate Catanzaro, Brescia e Ferrara. Esse erano riuscite laddove ventisei brigate prima di loro avevano fallito.
Episodi preoccupanti avvennero in numero crescente nel corso dellestate; in luglio la Brigata Catanzaro, che aveva già versato molto sangue sullIsonzo, si ammutinò. Cadorna ne attribuì la responsabilità ai socialisti, ai disfattisti ed allassenza di disciplina, ed ordinò la decimazione della brigata, rimandandola poi in linea.
(John R. Schindler, Isonzo. Il massacro dimenticato della Grande Guerra)
(Nad Bregom, 1917)
Le prime, le seconde, le terze linee, le doline colme di uomini, i camminamenti congestionati furono martellati con un accanimento e con una furia atroci. La «Catanzaro»e la «Salerno» furono quasi inchiodate nella prima linea,
(Arturo Stanghellini, Introduzione alla vita mediocre)
nelloffensiva di maggio 1917 lazione offensiva della «Catanzaro» e «Salerno». Vi era tra gli ufficiali lintima speranza di poter contribuire allo sfondamento definitivo del fronte avversario per poi procedere allaggiramento ed inseguimento delle truppe imperiali. Gli venne riservato un destino completamente diverso. Dopo aver assistito impotenti al tiro delle bombarde italiane deviato dalle raffiche della bora ed allolocausto dei commilitoni con le mostrine della «Salerno» e della «Catanzaro», ...
La brigata Catanzaro in meno di mezzora conquista il caposaldo di Lukatic ed oltrepassa gli intricati trinceramenti nemici di quel settore; verso sera il I battaglione del 142° riesce a toccare le pendici di q. 247, mentre il 141° dopo lunga e ostinata lotta raggiunge il nodo di q. 224. Il nemico porta furiosi contrattacchi
(Nicola Persegati e Antonio Scrimali, Il Carso dimenticato)
Un episodio doloroso: la rivolta della brigata Catanzaro, i cui due reggimenti sono fregiati di medaglie doro e dargento, segni del valore e del sangue. E una celebre Brigata, che accorsa in Trentino nel maggio del 1916 ha compiuto prodigi di eroismo, ripetendoli di poi, ancora sul Carso, sul Nad-Logem, a Monte San Michele, a quota 208 Nord, sul Nad-Bregom, nelle tre battaglie dellottobre e novembre 1916 e in questa del maggio.
Sfruttata, credendosi perseguitata la brigata al grido: Vogliamo cambiar fronte è corsa questa notte alle armi, sparando fucili e mitragliatrici allimpazzata.
Ciò si deve allopera dei complementi che provengono dai feriti, dai condannati e, sopra tutto, dai riformati, che si sono a lungo dibattuti fra una visita e laltra.
Costoro portano il loro disperato attaccamento alla vita. Essi sanno che sul Carso e nella Brigata Catanzaro fatalmente si muore. Speranza non cè
(Attilio Frescura, Diario di un imboscato)
La fucilazione. Il cimitero coi sette cipressi. Il muro grigio con i ciottoli visibili nella calcina.- Il campo di granturco. Fra le piante i berretti, i caschi, le cervella su cui ronzano le mosche.
Lafa. Il canto delle allodole. I cadaveri allineati, bocconi insanguinati Le orecchie pallide Le mani concave Grigi I chiodi delle scarpe Le fasce Le frasche che coprono i crani sfracellati. Il vento che passa. Il suono delle zappe e delle vanghe che scavano la fossa profonda.
Le voci dei becchini La mota nelle scarpe
Ricordarsi della cantilena mortuaria prima della scarica
Tra il muro del cimitero e la cappella grigia
Le ortiche contro il muro tragico
(Gabriele DAnnunzio, Diari di guerra. 1914 - 1918)
Dissanguata dai troppi combattimenti, consunta in troppe trincee, stremata di forze, non restaurata dal troppo breve riposo, costretta a ritornare nella linea di fuoco, già sovversa dai sobillatori leroica Brigata Catanzaro una volta a Santa Maria la Longa, presso il mio campo daviazione, si ammutinò
La sedizione fu doma con le bocche delle armi corazzate. Il fragore sinistro dei carri dacciaio nella notte e nel mattino lacerava il cuore del Friuli carico di presagi. Una parola spaventevole correva coi mulinelli di polvere, arrossava la carrareccia, per la via battuta: La decimazione! La decimazione!. Limminenza del castigo incrudeliva larsura
Di schiena al muro grigio furono messi i fanti condannati alla fucilazione, tratti a sorte nel mucchio dei sediziosi. I fucilieri del drappello allineati attendevano il comando, tenendo gli occhi bassi, fissando i piedi degli infelici, fissando le grosse scarpe deformi che sappigliavano al terreno come radici maestre. I morituri mi guardavano Siete innocenti? Siete traditi dalla sorte della decimazione? La figura eroica del vostro reggimento è riscolpita nella vostra angoscia muta, nellosso delle vostre facce che hanno il colore del vostro grano Siete contadini. Vi conosco alle mani. Vi conosco al modo di tenere i piedi in terra. Non voglio sapere se siete innocenti, se siete colpevoli. So che foste prodi, che foste costanti. La legione tebana, la sacra legione tebana, fu decimata due volte. Espiate voi la colpa? O espiate la patria contaminata, la stessa vostra gloria contaminata? Vidi le loro labbra muoversi, vidi nelle loro labbra smorte formarsi la preghiera: la preghiera del tugurio lontano, la preghiera delloratorio lontano, del santuario lontano, della lontana madre, dei lontani vecchi Le armi brillarono Mappressai. Attonito riconobbi le foglie dellacanto Recisi i gambi col mio pugnale. Raccolsi il fascio. Tornai verso gli uomini morti che con le bocche prone affidavano al cuor della terra il sospiro interrotto dagli uomini vivi. Chino, lo ricopersi con lacanto.
(Gabriele DAnnunzio)
Come vedi ho delle seccature ogni giorno. E ne ho avuta unaltra gravissima oggi con un ammutinamento la notte scorsa in un reggimento per frenare il quale si sono dovute prendere misure dolorosissime
(Luigi Cadorna, Lettere famigliari)
considerata una delle più valorose unità di fanteria, aveva sulla sua bandiera ben due medaglie doro conquistate nella lunga permanenza sul Carso.
(Cesare Simone, LIsonzo mormorava)
una delle brigate più valorose che tanto sangue e valore ha sparso a Castagnevizza.
(Riccardo Bacchelli, La città degli amanti)
- Sotto il gran pianto stellare
- i morituri sognano:
- soffi di vento, gemiti di cose
- salgono dalla dolina dei Morti.
- Rannicchiati, adagiati
- i morituri sognano assorti.
- Sognan la casa, sognano il podere
- questi figli abbronzati
- della invitta Calabria; e la foresta
- sognano della Sila e del Busento.
- I loro volti, i loro corpi stanchi,
- paion chiedere a Dio: Perché, perché?
- Stanotte, domani e sempre
- sapremo abbeverare
- col nostro rosso sangue
- la calva arida quota.
- (Giovanni Cominetti, aspirante della Sezione Mitragliatrici del 141° Fanteria, studente in Lettere allUniversità di Torino, caduto a ventunanni il 24 agosto 1917 nei pressi del «fortino»di Flondar, regione dellHermada, brano riportato da M. De Benedetti in Lettere e scritti di caduti per la Patria, Tivoli, 1)