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2Appartenendo Gubbio al distretto militare di Perugia, molti suoi cittadini vennero arruolati nei reggimenti di stanza nel capoluogo umbro. A partire dal 51° reggimenti fanteria (con il 52° di Spoleto formava la brigata Alpi), già esistente prima dello scoppio della Grande Guerra, per passare ai neo costituiti 129° (con il 130° di Roma formava la brigata Perugia) e anche al 216° (con il 215° di Roma costituiva la brigata Tevere). Al fine di ricostruire un po' della storia della brigata Perugia, ho raccolto diversi documenti, sia in originale, sia, soprattutto, ripresi da articoli di giornali d'epoca, essenzialmente locali. Nel presente contributo, per ovvie ragioni, verrà presentata la trascrizione dei due documenti principali. uno datato 15 aprile 1918 e l'altro risalente 1940, ma chiaramente ripreso, con pochissime modifiche, dai Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918 - Brigate di fanteria , Roma 1926. Il primo documento (1) venne consegnato il 9 giugno 1918 a monsignor Beniamino Ubaldi, vescovo di Gubbio dal 1932 al 1965 e già cappellano militare del 129°, dal capitano Guaschetti, allora aiutante maggiore in prima del colonnello comandante il 129° fanteria (2). Il secondo documento (3) fu invece donato a mons. Ubaldi nel 1940 da Oreste Ricciardi, capitano di complemento del 129° e Primo Procuratore dell'Ufficio Imposte Generali di Roma, il quale, per sua stessa ammissione, l'aveva ottenuto da un "funzionario addetto all'Ufficio Storico del Ministero della Guerra" (4).
Fraternizzare col nemico
Gli anedotti e i racconti inerenti al fugace contatto "pacifico" tra soldati italiani e austro-ungarici sono assai numerosi. Tale fenomeno, sempre scoraggiato dall'ufficialità e ai comandi superiori, portò spesso a processi con relative, gravi, condanne. Uno dei tanti episodi è narrato da Lucio Fabi: "Una più articolata forma di rapporto tra le trincee avverse si instaurò, nel dicembre del '16, sul monte Zebio, tra alcuni soldati del 129° reggimento, prima della guerra emigranti in Germania, e gli austriaci delle posizioni di fronte, concretizzato nello scambio di doni, generi di conforto, ma soprattutto nella promessa di non spararsi addosso, al punto che, per suggellare la tregua, dalla trincea austriaca venne issato, il 25 dicembre, un grande cartello con la scritta 'Buon Natale'(5). Il clima natalizio del 1916 deve aver pervaso a fondo i fanti del 129°. Oltre a quanto ricordato da Fabi, posso presentare un inedito episodio, forse collegato al primo, narrato con un certo gusto da don Beniamino Ubaldi, allora cappellano militare del 129° fanteria: "1916, dicembre 24 (domenica) Celebro la messa al II battaglione, a destra. Nel pomeriggio mi reco a fare un giro in prima linea, a sinistra. Davanti alla famosa lunetta (6) dove le trincee sono a circa una decina di passi di distanza, mi faccio vedere fuori della trincea e riconoscere nella croce per cappellano. E quelli, dopo aver nicchiato alquanto e occhieggiato alla feritoia, sono venuti fuori uno dopo l'altro in cinque e mi hanno salutato militarmente. Io ho chiesto loro se sapessero parlare latino. Mi hanno risposto di no. Ho preso delle medaglie e mettendole in un pezzo di carta e facendone un cartoccio gielo ho gettato. Uno mi ha detto che non le voleva, ma mi ha gentilmente ringraziato. Il dottor Cascione, mettendosi dietro di me, ha fatto loro la fotografia". A puro titolo di curiosità riporta anche questa lettera, pubblicata in un periodico locale il 6 febbraio 1916, scritta dall'eugubino Adamo Belardi (che non era nel 129°) al proprio parroco: "Gli faccio sapere che la sera di Sant'Antonio [17 gennaio] sono tornato indietro dalla trincea e domani forse vado in riposo ad ... Gli faccio pure sapere che il giorno 11 abbiamo passato una giornata di allegria: eravamo in trincea vicino al nemico circa 50 metri. Gli austriaci cominciarono a dire 'italiani, fatevi avanti che non vi spariamo'. Noi certamente non ci volevamo fidare, ma essi ci fecero proprio per ssuasi e uscimmo dalla nostra trincea. Quando ci videro cominciarono a dire che erano stufi di combattere e che erano 18 mesi che facevano quella brutta vitaccia e che volavano la pace. Nello stesso tempo ci buttarono qualche arancia, qualche mela, cioccola to e un sacchetto di noci. Gli dico la verità che era un teatro. Speriamo che il buon Dio concederà la pace a tutte le nazioni. Certamente prima si deve vincere. Faccia coraggio alla mia mamma e preghi per me".
Testimonianze
Il giornale "L'Ingino", periodico cattolico eugubino, riporta numerose lettere dei giovani soci del Circolo "Silvio Pellico", molti dei quali inquadrati nel 129° fanteria. Sono scritti che vengono dal fronte, censurati e vergati con il linguaggio dal tono proprio della stragrande corrispondenza di guerra. Frasi già sentite; considerazioni già fatte, moti d'animo stra-conosciuti. Eppure, ogni volta che si leggono certe righe, non si può fare a meno di tentare (solo tentare) di immaginare quello che le parole comunicavano a quei pochi lettori di una cittadina "contadina" dei primi del novecento. Ho provato a fare una cernita di queste lettere limitando il loro numero a poche unità. Credo però che esse siano sufficienti ad illustrare sia il sacrificio sopportato dal fante nell'eseguire gli ordini, sia il carattere del soldato, un giovane cattolico, istruito e fiducioso nella vittoria. Il trascorrere del tempo (sono tutte lettere della fine del '15), la permanenza in trincea e le famigerate "spallate" di Cadorna, plasmeranno anche loro e su di loro lasceranno il segno, morale e fisico.
Documenti
129° REGGIMENTO FANTERIA Ciò che ogni buon soldato del 129° Regg.to Fanteria deve conoscere. (Brevi cenni di Storia Reggimentale) Capitano GUASCHETTI (1918, aprile 15) Il 129° fanteria è uno dei reggimenti che maggiormente si distinsero durante l'attuale guerra per valore combattivo, per l'attività lavoratrice in sistemazioni di posizioni conquistate o da difendere, per disciplina, per entusiastici slanci di eroismo, di sacrificio e di patriottismo. Sempre e dovunque, anche nei momenti più critici e gravi di responsabilità , seppe assolvere i compiti a lui affidati, distinguendosi per valore, tenacia, coesione ed accordo tra dirigenti ed esecutori, ritraendo sempre ricompense ed elogi encomi, ammiraz ione per le belle pagine di storia che seppe scrivere in tutti i settori del fronte ove fu chiamata ad agire. E' un onore l'appartenenza ad un tanto bel reggimento, ricco di eroiche e gloriose tradizioni: quelli che v'appartennero ne vanno orgogliosi; molti di coloro che furono costretti ad abbandonarlo in seguito a ferita, fecero e fanno domanda di ritornarvi a respirare l'aura di gloria che essi stessi gli procurarono, a continuarne le tradizioni. Il 129° reggimento venne formato dal deposito fanteria Perugia con i nuclei di milizia mobile del 51° e 52° fanteria. Ricevette lo slancio della vecchia e valorosa brigata Alpi, ne fece sue le tradizioni e dimostrò di essere degno seguace di esse, traendo dal simbolico rosso garibaldino la fiamma di amore per la tutela e la difesa del paese, l'ardore combattivo dei vecchi garibaldini. Nei primi del gennaio 1915 i pochi uomini dei nuclei si trasferirono da Perugia a Spoleto dove ricevettero i richiamati dal congedo e si andarono costituendo i reparti organici. Il 17 marzo alle sorti del 129° vennero unite quelle del Reggimento fratello, il 130° fanteria, formato con nuclei della brigata Torino (deposito 82° Roma) e venne così a costituirsi la brigata Perugia alla quale vennero dati come distintivi le mostrine con i colori della città omonima. Un comitato di signore perugine volle offrire al reggimento di testa della brigata, perchè composto quasi totalmente di elementi umbri, la bandiera, quale attestato di fede nei figli dell'Umbria per i futuri cimenti. Ciò non fu concesso da disposizioni superiori e il comitato si riservò allora di potere offrire il cofano per custodia della bandiera a guerra finita. Il 27 magio 1915, tre giorni dopo l'entrata dell'Italia in guerra, il reggimento completato nei suoi organici, partiva per la zona di operazioni. Era allora comandante il colonnello cav. Rotondi. Comandava la brigata il maggiore generale cav. on. Bonini e comandante il 130° era il colonnello cav. Pocobelli. Giunti nella zona di Cormons i figli dell'Umbria aspettavano con ansia di cimentarsi con l'eterno nemico e dimostrargli di quanto essi fossero capaci, ed intanto attendevano ad allenare il fisico e l'animo ai più duri cimenti e sacrifici. Il 29 giugno il reggimento ricevette ordine di portarsi in riserva alla brigata Ferrara (47° e 48° fanteria) per darle man forte per la conquista dei ponti di Gorizia; fu un commovente urlo di entusiasmo, il momento del battesimo del fuoco ancora non era giunto; tutto si ridusse alla marcia di trasferimento e all'attesa di essere impegnati, per due giorni sotto una pioggia torrenziale per poi tornare agli accantonamenti di partenza. L'occasione però di misurarsi colle truppe austriache non si fece molto attendere. Il 4 luglio il 129° fu chiamato ad occupare le teste dei ponti di Gorizia a destra dell'Isonzo nel tratto Lucinigo-Stas., con l'obiettivo di puntare sulle alture del Podgora. Ripetè successivamente gli attacchi nei giorni 5, 6 e 7 contro posizioni fortificatissime e protette da profondi reticolati. Nella giornata del 7 resistè sotto i reticolati stessi per ben tredici ore al micidialissimo fuoco dell'avversario, bene appostato nelle sue posizioni dominanti e fortificatissime. Si contano gli atti di eroismo e di abnegazione che distinsero il 129° in questa cruentissima azione. Atti per la maggior parte rimasti ignoti, data l'eroica modestia che distinse sempre il nostro reggimento. A notte però dovette essere sostituita causa le perdite subite e ritornò nei pressi di Cormons prima e in quelli di Moraro poi. Dall'epoca all'ottobre il reggimento, pur distinguendosi sempre in turni di trincea e in lavori di rafforzamento (ponte di Gorizia, M. Fortin, Oslavia) non prese parte attiva a combattimenti, stava però preparandosi e temprandosi per la nostra grande offensiva dell'ottobre-novembre 1915. Con essa iniziano le sue più grandi e fulgide glorie. Non invano gettarono il loro appello S.A.S. il duca d'Aosta comandante l'Armata e S.E. il generale Morrone comandante il Corpo d'Armata con i loro proclami del 18 ottobre:"Avanti! Per la pace dei popoli ,Per la gloria d'Italia, Per l'orgoglio delle vostre madri, Per la felicità delle vostre spose, Per l'avvenire dei vostri figli, Il Re, la Patria, il mondo intero vi guardano! La gloria vi è compagna!" Questo il grido dei capi a cui rispose entusiastico e fermo il grido degli Umbri umili e forti: Avanti! Comandava allora il reggimento il colonnello Ferrari cav. Giorgio. La notte del 20 al 21 ottobre per la passerella di Gradisca il reggimento passò l'Isonzo ed occupò i ricoveri del casello 46 e filanda di Sdraussina ed il 21 mattina entrò in combattimento attaccando le trincee nemiche di Peteano, riuscendo verso sera a sloggiare gli austriaci dopo vivissimo combattimento e il 23 attaccò risolutamente Boschini, il fortino delle Rocce Rosse e le trincee che da esse scendono all'Isonzo occupandole (7). Al primo contrattacco austriaco, le truppe che avevano occupato le posizioni, perduti tutti gli ufficiali, dovettero retrocedere; ma poi, verso sera, rinforzato dalle due compagnie di rincalzo del II battaglione, sferrarono nuovamente l'assalto compatto e risoluto, rioccupando le posizioni e ricacciando poscia con perdite ben altri sette contrattacchi nemici. Il reggimento perseverò nella lotta con tenacia e valore nei combattimenti del 24 e 28 ottobre, 2-4, 11-12 novembre e in ultimo, quando tutto (molteplici cruenti lotte, disagi per il mal tempo, perdite subite) faceva credere che un meritato riposo lo togliesse della linea di combattimento il 18 novembre: Logori, ma indomiti i valorosi fanti del 129° fanteria, fasciati i piedi in sacchi a terra, nelle tenebre, irrompevano dalle trincee sull'avversario e lo disperdevano completamente prendendogli 175 prigionieri e abbondante materiale di guerra. (Bollettino di guerra 19 novembre 1915)
Sino allora nessun reggimento ebbe l'onore di essere citato nel bollettino del Comando Supremo dall'inizio della guerra, il 129° fanteria fu il primo e con un motivo da far inorgoglire i componenti e da far fremere di ammirazione e di entusiasmo l'Italia tutta. Innumerevoli furono gli elogi, gli encomi dei comandi superiori, per il contegno ed il valore di questo reggimento; fra gli altri quello fatto dal generale Marazzi (comandante della 29a divisione) nell'ordine del giorno 12 novembre 1915: Il 129° fanteria, primo entrato in trincea verso Boschini ha dato di sè tali prove che splendono fulgide e onorano la sua bandiera. La costanza e l'energia con cui persevera sul campo della lotta, con cui giornalmente sopporta disagi, fatiche, perdite, dicono del suo valore morale e fisico. Abbia per conseguenza il mio compiacimento e la gratitudine della 29a divisione che esso illustra. Per i fatti di cui sopra S.M. il Re di motu proprio, concedeva alla bandiera del Reggimento la medaglia d'argento al valor militare con la seguente splendida motivazione: Con salda disciplina, con ferma volontà, con superba audacia da Peteano si affermò sulle Rocce Rosse e verso Boschini (Basso Isonzo) abbattendo reticolati profondi, conquistando trincee nemiche saldamente guarnite a difese (20 ottobre - 18 novembre 1915).
In seguito a ciò innumeri furono le lettere di compiacimento, rallegramento ed ammirazione che giunsero al reggimento per i suoi valorosi condottieri ed esecutori. Primo fra tutti il generale Cadorna, capo di Stato Maggiore dell'esercito. Non mancarono le attestazioni di ammirazione e di plauso di autorità civili e politiche. Da ogni parte piovvero lettere e telegrammi. Però il più entusiasmante degli Evviva fu gridato. Coloro che con gli umbri fanno parte viva e sensibile della gloriosa brigata Perugia, coloro che accanto ai baldi del 129° hanno sofferto, goduto, combattuto, vinto, condividendo in tutti i minuti della giornata il ponderoso lavoro della guerra: i fratelli del 130°! Loro che assistettero e parteciparono alla forte opera, loro che pure tanto si distinsero e si coprirono di gloria in quelle memorabili giornate. Nè si fermò il 129° a questo, che gli meritò la nomina di eroico "Sempre avanti. Come allora. Così sempre" gridava il colonnello Ferrari in un suo ordine rammentando ai suoi figli le gloriose gesta. E i valorosi fanti, in turni di trincea sotto l'imperversare d'intemperie, in lavori di rafforzamento, si distinsero sempre mantenendo saldo lo spirito combattivo ed aggressivo nei combattimenti del 7 dicembre, 25 febbraio, nelle azioni del marzo 1916, (sempre al San Michele), continuò a ricoprirsi di gloria. "Ad est di Peteano un'ardita nostra pattuglia irruppe nelle trincee avversarie facendo bottino di armi, munizioni e scudi". Così il comunicato del Comando Supremo del 16 marzo. Quella pattuglia apparteneva alla 9a compagnia del 129°. S.E. comandante l XI corpo darmata tributava un elogio al reggimento plaudendo all'alto spirito offensivo che lo distingueva. Altri elogi ebbe il reggimento negli altri turni di trincea nell'aprile per i poderosi lavori di rafforzamento, nonostante le continue piogge, della linea e difese accessorie e dei ricoveri, Costone Viola Alto, Cima 1 e Cima 2, ricoveri Tivoli, etc., meritandosi la pubblicazione di un ordine speciale di encomio del comando della 29a divisione (24 aprile 1916). Gli eventi dovevano chiamare presto il reggimento e la intera valorosa brigata Perugia a riaffermare le eroiche virtù dei suoi figli, in altre lotte dure e sanguinose. L'esecrato nemico aveva sferrato la sua formidabile offensiva del 1916 nel Trentino, riuscendo a ritoglierci le posizioni battezzate e consacrate dal sangue dei nostri fratelli, a metter piede nel nostro territorio e profanarlo. La sera del 22 maggio s'iniziarono le marce di trasferimento dall'Isonzo verso il Trentino per affrontare il nemico, fiaccarne la sua baldanza e ricacciarlo. Fino al 18 giugno però non entrò in azione e solamente in quel giorno cominciarono le operazioni per sostituire in linea, sul M. Lemerle, il 43° fanteria (brigata Forlì) e il 29 giugno dopo successive avanzate occupava la sinistra dell Assa. Primi fra tutti il giorno successivo due plotoni del I battaglione passarono sulla destra nonostante le asprissime difficoltà del terreno e il fuoco intenso delle artiglierie e mitragliatrici nemiche su ogni punto possibile di passaggio. Successivamente altri reparti del II battaglione passarono l'Assa e si rafforzarono. Il 3 luglio si svolse un incisivo attacco del nemico che in un primo tempo riuscì a travolgere i posti avanzati e metterli in ritirata, ma poscia venne ricacciato da un nostro contrattacco e un secondo attacco loro non riuscì e fu respinto fin dall'inizio. Fino al 7 luglio altri combattimenti furono valorosamente sostenuti dai reparti dislocati sulla destra dell'Assa diretti personalmente dall'allora maggiore Gigliarelli, tutti riuscitissimi per slancio ed eroismo degli ufficiali e della truppa. In detto giorno il reggimento ricevette ordine di portarsi a Campomulo per attaccare il nemico sul M. Zebio dove accanitamente resisteva. Superbo fu lo slancio col quale il 129° attaccò le posizioni avversarie di M. Zebio nelle giornate dell'11, 12 e 13 luglio, ma non riuscì ad intaccare la resistenza dell'avversario. Rimasero sul terreno ed in faccia al nemico numerose e gloriose vittime. Il generale Garignani comandante la divisione (13a) ebbe parole di elogio per la tenacia ed il valore col quale vennero ripetuti gli attacchi. Da quest'epoca fino al febbraio 1917 il reggimento rimase nella zona di Valle Campomulo e Zebio in turni successivi di trincea resistendo e ributtando attacchi del nemico, distinguendosi sempre, per lavori di rafforzamento della linea, baraccamenti, sgombro delle abbondanti nevi dalle trincee e per il transito stradale, mantenendo sempre alto il nome del reggimento disciplinato, forte, valoroso, lavoratore instancabile; sopportando sempre con animo sereno disagi e fatiche. Il 18 febbraio venne inviato a Rossano Veneto per un lungo e ben meritato riposo, per ricostituirsi e ritemprarsi per future glorie. E' durante questo riposo che si solennizzò la consegna della medaglia al valore alla bandiera del reggimento, fatta dal generale Diotaiuti che fu per oltre un anno comandante della brigata Perugia. Ed è in questa occasione, in presenza di autorità militari e civili che i baldi del 129°, riuniti in armi, all'appello del generale fecero di nuovo echeggiare il giuramento di mantenere alto l'onore della bandiera, di vendicare i fratelli morti per meritarle l'ambita ricompensa. Iniziatasi la nostra grande offensiva del maggio 1917 il 129° fu chiamato a portare l'opera sua sul Carso. Il 26 maggio sostituisce il 13° e reparti del 14° fanteria (brigata Pinerolo) nel settore compreso fra le strade Hudi-Log-V.rsi. e Hudi-Log-Selo, dove, sotto intensi bombardamenti nemici, attese alacremente alla costruzione delle trincee e al rafforzamento della posizione. Le condizioni furono disastrose causa le numerose perdite, la mancanza di acqua e la difficoltà dei rifornimenti. La celerità con la quale venne costruita la linea e protetta con reticolati, sistemati i camminamenti, etc., sorprese i superiori comandi. La notte dal 3 al 4 giugno il III battaglione (tenente colonnello Ros Sebastiano) respinse nettamente un attacco nemico di reparti arditi e il 4 con attacco risoluto compiuto in pieno giorno, sotto intenso bombardamento nemico il III battaglione diede prova di quanto valore ed ardire avessero i fanti del 129°, occupando la dolina "oblunga" e la Tabak-Dolinec, respingendo poscia due contrattacchi nemici. Intanto il II battaglione che agiva nel settore di sinistra oltre Hudi-Log, meritava elogi, unitamente al proprio comandante maggiore Mamotti, per una riuscitissima avanzata su tutto il suo fronte per la rettifica della linea. Il reggimento in questi combattimenti prese due mortai da 170 millimetri, 6 lanciabombe con relativo munizionamento ed altro abbondante materiale da guerra. Anche stavolta il bollettino del Comando Supremo, pur non nominando il reggimento, accennava all'azione da esso compiuta (bollettino Comando Supremo del 5 giugno 1917). Dopo 34 giorni di gravi disagi, di attività intensa e di combattimenti, il 29 giugno il reggimento fu sostituito dal 243°. Il 1° agosto ritornò in linea al Veliki-Pecinka (Faiti) per lavori di sistemazione e di preparazione per la nuova nostra offensiva e il 24 occupò le primissime linee fra Dosso Faiti e quota 464, dove rimase fino al 6 settembre senza smentire mai le sue gloriose tradizioni per lo spirito di combattività e di laboriosità. Il 13 ottobre, quando si cominciavano ad avere i primi sentori di un'offensiva tedesco-austriaca sul nostro fronte, il reggimento fu chiamato in linea a Selo e quando cominciò poi la triste fase del ripiegamento al Piave, per il disastro di Caporetto, leggevasi in tutti il profondo dolore prodotto dai dolorosi eventi. La sera del 27, quando si ebbe l'ordine di ripiegare, è con vero rammarico che i soldati del bel reggimento abbandonarono le linee dove come altrove e sempre avevano dato prova di tenacia, di valore e di resistenza eroica. I gruppi di arditi rimasti in trincea per celare il movimento all'avversario e proteggere la ritirata, consci dell'alto compito, che loro incombeva, seppero assoggettarsi a sacrifici eroici onde permettere ai vari reparti del reggimento di ritirarsi indisturbati, molti di essi rimasero sul campo e i supersiti raggiunsero poi alla prima tappa. Nei vari spostamenti il reggimento, a turno col 130°, fu di retroguardia divisionale, occupò successivamente la linea del Tagliamento, della Livenza e del Piave. Al Tagliamento alcuni reparti diedero prove splendide di abnegazione, sacrificio e valore nel cooperare al trasporto con barconi di militari che erano rimasti al di là del fiume dopo fatti saltare i ponti di Latisana. Durante la ritirata rifulsero le virtù militari e di disciplina del reggimento; nessun accenno di panico o di disordine; pochissimi i dispersi, tanto che appena fu segnalata la necessità di truppe su altro fronte, il reggimento e l'intera brigata, perchè quasi al completo ed in efficienza, poterono con mezzi celeri essere trasportati sugli Altipiani dove il 129ò reggimento scrisse un'altra bellissima pagina della sua storia. La sera del 16 novembre il nemico già aveva rotto in parte le nostre linee e le truppe che le presidiavano ripiegavano disordinatamente e il 129°, con alla testa il II battaglione, risaliva la Val Miela. L'energia degli ufficiali, la salda disciplina della truppa, l'alto spirito combattivo dei singoli individui, ebbero ragione della situazione e il mattino del 17 il II battaglione, coadiuvato dagli altri, attaccò risolutamente, irruppe sulle trincee respingendo nettamente l'avversario e rioccupando le trincee prima in nostro potere, catturando un centinaio di prigionieri e abbondante materiale bellico. Il Bollettino del Comando Supremo citava di nuovo in questa occasione il reggimento esaltando l'opera dei reparti del 129° per la sua splendida condotta nella riconquista di posizioni avversarie (18 novembre 1917). Il giornale "Il Popolo d'Italia" inviò N. 48 cartelle da £. 100 del Prestito Nazionale (parte di una sottoscrizione per premiare i reparti citati dal Bollettino del Comando dopo il 24 ottobre 1917) da distribuirsi ai soldati in omaggio al distinto valore spiegato nei combattimenti delle Melette. Il reggimento aveva subito fortissime perdite; il 21 era rimasto ferito il colonnello Paolini cav. Paolo da pallette di shrapnel; del II battaglione non erano rimasti che 6 ufficiali e circa 250 uomini, senza contare le perdite degli altri battaglioni che in complesso risalivano al migliaio, pur tuttavia continuò a dar prova di fulgida resistenza. Per tutta la giornata del 22 furono combattimenti furiosi e cruenti, un continuo succedersi di attacchi e contrattacchi di estrema violenza, finchè il tratto di Roccioni di Melette Davanti, tenuto dai pochi supersiti del II battaglione (maggiore Paganuzzi) venne occupato dal nemico. Furono atti di vero eroismo da parte di ufficiali e truppa. Finchè vi fu un gruppo di uomini la resistenza fu protratta con estrema tenacia; quasi tutti perirono sul campo piuttosto che cadere e il nemico, mettendo piede nelle trincee, non trovò che cadaveri e non potè prendere che pochissimi uomini i quali, sopraffatti dalla stragrande superiorità numerica, furono ridotti nell'impossibilità di continuare a fare uso delle armi. Venne subito rettificata la linea, rafforzata la nuova posizione, completati gli organici con i nuovi complementi giunti e il reggimento continuò nelle sue belle tradizioni. I bombardamenti delle artiglierie, gli attacchi delle fanterie, il rigore della stagione non valsero a smuovere neppur menomamente la resistenza dei baldi fanti del 129° fanteria aggrappati ai roccioni. Il 23 su M. Fior moriva anche, colpito da granata, il colonnello brigadiere Turba cav. Euclide (8), comandante la brigata, decorato di medaglia d'oro. Il 4 dicembre fin dalle prime ore del mattino ricominciarono con i bombardamenti delle artiglierie nemiche e attacchi parziali delle fanterie sempre respinti. Verso mezzogiorno si ebbero le prime notizie dello sfondamento delle nostre linee molto più sulla destra (Badenecche e Tondarecar) e si videro gruppi di nemici risalire il Fior. Ciò però non diminuì la resistenza, nè scoraggiò i valorosi fanti: il II battaglione guidato dal maggiore cav. Dardano, sebbene ferito volle continuare a combattere, attaccò risolutamente la Meletta Davanti, riuscendo col proprio sacrificio a frenare l'impeto nemico. Intanto i gruppi di nemici si fecero più numerosi e si videro interi reparti risalire sul Fior e sullo Spil. Anche dalla parte di M. Zomo il nemico avanzava. Il reggimento si trovò incuneato nelle file avversarie, ma continuò a combattere e resistere. Sulla destra della Val Miela non vi erano più che i resti del I e II battaglione, sulla sinistra il III aveva avuto perdite forti; la testata della valle era già in possesso del nemico. Una pattuglia nemica si presentò alla sede del Comando di reggimento intimando la resa, ma fu messa in fuga. Cominciarono colpi di fucileria alle spalle e cominciò a ritenersi inevitabile l'accerchiamento. Vista inutile ogni resistenza, venne deciso di tentare un nuovo sbarramento della valle al ponte di Val Miela. Grazie alle savie disposizioni del comandante del reggimento, colonnello Maculani e l'energia del comandante del III battaglione, tenente colonnello Ros Sebastiano, il ripiegamento attraverso il cerchio nemico viene eseguito ed il nuovo sbarramento effettuato con i pochi supersiti. Il giorno seguente però la resistenza è giudicata impossibile, data la superiorità delle forze nemiche, il dominio delle loro posizioni e le colonne nemiche che avanzavano. Il ripiegamento avvenne regolato ed ordinato per la Val Frenzela e, risalendo poi per Sasso, vennero occupate le trincee di Col d'Astiago. Il giorno 6 dicembre il reggimento si trasferì a Caltrano per ricostituirsi e non appena in ordine, la notte dal 23 al 24 dicembre, su autocarri viene trasportato a Campo Rossignolo. Il II battaglione fu subito impegnato con la brigata Regina in un'azione parziale contro M. Valbella (25 dicembre) e si meritò parole di elogio da quel comandante per la sua condotta. Per ben 62 giorni il reggimento rimase nelle trincee di Cima Ekar, distinguendosi in lavori di rafforzamento delle posizioni e in costruzione di comunicazioni. Quando si ritrasse per pochissimi giorni prima di occupare la linea di Ghelpac, poi ceduta a reparti inglesi, un solo rammarico era in tutti: quello di non aver potuto prendere parte attiva alle gloriose azioni del gennaio contro M. Valbella - Col del Rosso. Ora trovasi a riposo ed attende. Da più giorni dura sul fronte franco-inglese il fragore delle battaglie supreme, forse anche noi saremo chiamati alla più grande prova cui possa essere chiamato un popolo e il glorioso reggimento, il 129° fanteria saprà mantenere alto il suo nome, le sue tradizioni. Come allora, così oggi. Come allora sempre. Avanti valorosi fanti del 129°, avanti, nel nome sacro della Patria, nel nome sacro del Re.
COMANDANTI DEL 129° FANTERIA DALLA SUA FORMAZIONE AD OGGI
Col. ROTONDI Cav. Giovanni dal gennaio 1915 al settembre 1915.
Col. FARRARI Cav. Giorgio dal settembre 1915 al 18 febbraio 1917.
Col .BARSI-SARI Cav. Baldassarre dal 18 febbraio 1917 al 15 agosto 1917.
Col. PAOLINI Cav. Paolo dal 15 agosto 1917 al 18 febbraio 1918.
Col. MACULANI Cav. Ferrante ha comandato pochi giorni il reggimento, durante il tempo in cui il col. Paolini (ferito alle Melette) rimase in luoghi di cura.
Col. ADIA Cav. Enrico dal 18 febbraio comanda tuttora il reggimento.
- COMANDANTI LA BRIGATA PERUGIA
- Magg. Gen. BONINI Cav. Icilio dal marzo 1915 all'ottobre 1915.
- Magg. Gen. DEL MANCINO Cav. Amos dall'ottobre 1915 al settembre 1916.
- Magg. Gen. DIOTAIUTI Cav. Roberto dall'ottobre 1916 al 29 settembre 1917.
- Magg. Gen. MENARINI Cav. Giuseppe (pochi giorni)
- Col. Brig. TURBA Cav. Euclide dal 13 ottobre 1917 al 29 novembre 1917.
- Col. Brig. BUZIO Cav. Ettore dal 26 novembre 1917 al 4 dicembre 1917.
- Col. Brig. PONZI Cav. Vincenzo dal 9 dicembre comanda tuttora la brigata.
BRIGATA PERUGIA
DOCUMENTAZIONE DELLA GUERRA 1915-1918
Costituita il 1° marzo 1915: il Comando di Brigata ed il 129° dal deposito del 51° fanteria: il 130° dal deposito dell'81° fanteria.
Dal 28 al 31 maggio la brigata parte per ferrovia da varie sedi dell'Umbria, e si raccoglie a Fontanafredda alle dipendenze della 29a divisione. Dopo successivi trasferimenti a Cusano ed a Codroipo, sosta il 6 giugno fra San Giovanni di Manzano e Brazzano ove attende al completamento dei suoi reparti e a periodi di intense istruzioni. Il 28 giugno è inviata a Spessa (Cormons) passando alla temporanea dipendenza della 22a divisione ed il 30 è schierata sulla fronte q. 63 - Stesa per partecipare ad un'azione verso i ponti di Gorizia e le falde del M. Calvario del tratto fra Lucinico e Stesa. Tale azione, tentata il 1° luglio con scarsi risultati, è ripresa il 5 e dura fino al 7, ma la vigilanza del nemico e la robustezza dei suoi trinceramenti su quella fronte rendono vani i reiterati attacchi della Perugia che paga il suo battesimo di fuoco con un largo tributo di sangue: 25 ufficiali e 712 militari di truppa sono le perdite di questi giorni di lotta. Il 9 essa ritorna in seconda linea fra Olivers e San Lorenzo di Mossa, il 16 si trasferisce a Brazzano, ritornando alle dipendenze della 29a divisione; il 29 settembre è inviata nei pressi di Buttrio ove continua il suo ciclo di istruzione. Il 4 ottobre è trasferita nella zona Moraro-Corona-Mariano ed il 6 schiera un reggimento in linea sulla fronte Mochetta-Mainizza. Nella notte sul 21 ottobre, avvenuta, per opera di altri reparti, l'occupazione di Peteano, il comando della brigata e due battaglioni del 129° si portano a Sdraussina e di qui eseguono uno sbalzo in avanti verso le posizioni nemiche del costone di q. 124 che, dopo accurata preparazione, sono parzialmente occupate il 23 colla cattura di un centinaio di prigionieri, due mitragliatrici ed un lanciabombe. La lotta si accende violenta in questo settore del M. San Michele dal 24 ottobre e dura quasi ininterrotta per tutto il mese di novembre. Il terreno è da ambo le parti sanguinosamente conteso, ma il 19 novembre i reparti della brigata riescono a conquistare il costone che dalla 3a vetta del San Michele degrada verso l'Isonzo fra Peteano e Boschini, scacciandone il nemico che nella sola notte del 19 lancia ben sette contrattacchi, tutti respinti. Il contegno della Perugia, e specialmente del 129° merita una lusinghiera citazione sul bollettino di guerra del Comando Supremo. L'accanimento della lotta risulta dalle perdite subite dalla brigata dal 23 ottobre al 30 novembre: 89 ufficiali e 2332 militari di truppa. Anche il nemico ne subì molto rilevanti ed in una sola trincea furono contati, per la lotta impegnata il 19, 280 cadaveri. Il 6 dicembre la brigata è inviata a riposo a Moraro, donde invia a turno i suoi reggimenti sulla posizioni del San Michele.
Anno 1916
Dal gennaio alla metà di maggio la Perugia si alterna colla Lazio fra turni di riposo a Moraro e turni di linea sul San Michele, esplicando in quel tormentato settore attiva vigilanza in trincea e compiendo di tanto in tanto delle piccole operazioni intese allo scopo di non dar tregua al nemico sempre vigilante. Degna di maggior rilievo è la puntata offensiva compiuta il 25 febbraio che frutta la conquista di un elemento di trincea incuneatasi a saliente nelle posizioni avversarie, che deve essere in seguito abbandonata perchè soggetta a tiri di infilata. Dal 13 marzo la brigata compie delle azioni dimostrative sulla sua fronte per agevolare il compito dei reparti della 21a divisione che operano contro le posizioni di "Casa diruta". Il 22 maggio la Perugia si trasferisce, per via ordinaria, da Mariano a Torsa passando alle dipendenze della 23a divisione e nei giorni successivi raggiunge Ponte di Piave donde, il 29 è inviata per ferrovia a Cittadella. Il 30 maggio si raccoglie a Camisano Vicentino ed il 4 giugno è spostata a Bressanvido, ove sosta fino al 17 giugno, allorchè è trasportata in autocarri a San Giacomo di Lusiana e di qui fatta proseguire per Osteria di Granezza, passando a disposizione del comando della 30a divisione. Il 19-20 sostituisce la Forlì nel presidio del settore M. Magnaboschi-M. Lemerle (32a divisione). In questo nuovo settore essa contrasta attivamente l'aggressività del nemico ed il 25 giugno, avuto sentore che egli ha sgombrata la sommità del M. Lemerle e lo sbarramento della strada fra detto monte ed il M. Magnaboschi, procede senza indugio alla occupazione di detta linea, spingendo dei posti avanzati lungo la strada Cesuna-Roncalto. L'avanzata continua nei giorni successivi; reparti del 129° raggiungono l'Assa e dopo vari tentativi, resi poco agevoli dalla ripidità delle sue sponde, riescono il 30 ad oltrepassare detto fiume di fronte alla confluenza del Grabo. L'occupazione della sponda destra dell'Assa viene gradualmente rinforzata ed ampliata, nonostante la continua reazione avversaria e vengono iniziati i movimenti per raggiungere la linea Brendola-confluenza di Val Ronconi Val Ghelpac, che sono compiuti il 3 luglio. Intanto i reparti del 129° che sono sulla destra dell'Assa passano alla dipendenza della 30a divisione e respingono lo stesso giorno 3 un attacco nemico in Val Grabo. Il 17 luglio la brigata, ritratta dalla linea, è inviata presso M. Fiara nella Valle di Campomulo, ma vi permane poco tempo, poiché il giorno 11 è trasferita nel versante orientale di q. 1706 (Casara Zebio) alla dipendenza della 13a divisione, dislocandosi in rincalzo della brigata Bari, che si appresta ad attaccare i trinceramenti nemici di Casara Zebio. Contro questo obiettivo ha ordine di agire anche la Perugia, che nei giorni 12 e 13 luglio compie ripetuti attacchi, ma la intensa reazione avversaria e la speciale sfavorevole configurazione del terreno rendono quasi vani i suoi sforzi cagionando la perdita di 55 ufficiali e 1057 militari di truppa. Sostituita il 14 luglio, la brigata è rimandata in Valle Campomulo, ma il 21 è di nuovo in linea, alla dipendenza della 34a divisione, nella zona di Malga Moline, pronta ad agire a sostegno di reparti alpini, tanto in direzione di Cima delle Saette, quanto in quella di M. Chiesa-M. Campigoletti. Essa non è impegnata ed il 25 rientra nei consueti accampamenti della Valle Campomulo, ritornando a far parte della 13a divisione. Il giorno seguente però é ancora in prima linea nel tratto fra M. Colombara e Pozza della Terra Nera a sostituirvi la brigata Salerno. Il 19-20 agosto è inviata a riposo a Malga Ronchetto ed il 4 settembre ritorna in linea sul M. Zebio al posto della brigata Arezzo. Il questo settore la Perugia trascorre il resto dell'anno alternando i suoi reggimenti nelle posizioni di prima linea ed esercitando la consueta attività di pattuglie. L'11 ottobre compie una piccola operazione per scacciare da un elemento di trincea, presso la q. 1706, un reparto nemico che era riuscito ad occuparlo il 18 settembre.
Anno 1917
Fino al 20 febbraio la brigata permane nel settore M. Zebio-M. Colombara; dal 21 al 28 febbraio è sostituita dalla Catania, ed inviata nella zona fra Solagna-Rossano Veneto e Cittadella passando a disposizione del comando del XX Corpo d'Armata. Il 17 maggio è trasferita, per ferrovia, da Cittadella a S. Giovanni di Manzano-Dolegnano alle dipendenze del comando della zona di Gorizia, ed il 21 è inviata ad est di Palmanova fra Visco e Ialmicco (28a divisione). Il 24 maggio raggiunge la zona fra Devetachi e Vizintini a disposizione del Comando della 20a divisione ed il 26 schiera in linea il 129ò a Ferletti (34a divisione), ed il 130ò ad Oppacchiasella (31a divisione). Il 27 giugno la brigata, che nel suo periodo di linea è stata particolarmente attiva respingendo due attacchi nemici ed occupando, il 4 giugno, una dolina della "Oblunga", è sostituita dalla Cosenza ed inviata prima nella zona fra Perteole-Saciletto, passando alla dipendenza della 33a divisione e poi, il 16 luglio, nella zona fra Nogaredo e Viscone colla 21a divisione che il 20 luglio la schiera sulla fronte compresa fra la q. 87 del Vallone ed il Dosso Faiti. Il 17 agosto scende a riposo a Sagrado ed il 21 si trasferisce a Boschini Superiore, passando alla dipendenza della 31a divisione, e schierandosi il 24 sulla fronte compresa fra i capisaldi delle quote 309 e 366. In questa zona, già teatro di sanguinose lotte, la Perugia intraprende un periodo di intenso lavoro di sistemazione difensiva ostacolata dal nemico che è particolarmente aggressivo. Il 6 settembre riceve il cambio dalla Tevere e si porta fra Laveriano-Tissano-Chiasiellis (16a divisione), vi permane fino al 27 allorchè è inviata, in autocarri, nella regione fra Terzo-San Martino eTerzo-Malborghetto a disposizione del comando della 34a divisione. Da questa zona invia a turno i battaglioni al presidio della linea q. 87 Vallone-Devetachi. Il 13 ottobre assume la difesa del settore di Selo, ove respinge due attacchi del nemico. Il 27 ottobre, in seguito all'ordine di ripiegamento, la brigata, passata alle dipendenze della 61a divisione, si porta a Scodovacc a, dislocando degli elementi a protezione del movimento. Il 29 raggiunge San Giorgio di Nogaro, il 30 San Mauro al Tagliamento e, dopo successivi trasferimenti, il 6 novembre è oltre Piave nella zona fra Meolo a Vallio (14a divisione). Il 7 novembre è trasferita in autocarri a Villorba (4a divisione). Il 12 è fatta proseguire per ferrovia fino a Bassano e di qui con autocarri in Valstagna fra Sasso e Campi di Mezzavia (29a divisione). Il giorno 15 il II/129° ha ordine di recarsi in Val Miela per dare il cambio a reparti del 9° fanteria; sta per raggiungere le posizioni, quando un attacco in forza del nemico obbliga le nostre truppe a ripiegare; il II battaglione riesce a contenere il violento attacco e, schieratosi poco a sud di q. 1559, si aggrappa alle rocce a sud-est di Casara Melette Davanti, ove arresta il nemico ed inizia una violenta azione per ricacciarlo nelle sue posizioni. Sopraggiunti gli altri due battaglioni del 129° nei giorni 17 e 18 novembre rinnovano, insieme al II, vari contrattacchi respingendo nettamente gli austriaci, infliggendo loro gravissime perdite e prendendo un centinaio di prigionieri. Il contegno del 129é , che ha perduto 15 ufficiali e 164 militari di truppa, è elogiato dal bollettino del Comando Supremo. Viene richiamato in linea anche il 130° e schierato su M. Castelgomberto. Il 21 novembre la zona è ripresa dall'intera brigata, diretta alla conquista della testata di Val Miela fino alle 24 e si svolge su quelle contrastate posizioni una lotta sanguinosa; il nemico con forze sempre fresche, rinnova disperati attacchi che sono con ogni sforzo contenuti con gravi perdite da ambo le parti; quelle della brigata sono di 26 ufficiali e 796 militari di truppa, compresi i dispersi. Il 4 dicembre l'avversario, ricevuti rinforzi, sferra due poderosi attacchi: uno contro le posizioni di M. Zomo-Casera Melette Davanti e l'altro contro le posizioni Tonderecar-Badenecche riuscendo, in primo tempo, ad oltrepassare le difese accessorie di M. Zomo; ma la resistenza dei reparti in linea in cui si aggiunge il III/130° , fatto accorrere da Costalta, vale a respingere gli attaccanti ed a ristabilire la situazione. Non avviene parimenti per l'azione contro la fronte Tonderecar-Badenecche, dove il nemico forte di numero, riesce ad infliggere ai reparti in linea rilevanti perdite ed a creare larghi varchi nei reticolati attraverso i quali le sue ondate, mentre investono la nostra linea della selletta di q. 1441, ove invano resistono reparti bersaglieri, irrompono nelle trincee antistanti alla Cima del Bedenecche, dilagano sul rovescio e si spingono a sud del Tondarecar, ma sono contenuti dai supersiti dei reparti bersaglieri col concorso di elementi alpini. Intanto da q. 1441 il nemico riesce a risalire il costone orientale di S. Miela ed a raggiungere la sella fra detto monte ed il M. Spil, da dove può bersagliare alle spalle le nostre truppe sul M. Fior; nel frattempo altri reparti avversari dal settore di M. Fior-M. Zomo riescono a discendere in Val Miela, tagliando in due le nostre truppe ivi di presidio, e portandosi sul tergo dell'ala destra del 129° che occupa il costone tra Buca del Sorlaro a Malga Slapeur. Per ristabilire la situazione viene tentata loccupazione del costone che da Foza risale a M. Miela da parte di reparti di riserva (II/130° ed un battaglione bersaglieri), mentre i resti del 129°, ritirati dal costone precedentemente occupato, sono destinati a sbarrare il fondo di Val Miela. Il nemico persiste nel suo attacco violento ma i suoi progressi sono in parte arrestati ed un reparto del 130° riesce ad impossessarsi, con una energica azione, delle cime di M. Miela. Il 5 dicembre la minaccia di nuovi attacchi avversari e la mancanza di nostre truppe fresche consigliano la sostituzione dei reparti tanto provati. La brigata che perduto 102 ufficiali e 2883 militari di truppa è raccolta il 6 in rincalzo dietro"Casa di Novanta" e il giorno 8 è inviata a riposo nella zona Carrè-Caltrano-Chiuppano (10a divisione) ove inizia il suo riordinamento. Nei giorni 23-24 dicembre è inviata in autocarri a Campo Rossignolo (prima 2a e poi 57a divisione) e di qui dislocata sulla linea Cima Echar-Montagna Nuova per concorrere alla conquista di M. Valbella.
Anno 1918
Al principio dell'anno i reggimenti attendono a lavori per la costruzione di una nuova linea difensiva sulla fronte Cima Echar-q.1204 di Montagna Nuova. Il 26 e 27 febbraio la brigata è trasferita a Campo Rossignolo ed il 10 marzo in Val Granezza, passando alla dipendenza della 11a divisione, che il giorno successivo la impiega sulla fronte C. Traverso-Ponte rotto del Ghelpac e nella zona di Buco Boscon-M. Kaberlaba, in sostituzione della brigata Volturno. Sosta poco però in detta fronte, poichè il 27 dello stesso marzo, sostituita dalla 70a brigata britannica, è inviata nella zona del Piave fra Sant'Eufemia-Villa Coen-San Leonardo ed il 6 aprile è spostata in quella fra Sabbioncello-Pozze-Sant'Angelo-Campolongo Maggiore. Quivi trascorre un lungo periodo di tempo in speciali istruzioni; il 15 maggio è trasferita nella zona Busiago-Villarappa-Arsego ed il 1° giugno in quella San Trovaso-Conche-Sambughè-Mogliano Veneto. Il giorno 15 giugno, ai primi indizi dell'offensiva austro-tedesca sul Piave, la Perugia è schierata nel sistema difensivo Meolo-Vallio e al mattino del 17 sostituisce la Cosenza, già molto provata, sulla fronte Casa Verdari-Caposaldo Pinarello-Casa Ninni-Casoni, ove già ferve intensa la lotta. Alle ore 17 i reparti scattano all'attacco su due colonne e, mentre una di essa, con impeto travolgente, sorpassa l'argine di San Marco e tenta di raggiungere quello Regio, il nemico attacca in forze in direzione del trivio Ninni, ove, prima ancora che giungano i primi reparti della Perugia, riesce a creare una falla nella quale cerca di incanalare i suoi reparti. Mentre elementi del 129° impegnano una tenacissima resistenza, preferendo la morte alla resa, il comando della brigata col I/129° e coi resti del LIX battaglione bersaglieri, improvvisa un caposaldo umano di tenace resistenza e Casa Ninni sede del comando e sulla linea dello Spinosola e con esso resiste per tutta la giornata del 17. L'alba del 18 trova le truppe della Perugia decimate ma salde sulle posizioni, contro le quali invano si accanisce il nemico. Alle ore 13 del 19 questo, che ha ottenuto qualche successo verso Casa Martini, tenta con ogni sforzo di travolgere il caposaldo di casa Ninni, ma la resistenza dei reparti, pari alla grandezza dell'ora, non permette alcun vantaggio agli austriaci che tentano aggirare da destra i reparti della brigata puntando verso lo Spinosola da dove i resti del III/129° , scarsi di numero e stremati, iniziano un lento ripiegamento appoggiandosi al caposaldo di Rovarè. Ottenuto qualche rinforzo il comando di brigata forma due colonne e le proietta da Rovarè, una verso Casa ai Comuni-Le Taie e l'altra verso Casa Rosi-Casa Floria: entrambe, con intrepida volontà, respingono il nemico e gli sbarrano il passo. La brigata, stanca ma non doma, dopo aver perduto 75 ufficiali e 2040 militari di truppa compresi i dispersi è sostituita dalla Macerata ed inviata il 20 giugno a Spercenigo ed il 21 e Porto di Fiera per riordinarsi e riposare. Il 23 è trasferita per ferrovia a Camposampiero e di qui, per via ordinaria, nella zona fra Arsego-San Giorgio delle Pertiche Villarappa. Il suo contegno merita, per la terza volta, la citazione nella motivazione della medaglia di argento concessa alle sue bandiere. Il 14 luglio la brigata è spostata nella zona fra San Marco-Salvatronda-Campigo ed il 23 luglio è di nuovo in linea sulla fronte di M. Nosellari-Col Moschin-Col Fenilon al posto della Basilicata dalla quale, a sua volta sostituita il 25 agosto, si reca nei pressi di Tezze, ove sosta fino al 21 settembre. Da detto giorno fino al 26 si trasferisce a scaglioni e per via ordinaria a Tiarno di Sotto e lo stesso giorno 26 si schiera sulla fronte M. Pini-Bezzecca in sostituzione della Siena. Il 19 ottobre il Comando della brigata ed il 130° scendono a riposo a Tiarno di Sotto ed il 2 novembre la Perugia si trasferisce a Storo, dispone le sue truppe sulle linee già occupate dalla 4a divisione (zona Val Daone-Lago di Garda), passando alle dipendenze del comando del XXV Corpo d'Armata. Il 4 novembre, alla cessazione delle ostilità. lascia la linea e si concentra fra Storo, Condino e Cimego.
RICOMPENSE
MEDAGLIA D'ARGENTO
Alla bandiera del 129° reggimento fanteria. Con salda disciplina, con ferrea volontà, con superba audacia, da Peteano si affermò sulle Rocce Rosse verso Boschini (Basso Isonzo) abbattendo reticolati profondi e conquistando trinceramenti saldamente guarniti e difesi. (21 ottobre-18 novembre 1915). In tre giorni di aspra e cruenta lotta cooperò a mantenere ed a respingere i violenti attacchi di soverchianti forze nemiche, che avevano occupato la sponda destra del Piave (Ponte di Piave, 19-21 giugno 1918). Si distinse per eroica tenacia e spirito di sacrificio nella difesa delle Melette (novembre 1917). Bollettino Uff. anno 1920 - disp. 47a.
Alla bandiera del 130° reggimento fanteria. Con meravigliosa audacia ed eroica tenacia, in ripetuti violentissimi attacchi, conquistò e mantenne formidabili trinceramenti nemici, a prezzo di largo e generoso olocausto di sangue (San Michele del Carso 13 novembre - 2 dicembre 1915). In tre giorni di aspra e cruenta lotta cooperò a contenere e a respingere i violenti attacchi di soverchianti forze nemiche, che avevano occupato la sponda destra del Piave (19-21 giugno 1918). Bollettino Ufficiale anno 1920, disp. 47a.
CITAZIONE SUI BOLLETTINI DI GUERRA DEL COMANDO SUPREMO
Bollettino di Guerra n. 177 (19 novembre 1915, ore 18). Lungo tutta la fronte continua il duello delle Artiglierie. La nostra disperse colonne nemiche in marcia, nella zona dell'Astico e nell'Alto Cordevole, distrusse ricoveri al Mittagskofel (Gail) e bombardò le caserme di Gorizia. Controbattè anche numerose artiglierie nemiche appostate sulle alture ad oriente della città ed altre annidate negli orti e giardini adiacenti ad essa. Infine bersagliò colonne di truppe che in gran fretta ripiegavano da Gorizia. Sul Carso, le nostre fanterie rinnovavano ieri gli attacchi con sensibili successi, specialmente nella zona del M. San Michele. Qui la brigata Perugia riuscì a conquistare tutto il costone che dalla 3a vetta del monte degrada sull'Isonzo, fra Peteano e Boschini, scacciata poi da tale posizione per un violento contrattacco nemico, contrattaccava a sua volta riconquistando le perdute trincee. Tutta la notte l'avversario rinnovò furioso gli assalti, riuscendo per sette volte ad arrivare fino alle nostre linee; ma sette volte, falciato da tiri precisi di artiglieria e fucileria, fu ributtato in disordine e con enormi perdite. Infine, logori ma indomiti, i valorosi fanti del 129° reggimento, fasciati i piedi in sacchi a terra, nelle tenebre irrompevano dalle trincee sull'avversario e lo disperdevano completamente, prendendogli 175 prigionieri ed abbondante materiale da guerra. Velivoli nemici lanciarono ieri bombe su Verona, ove 4 cittadini restavano feriti; su Vicenza e su Grado, dove non si ebbero vittime, nè danni. Stamane altra squadriglia nemica lanciava 15 bombe su Udine: furono uccisi 12 cittadini, feriti 19 e 8 soldati. Si ebbero danni limitati. (Generale Cadorna)
Bollettino di Guerra n. 908 (18 novembre 1917, ore 13). Sull'altopiano di Asiago, nella notte sul 17, l'avversario, insistendo nel tentativo di forzare la nostra linea M. Sisemol-M. Castelgomberto, ha attaccato in direzione di M. Zomo (oriente di Gallio). L'attacco ripetuto quattro volte e con estrema violenza fu nettamente infranto dal pronto valore della brigata Liguria (157°-158°). Più a nord, in direzione di Casara Meletta Davanti, nostri reparti del 129° fanteria (brigata Perugia) con grande ardire riconquistarono alcuni elementi avanzati perduti nei giorni precedenti e catturarono un centinaio di prigionieri. Tra Brenta e Piave, dalla sera del 16, la pressione nemica è in aumento. Masse avversarie hanno obbligato in qualche punto le nostre truppe a non prolungare la difesa di talune posizioni avanzate che sono accanita resistenza e brillanti contrattacchi. A nord di Quero la brigata Como (23°-24°) ha mostrato ancora una volta il proprio valore. Ieri lungo il Piave, con una travolgente avanzata, reparti del 268° fanteria (brigata Caserta), in unione ad elementi di altri corpi, hanno completamente sgombrata dal nemico la zona di Fagarè. Il 13° fanteria (brigata Pinerolo), respinto sanguinosamente un attacco tentato dai nemici rinserrati a Zenson, li ha ricacciati sempre più addietro nell'ansa del fiume. Tentativi di passaggio eseguiti in altre località, vennero immediatamente sventati. Complessivamente sulla destra del Piave nei giorni 16 e 17 sono stati catturati 51 ufficiali e 1212 uomini di truppa e 27 mitragliatrici. (Generale Diaz)
Bollettino di Guerra n. 1125 (23 giugno 1918, ore 13). Lungo la fronte di battaglia le nostre artiglierie continuano a battere intensamente l'avversario. Sul Montello e sul Piave le fanterie, mantenendo ovunque forte pressione sul nemico, hanno eseguito nella giornata di ieri, con successo, piccoli colpi di mano ed azioni di pattuglie. Ad occidente di Fagarè l'avversario tentò ritorni offensivi immediatamente repressi. Un reparto britannico con energica sorpresa irruppe nelle opposte linee a sud di Asiago e, dopo vivace lotta, ucciso un centinaio di nemici, rientrò con 31 prigionieri e una mitragliatrice. Gli aviatori nostri e alleati proseguono con non diminuito ardore la lotta. Ieri hanno eseguito anche efficaci bombardamenti sulle immediate retrovie dell'avversario. Dieci velivoli nemici vennero abbattuti. Il tenente Flavio Baracchini raggiunse la sua 29a vittoria. Le perdite aeree subite dall'avversario dal giorno 15 assommano a 95 velivoli e 6 palloni frenati. Per il valoroso contegno tenuto nella battaglia meritano l'onore di speciale attenzione il 3° fanteria (brigata Piacenza) che ha sostenuto con grande bravura sei giorni interi di asprissima lotta, le brigate Perugia (129°-232° [?]), i reggimenti di fanteria 41° (brigata Modena), 5° (brigata Abruzzi), 6° (brigata Calabria[?]), 239° (brigata Pesaro), il 1° Gruppo bersaglieri ciclisti (IV-V-XII battaglione) e l'8°, il 41° ed il 51° reggimento artiglieria da campagna, le batterie da campagna III del 34° reggimento e 5° del 37°, la 14a batteria obici pesanti campali, la 462a batteria d'assedio, il XC battaglione zappatori del genio, la 1a squadriglia autoblindomitragliatrici. Le sezioni fotoelettriche hanno reso utili servizi compiendo con abnegazione il loro dovere. (Generale Diaz).
Lettere del fronte
1915, giugno 13 , Raoul Procacci ai familiari "Miei carissimi, Sono stato assegnato alla compagnia di fanteria. Di salute sto benissimo e sono contento. L'unico mio dispiacere è di non trovarmi ancora di fronte insieme agli altri che già operano contro i vili tedeschi con grande successo. Questa mattina abbiamo avuto il permesso di compiere i doveri religiosi e più di 180 soldati si sono accostati ai Santi Sacramenti. Io mi sono comunicato nella chiesina delle Suore belghe, che ci hanno ricolmato di gentilezze, insieme al figlio di Acquaticci che era seminarista. State tranquilli: Sant'Ubaldo (10) mi assisterà perchè ritorni vittorioso dopo aver compiuto il mio dovere. Voi pure pregate per me. Saluti affettuosi e baci a tutti".
1915, giugno 27 Procacci ai genitori "Miei Carissimi Scusatemi tanto se prima non vi ho scritto. Ora il capitano mi ha promosso furiere della compagnia e capirete che in momenti come questi in fureria c'è da fare moltissimo. Sono riuscito a far venire assieme a me quale caporale furiere il mio carissimo Antonio, il cugino di don Bosone (11), con gran contentezza di tutti e due, perchè così in qualche intervallo possiamo insieme trar pace, conforto e coraggio nella preghiera (12). Se sapeste che sublimi momenti passiamo specialmente la sera sotto la tenda prima di abbandonarci al riposo raccolti nella recita del Santo Rosario, mentre poco lontano da noi tuona il cannone ed infuria la battaglia! Sono momenti quelli di gioia indiscutibili, di pace infinita, di serenità ! Il giorno di Sant'Antonio feci la Comunione e questa mattina l'ho rifatta insieme a Gambini. In salute sempre benissimo: perciò state tranquilli. Non dubitate, saprò ben compiere il mio dovere e scampato da ogni pericolo ritornerò tra le vostre braccia più presto forse di quanto sospettate. Noi siamo protetti dalla Vergine e da Sant'Ubaldo e col Rosario alla mano affrontiamo ogni pericolo e ci slanciamo fermi e fiduciosi alla battaglia. Con noi abbiamo un carissimo prete giovane quale cappellano, che spesso ci tiene delle splendide conferenze piene di fede e di amore patriottico: in gran numero i soldati si accostano alle funzioni religiose ed ai SS. Sacramenti e ciò è certamente di grande augurio: il nostro Colonnello stesso ne è entusiasta (13). Dunque tranquilli, coraggio e sperate sempre nel Signore. Ieri l'altro incontrai il figlio del Conte Della Porta e quello di Antonioli, tutti e due automobilisti. Non vi starò a riferire la nostra commozione nell'abbracciarci!"
1915, giugno 27 Antonio Gambini ai genitori "Carissimi Genitori, Ho ricevuto due giorni fa le prime vostre notizie. Grazie tanto delle belle e care parole d'incoraggiamento ma vi assicuro di non averne alcun bisogno perchè sono sempre allegro e contento, da meravigliare i miei stessi compagni. Vi raccomando solo di pregare affinchè il Signore mi mantenga sempre in tale stato di allegrezza. Vedo continuamente arrivare treni di prigionieri austriaci; ieri sono giunte cinque automobili piene di prigionieri presi in una grotta. Spesso m'incontro con altri soldati di Gubbio. Scrivo sotto la tenda di Raoul Procacci, col quale prego e dormo insieme. Chiudo comunicandovi la notizia che io, Ubaldo Scavizzi ed altri abbiamo fatto conoscenza col Cappellano militare, un ottimo sacerdote, e che l'altro ieri abbiamo raccolto un elenco di più di 500 soldati i quali hanno risposto all'invito di confessarsi e comunicarsi. Fra noi soldati regna la massima fratellanza".
1915, luglio 18 Ubaldo Scavizzi a don Bosone Rossi "Caro Don Bosone, Questa sera si parte per incominciare anche io a dare il contributo del nostro braccio alla cara patria che tanto amiamo e che vogliamo più forte e più grande. Vado al fuoco pieno di coraggio, ispiratomi dai buoni sentimenti che ho sempre apertamente professato e che in questi momenti sento più radicati nel cuore. Non ho mancato di fare un po' di bene anche tra i miei compagni, dei quali molti, prima increduli, sono ora tornati a Dio. Ricordami ogni mattina nella Santa Messa affinchè il Signore mi protegga e mi faccia ritornare, dopo compiuto il mio dovere, al fianco della mia ottima consorte e in mezzo a voi, miei buoni amici".
1915, luglio 25 Antonio Gambini ai genitori. Carissimi, Prima di farvi conoscere lo scopo di questa lettera lasciate che 50 soldati eugubini vi mandino un saluto cordiale e affettuoso dalle terre lontane, ora redente, con la viva preghiera di parteciparlo a tutte le loro famiglie. Più che le labbra sono i nostri cuori che vi parlano, che vi domandano un favore con la speranza, con la certezza anzi, che non ci sarà negato. Ormai non vale più il tacere avendo chiaramente parlato i giornali: sapete già che il [129°] fanteria si è battuto e che relativamente ai gravi pericoli a cui si è esposto le perdite sono state poche, specialmente per noi di Gubbio se si considera in qual numero rilevante ci troviamo in questo reggimento. Noi tutti andammo con coraggio a combattere riponendo completamente la nostra fiducia in Sant'Ubaldo e abbiamo dovuto riconoscere, nella nostra salvezza, la Sua protezione, il Suo aiuto. Ci siamo perciò riuniti versando una quota di L. 5 per ciascuno affinché venga celebrato un triduo di ringraziamento al Santuario, col desiderio che vi sia pure il pellegrinaggio, una nuova manifestazione di fede che porti gli eugubini in uno slancio di amore ai piedi del nostro Protettore".
1915, agosto 1 Raoul Procacci a suo cugino. Mio carissimo cugino, Mie notizie avrai sempre saputo dalla famiglia, quindi inutile che ti dica che fin'ora sempre benissimo, grazie al Signore. Nei momenti di tristezza e di maggiori sacrifici, mio grande conforto è di trovarmi insieme a Gambini, che è veramente un ottimo giovane. Insieme ricordiamo il paese nostro, le nostre famiglie, gli amici carissimi. Di tante belle cose parliamo e facciamo i migliori progetti per l'avvenire. Preghiamo nei momenti di tregua e la sera si uniscono a noi, nella recita del Santo Rosario, più di cento soldati. (...) Fu veramente uno spettacolo splendido e commovente insieme il vedere accostarsi alla Santa Comunione, senza tanti rispetti umani, circa 200 soldati alla Messa al campo celebrata domenica scorsa dall'illustre scienziato Padre Gemelli alla presenza di tutto il Reggimento e di un battaglione del [2°] reggimento bersaglieri dove è tenente il nostro concittadino Agostinucci Domenico. Noi dovremo nuovamente andare al fuoco: spero di restare salvo e vittorioso. Ad ogni modo, anche se dovessi cadere, cadrò sereno e tranquillo dinanzi al nemico con la mente rivolta a Dio, alla vita avvenire".
1915, agosto 23 Ubaldo Scavizzi al direttore de "L'Ingino" "Grazie a te e a tutti i soci del Circolo per le affettuose espressioni manifestate nell'ultima tua che mi giunse graditissima. Entrai in combattimento con animo sereno: durante la lotta non cessai di incoraggiare i miei compagni con buone parole e rimanendo in piedi mentre tutti erano a terra. Da un mio Superiore venni incaricato di portare ordini dalla linea di fuoco alla casa del comando, percorrendo più volte uno spazio di 300 metri sotto una pioggia di proiettili. In ultimo poi prestai soccorso al Tenente Caldarelli e vari soldati feriti sempre sotto il fuoco nemico. Tutto ciò feci guidato dal sentimento religioso e con l'aiuto di Dio e di Sant'Ubaldo (14). (...) Il compito per noi italiani era molto difficile perchè il nemico occupava importanti posizioni strategiche. Ma le nostre valorose truppe, dopo brillanti assalti, sono riuscite vittoriose ed hanno fatto un gran numero di prigionieri. Il prigioniero di guerra sembra molto contento del nuovo stato in cui si trova. Tutti i giorni ne vediamo passare una quantità: ridono e con le pipe in bocca guardano noi italiani con un non so che di compiacimento per averli tolti dal pericolo e dalle gravi fatiche a cui erano sottoposti nonostante la loro tarda età; diciamo tarda perchè vi sono uomini dalla barba grigia, di 48 e 50 anni. Di più sono affamati: se hanno un po' di pane è assolutamente immangiabile. Un giorno per curiosità si prese una pagnotta austriaca e non se ne potè mangiare punto da quanto era trista; si attaccava al palato come la gomma. I prigionieri austriaci, appena giunti alle nostre trincee, assaggiato il nostro pane e la nostra galletta, rimanevano stupiti e si divoravano tutto in un batter d'occhio come fossero pasticcetti! La nostra vita di trincea è inutile descriverla; ne parlano molto bene i giornali. Il letto è la terra, il guanciale un sasso, la coperta il cielo. Speriamo che tutti i nostri sacrifici siano fruttiferi e quanto prima possa arridere alla nostra cara Italia una pace vittoriosa, con la completa occupazione di quelle terre tanto desiderate e il nostro santo tricolore, libero, sventoli sulle amene spiagge di Trieste e sulle balze del Trentino. Avanti, sempre avanti col nome di Dio e d'Italia sulle labbra, per la sua gloria e la sua grandezza. Speriamo di rivederci tutti quanti e poter salire il colle del Beato Ubaldo per prostrarci ai piedi della sua tomba a ringraziarlo e ringraziarlo... Riceviamo sempre l''Ingino che si legge con molto piacere e in modo speciale ci conforta quello che fa il Comitato di organizzazione civile. Una parola di congratulazione a tutti quei bravi giovani che recitano a beneficio delle famiglie povere dei richiamati" (15).
1915, novembre 7 Gambini ai genitori. "Perdonatemi tanto se vi ho lasciato per vari giorni senza notizie, ma sono stato costretto per moltissime ragioni. In seguito vi spiegherò tutto. Io sto benissimo ed altrettanto spero di voi tutti. Quando vi potrò inviare una lunga lettera vi dirò un mondo di cose nuove e belle insieme. Che cosa si fa a Gubbio? Ora al reggimento ci danno ogni giorno marsala, cioccolato, buon formaggio, una scatola di carne in conserva ecc. Ci trattano bene eh? Saluti e baci a tutti".
1915, novembre 21 Giuseppe Gambini alla moglie. "Non ve la prendete se Antonio tarda a scrivere perchè da 14 giorni si trova in trincea e non può dare notizie. Vi assicuro che sta bene e anche ieri sono andato a trovarlo. Si dice che quando torneranno indietro avranno un lungo riposo. Se lo meritano poveretti. In questi giorni hanno combattuto varie volte prendendo al nemico moltissimi prigionieri e sei mitragliatrici. (...) Il giorno ... a ... è caduto il nostro Maggiore che era tanto bravo. Il nostro Reggimento si è fatto tanto onore in quest'ultima avanzata: certo che è stato provato abbastanza. Ma come si fa? La guerra è la guerra e senza sacrifici non si conquista nulla". (...)
1915, novembre 21 Il caporal maggiore Gambini ai suoi genitori. "Tre giorni fa ottenni il permesso di recarmi a prendere alcuni moduli di contabilità avendo smarrito quelli che avevo con me durante le avanzate. Partii di notte tempo giungendo circa la mezzanotte da Peppe: potete immaginare quando mi vide! Avevo camminato parecchie ore ed ero affamato. Egli si alzò e corse a prepararmi caffè , cioccolato ecc. Mi ristorai abbastanza bene e quindi ci coricammo sulla paglia. Mi trattenni il giorno dopo con lui e alla sera feci ritorno in trincea. Grazie a Sant'Ubaldo, sono lieto di potervi assicurare che noi eugubini siamo tutti vivi. Solo Filippetti, Renzetto Bianconi e Vagnarelli sono stati feriti, ma non gravemente. Il mio reggimento [cioè il 129°] è andato setto o otto volte all'assalto alla baionetta riuscendo a conquistare più trincee. Avrà sicuramente la medaglia d'oro (16). Non dubitate, gliele abbiamo date sode a quei vigliacchi. Si sono fatti molti prigionieri e prese diverse mitragliatrici. Anzi abbiamo fatto pure uso dei loro fucili e munizioni. Facilmente avremo il cambio fra due o tre giorni. Di salute sto benissimo. State sempre tranquilli".
1915, dicembre 5 Il caporal maggiore Gambini ai genitori. "Di salute sto bene, solo mi sento un po' stanco ed è questa la ragione per cu i non scrivo troppo a lungo. In molte mi chiedete di darvi notizie degli eugubini ed io voglio accontentarvi: Panfili, Rogari, Cingoli, Lisarelli, Scavizzi ed altri stanno tutti bene. Alcuni sono stati feriti e sei sono morti (17). Nella gioia del riposo che si gode da qualche giorno, il dolore dei nostri cari compagni caduti ci tormenta un poco, ma pensando che sono morti per la grandezza della Patria ci sentiamo meno tristi. Il nostro Reggimento è il primo e l'unico che ha avuto l'onore di essere elogiato dal Generalissimo Cadorna e di venir nominato nel Bollettino ufficiale che oggi, qui a ... è esposto al pubblico. Abbiamo fatto molti sacrifici, ma oggi proviamo una grande soddisfazione d'essere ammirati e complimentati da coloro che ci incontravano. La nostra Divisione avrà presto il cambio. Vi raccomandiamo di ringraziare il Signore e Sant'Ubaldo per avermi liberato da tanti pericoli e si stare sempre allegri. Ho veduto a San Michele il cavalier Luigi Gatti (18), Sottotenente di fanteria, era ferito e per essere tutti e due infangati neppure ci riconoscevamo. Fu Lisarelli Esopo che avvertì entrambi".
1915, dicembre 12 Ubaldo Scavizzi dalla zona di Guerra al direttore de "L'Iingino". "Dai giornali avrai appreso quale difficile compito venne affidato al nostro reggimento che si è veramente ricoperto di gloria, tanto che il Generalissimo lo ha citato nel Bollettino (19). Dopo 31 giorni di continui attacchi, sotto una pioggia insistente, riuscimmo a conquistare importanti posizioni. Dirti come eravamo ridotti è impossibile. Con tutto questo ringrazio il buon Dio, Sant'Ubaldo e la Vergine Santa di avermi mantenuto salvo da ogni malattia e dal fuoco infernale al quale sono stato esposto per tanti giorni. Ti prego di ringraziare, anche a nome dei miei compagni s upersiti, il nostro caro Protettore".
1915, dicembre 19 Martini Alessio a don Ubaldo Rosi. "Vi faccio sapere, caro don Ubaldo, che abbiamo passato dei brutti momenti contro il fuoco nemico: siamo stati 31 giorni in prima linea e abbiamo riportato una grande vittoria, abbiamo acquistato diverso terreno, siamo andati cinque volte all'assalto alla baionetta, abbiamo fatto 1500 prigionieri, preso diversi fucili, mitragliatrici, rivoltelle, cannoncini e lancia bombe. Certamente la vittoria ha costato anche a noi qualche sacrificio. Ma come si fa? Sono rimasti feriti Lillo di Capra e il Sor Gigetto Gatti che è tenente. Io, dopo tanto penare e soffrire, l'ultimo giorno fui ferito leggermente al fianco destro in un terribile assalto nel quale prendemmo due trinceroni alla destra di Gorizia; la nostra artiglieria ha smantellato una lunga trincea blindata. Vi prego caro don Ubaldo di applicare una Messa al nostro Protettore che mi ha salvato dalla morte. Per noi soldati c'è soltanto Iddio, la Madonna e i Santi. Di più vi dico che siamo stati a Monfalcone dove c'è mezzo metro di neve; abbiamo veduto tutta Trieste, per ora basta guardarla ma un giorno sarà nostra evi entreremo."
- Note
- (1) Archivio Vescovile di Gubbio, b. 3/21, Diario di Guerra di mons. Beniamino Ubaldi.
- (2) AVG, b. 3/21.
- (3) AVG, b. 3/21.
- (4) AVG, b. 3/21.
- (5) Fabi 1997, pp. 198-199
- (6) Dopo la ritirata austriaca del 25 giugno 1916, le truppe italiane avanzarono tentando di inserirsi nel dispositivo avversario creato sull'Altopiano dei Sette Comuni. L'unico punto tatticamente vantaggioso in cui gli italiani poterono insediarsi fu appunto la postazione denominata "lunetta", posta alle pendici di Monte Zebio (q. 1706). L'8 giugno 1917 gli austriaci faranno brillare una contromina nelle vicinanze della "lunetta" nel momento critico in cui questa era occupata da una trentina di ufficiali del 145° fanteria in ricognizione. La voragine creata dalla deflagrazione inghiottì l'intero presidio della postazione assieme al gruppo di ufficiali (in tutto circa 120 uomini). Pochi di loro sopravviveranno. (Cfr. Pieropan 1997, pp. 122-132).
- (7) In Scrimali 1996, p. 255, questa azione viene attribuita alla brigata Piacenza. Il 21 ottobre 1915 (vigilia della III battaglia dell'Isonzo) questa brigata era schierata all e pendici di Cima 3, mentre alla sua sinistra, ancora prima del fortino delle Rocce Rosse e di Boschini (zona di operazioni della Perugia) vi era la brigata Verona. Il documento citato che, al pari di altri, resta sempre da verificare - ad esempio - sui diari reggimentali e/o di brigata, sembra troppo preciso per essere eventualmente smentito.
- (8) In realtà il colonnello Turba morì su Monte Castelgomberto e precisamente sulla "Selletta Stringa", mentre si era portato tra i suoi fanti in prima linea.
- (9) Le lettere vennero pubblicate prive di data. Il riferimento cronologico è quello ai giorni di pubblicazione del giornale (che, lo ricordo, nel 1915 usciva settimanalmente).
- (10) Patrono di Gubbio.
- (11) Don Bosone Rossi, direttore de "L'Ingino".
- (12) Raoul Procacci proseguirà nella carriera militare; Antonio Gambini concluderà i suoi studi da seminarista e diverrà sacerdote.
- (13) Il 129° era allora comandato dal colonnello Giovanni Rotondi.
- (14) Per queste azioni (7 luglio 1915, Podgora - Lucinico; il 129° perse 25 ufficiali e 712 soldati) Scavizzi fu decorato con medaglia di bronzo al valor militare.
- (15) Al momento della mobilitazione (classi dal 1876 al 1895) il comune di Gubbio aveva 3256 cittadini abili al servizio militare: 1977 di 1a categoria, 242 di 2a e 1037 di 3a" La Leva Militare", a. XLV (1915), n. 10, p. 197; "L'Ingino", a. VIII (1915), n. 20). Nel primo anno di guerra il Comitato di organizzazione civile distribuì alle famiglie dei richiamati £ 5.785,50.
- (16) L'ebbe invece d'argento.
- (17) In realtà, nella IIIa battaglia dell'Isonzo (18 ottobre - 4 novembre 1915) furono 13 i soldati eugubini del 129° fanteria morti sul campo; nella IV battaglia (10 novembre - 1 dicembre 1915) ne caddero altri 4. La brigata Perugia fu duramente impegnata in ambedue gli scontri.
- (18) Altro eugubino decorato al valor militare.
- (19) Si fa riferimento al "famoso" bollettino n. 177.
- Bibliografia essenziale
- E. Acerbi, Strafexpedition, maggio-giugno 1916, fatti - memorie - immagini - ricordi dell'offensiva in Trentino ed altipiani, Novale-Valdagno 1992.
- B. Boccardo, Melette 1916-1917. La Grande Guerra nella parte nord-orientale dell'Altopiano dei Sette Comuni, Novale-Valdagno 1994.
- P. Bottaccioli, Beniamino Ubaldi. Un vescovo tra due età, Gubbio 1974.
- F. Cece, Soldati e ugubini decorati nella grande guerra, I, II, III, Gubbio 2001 (dispense).
- L. Fabi, Gente di trincea. La Grande Guerra sul Carso e sull'Isonzo, Milano 1997.
- La guerra d'Italia nel 1915, 1916 e 1917, vol. III, s.l., s.d.
- G. Pieropan, 1914-1918 Storia della Grande Guerra, Milano 1988.
- A., F. Scrimali, Il Carso della Grande Guerra. Le trincee raccontano. Redipuglia - Monte S. Michele - Monte Sei Busi, Trieste 1996.
- Illustrazioni
- 1. Cartolina celebrativa della brigata Perugia (Gubbio, Archivio Vescovile
- 2. Volantino per la festa della brigata Perugia, 1918 (Gubbio, Archivio Vescovile)
- 3. Ubaldo Scavizzi, soldato del 129° regg. fant., medaglia di bronzo al v.m., 1915 (Gubbio, collezione privata)
- 4. Il conte Vittorio Pucci Boncambi, maggiore (già capitano) del 129° fanteria, 1927 (Gubbio, collezione privata)
- 5. Monsignor Beniamino Ubaldi, cappellano del 129°, 1916 (Gubbio, Archivio Vescovile ).
- 6. Le Rocce Rosse ( La guerra d'Italia , s.d., p. 101)
- 7. Monte San Michele, febbraio 1916, posto di medicazione del 129° fanteria (Gubbio, Archivio Vescovile)
- 8. Monsignor Beniamino Ubaldi, cappellano del 129°, 1916 (Gubbio, Archivio Vescovile)
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