di Fabrizio Cece
Le grandi imprese
ed i sacrifici umani
diventano inutili
solo quando li si dimentica
Ten. Col. Walther Schaumann, 1972
All'indomani della fine della Grande Guerra anche a Gubbio, come in molti altri luoghi d'Italia e d'Europa, furono approvate diverse manifestazioni e iniziative pubbliche per tramandare il ricordo dei soldati caduti in quella guerra. Un conflitto, minimizzato al suo inizio (1), che vide schierati milioni di uomini per la prima volta mobilitati con la leva di massa che combatterono una guerra durata oltre quaranta mesi e destinata a lasciare segni indelebili in tutto l'apparato sociale, economico, culturale della Nazione. Gubbio, come tutte le altre città d'Italia, diede il suo contributo. Oltre cinquemila mobilitati, circa settecento morti e dispersi, centinaia di feriti, invalidi e mutilati. In questa ricerca vengono presentati, in molti casi per la prima volta, i documenti che ripercorrono tutte le tappe principali della proposta, dell'approvazione e della costruzione del monumento di piazza 40 Martiri. Inoltre si darà conto anche delle altre iniziative commemorative approvate dall'amministrazione comunale di allora e si esaminerà pure per sommi capi la mancata costruzione di un altro monumento, vale a dire quello proposto da padre Emilio Selvaggi e che avrebbe dovuto sorgere nella basilica di Sant'Ubaldo. Per l'approfondimento di quanto sommariamente riepilogato del testo si rimanda direttamente all'appendice documentaria in allegato esterno. Mi dispiace solo che, nonostante le ricerche fatte, non sia riuscito a rintracciare il carteggio della Commissione appositamente creata per la realizzazione del monumento del "fante".
La prima guerra mondiale, che vide la mobilitazione di 65 milioni di uomini, costò pressappoco 9 milioni di morti, una quantità più che doppia rispetto al totale dei caduti di tutti i conflitti deflagrati in Europa dal 1790 fino al fatidico 1914. Se a questa cifra si dovessero assommare i morti causati dall'epidemia di spagnola, che trovò terreno fertile proprio nelle condizioni in cui le popolazioni versavano, stremate da quattro anni e più di conflitto, il totale raggiungerebbe cifre ancora più spaventose. In particolare in Italia, su oltre 5 milioni e mezzo di uomini mobilitati, 650 mila circa furono i caduti, un numero che se confrontato a quello delle vittime di tutte le guerre risorgimentali (poche migliaia) restituisce l'idea delle dimensioni senza precedenti che il conflitto aveva progressvamente assunto anche per il nostro paese. Del resto, 650 mila morti corrispondono all'11,6% del totale, come a dire che in una compagnia di fanteria, costituita da duecentocinquanta soldati, si registravano mediamente 29 morti. Ancora basterà dire che i caduti della sola prima battaglia dell'Isonzo furono di gran lunga superiori a quelli delle tre guerre che meno di un secolo prima avevano portato all'indipendenza dell'Italia.(2)
Le proposte del consiglio comunale per ricordare la vittoria e i soldati caduti in guerra.
All'indomani della fine della Grande Guerra, nella riunione del 16 dicembre 1918, il consiglio comunale di Gubbio decise quelle che avrebbero dovuto essere le onoranze da rendere ai soldati eugubini che combatterono e caddero in quell'atroce conflitto. L'assessore Giovanni Clementi, dopo aver ricordato i quattro telegrammi spediti dal sindaco Giammaria Della Porta alle più alte cariche del Regno, espose sinteticamente le cinque iniziative:
- 1.organizzazione di una solenne cerimonia con modalità da definire a cura della Giunta;
- 2. formazione di un albo d'oro con l'elenco di tutti i soldati "caduti in guerra e per la guerra";
- 3. acquisto di una targa o scudo in bronzo con scolpito il bollettino della vittoria del 4 novembre 1918;
- 4. iscrizione nel bilancio del 1919 di una prima somma per l'erezione di un ricordo marmoreo da far eseguire all'artista eugubino Ubaldo Pizzichelli;
- 5.accoglimento della richiesta presentata da Padre Emidio Selvaggi riguardante l'erezione di un altro ricordo nella chiesa di Sant'Ubaldo.
Questo, sinteticamente, l'esito che ebbero le cinque proposte del consiglio comunale.
1) La commemorazione in cattedrale.Da un appunto del canonico Augusto Moretti riportato su una copia del numero unico "La Sentinella" del 10 aprile 1921 conservato nella Curia Vescovile di Gubbio, apprendiamo che la commemorazione solenne dei caduti eugubini si tenne in cattedrale il 10 settembre 1919 nella ricorrenza della Traslazione di Sant'Ubaldo (3). Celebrò la funzione il vescovo di Gubbio monsignor Carlo Taccetti.
2) L'albo d'oro dei decorati e dei caduti. L'albo d'oro dei decorati eugubini prima e dei caduti poi, per quello che sono le notizie in mio possesso, non è stato mai realizzato. Dalle ricerche eseguite risulta solamente che nel 1920 il tipografo Gioacchino Romitelli fu compensato per la stampa di un opuscolo, mal riuscito secondo il segretario Agostinelli, che doveva riportare la lista degli eugubini decorati. Per la stampa della lista ufficiale dei caduti nessuna notizia è stata rintracciata. Esistono ovviamente numerosi documenti ed elenchi dei morti eugubini nella Grande Guerra e alcuni di essi servirono nel 1923-24 per realizzare il viale della Rimembranza che fu inaugurato 16 maggio 1924 alla presenza di Vittorio Emanuele III.
3) La targa con il bollettino della vittoria. La targa in bronzo riportante l'ultimo bollettino del Comando Supremo (4 novembre 1918 (4)) fu acquistata dal comune nel 1919 dalla officina d'arte Mario Nelli di Firenze. La targa, una volta nel Palazzo Pretorio, è oggi conservato nella sede eugubina dell'Associazione Nazionale Invalidi e Mutilati di Guerra.
4) Il monumento ai caduti.
Storia
Il 16 dicembre 1918 (5), come già ampiamente detto, il consiglio comunale approvò anche liscrizione nel bilancio 1919 di un primo fondo per l'erezione di un ricordo marmoreo da far eseguire dallo scultore eugubino Ubaldo Pizzichelli (1858-1942). Solo il 24 ottobre 1919 però il Comune decise di contattare (con una cartolina!) linsigne scultore per pregarlo a voler presentare un primo bozzetto del monumento. La prima idea non piacque alla commissione incaricata e Pizzichelli dovette sostituire il bozzetto con altri due progetti tra i quali, la commissione appositamente riunita il 10 settembre 1920, scelse quello rappresentante "la vittoria che corona il caduto per la Patria". Lopera era così descritta da Pizzichelli medesimo: "Il gruppo delle figure sarà eseguito in bronzo e avrà unaltezza di m. 4,50; il basamento in granito di Baveno sarà alto m. 5,50; tutto il monumento avrà laltezza di m. 10 con non meno di m. 4,50 di lato base: porto franco alla stazione di Gubbio costerà L. 50 mila" Il monumento avrebbe dovuto sorgere in piazza Vittorio Emanuele (6) e l'inaugurazione fu fissata per l'ottobre 1921. Un comitato avrebbe dovuto coadiuvare il comune nella raccolta dei fondi necessari per realizzare della grande impresa. Alcuni innegabili ritardi nel mandare ad esecuzione il progetto (7), le mutate condizioni politiche in seguito al sorprendete esito delle elezioni del 17 ottobre 1920, causarono non pochi problemi a tutto l'iter burocratico. Ancora nellaprile del 1921 nulla di preciso era stato concordato. Anzi il Pizzichelli, stanco di aspettare, chiese al sindaco la restituzione dei suoi bozzetti rinunciando nel contempo al pagamento di essi. Il 21 aprile 1921 un anonimo articolo de "La Sentinella", periodico dei fascisti eugubini, riepilogò in modo molto critico tutta la vicenda del monumento, dalla famigerata delibera del 16 dicembre 1918, alla rinuncia di Pizzichelli. Particolarmente di mira viene preso l'operato dell'assessore Clementi, il quale appare come l'unico responsabile della mancata esecuzione del ricordo marmoreo. Il 29 agosto 1921, ormai totalmente sfiduciato, lo scultore eugubino tornò nuovamente alla carica riepilogando tutta la vicenda al commissario Calosi e chiedendo il pagamento di £. 3.000 per la realizzazione dei tre bozzetti ancora conservati nel Palazzo Pretorio. Inascoltato, ripeté le sue richieste ai primi del novembre seguente minacciando, questa volta, di intraprendere la via legale. Il 21 novembre 1921, dopo la trattativa che l'assessore del tempo Clementi intraprese con Ubaldo Pizzichelli, il commissario determinò la corresponsione al Pizzichelli di £. 1.500. Fu a questo punto che un comitato alluopo costituito (sicuramente diverso, in tutto o in parte, dello stesso gruppo di esperti già in attività nel 1919), su incarico della locale associazione combattentistica e presieduto dal professor Attilio Fagioli, indisse il 25 novembre 1922 un concorso pubblico con tanto di bando. Il 16 maggio 1923 lapposita giuria fissò il numero dei bozzetti da scegliere e invitò cinque dei dodici artisti che avevano inviato un progetto a ripresentare il bozzetto appositamente modificato. Solo tre dei cinque artisti accolsero linvito e il 19 agosto 1923 la commissione dichiarava vincitore il bozzetto contraddistinto dal motto UMBRIA ITALIA, opera dello scultore perugino (poi naturalizzato eugubino) Enrico Cagianelli (1886-1938) (8). Fu a questo punto che Ubaldo Pizzichelli, oramai definitivamente fuori giuoco, poté riavere i suoi bozzetti della "Vittoria" e di Garibaldi. Il 15 settembre 1923 fu firmato il contratto con il Cagianelli, ma già sei giorni prima si era svolta la cerimonia della posa della prima pietra "in un trionfo di fremito di entusiasmo unanime", con la partecipazione del vescovo di Gubbio mons. Pio Leonardo Navarra, del prefetto, di molte rappresentanze civili e militari e alla presenza di una "moltitudine commossa": "Quando si elevarono nellaria lucente i tre squilli di tromba e la Canzone del Piave' diffondea le sue dolci note, e scendeva la pietra e nella pietra la pergamena - prezioso lavoro del concittadino Giulio Menichetti - un tremito pervase tutti i cuori: lomaggio di Gubbio ai suoi Caduti aveva il suo degno, solenne principio (9)". Si auspicò allora un pubblico concorso per liscrizione da incidere nella parte frontale del monumento, ma non sembra che poi che questa idea abbia trovato pratica attuazione. Il contratto del 15 settembre prevedeva numerose ed interessanti condizioni, tra le quali il costo dei lavori, la data di consegna del monumento, la rateizzazione dei pagamenti a stato davanzamento, la tipologia dei materiali da utilizzare, le modalità di costruzione. Sintetizzando: il costo del monumento venne indicato a forfait in £. 100.000 e la consegna dellopera fu fissata per il 15 maggio 1924; Cagianelli avrebbe ricevuto pagamenti in acconto per £. 70.000, le 30.000 lire residue le avrebbe potute riscuotere solo sei mesi dopo lavvenuta ultimazione dei lavori e il relativo collaudo. Questa la tipologia dei materiale da usare: per il rivestimento esterno della torre, per le scale e per la piattaforma "pietrame calcare delle cave della Madonna del Ponte", lavorato "a cortina e martellina fina"; per i bassorilievi figurativi e per la parte terminale della torre "pietrame calcare delle cave di Cagli o del Furlo e precisamente il marmarone della cava di Ponte Alto presso Cagli alle foci del Burano, oppure la pietra corniola del Furlo qualora si possa avere di colore uniforme". La figura scultorea del fante, "modellata in piena luce", avrebbe dovuto essere giudicata, a scelta del Comitato, dal "signor professor Viligiardi (10) e/o dal professor architetto Clerici (11)". Enrico Cagianelli per lesecuzione dei lavori si avvalse ovviamente di maestranze e collaboratori locali (12). Chiese ed ottenne del Comune di poter utilizzare il refettorio dellex monastero di San Pietro.
Come noto il monumento ai caduti, assieme al viale della Rimembranza, fu inaugurato con solenne cerimonia il 16 maggio 1924 alla presenza di Vittorio Emanuele III e di altre personalità. Di quella giornata esistono numerose testimonianze fotografiche (anche presso la Biblioteca Sperelliana di Gubbio (13)) e scritte, sia in quotidiani (p. e. Il Giornale dItalia del 17 maggio 1924), che in numeri unici pubblicati in quelloccasione (p. e. Glorificazione). Il 14 maggio 1927, a cura della Sezione Romana della Pro-Gubbio, fu aggiunta al monumento, alla base del piedistallo del fante e non senza qualche problema, la corona in bronzo, disegnata dal professor Giovanni Granata di Roma ed approvata dal professor Cagianelli, con la dedica GLI EVGVBINI LONTANI / AI / GLORIOSI CADVTI / MAGGIO 1927. L'ultimo intervento sostanziale di cui resta memoria è la risistemazione della pietra di basamento della statua bronzea, rovinatissima e sostituita nella seconda metà degli anni ottanta.
Descrizione
"Il Monumento ai Caduti eugubini della Grande Guerra, disegnato e scolpito da Enrico Cagianelli tra il 1923 e il 1924, fu inaugurato il 16 maggio 1924 alla presenza di Vittorio Emanuele III e di molte autorità civili, militari e religiose. Accanto alle prevalenti intenzioni commemorative e celebrative, simboleggiate essenzialmente dalla figura bronzea del Fante, il monumento intende sintetizzare aspetti e valori della storia eugubina nei bassorilievi calcarei della torre merlata a cui si addossa la statua del milite. In estrema evidenza risulta il condottiero a cavallo con un vessillo in mano, che precede la truppa in parata con alabarde e trombe. Al di sopra della figura del cavaliere si erge un arco ogivale allinterno del quale spicca linsegna militare. Ancora più in alto sono allineati gli stemmi della città di Gubbio e dei suoi quartieri (14). In un piano iconografico del genere non potevano mancare i Ceri. ( ) Ed infatti sopra la schiera dei soldati in parata svettano, in forma semplificata ma con discreta evidenza, le tre inconfondibili sagome di queste macchine, le quali si contrappongono alla selva di alabarde scolpite sulla sinistra (15)".
5. Il monumento per la basilica di Sant'Ubaldo
Il 26 novembre 1918 Padre Emilio Selvaggi, custode della chiesa di Sant'Ubaldo (16), avanzò una proposta alla giunta e al consiglio comunale per erigere "un monumento nel santuario di Sant'Ubaldo, per ricordare ai posteri e ai secoli più lontani il nome degli istessi prodi valorosi eugubini morti in guerra, o in qualunque altro luogo, morti da soldati a causa della guerra". L'amministrazione eugubina mostrò di gradire l'iniziativa del Padre Emidio ed inserì questa iniziativa nella serie delle onoranze da rendere agli eugubini morti in guerra. L'incarico di erigere il ricordo marmoreo nella chiesa di Sant'Ubaldo fu affidato dal comitato appositamente costituito ad Ubaldo Pizzichelli che, però, rifiutò. Venne allora contattato Giuseppe Pericoli (17) di Gualdo Tadino, già discepolo del professor Ernesto Biondi di Roma, vincitore di numerosi concorsi ed "esecutore della magnifica Nave Romana allEsposizione di Roma del 1911". Il suo bozzetto, consegnato prontamente nel giugno del 1921, così veniva descritto: "Un Redentore risorgente e maestoso ha le braccia allargate, come per avvolgere nel suo amplesso e nel suo trionfo i gloriosi morti, dei quali i nomi sono impressi intorno al suo bel corpo e sotto lala delle sue braccia medesime; in alto, simmetrici, due gruppi: luno rappresentante la battaglia, il sacrificio e la vittoria, laltro i 5 comuni della Diocesi (18) con palme e corona e sollevanti insieme una lampada, simbolo di gratitudine e amore". Ai piedi del bassorilievo avrebbero dovuto sorgere unara votiva e laltare. Per lesecuzione delle parti in fusione si pensava di utilizzare il bronzo concesso dal Ministero della Guerra e proveniente dai cannoni "strappati al nemico". Un'apposita relazione dell'ufficio tecnico del comune di Gubbio, che riporta anche il parare del professor Giuseppe Frenguelli di Perugia, giudicò sostanzialmente ambizioso e soprattutto costoso (ben 300.000 lire!) tale progetto e al commissario Calosi, in data 15 luglio 1921, non restò altro che chiedere a Padre Emidio di studiare una iniziativa di più modeste dimensioni (19) in quanto il monumento di Pericoli molto difficilmente avrebbe potuto essere realizzato.
Conclusione
Il monumento ai caduti, come il viale della Rimembranza e come la stele di viale del Teatro Romano, sono oramai diventati, oltre che monumenti nazionali, anche parte integrante della storia e del paesaggio eugubino. Meritano pertanto di essere conservati e fatti conoscere per il loro valore artistico e soprattutto simbolico, rappresentando essi il ricordo che i concittadini hanno voluto lasciare degli eugubini morti in guerra, per l'unità e per la libertà della Patria.
- Note
- 1. Nei primi mesi di guerra non furono pochi gli episodi in cui gli italiani attaccarono le posizioni austro-ungariche al suono della banda musicale.
- 2. TODERO 1998.
- 3. Nel 1919, dopo oltre 7 secoli, fu riportato in città il corpo del patrono Sant'Ubaldo che rimase a Gubbio dal 24 agosto all'11 settembre (BARBI 1999, p.89-96).
- 4. Questo il testo: "Regio Esercito Italiano - Comando Supremo - Bollettino di guerra N. 1268 - 4 novembre 1918 - ore 12 - La guerra contro l'Austria-Ungheria, che sotto l'alta guida di Sua Maestà il Re - Duce Supremo - l'Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 ottobre ed alla quale prendevano parte 51 divisioni italiane, 3 britanniche, 2 francesi, 1 czeco-slovacca ed 1 reggimento americano contro 63 divisioni austro-ungariche è finita. La fulminea arditissima avanzata su Trento del XXIX Corpo della 1a Armata sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino travolte ad occidente dalle truppe della 7aArmata e ad oriente da quelle della 1a, 6a e 4a, ha determinato ieri lo sfacelo totale del fronte avversario. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della 12a, dell'8a e della 10a Armata e delle divisioni di cavalleria ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura Sua Altezza Reale il Duca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta 3a Armata anelante di ritornare sulle posizioni da essa già gloriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L'esercito austro-ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni di lotta e nell'inseguimento: ha perduto quantità ingentissime di materiali d'ogni sorta e pressochè per intero i suoi magazzini e i depositi: ha lasciato finora nelle nostre mani circa 300.000 prigionieri con interi stati maggiori e non meno di 5.000 cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgoglio e sicurezza. Generale Diaz" (AA.VV. 1980, p. 20).
- 5. Per la seduta del C.C. del 16.12.1918 cfr. anche AMBROGI, BELARDI, GAGLIARDONI, p. 66
- 6. Il Pizzichelli già nel 1890 aveva previsto di utilizzare piazza Vittorio Emanuele (detta del mercato, attuale piazza 40 Martiri) per collocare il suo monumento a Garibaldi. Così infatti scriveva lo scultore al sindaco in data 2 aprile 1890 all'atto della presentazione del bozzetto: "Premetto che dovendosi a mio parere collocare il monumento nella piazza principale quella così detta del Mercato, come ambiente più adatto per l'attuazione, ho posto ogni cura nello studio del progetto acciochè l'insieme tutto nel mentre riesca grandioso e severo, non implichi che una spesa limitata (...) L'altezza inoltre dovendo il monumento armonizzare colla vastità della piazza, sarebbe di circa sette metri tutto, cioè tre metri la statua e quattro circa il basamento".
- 7. Il 12 ottobre non era stato ancora stipulato il contratto con lo scultore Pizzichelli.
- 8. Mancando a tutt'oggi la documentazione sulla scelta del bozzetto definitivo e non potendosi quindi conoscere gli altri progetti, il meno che si possa dire è che il Cagianelli, forse memore delle vicende che avevano accompagnato il grande progetto del monumento al fante da erigere sul monte San Michele presso Gorizia, preferì ideare la figura massiccia e vigile del fante sullo sfondo delle glorie cittadine, senza lasciare spazio alla raffigurazione del dolore, seguendo in ciò le indicazioni della nuova politica fascista della commemorazione dei caduti nella Grande Guerra.
- 9. Il 24 agosto dello scorso anno, in occasione della manife stazione RAMP CAMP '99, organizzata a Gubbio dall'Esercito Italiano, il generale Raffaello Graziani ha deposto una corona di fiori al monumento del "fante" mentre la banda dei Granatieri di Sardegna suonava la "Canzone del Piave". Chissà quanti decenni erano che tali note non risuonavano più da quelle parti!
- 10. Luigi Viligiardi, allora direttore dell'Accademia di Belle Arti di Siena.
- 11. Gino Clerici, allora soprintendente ai monumenti di Siena.
- 12. Pare che tra i collaboratori del Cagianelli ci fosse anche lo scalpellino Ubaldo Ferretti (FERRETTI 1996, p. 11). Direttore dei lavori fu Ubaldo Scavizzi.
- 13. Tra le illustrazioni è riportata una foto scattata da Zoe Rossi durante l'intervento del vescovo Navarra. Vi è scritto "Inaugurazione Monumento Caduti in Guerra alla presenza del Re. 16-5-1924".
- 14. Lo stemma di Gubbio è riportato anche nella parte posteriore del monumento dove, a mezza altezza, si trova il Bollettino della Vittoria.
- 15. Da BARBI, CECE, SANNIPOLI 1999 pp. 57-58.
- 16. Basilica minore dal 1919.
- 17. Su Giuseppe Pericoli cfr. AMONI, p. 120.
- 18. Cantiano, Costacciaro, Gubbio, Scheggia e Pascelupo, Umbertide.
- 19. Sulle altre iniziative intraprese da Padre Emidio per onorare i caduti eugubini si vedano l'appendice documentaria (alle date 7, 9 e 24 marzo 1923) e SANNIPOLI 1992.
Vedi tutta la documentazione, la bibliografia e i ringraziamenti
Ilustrazioni
1. 16 maggio 1924: inaugurazione del monumento alla presenza di Vittorio Emanuele III Re d'Italia ( Gubbio, Biblioteca Comunale Sperelliana )
2. Monsignor Pio Leonardo Navarra, vescovo di Gubbio, all'inaugurazione del monumento
3. Serie inedita di cinque scatti relativi al'inaugurazione del monumento.
3.1. Il Re, sceso dall'auto che l'ha condotto a Gubbio, sale sul palco (Gubbio, collezione privata)
3.2. Il Re ammira la vista del Monte Ingino, alle cui falde sorge Gubbio. Sulla sinistra e sulla destra numerose autorità si apprestano a salire sul palco (Gubbio, collezione privata)
3.3. Il Re ascolta una delle tante prolusioni. Alla sua immediata sinistra l'avvocato Lamberto Marchetti, sindaco di Gubbio. Alla destra del Re, con barba e croce pettorale, è visibile mons. Navarra (Gubbio, collezione privata)
3.4. Un'altra prolusione: il Re è sempre affiancato dal sindaco Marchetti (Gubbio, collezione privata
3.5. La cerimonia è conclusa, ma c'è ancora tempo per guardare da vicino il monumento (Gubbio, collezione privata)
4. Il monumento oggi
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