di Fabio Montella (comunicato stampa)
Con l'armistizio firmato il 3 novembre 1918 a Villa Giusti, nei pressi di Padova, che poneva fine alle ostilità dalle ore 15 del giorno successivo, non si esaurì l'esperienza dei militari italiani nella Grande Guerra. Basti pensare che il l0 luglio 1919, cioè otto mesi dopo, risultavano ancora sotto le armi 110.000 ufficiali e 1.578.000 soldati, di cui 876.000 in unità ancora mobilitate, per lo più nel Triveneto, ma con consistenti contingenti in Dalmazia, Albania, Macedonia, Bulgaria, Libia, Russia e tra l'Egeo e il Medio Oriente.
- Per una particolare categoria di reduci - gli ex prigionieri - il rientro fu drammatico e costellato di nuove sofferenze, come narra il volume di Fabio Montella "Prigionieri in Emilia", pubblicato di recente. Il volume, che ha il patrocinio dell'Unione Comuni Modenesi Area Nord e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola, presenta una ricerca condotta prevalentemente nell' Archivio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito di Roma e in diversi archivi storici comunali. Il volume ha la prefazione di Giuliano Muzzioli, professore di Storia Economica all'Università di Modena e Reggio Emilia.
- La vicenda, che ha ampiamente coinvolto le province di Modena, Bologna, Piacenza (ma anche il basso mantovano), viene ricostruita in dettaglio in 88 pagine arricchite da una ventina di foto inedite. La storia descritta è quella dei soldati italiani che avevano trascorso mesi o anni nei campi di prigionia degli Imperi Centrali e che, al loro rientro, furono attesi da una nuova ed ingiusta forma di detenzione in centri, allestiti in tutta fretta, da quelle stesse autorità che li avevano mandati a morire nelle trincee.
- Quasi 270.000 uomini furono trattenuti, per diverse settimane, nei Campi di concentramento di Mirandola (che comprendeva un ampio territorio che partiva a sud del fiume Po), Castelfranco Emilia e Gossolengo. Grazie anche a testimonianze dirette, "Prigionieri in Emilia" ricostruisce le condizioni di vita e i sentimenti di rabbia e di delusione dei militari, ma anche le difficoltà quotidiane di chi era chiamato ad organizzare la vita in questi campi. I soldati vissero per settimane a Bomporto, Carpi, Cento, Fiorenzuola d'Arda, Luzzara, Piacenza, Poggio Rusco, Quistello, Suzzara, Ponte dell'Olio, San Felice e Spilamberto e in tante altre località riportate nel libro. Si trovavano in Italia ma non potevano rientrare a casa.
- La loro esistenza trascorreva monotona dentro stalle, fienili, scuole requisite o sulle rive dei fiumi, in pessime condizioni igieniche. Come evidenziano lettere e articoli, la loro sorte andò migliorando soltanto a seguito delle denunce della stampa, delle pressioni di alcune personalità politiche e delle lamentele delle autorità locali.
- Due furono i principali motivi per i quali le autorità decisero di concentrare gli ex prigionieri in luoghi stabiliti, che assomigliavano a nuovi campi di concentramento. Il primo riguardava la necessità di interrogare i militari per accertare le cause della loro resa; il secondo era che bisognava rieducare i soldati, evitando che, una volta rientrati in Patria, diffondessero le idee bolsceviche con le quali erano entrati in contatto nei campi di concentramento d'Oltralpe.
- Prima del libro di Montella, questa vicenda risultava praticamente dimenticata a livello locale (mentre esiste, a livello nazionale, un importante riferimento nel volume di Giovanna Procacci "Soldati e prigionieri italiani nella Grande guerra", Torino, Bollati-Boringhieri, 2000). Il motivo di questa scarsa attenzione da parte della storiografia è forse da ricercare nel fatto c.he questa vicenda è una storia "minore" rispetto a quella delle grandi battaglie e delle eroiche controffensive, ma anche perché si tratta di una pagina controversa e presto rimossa della nostra storia. Per il Fascismo, infatti, la prigionia era un'esperienza disonorevole, sospetta e da passare sotto silenzio. Il prigioniero era un "vinto". Una figura insomma da dimenticare per un Regime che cominciava a mostrare i muscoli, facendo presa sulle idee di rivincita diffuse nel Paese.
Il libro è in vendita su richiesta a fa.mo@tiscalinet.it o al fax 0535/20482 a 9,00 euro + spese di spedizione