Il pane e la pace nella protesta delle donne di Maida

di Mario Saccà

Nel corso della Prima Guerra Mondiale nei comuni calabresi  non mancarono le proteste ,spontanee o organizzate.Ne esiste una ampia documentazione negli archivi dell’ Archivio Centrale dello Stato di Roma, nella sezione riguardante il Ministero degli Interni, Ufficio riservato.  Specie nel 1917 il prolungarsi della guerra causava malessere non solo fra i soldati al fronte ma anche alle popolazioni che dovevano subire sacrifici e restrizioni dovute all’aumentato costo della vita, alla minore disponibilita’ di beni primari per la sussistenza, alla difficile condizione economica delle famiglie meno abbienti i cui congiunti piu’ giovani erano stati reclutati per essere utilizzati nell’ esercito combattente. Molti erano caduti e le loro vedove ed i figli non navigavano nell’oro, malgrado l’attivita’ dei centri di assistenza organizzati ovunque. Le donne, infatti, furono spesso alla testa dei cortei di protesta che invocavano la fine del sanguinoso conflitto inveendo contro i comuni, l’unica istituzione pubblica a portata di mano. I rapporti dei prefetti, con tipico e scarno linguaggio burocratico, descrivono eventi registrati in alcune parti della Calabria.

Il 17 Marzo 1917 il Prefetto di Catanzaro telegrafo’ al Ministero dell’Interno che a Maida ... il 15 andante, nelle prime ore del pomeriggio, a suono di campane, si riunirono circa mille persone, in massima parte donne e giovinastri, che svolsero loro opera vandalica contro tutto ciò che ritenevasi appartenenza comunale. Dimostranti penetrati casa comunale danneggiarono gravemente parti interne ed esterne,finestre, tavoli elettorali e appiccarono fuoco in tre siti locali; fiamme furono subito spente. Registri stato civile incolumi.Poscia distrussero impianti pubblica illuminazione e tagliarono fili telegrafo che fu subito riattivato ore 19. In seguito frantumarono vetri ufficio Pretura e Registro e caserma Carabinieri nonche’ palazzo Sindaco e casa commendatore Farao Giuseppe e farmacista Cervadoro. Pretesto dimostrazione sarebbe mancanza sufficiente approvvigionamento, ma ha anche assunto carattere antibellico, essendosi da alcuni emesse grida contro  guerra e a favore pace. Ora è rientrata tranquillita’. Funzionario P.S. e capitano Reali Carabinieri, recatisi sopra luogo, procedono accertamento responsabilita’ con massima energia per denunzia Autorita’ Giudiziaria. Ieri recatosi  Maida anche Giudice Istruttore Nicastro. Assicuro nuovamente cotesto Onorevole Ministero che nulla sara’omesso per raggiungere repressione richiesta dei gravi fatti  avvenuti e riservomi ulterriori comunicazioni.  Firmato Prefetto Bertone

Nel telegramma inviato a Roma il giorno precedente il Prefetto manifestava disappunto per la veemenza della protesta anche perche’ fin dal giorno precedente aveva disposto l’invio di 20 quintali di grano perche’ fosse messo a disposizione della cittadinanza. Il Sottoprefetto di Nicastro aveva provveduto a dare corso immediato alla disposizione, inoltrando contestualmente richiesta urgente di forze per controllare il movimento di protesta.

Il Prefetto Bertone telegrafo’ al Ministero che ..un reparto di 50 uomini di truppa del distaccamento di quella citta’ ( Nicastro ndr) si è recato a Maida per prestare servizio di ordine pubblico in occasione gravi disordini cola’ avvenuti, circa i quali ho gia’ riferito. Cio’ mi pregio comunicare norma disposizioni vigenti, con riserva indicare giorno cessazione detto servizio.

Il funzionario di PS inviato da Nicastro, è  scritto in un altro telegramma del 19 Marzo 1917, ha proceduto alla fermata di quattro persone e le ha denunziate all’ autorita’ giudiziaria. Non fu possibile procedere contro gli altri ventitre’ cercati ma non trovati perche’ si erano dati alla latitanza. In quella giornata, tuttavia, l’ordine pubblico si era normalizzato e la situazione viene definita “calma”. Anche in altri comuni calabresi vi furono manifestazioni analoghe: Nicastro, Rombiolo, Cessaniti, Fabrizia, Chiaravalle e altri ancora. In molti casi a capeggiare le piccole rivolte locali  erano le donne; esse denunciarono con grande coraggio la difficolta’ delle condizioni delle famiglie delle quali avevano, tutta intera,la responsabilita’ della conduzione. Dopo quasi due anni di guerra l’animo delle gente era cambiato ed il nuovo soggetto femminile, pur costretto dalla contingenza storica, faceva grandi passi in avanti. Le notizie contenute nei faldoni dell’Ufficio Riservato del Ministero sono profondamente diverse da quelle che avevano visto folle festanti salutare la partenza dei soldati calabresi  per il fronte, come  avevano dimostrato le grandi manifestazioni interventiste nei comuni maggiori: Catanzaro, Monteleone, Nicastro. Pur non venendo meno il nostro patriottismo la qualita’ della vita richiedeva risposte piu’ attente su entrambi i fronti della guerra : sulla linea del combattimento e nelle comunita’ civili dove erano rimaste le famiglie. Il dramma di Caporetto, distante pochi mesi dalla protesta dei maidesi, avrebbe accelerato lo sviluppo di una politica diversa che avrebbe fatto da sottofondo alla ripresa dell’ Esercito. Le condizioni della popolazione civile,specie nel Sud, non sarebbe cambiata molto.

Ma questa è una storia a parte...

FOTO:

1.I caduti di Maida
2.Telegramma del Prefetto di catanzaro sui disordini del 15marzo1917
3.monumento ai caduti di Maida

1 2 3

 

Torna all'Archivio