La Cengia Martini

di Fortunato Riccardo

Si tratta di una cengia che si trova sulla parete sud del Piccolo Lagazuoi ( mt 2779). Prende il nome dal comandante degli Alpini Maggiore Ettore Martini che con i suoi uomini vi si attestò nell'ottobre 1915. Incuneandosi in quella posizione gli alpini crearono una dolorosa spina nel fianco agli Austriaci, potendo controllare e disturbare tutte le azioni che si svolgevano nella zona del Passo Falsarego togliendo libertà di movimento ai nemici. Ma anche da parte Italiana la situazione non era delle più rosee infatti erano circondati su ben tre lati. Gli Austriaci provarono più volte e in qualsiasi modo a scacciarli da quell'arroccamento ma con scarsi risultati. Dal canto suo gli Italiani però non riuscirono mai a conquistare la vetta del P. Lagazuoi. A quel punto si creò una situazione di stallo con gli Austriaci che provarono in ogni modo a cacciare gli Italiani con colpi d'artiglieria o cercando di calarsi dalla cima con azioni eroiche, e con gli Alpini che si dovevano difendere ad ogni costo. Gli Alpini per poter meglio difendersi costruirono lungo la cengia una vera e propria fortezza con cucina, fureria, ricoveri per truppa,centrale telefonica, posto di medicazione, ancor oggi visitabili grazie anche ad un accurato lavoro di recupero storico creando un vero e proprio museo all'aperto per poter far meglio comprendere ai molti escursionisti che ogni anno la visitano gli enormi sforzi ed il valore di quei soldati. Ad un certo punto visti falliti tutti i tentati da parte Austriaca di scacciare il nemico da quella posizione si pensò bene di farla saltare in aria a suon di mine. Furono ben quattro le potenti mine che gli Austriaci fecero esplodere cambiando anche la conformazione della parete. Tre mine furono fatte esplodere quando la cengia era presidiata dagli alpini del Val Chisone, comandata da Martini la quarta la subì il battaglione Monte Granero. Anche gli Italiani fecero brillare alcune mine, una fu quella che esplose il 20 giugno 1917 che con 35 tonnellate di esplosivo fece saltare un'ante cima dove era posto un fastidioso avamposto Austriaco. Martini per poter collocare la camera di scoppio sotto l'ante cima progettò una galleria che dalla cengia portava fino a quota 2.668. Si tratta di una galleria lunga circa 1.150 mt che sale su in modo elicoidale e che ha delle aperture in parete che servivano ad arieggiare la galleria e come colatoio per il materiale di scavo.La galleria è anch'essa visitabile essendo stata messa in sicurezza.

L'itinerario

Ci si arriva da Cortina d'Ampezzo per passo Falzarego (ss 48). Si può visitare la galleria e la cengia in due modi, partendo dall'alto prendendo la funivia che porta al Rif. Lagazuoi, l'ingresso si trova poco sotto il rifugio oppure dal passo Falzarego (mt2117) per sentiero segnato 402-401 (2 h disl.630 mt). Il più usato è certamente il primo itinerario. La visita alla galleria è sicuramente una tappa molto interessante per poter ammirare il lavoro svolto dai soldati Italiani nel grande conflitto. Si tratta di un percorso sicuramente suggestivo all'interno della parete con alcune finestre che si affacciano direttamente sulla cengia, completamente attrezzato e messo in sicurezza con funi d'acciaio anche se l'attenzione non deve mai mancare per la presenza dell'umidità che si trova all'interno e che rende il percorso molto scivoloso. Anche la visita alla Cengia risulta molto interessante. Negli ultimi anni è stato fatto un buon lavoro di recupero con la messa in sicurezza di alcuni tratti della stessa e la ricostruzione dei baraccamenti così come erano un tempo .Per poter visitare in tutta tranquillità sia la galleria che la Cengia è necessaria sia una torcia elettrica che la normale dotazione da ferrata. Per la discesa dalla cengia seguire il sent. 402 fino al passo Falzarego.

Tempi di percorrenza. Con funivia 2.30/3 h circa (nel periodo estivo molto frequentata)

 

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