La conquista del Passo della Sentinella :

il Reparto scalatori e i Mascabroni

di Gira

(...) Un rivo, che mormora lento tra larici e abeti, e solca a metà del suo corso una idilliaca oasi prativa. Ai due lati alte ripide rampe fittamente boschive. Sopra il bosco e nello scenario di fondo, sei moli rocciose titaniche, di non superabile solennità e grandiosità di linee. Due abitazioni soltanto. Silenzio.Questa è la Val Fiscalina. Nelle pagine che qui stiamo scrivendo, due di queste moli titaniche, Croda Rossa e Cima Undici, ci danno la straordinaria visione di centinaia di uomini che in ogni senso le salgono o scendono, per canaloni e per camini e per cenge, e in esse hanno fissato dimora e vi hanno trasfuso la straordinaria vita di guerra: ne sentiamo le rocce tremare sotto le granate scoppiettanti, ne udiamo tutti gli anfratti e i meandri rintronare dai rombi. Tra le due moli, profondamente inciso, il Passo della Sentinella: una finestra che guarda da un lato oltre metà della Val Padola e, dall'altro, quasi metà della Val di Sesto. Da ciò la straordinaria importanza che esso presentava sia per gli austriaci che per gli italiani. (...)
 
Così Antonio Berti nel suo libro "Guerra in Cadore" descriveva questo luogo, di per sé insignificante nel contesto più ampio delle strategie dei grandi comandi della Grande Guerra, ma di eccezionale importanza per il controllo di questa zona del fronte e per l'aspetto puramente alpinistico che caratterizzò la sua conquista, nonché le azioni e i preparativi che la precedettero. 
 
All'inizio del conflitto, causa sopratutto la gran massa di neve che ricopriva ancora la zona, il Passo restò completamento sguarnito da truppe di entrambi gli eserciti. Alla fine di giugno, quando le condizioni lo permisero, una pattuglia austriaca, guidata da Sepp Innerkofler fu inviata in esplorazione del passo ed ebbe anche un breve scontro a fuoco con una pattuglia italiana che stava risalendo dal versante opposto. Gli italiani infatti, fin dall'inizio di giugno mandavano pattuglie a presidiare il passo durante il giorno per poi discendere alla sera agli accantonamenti del Vallo Popera. Il passo alla fine fu occupato stabilmente dagli austriaci il 4 luglio, lo stesso giorno in cui Sepp Innerkofler restava ucciso mentre attaccava il Paterno. Ma questa è un'altra storia....lo stesso giorno gli austriaci occupano la cresta sommitale della Croda Rossa. Completamente sgombra rimane la cresta di Cima Undici che chiude a sud-ovest il Passo della Sentinella.
A questo punto diventava fondamentale da parte  italiana, la conquista del passo. Quindi tra agosto e settembre 1915, vengono ordinati e effettuati tre attacchi che però, sopratutto per la scarsa conoscenza dei luoghi e l'impossibilità di sferrare un attacco diretto alle postazioni del passo, non portarono a nulla di fatto. Intanto i soldati si preparavano ad affrontare il primo inverno di guerra e a far conoscenza con un nemico comune ad entrambi gli schieramenti: la morte bianca. La zona è particolarmente aspra e la vita a quelle quote e in quelle condizioni è particolarmente dura, anche per gente abituata alla montagna, spesso i presidi rimanevano per giorni tagliati fuori dal resto del mondo e solo a fine marzo si poterono ristabilire i collegamenti e ricostruire le baracche distrutte dalle valanghe. Ma c'era chi pur in queste condizioni estreme non si era fermato. Dal 30 Gennaio ai primi di  Aprile del '16, gli alpini agli ordini del capitano Giovanni Sala e guidati dall'aspirante Italo Lunelli avevano, all'insaputa degli austriaci, occupato tutta la cresta sommitale di Cima Undici, fino alla forcella Dal Canton sovrastante il Passo della Sentinella. Altre due forcelle più a nord furono occupate per poter battere tutta la zona del vallone da cui presubilmente sarebbero saliti eventuali rinforzi austriaci. L'impresa sia a livello militare che sopratutto alpinistico ha dello straordinario. La cresta della Cima Undici presenta una serie di forcelle che salgono da profondi canaloni che incidono il possente massiccio. Queste forcelle, ad una ad una furono raggiunte ed attrezzate dagli alpini guidati dal Lunelli durante l'inveno, e in gran parte di notte, per sfuggire alle vedette austriache. Furono costruite baracche, attrezzati percorsi con scale e corde, furono fatti affluire materiali, armi, uomini, tutto tra la neve e il ghiaccio e quasi interamente a spalle d'uomo, a 3000 metri di quota. A metà Aprile tutto era pronto per l'attacco. Questa volta però l'attacco doveva avvenire da più direzioni. Lunelli con due plotoni di Alpini che costituivano il da lui creato Reparto Scalatori, in silenzio e con abile scalata si posizionano sul Pianoro del Dito sovrastante il Passo dal versante nord, tenendo sotto controllo i rinforzi che salgono dal vallone. L'artiglieria di Creston Popera e le mitragliatrici posizionate sulle balze della Croda Rossa, tengono inchiodati gli austriaci a guardia del Passo sulle loro posizioni. Dal vallone frontale iniziano la salita i reparti del sottotenente Martini e contemporaneamente dall'alto di Cima Undici scivolando e rotolando per un canalone di neve piombano sul Passo i Mascabroni del Capitano Sala. L'importante posizione è conquistata, con azione fulminea e coordinata, operazione grandiosa sopratutto per il suo valore alpinistico più che puramente bellico, preparata in ambiente altamente ostile che sommava i rischi propri dell'alpinismo con i pericoli della guerra. Impresa che purtroppo a fine guerra ha lasciato uno strascico polemico tra l'Aspirante Lunelli e il Capitano Sala nell'interpretazione dei rispettivi ruoli avuti durante l'operazione che portò alla conquista del Passo della Sentinella., dopo la pubblicazione del libro di Sala " Guerra per crode". Al di là delle polemica resta però agli appssionati delle vicende della Grande Guerra e della montagna, l'eccezionalità dell'impresa e la grandezza di tutti quelli che ne furono protagonisti.
 
Il Reparto scalatori
Il Reparto scalatori fu creato dal Lunelli in seguito all'espeienza di Cima Undici, allo scopo di specializzare l'alpino facendone un alpinista arrampicatore. Le operazioni venivano organizzate con precisione, distinguendo e specializzando i compiti di ogni soldato.
Alcuni sceltissimi, costituenti una Ia squadra, seguivano l’Ufficiale nella prima arrampicata di ricognizione, portando per ogni scalatore, a tracolla, una corda leggera; erano una specie di "guide"; legavano provvisoriamente alle rocce le corde leggere, denominati squadra degli arrampicatori.
La IIa squadra, issandosi per le corde leggere, già gettate giù per la parete o il camino, portava corde grosse, cercava gli appigli più sicuri per legarle e gettarle giù, in modo da rendere possibile la salita ai soldati carichi, costituivano la squadra dei legatori.
I soldati della IIIa squadra, che agivano sempre a coppie di due, seguendo immediatamente, issavano sulla parete o camino le scale di corda o di legno, operazione questa assai faticosa e difficile sia per il peso dei carichi, sia perché era facile che le scale, specialmente di legno, sbattessero contro le rocce e quindi dessero l’allarme al nemico; legavano poi solidamente le scale ai nodi preparati dai legatori, erano la squadra degli scalatori.
Frattanto i soldati della IVa squadra stavano in fondo al camino o alla parete con i carichi del materiale già sulle spalle, munizioni, armi, viveri, telefono, pezzi di baracca, stufa, petrolio ecc.; appena calate le scale essi salivano tenendosi pronti, appena in cima, a lasciare il carico e prendere in mano le bombe e il moschetto; assieme a due soldati del Genio tendevano il filo telefonico, formavano la squadra dei portatori.
Sistema atto a portare per camini e pareti, nel maggior silenzio possibile e colla maggiore rapidità, anche un intero plotone ove occorra attaccare o difendere.
Il Reparto nel luglio 1916, dietro ordine del Com. del Settore, venne ufficialmente costituito col nome di Reparto Scalatori, come reparto d'assalto d'alta montagna, al comando del Sottoten. Lunelli. Si componeva allora di 10 alpini della 78a Comp. Batt.Cadore, 5 della 75a Comp. Batt.Cadore, 25 del Rep. Sciatori Batt.Fenestrelle, 5 sold.della 24a Comp.Genio; in totale 45 uomini più il Comandante, i quali avevano già partecipato alle operazioni o di C. Undici o del Pianoro o di Forcella Nuova o di Forcella U. Successivamente il Reparto venne notevolmente aumentato con elementi scelti del 24° Regg. Fant., raggiungendo l’efficienza di circa 120 uomini con tre Ufficiali e cioè, oltre il Comandante Lunelli, il Ten. Solaro e il Ten. Da Rin. A fine agosto salì ad occupare la Torre Trento. Durante l’inverno 1916-17 presidiò tutte le forcelle alte di Croda Rossa, in collegamento e in cambio con i Volontari Cadorini del Cap. Celso Coletti.
Il Reparto ebbe anche una bandiera di grandi dimensioni coi colori di Trento, attraverso la quale a grandi caratteri era scritto “Scalatori”. La bella bandiera venne offerta dalle donne Trentine, residenti a Roma. I soldati avevano la divisa di arditi, cioè la giubba aperta; avevano pure il distintivo degli arditi. Portavano, invece dello zaino, il sacco da montagna e le due prime squadre la corda a tracolla. L’armamento per le due prime squadre, arrampicatori e legatori, consisteva di pistola, pugnale e bombe a mano; per le altre due squadre, scalatori e portatori, di pugnale e moschetto. Il Reparto, che, come gli alpini piemontesi di Gazagne e i volontari cadorini di Coletti, si è fatto onore in Vallon Popera, è stato sciolto nel novembre 1917.
 
I Mascabroni
Così li descrive il Capitano Giovanni Sala: " I soldati che componevano le due squadre furono da me denominati " i mascabroni", che nel gergo di Ciam Undici voleva dire gente rude, ardita, noncurante dei disagi e, se vogliamo, anche un po' strafottente al modo alpino, ma sempre generosa e pronta a dare in qualunque momento il proprio sangue per la Patria e per i compagni. E' un nome che io davo a quei soldati che durante lo svolgimento della difficile impresa si dimostrarono i più arditi, i più tenaci nell'affrontare le difficoltà, pieni di fede nel successo, un po' "brontoloni", ma in definitiva sempre di buon umore e sostanzialmente molto disciplinati; gente tutto cuore e tutta sostanza; poca forma, che molto spesso è ipocrisia. Gli alpini, poi sono brontoloni di natura, non per indisciplina; bisogna conoscerli a fondo per poterli giudicare"
Del reparto speciale "Mascabroni" scesi sul Passo della Sentinella dalle Forc. Da Col e Dal Canton abbiamo un l'elenco completo:
 
I° Gruppo Sottoten. De Poi Mario.
Ia Squadra: cap. magg. Stragà Beniamino; cap. De Villa Giovanni; soldati Canciani Angelo, Lorenzin Evaristo, Zornio Domenico, Dal Canton Giovanni, Belletti Giovanni detto Ciccon.
IIa Squadra: cap. Da Col Fedele; soldati Romagnoli Domenico, Passuello Adriano, De Marco Amedeo, Olivier Domenico, Moglia Luigi, Marangon Leone.
IIIa Squadra: cap. Coutandin Giovanni; Soldati Bertero Giobatta, Lantelmi Enrico, Alloero Michele, Arri Domenico, Usseglio Remigio.
 
II°Gruppo Sottoten. Jannetta Enrico.
Ia Squadra: cap. magg. Bertagnin Valentino; soldati De Luca Cristiano, Prever Michele, De Lorenzo Luigi, Da Re Felice.
IIa Squadra: soldati Davià Aurelio, Grandelis Silvio, Mazzorana Giovanni, Marta Angelo, De Mario Luigi, De Zolt Galdino, Piol Ruggero, Chiaradia Domemco.
 
A disposizione del Cap. Sala Giovanni.
Caporale Menegus Angelo; soldati Sacchet Giovanni, Pasini Guglielmo.
Sette soldati del II° Gruppo (che era di 20 come il I°) rimasero a rinforzare i presidi a difesa delle forcelle di C.Undici
La IIIa Squadra del Gruppo De Poi era costituita da Alpini del III° Regg. Batt. Fenestrelle; tutti gli altri Alpini erano del VII° Regg. Batt. Cadore, 68a Compagnia.
Dopo la calata degli Alpini sul Passo rimasero sulle forcelle del Creston NW prossime alla Punta Nord (Forc. Dal Canton, Da Col, Sala, Da Basso) 18 uomini; altri 25, coi Sottoten. Dal Molin e Gentili e col Cap.medico Malice, rimasero sulla Cresta Zsigmondy a disimpegnare i servizi telefonico, eliografico e di collegamento.

Vedi il video sulla conquista del passo della Sentinella e sul Bivacco ai Mascabroni di Cima Undici di Andrea Carta

Bibliografia
Antonio Berti, Giovanni Sala. Guerra per Crode Edizioni Nordpress
Antonio Berti. 1915-1917 Guerra in Ampezzo e Cadore Arcana Editrice
Oswald Ebner La guerra sulla Croda Rossa Mursia Editore
Foto
1. Da sx. Cima Undici, il Pianoro del Dito, Croda Rossa di Sesto
2. Il Passo della Sentinella nell'estate del '17
3. Il Passo della Sentinella, il trincerone frontale
4. I Mascabroni
5. La discesa da Cima Undici
 

3

7.Passuello 8.Ciccon 9.De Mario 11. S.Ten Jannetta 13.S.ten De Poi 14.Sacchèt
15.Marangon 16. Caporale Da Vià 17.Caporale De Villa 18. Marta 19. Grandèlis
20. Trevès 21. De Zolt 23.Menegùs 24 Sergente Stagà 25.Mazzucco 26.Mazzorana
27.De Marco 28.Caporale Da Col 29.Dal Canton 30. Caporalmagg. Bertagnin

5

 

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