Diario di Polastri Lino, Sottotenente del Genio

Archivio Livio Polastri

Nota del curatore del sito : Queste righe fanno parte della stesura del primo tra i vari taccuini di memorie del sottotenente del Genio Polastri Lino, ed è relativo alle vicende di guerra che lo videro partecipe dal 2 Novembre 1916 al 5 Gennaio 1918, prima nella zona del Carso Goriziano, poi dopo la ritirata di Caporetto a Bassano del Grappa. I brani del diario sono inediti e vengono per la prima volta qui pubblicati su gentile concessione del figlio Livio che li ha conservati e riordinati, assieme ad altri circa 200 documenti fra testi, foto e riproduzioni d'epoca in un volumetto da tramandare a figli e nipoti........per non dimenticare!

Uno dei diari di Lino Polastri.................................................................Il Ten. Polastri a dx, con l'amico Cantavespri deceduto il 2.7.'18 al Cornone


30 ottobre 1916. Pavia. Ricevo indennità di guerra e parto per Cremona; fò una scappatina a casa

l novembre. Parto da Cremona per Tricesimo, mi fermo un pò a Mantova arrivo la sera a Verona dove passo alcune ore con Lino Berton

2 novembre. Parto da Verona, passo per Padova e Mestre dove mi fermo due ore. Alle nove di sera arrivo a Udine, silenziosa e buia come Verona, e vi passo la notte. Una grande malinconia si è impadronita di me. E' perchè sono solo? E' forse l'oscuro presentimento di non veder più la famiglia? O perchè non posso stasera piangere e pregare sulla tomba del mio povero babbo? O son tutte queste cause assieme? Non so; coraggio, e che Dio mi dia forza per compiere serenamente il mio dovere anche mi costasse la vita

3 novem. Da Udine parto per Tricesimo; quì mi si informa che il comando del 2° Corpo d'Armata non vi è mai esistito e mi si rimanda a Udine. Parto per Cormons ove arrivo alle 9 di sera. M'avvicino a Gorizia: s'ode rombare da lontano sui monti il cannone mentre vividi lampi illuminano di quando in quando il cielo nuvoloso. Dormo a Cormons.

4 novem. Mi mandano a Brazzano dove raggiungo il comando genio II Corpo d'Armata; mi si rimanda a Cormons destinandomi all'8° Corpo d'Armata. Arrivo verso le quattro del pomeriggio a Gorizia; i paeselli attraversati sono di un aspetto desolante e terrificante; vi si è scatenata la rabbia umana; non una casa intatta. Tuona il cannone; batterie invisibili sparano colpi senza tregua; se ne ode il sibilo attraverso l'aria. Razzi luminosi illuminano di quando in quando la campagna e i colli. Gorizia ha sofferto molto; non molto frequenti sono le case intatte. Mi corico mentre il cannone tuona incessantemente

5 novem: Finalmente dopo innumerevoli giri da un comando all'altro, trovo il l7° comp. Zapp.(atori). Pranzo a Gorizia; alla sera parto per laVertoiba; v'arrivo infangato come un maiale e passo alcune ore in un ricovero; sopra ci passano sibilando granate; razzi luminosi squarciano di quando in quando l'oscurità. Sono presso una chiesetta diroccata, sotto le macerie un prete e due soldati che erano intenti a confortare un moribondo: una granata colpì il tetto sepellendoli. Mi reco, per un camminamento quando possibile, all'ultima trincea nostra separata da un valloncello dall'austriaca, qualche fucilata; s'ode un sibilo lamentoso, mi butto in una pozzanghera: odo vicinissimo uno scoppio. Parlo un po' coi soldati; alla fine dopo mezzanotte, rimanendo un compagno, torno a Gorizia.

6 novembre. Alcune granate austriache scoppiano verso le l0 sulla città. Una scheggia di granata m'entra dalla finestra e perfora il muro di centro ricoprendomi di calcinacci. Se più bassa di 50 centim. mi mandava al creatore. Scrivo a Demetrio.

7. Solito messaggio di granate inviatoci gentilmente dagli austriaci sulla città; e i nostri rispondono restituendo capitale con frutto più che discreto. All'ora solita mi reco a quota 98; si costruisce un reticolato d'innanzi all'ultima nostra linea; giro un paio d'ore sotto le trincee nemiche; non mi capita niente. A mezzanotte rientro in trincea e mi reco un po' indietro dove gli zapp.(atori) costruiscono un trinceramento. Alle 3 dopo mezzanotte torno a casa. Dormo in cantina perchè morir schiacciato dal soffitto mi rincrescerebbe un po'.

8 novem. Tranne l'incontro con il compaesano Airni, niente di nuovo. Lavoro solito sotto la solita acqua e nel solito fango.

9 novem. Al solito lavoro; alle nove arrivano tre o quattro "bomboloni" (così chiamano i nostri soldati un proiettile austriaco somigliante alle nostre bombarde). Sentendone il fischio mi caccio in una buca; sento il fischio vicinissimo; mi raccomando l'anima a Dio; uno scoppio spaventoso, poi più niente. Nessun ferito.

l0 novem. Niente di nuovo.

11 novem. Pioggia insolita di bombarde austriache; sembra proprio abbiano di mira il camminamento e la trincea dove lavorano i miei uomini. Sarà un miracolo scapolarla sempre liscia.

12 nov. Niente di nuovo. Sera calma.

13 novem. Al lavoro niente di nuovo, solo un prolungamento d'orario. Arrivo a casa alla 3,30; (propriamente del giorno 14) non sono ancora in letto che si scatena un bombardamento terribile. Entrano in azione tutte le batterie nascoste in vicinanza dell'Isonzo, a piedi del Podgora; trema la casa; per il celo sereno e terso ch'è una meraviglia, passano fischiando proiettili invisibili che si perdono laggiù nella notte con un orrendo scoppio; dove vanno questi terribili strumenti di morte? Sul M.Santo, sul S.Gabriele? Hanno pronunciato un un attacco gli austriaci? Non so. Ai nostri rispondevano debolmente le artiglierie avversarie battendo specialmente la riva dell'Isonzo. Che notte terribile! A ciò siamo arrivati nell'anno di guerra 1916 quando sembrava che l'uomo fosse arrivato al "maximum" del progresso. Ma è vero progresso, è vera civiltà la nostra? O non è più tosto una semplice vernice sotto la quale si nasconde un individuo peggiore, più rozzo, più feroce dello zulù o dell'ottentotto? Sarò pessimista, ma temo di trovarmi nel vero.

14 nov. Nulla di nuovo.

15 nov. Stasera non mi reco al lavoro, causa iniezioni antitifiche. Non ho ancor scritto le preced.(enti) righe che arriva un contro ordine d'andare al lavoro; mi ci reco con i miei uomini; essi si lamentano di non poter lavorare; li lascio riposare.

18 nov. Nulla di nuovo; pioggia di bomboloni e niente altro. M'ordinano di recarmi a S. Andrea per prendere una compagnia di fanteria. Ci vado solo, ignorando la strada, sotto una pioggia dirotta. Per quanto giri e domandi non trovo nulla; l'oscurità della sera, la stanchezza, il lungo cammino, fanno sì che mi butto vicino a una casa e m'addormento. Mi sveglio bagnato fino alle ossa; non trovo più la strada per andare a Vertoiba, nè a Gorizia. Mi gira la testa; non so quel che mi faccia; m'incammino per una strada, illuminata di quando in quando dal vivido lampo del cannone, senza sapere dove me ne vada. D'improvviso mi trovo a casa; le forze mi abbandonano e mi corico sul portone. Ritorno in me; entro, sul comodino trovo una lettera d'Annetta; mi consola e mi conforta; sull'immagine mandatami sta scritto "Dio mi dia la forza di compiere il mio dovere". Mi metto a piangere, non so perchè. O mio Dio abbiate pietà di me.

19 nov. Di quarantun uomini, mi reco al lavoro con 11; parte si fingono ammalati, parte si perde lungo la via; si sono accorti come io sia troppo buono e se ne approffittano. Ma io non posso tollerare, e verrei meno al mio dovere; e visto che le buone non bastano, ricorreremo ad altri mezzi: Dio solo sa con che animo lo faccia.

20 nov. Stasera piove a catinelle; al comando viene la buona idea di lasciarci a casa.

21 nov. Granate austriache seguitano a piovere vicino alla casa dove alloggio; non so se abbiano fatto vittime; danni alle case sì e rilevanti. Stasera di nuovo a riposo, per le iniezioni anticoleriche.

22 nov. Di nuovo non c'è che una pioggia inaudita di bomboloni; hanno mutato bersaglio quei porci e questa volta sembra abbiano proprio di mira me col mio plotone. Basta! che Dio me la mandi buona! Qualche sera ci rimango con una ventina d'uomini. Ieri mattina, approffittando del riposo avuto, mi recai a Gorizia; m'accostai alla Comunione. Che tranquillità e che gioia! Nessuna impressione mi fanno nè le fucilate, nè i colpi di bombarda.

23 nov. Sera tranquilla.

24 nov. Rimango a casa causa iniezione anticolera.

25 nov. Sera tranquilla (prendendo però "cum grano salis" quest' ultima parola)

26 nov. Partiamo in due ufficiali con la compagnia (54 uomini) a far reticolato. Sono talmente numerosi gli incidenti (bomboloni, scariche di fucilria e di mitragliatrici che si arriva con dodici uomini; il resto si è disperso per la paura. Domandiamo al comando di battaglione una pattuglia di fanteria, per non essere fatti prigionieri; la dispongo in buche di granata davanti una ventina di metri ai miei uomini. Dopo circa un'ora un soldato di vedetta m'avvisa che ode dei passi avvicinarsi. Tranquillamente, dico proprio la verità, estraggo la rivoltella, e solo, strisciando nel fango, mi dirigo verso il luogo d'onde proviene il rumore. Sto un pezzo in ascolto: nulla; sono gli austriaci che lavorano come noi. Me ne torno al lavoro. Rifacendo la strada per tornare a casa, giunto in trincea, trovo un morto. E' ancora seduto nel buco scavatosi entro terra; le mani congiunte sul petto; sangue non se ne vede. Lo colpì nel sonno una schegggia di bombarda, la morte dev'essere stata istantanea. Due portaferiti lo pongono in barella e fanno per avviarsi lungo il camminamento che dal piede del colle dove si lavora conduce a Vertoiba. I miei uomini protestano perchè vorrebbero passar per primi. Impongo loro di fermarsi e di tacere: prima il morto e poi noi. E' la prima vittima che vedo; Dio voglia sia l'ultima. Estraggo la corona e recito il rosario pregando Dio che gli conceda il riposo eterno.

27 nov. Costruzione di reticolato; il viaggio è sì facile che, pur essendo il lavoro d'una oretta, parto alle 4 del pomeriggio e torno alle 5 di mattina del giorno dopo.

28 nov. Stasera non ne posso più: rimango a casa.

29 nov. Me ne vado io solo con tutta la compagnia. Giro tutta la sera; vicino al reticolato trovo un cadavere; la notte oscura m'impedisce riconoscere se sia austriaco o italiano. Comunque sia rimprovero i soldati perchè non hanno ancora pensato a sepellirlo. Domani sera mi ci recherò di nuovo e, colle buone o colle cattive, lo farò riporre sotto terra.

30 nov. Rimango a casa per indisposizione. Per la prima volta ricevo lettere da Gina; sembra che non sia più suo fratello.

l0 dicembre. Incomincio un nuovo reticolato: la posizione non è delle più salubri; pazienza. Ricevo lo stipendio: 357 lire delle quali 200 le mando a mamma. per saldare un mio debito vecchio che ho con lei; 15 a Demetrio che è ad Alessandria. Il resto m'è andato nel vitto

2 dicem. Nulla di nuovo.

3 Dic. M'alzo di buon'ora, vado a Gorizia e faccio la Comunione. Alla sera solito lavoro.

4 Dic. La compagnia incomincia gallerie, ma io seguito a far reticolati con zappatori.

5 Dic. Mi reco a Cormons per acquisto di viveri; vedo il Re.

6 Dic. Lavoro a reticolati; due attacchi austriaci, respinti, m'interrompono il lavoro e mi fanno restare con un uomo solo: scappano tutti i miei zappatori! Una granata a doppio effetto mi scoppia lontana tre metri: a un sol dato tronca un braccio, un altro è ferito a una gamba.

7 Dic. Circa sette ore di reticolato: gli uomini se ne scappano ad uno ad uno; si lavora con un chiaro magnifico di luna lontano circa 100 metri dagli austriaci che parecchie volte ci chiamano. A mezzanotte rimane al lavoro un tenente, io, un sergente e un soldato: noi quattro piantiamo paletti e tiriamo fili fino alle due dopo mezzanotte. Trovo una giubba d'un sottotenente e tre tascapani di soldato con un fucile. Sono nostri feriti o passati al nemico? Non so. In una buca giace un nostro morto; una gamba gli è frantumata: forse è spirato senza alcon soccorso.

8 Dicembre Nulla di nuovo.

9 Dic. Reticolato come al solito. Faccio sepellire un cadavere chi sa da quanto tempo insepolto: domando ai miei soldati chi ha animo di frugargli addosso: uno si offre spontaneamente; gli trovo la targhetta di riconoscimento, una cassa d'orologio con catena, un bocchino da sigari: il portafoglio giace vuoto lontano; qualche vigliacco c'è sempre, se ne scoprissi uno l'ammazzo come un cane. Faccio una rozza croce. Giaci in pace povero morto, che Dio t'accolga fra le sue braccia. Scrivo alla sua famiglia.

l0 Dic. Nulla di nuovo.

11 Dic. Sospesi per ora i reticolati, s'annunciano nuovi lavori

12 Dic. Niente di nuovo.

13 Dic. Dovendo cambiare alloggio, metà compagnia lavora di giorno a costruire baracche a S. Andrea. L'altra metà incomincia a lavorare a galleria, lavoro molto meno pericoloso del solito reticolato.

14 Dic. Ricevo lettera da mamma, asciutta asciutta, questo perchè le dissi chiaramente che mi sembrava inutile la presenza d'una zia in casa nostra. Siamo milordi, forse? Dio mi è testimonio ch'operai solo per l'interesse della famiglia.

15 Dic. Temporale furioso in celo, e bombardamento infernale in terra. Spettacolo terribile! Arrivo a casa bagnato fino alle ossa.

16 Dic. Rimango a casa perchè indisposto.

17 Dic. Piove come al solito. Sul Sober (insieme di 2 o 3 collinette dove la compagnia lavora) stasera c'è una quiete inusitata. Nulla di nuovo, tranne numerosi capitomboli dovuti all'oscurità e al fango.

18 Dic. Rimango a casa

19 Dic. Resto a casa dovendo partire per il lavoro domattina di buon'ora. Approffitto di ciò per mandare gli auguri a tutti i parenti e gli amici.

20 Dic. Mi reco al Sober alle 7 del mattino e torno alle 5 del pomeriggio. La giornata miracolosamente serena è causa d'un'insolita attività d'artiglieria da una parte e dall'altra. Vedo quei luoghi in cui mi reco ogni notte da circa cinquanta giorni. Li sapevo orribili e spaventosi, come m'erano parsi ne le notti serene di plenilunio; ma ora m'accorgo che di notte non è possibile avere la cognzione e la nozione esatta dei luoghi. Le posizioni austriache di fronte alle quali costruii il reticolato che l'ombra della notte facevano credere lontane oggi m'apparvero vicinissime adesso; in certi punti non più lungi di 50 m. Com'è che fummo poco disturbatti nel nostro lavoro? Rividi Vertioba, il paese distrutto che fino ad oggi non avevo visto che di notte. Macerie, macerie e macerie. Quanti interessi, quanti affetti, quante gioie e memorie distrutti! Vidi dove riposano i nostri morti: semplici croci di legno con un nome, e una data! Ma che linguaggio da quelle croci, che tumulto di pensieri e di affetti in chi sa sentire e non ha il cuore di pietra! Su d'una d'esse sta scritto "al soldato....... l'amico suo...........". Nient'altro, tranne che una corona di margherite e d'edera. Piango e non me ne vergogno. Quanti dolori, quanta sventura, quanti strazi, quanti martirii , quante lacrime! E' una guerra giusta la nostra, perchè combattuta per il trionfo del diritto! Ma troppo crudele è la guerra ed io darei volentieri la mia vita perchè essa finisse presto col trionfo del diritto. Perchè dilaniarci? "Amatevi come fratelli", ma purtroppo Cristo l'hanno scacciato d'ogni luogo.

21 Dic. Nulla di nuovo

22 Dic.Nulla di nuovo

23 Dic. Vado sul Sober alle 6 di mattina, torno alle 4 dopo mezzanotte.

24 Dic. La giornata passa tranquilla data la grande nebbia. Verso sera tuonano le artiglierie. Mi ritornano alla memoria le belle vigilie de' passati anni, in mezzo alla pace e alla quiete. Quì sangue, distruzione, sterminio, odio. E fino a quando? o mio Dio? Povero padre mio! povera mamma e poveri fratelli miei! Da molto tempo non ho pianto: pure stasera, non so perchè, le lacrime mi vengono giù abbondanti.

25 Dic. Passo il Natale in trincea, dopo essere stato di buon'ora a messa ed essermi accostato alla S. Comunione. Giornata tranquilla; non una fucilata o un colpo di cannone per tutto il giorno. Sembra che tutti sentano la grandezza e la santità di questo giorno.

26 Dic. Nulla di nuovo.

27 Dic. Nulla di nuovo.

28 Dic. Nulla di nuovo.

29 Dic. Nulla di nuovo

30 Dic. Nulla di nuovo. Da circa un mese la mamma non mi scrive; le mandai le buone feste. Nessuna risposta!

31 Dic. Ultimo d'anno in trincea: cannonate a iosa.

1° Genn. 1917. Riposo.

2 Genn. Tutto il giorno sul Sober. Cannonate. in abbondanza

3 Genn. Resto a Gorizia.

4 Genn. Al Sober: musica solita di cannoni e bombarde.

5 -6 -7 -8 -8 -9. Cinque giorni continui a Sober. Una galleria colpita da un grosso calibro crolla (il giorno 8): cinque morti e parecchi feriti. Il tempo è bello; infuriano le artiglierie.

9 Genn.(sera).Torno a casa (Gorizia) perchè pieno di pidocchi. Domattna torno a Sober.

l0 Gennaio Altra retata di pidocchi. Su Sober cominciano a piovere bomboloni: danni ma nessuna vittima tranne due feriti.

11 Genn. Resto a Gorizia.

12 -13 -14. Sempre su Sober: bomboloni e azioni d'artiglieria.

15 Genn. Sto poco bene: rimango a Gorizia.

16 Genn. Passo la giornata su Sober. A sera, venuto il collega a darmi il cambio, ritorno a Gorizia. Per tutto il giorno è continuato un intenso bombardamento sul Carso. Non faccio il camminamento per poter vedere lo spettacolo grandioso e terribile. Si vedono solo i colpi austriaci battere tutto il Carso dal Faiti - krib al Vallone. Alle sette di sera torno a casa.

17 -18 genn. Nulla di nuovo

18 -19 genn. Nulla di nuovo

20 -21genn. Nulla di nuovo

22 Genn. Nulla di nuovo

23 Genn. Passo il giorno su Sober. Dalle di sera alle 4 del mattino bombardamento infernale. Che è successo? Non se ne sa nulla di certo.

24 .Nulla di nuono.

25. Le solite scariche alla Chiesa di Vertioba: un conducente è ferito alla testa; lo portiamo al ricovero sotto una scarica di granatine.

26 -27 Genn. Nulla di nuovo. Ricevo i libri dal mio Arciprete: ci sarà modo di passare qualche bella mezz'ora.

28 genn. N N

29 genn. nulla di nuovo

30 genn. nulla di nuovo

31 genn. Nulla di nuovo

1° febb. Nulla di nuovo

2 -3 febb. Due giorni consecutivi a Vertoiba, essendo il solo ufficiale della compagnia presente. Alle l dopo mezzanotte m'arriva un ordine di partire il giorno 4 con tutta la compagnia per Valisella. Grande contentezza dei soldati; grande mia malinconia; ora mai non ostante il fango, i pidocchi, il pericolo, le fatiche mi sono affezzionato a questi luoghi di dolore e di devastazione.

4 febb. Parto alle 5 con la compagnia arrivando a Vallisella alle 9. Ritorno immediatamente a Gorizia con la compagnia che ci da il cambio. Al pomeriggio ritorno a Sober per rivedere ancora una volta questi luoghi.

5 febb. Di nuovo ritorno solo a Sober; mi attira in un modo indicibile. Al pomeriggio torno a Gorizia rivoltandomi di tanto in tanto in detro a riguardar la collina dove ho sofferto ma dove ho passato i giorni forse più belli della mia vita. Non faccio poesia nè vano sentimentalismo. A mezzanotte parto a cavallo per Valisella. Ritornerò di nuovo a Vertoiba e a Sober?

6 febb. Passo la giornata ad ordinare l'alloggio. Sober e S. Marco m'appaiono sperduti nella nebbia. Mi dividono da essi circa l0 Km di strada.

7 -17 febb. Vita monotona e noiosa a Valisella. Si lavora a trincee di terza linea. Ho visto Viola, Tinelli, Dotti, Dori ecc.. Il giorno 15 ricevetti la nomina a sottotenente.

17 febb. l° marzo. Sempre la solita vita quì a Valisella; c'è solo il mdo di far qualche giratina su Podgora e S. Michele. Quantunque in nostro possesso da parecchi mesi conservano ancora le tracce visibilissime e terrificanti delle lotte terribili di cui furono campo.Da casa sempre e soltanto lettere ora da una parte ora dall'altra che mi notificano sempre un nuovo dissidio, un nuovo rancore tra due persone a me care ugualmente. Non ne ho abbastanza, senza che altri vengano a rattristarmi, e appunto quegli altri che mi dovrebbero essere più tosto di conforto?

17 marzo. Una granata stamattina m'uccise 3 uomini sul colpo; uno me lo ferì sì gravemente che due ore dopo moriva all'ospedaletto; due furono feriti leggermente. E tutti e cinque del mio plotone. E' la prima disgrazia che mi capita; e mi capita proprio quando meno me l'aspettavo, quì nelle retrovie, mentre su Sober in cinque mesi mai ebbi un ferito.

18 marzo. Stamattina li ho sepolti con tutti gli onori: tutto il mio plotone volli li accompagnasse al cimitero. Che Dio li accolga nel suo perdono!

20 marzo. Stasera tutta la compagnia è tornata a S. Andrea. Così dopo un "riposo" di circa un mese e mezzo (si lavorava con qualunque tempo 10 ore), si ritorna a rivedere luoghi noti. Morale della truppa molto ribassato. Io ritorno contento.

21 marzo. Per primo giorno di primavera non c'è male: acqua e neve. Domani o dopodomani ricominceremo.

22 marzo. Vado al lavoro con pochi uomini trattandosi di lavorare di giorno e allo scoperto. Pillole e pilloloni ci disturbano continuamente.

23 marzo. A sera arriva ordine d'andare in trincea a S. Pietro. Con non poca fatica si riesce a portarci la compagnia; ci passiamo tutta la notte aspettando le truppe che dovranno venirci: queste arrivano alla mattina del 24.

21 -25 marzo. Nulla di nuovo riguardo ai lavori. Mi ci reco alla mattina alle quattro e giro continuamente fino e mezzogiorno. Vedo quota 95 Sober 1 e Sober la, luoghi a me poco conosciuti avendo sempre lavorato su Sober 2, 3, 4. Sono luoghi forse più pericolosi di Sober 2, 3,4 o forse sembrano a me tali perchè mi sono poco conosciuti. Chè in me capita che la perfetta conoscenza d'un luogo porta in me una certa qual sicurezza, che non mi danno i luoghi ignoti anche se persone che li conoscono mi rassicurano. Così pure mi sento molto più al sicuro solo che in compagnia. Io non so spiegarmi questi due fatti, ma la è così..

26 marzo. N N

27 -28 marzo. Al solito lavoro; è lungo e mi stanco un po' ma pazienza. E di quanta ce ne vuole e quanta. Ma che si dovrà dire del povero fante che ci resta per giorni e notti intere? Chi mai saprà descrivere le sue sofferenze, le sue attese trepide, i suoi momenti terribili d'angoscia tragica, le notti buie sotto l'acqua che penetra attraverso la coperta, sotto il flagello del vento freddo e più ancora sotto il pericolo che pende minaccioso sul suo capo? Nessun elogio, nessuna ricompensa saranno sufficenti e a lui adatte. Oh!, pensassero un po' a lui coloro che fan la guerra dove arriva un colpo di cannone ogni settimana, e più ancora coloro che in un modo o in un altro han rifiutato la parte di dolore e di sacrificio che loro spettava e a questa, più o meno ignominosamente e con mezzi più o meno schifosi, si sono sottratti! Ma ciò non è ; e poi saran loro che avran fatto la guerra, loro i sacrifici, loro e loro soli! (ndr. nel diario è accuratamente asportata 3/4 del foglio, verso e retro per motivi sconosciuti)

4 -5 aprile. Di 4 compagnie resta solo la mia al lavoro: comprendiamo la linea dalla ferrovia a Sober 4: ce ne è a bastanza!

8 aprile. Ricominciamo i turni come una volta. Oggi tocca a me. Rivedo Vertoiba molto più rovinata di prima; mi fa un'impressione assai triste forse perchè è da parecchio tempo che non la vedo. Vado in giro fino alle tre dopo mezzanotte, sempre solo. Era già un po' di tempo che non giravo di notte, e la passeggiata m'è costata parecchi capitomboli: e dire che c'era la luna! Pazienza.

9 -l0 aprile. Nulla di nuovo. Mi sono affrettato troppo presto a scrivere nulla di nuovo, perchè alle 6 di stasera è cominciato un intenso bombardamento austriaco che s'estendeva ai sobborghi di Gorizia, Podgora e giungeva a S.Lorenzo, Valisella ecc. I nostri risposero con abbondanza. Alle 23 tornava la quiete. Una granata ha ferito due soldati della mia compagnia. Fu attacco austriaco o nostro? Vedremo domani.

11-12 aprile. Fu attacco austriaco a una trincea a Vertioba inferiore: ci presero una trincea da noi poco dopo ripresa. Stasera, mentre giro da un punto all'altro, bombardamento nostro, a cui loro rispondono debolmente. Del resto N N

13 aprile. Riposo

14 aprile. Oggi fui a Mainizza per trovar Aimi. Non c'era perchè recatosi a Mossa a trovare il fratello ferito. Mi ci reco anch'io. La ferita alla testa è grave e poca speranza mi ha dato il medico.

15 -16 apr. A Sober con un nuovo ufficiale aspirante arrivato. Nulla di nuovo.

17 apr. Riposo

18 -19. Sempre a Sober e quota 95. Un 305 colpisce la Chiesa di Vertoiba su uno spigolo, e ne spacca la facciata. Si divertono i Tugnin a tirare con grossi calibri: basta che non mi schiaccino come un salame quando dormo.

20 apr. Riposo.

21 -22 apr. A Sober N N

23 apr. Riposo

24 -25 Aprile. A Sober; niente di nuovo;

26 aprile. A riposo. E' arrivato un capitano a comandare la compagnia.

27 -28 A Sober. Arriva l'ordine di spostare la compagnia a sinistra, verso o su S. Marco.

29 Apr. Ci rechiamo a prender la consegna dei lavori; si comprende tutto il costone di S. Marco fino nelle vicinanze di Sober.

30 Apr. Nuova visita a S. Marco. In parecchi punti la prima linea dista pochi metri da la trincea austriaca

31 (! ?ndr) Apr. S'incomincia a lavorare con tutta la compagnia.

l° maggio. Nulla di nuovo \

2 maggio. Nulla di nuovo

3 maggio.I lavori proseguono senza tanti disturbi da parte dei Tugnin. Grandi preparativi si vedono per una nuova offensiva nostra. Cannoni e bombarde arrivano di giorno e di notte; speriamo che tante fatiche non siano inutili e che presto ci sorrida una vittoria foriera di pace.

4 Maggio N N

l0 maggio. Continuano i preparativi, l'azione sempbra imminente. Stamattina tornando dall'accampamento in bicicletta, mi scoppiò una granata di grosso calibro a 4 metri di distanza (misurati). Non so come abbia fatto a cavarmela; del resto non provai nessuna paura nemmeno quando me la sentivo venire addosso.

11 maggio. Pare che domattina cominci l'azione; stasera improvvisamente venne l'ordine di sospendere tutti i lavori

12 maggio. Stamattina mi sveglia alle 4,30 un forte bombardamento. A sera tarda arriva l'ordine d'andar con 20 soldati ad aprire un reticolato austriaco; prego il capitano d'affidar a me l'incarico o per lo meno di prendermi con lui: egli vuol recarsi solo.. All'accampamento sorteggio i 20 che devono andare. Capita un fatto doloroso.

13. Seguita il bombardamento; la mattina arriva un ordine simile a quello di ieri. A sera partiamo il capitano, io, e tre soldati. A S. Pietro, al comando, il generale ci avvisa che le bombarde nostre han fatto ciò che si doveva far noi.

14. Bombardamento feroce. Notizie vaghe e contradditorire si susseguono. Col plotone mi reco a S. Marco ad accomodare il camminamento tra il seminario e la casa del contadino.

15. Continua il bombardamento. Gli austriaci rispondono: la città ha subito considerevoli danni. Notizie sempre imprecise e contradittorie.

16 mag. Mi reco di mattina, sul far del giorno, a S.Pietro e S.Marco. Danni rilevantissimi a tutti i camminamenti e le tricee. Dalle voci che corrono le perdite debbono essere state gravi : i numerosi attacchi a S.Marco furono tutti respinti. La brigata "Lambro" (143 e 150 Regg.) ebbero perdite. Ci sarà fra le vittime anche Bocconi Valentino, che ieri mentre andavo in trincea, ho salutato al seminario?

17. Durante il giorno arrivano due calibri non ordinari vicino alla nostra casa: dove tirino io non so nè riesco a capire. Alle nove parto assieme a tre plotoni, a me è affidata la costruzione d'un camminamento che riannodi la nostra vecchia linea colla trincea austriaca conquistata dai nostri: ma non sono ancor giunto al posto che incomincia un bombardamento intenso e straordinario. Meno male che con me ho il capitano. Mi rannicchio in una buca, dico un paternoster e aspetto la morte. Dopo una ora buona, approffittando di un periodo di calma, vado in giro in cerca de' miei soldati. Di 36 ne trovo una quindicina; vorrei cercar gli altri ma il bombardamento ricomincia più intenso e terrificante, essendosi unite ai cannoni le bombarde. Alle l dopo mezzanotte, dopo un breve periodi di panico durante il quale si innestano le baionette, (credevo di vedermi arrivare gli austriaci da un momento all'altro), succede un po' di calma; il capitano ne approfitta ordinandomi di condurre a casa il plotone. Lungo la strada muli morti e niente altro. E degli altri due plotoni? e dei miei dispersi? Che sarà stato? Vedremo domani.

18 Mag. Due o tre feriti, uno disperso che alla sera troviamo morto nei pressi di villa Coronini, colpito al capo da una scheggia di granata. Alla sera mi reco col plotone al boscone di S. Marco: la posizione è pericolosa; dò tutti gli avvisi possibili ai soldati; alle 11 improvvisamente gli austriaci fanno un attacco con bombe a mano e fucileria. I miei si disperdono; riunisco quei pochi che mi rimangono, faccio preparare le armi e aspetto....... L'attacco è lungo e feroce. Scoppi di bombe e razzi luminosi rischiarano il boscone dandogli un' apparenza fantastica; temo non di morire ma d'esser fatto prigioniero, ma son disposto a vender cara la pelle. Dopo circa mezz'ora l'attacco termina: gli austriaci battono in ritirata. Ritrovo tutti i miei soldati pieni di paura. Faccio riprendere il lavoro e alle 3 dopo mezzanotte, torno: fu una fortuna perchè alle 3,30 si scatena un tale bombardamento che mi obbliga a fare tanti e tali camminamenti d'arrivare a casa alle 5,30 dove trovo capitano e colleghi ancora alzati temendo per me

19 mag. Stasera rimango a riposo.

20 mag. Nulla di nuovo.

21 mag. Stasera al boscone di S. Marco per un camminamento. Rimango tuta la notte; nulla di straordinario.

22. Stamattina alle 4 il boscone si riempie di soldati. Gli ufficiali mi dicono che deve esserci un attacco. Alle 5 di sera torno a casa. Mangio. Ritorno su di nuovo. Faccio un reticolato, dopo aver aspettato per ben un'ora che finisca un attacco austriaco fortunatamente andato a male. Resta ferito il mio amico Bottoni e un mio soldato, tutti e due leggermente.

23. Rimango a riposo.

24 maggio. Giornata un po' più quieta del solito: sul Carso però tuona il cannone. Vado al boscone alle 8 di sera e torno alle 5 di mattina.

25 mag. Non mi riesce chiuder occhio quantunque stanco e assonnato, causa il forte bombardamento. A sera ritorno su; non ancora arrivati incomincia il solito bombardamento di ogni sera. Alle due dopo mezzanotte torno a casa. Grosse granate cadono in città con un fischio terribile: un usignolo canta, sta accanto alla casa dove sono.

26. Stasera faccio appena in tempo a riparare gli uomini vicino alla Chiesa di S. Pietro che incomincia il solito bombardamento di un'oretta. Mi manca un soldato.

27. Per quante ricerche siansi fatte non si trova il soldato. Se m'avesse dato retta non gli sarebbe successo nulla: ma il soldato è spesso sì imbecille che scappando crede di sottrarsi al pericolo invece ci va incontro... La compagnia passa a disposizione del 38° regg. fant. Trincee di prima linea lontane dai tedeschi tra i 20 e i 50 m. e reticolati. Sempre di bene in meglio. Ma che per me non esista un po' di riposo?

28 mag. Solito lavoro.

29 mag. Per darci un po' di riposo stasera tutta la compagnia va in trncea. Terminate le solite 8 ore di lavoro, si dovrà rimanere a S.Marco. Così gli uomini acquisteranno maggior forza e daranno maggior rendi mento. La è sempre andata così: ci vorrebbe l'opera dello Spirito Santo per illuminare certuni.

30 mag. Rimaniamo una giornata in galleria. A mezzogiorno arriva l'ordine di partire non si sa per dove e faccio fatica enorme a ricondurre la compagnia a Gorizia.

31 maggio -5 giugno. Giungiamo la notte del 31 alle nuove posizioni. Siamo di fronte al S.Gabriele vicinissimi cioè al Santo. Si alloggia in galleria nell'umido e nei pidocchi. Si lavora a trincee di prima linea e reticolati. Siamo tutti stanchi. Si tira avanti perchè così si deve. Questo è il riposo. La notte del 4 mi faccio male ad un ginocchio: il capitano alla sera mi lascia a riposo: non sono ancor coricato che mi si avvisa essere il mio caro collega e amico Saporetti gravemente ferito. L'accompagno al posto di medicazione a Salcano ma le sue condizioni sono disperate. E' ferito alla testa da una scheggia di bombarda. Il medico lo fa trasportare a Gorizia ma appena giunto muore. Un'altra vittima, un'altra madre che piangerà. Alla sera vado alla visita medica e il medico mi concede tre giorni di riposo.

9 Giugno. Ritorno in trincea. Ci rechiamo al solito lavoro, sempre disturbati da bomboloni e, appena arrivati a casa alle 4 dopo mezzanotte, ci obbligano a sgombrare la galleria per occupare altri baracchini sporchi, e più pericolosi. Pazienza, tiriamo avantio

10 -13 Giugno. Nulla di nuovo. Trincee di prima linea, reticolati.

14 -15. Come sopra. Stasera vado a S.Mauro, in riva all'Isonzo, per riposarmi un paio di giorni

16 -17. A S.Mauro si sta discretamente, dato che si è in riva al fiume e in mezzo a un bosco.

18 giugno. Solito lavoro; reticolato.

19 -23. Si soffoca dal caldo che da maggior tormento dei proiettili austriaci. Il reggimento va al cambio e se ne va a riposo: noi no; si resta quantunque le condizioni della compagnia siano disastrose. In 24 giorni da che ci troviamo in trincea più di 40 soldati sono andati all'ospedale: i rimanenti sono sì in salute che alla sera ci si reca al lavoro con una trentina d'uomini. E gli elogi seguono gli elogi; ne è venuto uno anche oggi e riservato a noi poveri zappatori, tanto disprezzati e bistrattati: e dalla fanteria che ci chiama imboscati, e dall'artiglieria che si crede l'unica e l'insuperabile. Specialmente quest'ultima quanta boria e superbia! E pensare che in 8 mesi di fronte, 2 soli ufficiali d'artiglieria vidi in trincea. Sarebbe meglio che avessero meno superbia e conoscessero un po' di più il loro dovere...... e basta per amor di patria.

23 -26. Riguardo al lavoro niente di nuovo. Come passano lenti i giorni sotto al S. Gabriele e sempre uguali e monotoni. Di giorno si cuoce dentro luridi baracchini e non si sa come far passar un'ora; girare non si può; dormire non si può chè il caldo non lo permette: ci si volta e rivolta sulla branda, si legge e rilegge il giornale dalla prima all'ultima riga, tanto per passare il tempo. Di notte invece il tempo passa più presto; un po' di lavoro (chè spesso mi metto a lavorare anch'io), un po' giro su e giù dentro e fuori trincea per sorvegliare gli uomini; un po' si chiacchera con la fanteria: ma le ore volano. Ma l'unico passatempo è per me il fermarmi in un angolo di trincea e guardare, ed udire. La guerra, osservata di notte, è uno spettacolo non so se più o meno terrificante che di giorno, ma senza alcun dubbio più maestosa, più tragica, più grandiosa. Le distanze aumentano, i luoghi assumono aspetti nuovi e impreveduti: ciò che di giorno era una valletta sembra, piena di tetra oscurità, una voragine spaventosa. Impressionante è poi il silenzio, rotto solo di quando in quando da colpi di cannone o di bombarda. Pare trovarsi in un cimitero o in luoghi che mai videro esseri umani: eppure ci sono occhi che scrutano nell'oscurità, orecchi tesi, che sentono il muto e terrificante linguaggio della guerra, in ogni sibilo, in ogni fischio, in ogni scoppio, o tonfo sordo, o razzo luminoso, o sasso smosso e percipitante, basta un attimo per distruggere il silenzio e la calma apparente, per scatenere una tempesta che mai mente umana, se non vide, potrà imaginare. Per dare una pallidissima idea di ciò che è la guerra di notte, ci vorrebbe la penna d'un grande artista che la guerra abbia fatto per lungo tempo, ma non la guerra diciamo così, comoda e se è lecita la parola, allegra, che si fa cinque o se i Km. dietro la prima linea, e che generalmente è quella vista da quelli che le loro impressioni fanno quotidianamente stampare. Ho perso completamente la facilità di scrivere che avevo una volta, e difficile mi riesce buttar giù un periodo, e impossibile dire la minima parte dei sentimenti, delle impressioni che mi suscita di notte la guerra. Qui, fra il M.Santo e il S.Gabriele, lo spettacolo, di notte, aumenta di grandiosità in confronto a quando si era a S.Marco o a Sober: là, collinette uniformi, tondeggiantii ampie, basse; quì invece montagna di carattere carsico, nuda, brulla, arida, sassosa, difficile e aspra. Alla sinistra il S.Gabriele erto e sassoso col Roccione che strapiomba a picco sulla nostra linea; di fronte il Veliki Kribak con la sella di Dol, tante e tante volte da me rimirata da lontano quando mi recavo a Vertioba. A destra l'aspra catena del Vodice e del Kuk o Cucco i cui fianchi non molto ripidi si bagnano nell'Isonzo. Dietro di me, proprio di fronte al Santo, s'erge minaccioso il Sabotino dai fianchi che strapiombano sull'Isonzo. Di notte la vallata dell'Isonzo chiusa da queste due catene di monti dà un'impressione direi quasi lugubre ma maestosa. La vallata è piena d'oscurità e di silenzio, l'Isonzo si vede giù in fondo nella spaccatura delle due catene e luccica come argento. Due riflettori su due cime del Sabotino illuminano il convento famoso del Santo, che ormai è ammasso di rovine. Quei due fasci luminosi, sempre fissi sempre immobili, la massa enorme e scura del Sabotino che si proietta nel celo, mi da l'impressione d'un enorme mostro che quata la vittima. Un altro riflettore, giù a Salcano, illumina tutta la sella del Dol. Talvolta l'oscurità, il silenzio ch'è così tragico, m'avvincono; e mi invitano al raccoglimento. Quanti pensieri, quanti ricordi mi si affacciano allora alla mente; l'animo è invaso a volte dai più disparati sentimenti; mestizia, gioia, calma, dolore, speranza e sfiducia. A volte m'abbisogna una certa forza per distaccarmi, dirò così, dalla solitudine, per vincere quel fascino che sopra di me esercita l'oscurità e il silenzio, e giro su e giù per la trincea, spronando al lavoro, rimproverando, consigliando i soldati. Ma poi di nuovo la vecchia abitudine riprende il sopravvento: debbo ancor ricercare un cantuccio, debbo ancor appoggiarmi al parapetto della trincea e star lì ascoltando, mirando, pensando...Sotto di me nella valletta c'è un bosco che il bombardamento, data forse la sua posizione, ha risparmiato: tutta la notte si sentono molti usignoli ed è strano e commovente il loro canto in mezzo al silenzio tragico e alla profonda oscurità. Dietro dal bosco di quando in quando sorgono improvvise delle vampate accompagnate da cupo rumore: sono bombarde austriache. Il soldato ne sente la partenza, il fischio caratteristico, terrificante, indimenticabile; si rannicchia, e sta con la morte nel cuore finchè non ode lo scoppio assordante e spaventoso. Tacciono per un po' gli usignoli, poi riprendono.

27. Mi reco a Cormons a prelevare i fondi per la compagnia; per strada trovo Valentino Bonomi che credevo morto a S.Marco: se ne va in licenza.

28 -29. Nulla di nuvo

30 Giugno. Nulla di nuovo

l Luglio. Stasera incominciamo un lavoro in seconda linea, distanza dalla prima circa 400 m.

2 Luglio. Stasera si parte per ignota destinazione

3 Luglio. Arriviamo a mezzogiorno a Cosana a metà strada tra il Sabotino e Cormons. A sera arrivano cinquanta soldati nuovi tutti del '98.

4 L. Piove a dirotto; gli uomini sono attendati. A sera i giovanetti del '98 cantano in mezzo alle piante un canto triste che parla stranamente al cuore e che da una tristezza indicibile.....il bersagliere mio son già tre mesi che non scrive più. Povera umanità insanguinata e addolorata!

5 Luglio. Stamattina coi nuovi arrivati faccio una marcia. Seduti in mezo a un bosco parlo loro come un fratello incoraggiandoli, confortandoli. Tornando ci arriva, mentre proprio li ho posti sull'attenti, il Re, Cadorna e altri generali forestieri.

9 Luglio. Stasera improvvisamente viene l'ordine di partire per Plava; così dopo cinque giorni, che non furono giorni di riposo, perchè qualunque spostamento è un lavoro, ce ne andiamo via, sotto un diluvio d'acqua che ci accompagna fino a Plava: arriviamo bagnati fradici, senza un luogo dove alloggiare e ripararci dall'acqua che continua.

10-13 luglio.Lavoriamo a una strada; il lavoro è ottimo. Qui a Plava non sembra nemmeno la guerra: regna una quiete continua sia di giorno che di notte.

13-20 luglio. Sempre lavori di strada che si spingono fini a Lozice, paesello a due km. da Plava in mezzo a frutteti. Si lavora con una calma discreta perché, anche se siamo in vista, gli austriaci non ci molestano gran che.

20-25 luglio. Da Lozice ci rechiamo a lavorare ad Anhovo, in riva all’lsonzo. La linea austriaca è al di là del fiume; la nostra non riesco a vederla: sarà certamente su in alto. Ciò non ostante il lavoro è tranquillo. Mi reco a Gividale a prelevare i fondi della compagnia.

26 luglio. Stamattina alle 4 mi reco sul Kuk, dove dobbiamo andare. Che differenza vederlo da lontano. Vengano qui gli strateghi da caffè, e gli eterni critici e incontentabili. E quanti lavori fatti: preso alla metà di maggio, in giugno era già finita una magnifica strada percorribile da camions.

27-31 luglio. Sul Kuk non si sta male quantunque si lavori all’aperto e quantunque lontani dagli austriaci meno di 500 m. pure, essendo sul rovescio, viviamo in pace, pace naturalmente di guerra.

1 agosto. Stanotte arriva improvvisamente l’ordine di tornare a Plava.

2 agosto. Alle due dopo pranzo partiamo da Plava e, attraversando credo il Cerreda, arriviamo a Sloveni o Slopenic, alle 5. E’ un paesetto di circa 20 case: La truppa alloggia all’aperto, io mi trovo una cameretta in una casa lurida come un porcile.

4 agosto. Stanotte si parte: per dove? a che fare? non so ancora. Stamattina mi sono recato a Cormons e + (il simbolo + sta ad indicare l’accostamento alla Comunione e comincia ad apparire a questa punto del diario)

5 agosto. Siamo sotto Liga in riva all’lsonzo, non ancora attraversato. Dopo più di due anni di guerra, mancano assolutamente strade, gallerie, baracche: non c’è niente dei niente salvo una grama mulattiera nella quale c’è da rompersi il collo; e qui nemmeno guerra.

6 agosto. Stamattina ho fatto una bellissima passeggiata in riva all’lsonzo; nemmeno una fucilata.

7-12 agosto. Il lavoro prosegue senza interruzioni; qui gli austriaci sembrano o cechi o troppo buoni; questa prima linea è molto migliore di qualsiasi 3a o 4a linea della zona Gorizia - Monfalcorie. Una di queste mattine presi parecchie fotografie a Canale, girando scoperto: presi il ponte saltato per aria e il reticolato austriaco stando per più di un quarto d’ora completamente allo scoperto in piedi su un cavallo di frisia del reticolato nostro.

13 agosto. Oggi sperando di veder Mario mi recai nelle vicinanze di S. Maria e S. Lucia; trovai la sua compagnia per strada che andava a riposo, ma lui no: è vicino a Cividale a un corso di segnalazioni ottiche.

14 agosto. La mia salute peggiora: le gambe non vogliono assolutamente portarmi e la minima strada mi costa enorme fatica.

15 agosto. Mi sono recato a Gagliano, vicinissimo a Cividale: +. Ho trovato Mario: mangiai e mi intrattenni con lui fino alle 3 del pomeriggio. Alle 4 tornava a S. Maria e io all’accampamento mio.

17 agosto (nel manoscritto è indicata la data 17 maggio) Giorno movimentato per l’artiglieria, corrono voci diversissime: chi dice domani, chi posdomani incomincia l’azione. La mia comp.(agnia) improvvisamente e contrariamente agli ordini dati un’ora prima, passa a disposizione d’una brigata. Pazienza, faremo anche questa. Trascrivo come sono le note prese a matita in questi giorni, giorni pieni d’emozione e d’istanti tali che non mi fanno per nulla invidiare coloro che alla patria nostra non danno tutto quanto possono.

8 agosto. Incomincia il bombardamento Si distribuiscono viveri per 4 giorni. Continui bombardamenti Aspettando d’avanzare dormo pacifico

19 agosto. Bombardamento. Il ponte è stato gettato. Notizie contraddittorie.

- ore 12. Notizie contraddittorie generalmente buone. Passano numerosi prigionieri.

- ore 19,30 Si parte: si attraversa l’lsonzo.

- ore 23 Senza incidenti si arriva a Budrez.

20 agosto. Reticolato. Torno alle 4 dopo mezzanotte.

21 agosto. Mentre si fa colazione Coli e il mio attendente si precipitano in mezzo a noi. Coli muore subito ferito da una palletta di shrapnel al polmone; l’attendente è ferito ad un braccio. Stasera reticolato al punto di ieri sera: ma la prima linea nostra è molto avanti; si parla di prigionieri borghesi.

22 Agosto. Sempre avanti.

23 Agosto. Sempre avanti.

24 Agosto. Sempre avanti. Passano prigionieri soldati e borghesi. Prendo una vacca e 2 vitelli.

25 - 26 Agosto. N.N.

27 Agosto. Improvvisamente si parte; c’è un forte attacco austriaco ad Humari (altopiano Bainsizza); Ci fermiamo a mangiare. L’attacco è respinto.

28 Agosto. Ecco le poche righe tracciate nei giorni passati, aride per altri ma non per me. E degli altri luoghi? Alla destra tuona ferocemente il cannone. Il Santo è caduto ma il S.Gabriele e il S.Marco aprono ancora i loro occhi feroci su la conca di Gorizia: S.Marco non è la Bainsizza dove in dieci giorni non ho visto che 5 o 6 morti italiani.

31 Agosto. Sembra che un po’ di fortuna arrida alla mia compagnia, perché continuiamo a lavorare sull’altopiano di Bainsizza a uno sbarramento M. Santo - Jelenik, Q.856, nell’altopiano. Il lavoro è per nulla pericoloso e son contento per i soldati. E per me? lo non Io so. Ma osservando da Q.856 il bombardamento del S.Gabriele, il terribile fratello del S.Marco dove per più di 40 giorni tribolai e gioii, provo, direi, quasi un senso di rimorso; vorrei anch’io esserci, vorrei anch’io partecipare dei pericoli che colà saranno non pochi. E qui invece a Bainsizza niente e niente, o per dir meglio, quasi nessun pericolo. E’ una festa, se è lecita la parola, in confronto aI S.Marco. ma guardo spesso anche la collina di S.Lucia: là è un mio fratello. Stasera ho ricevuto una sua a data 26 e stasera stessa odo una forte fucileria da quella parte. Anche là vorrei essere per dare anche la vita, e sorridendo, per i miei fratelli.

1-4 Settembre. Pare che ora si sia a disposizione del corpo d’armata, il che sarebbe una fortuna. Al 4 a casa, ritornato da Cividale, giunge la notizia della caduta del S.Gabriele, terribile, e forse più, del Santo.

4-9 Settembre. Si lavora sempre per il corpo d’armata e quindi è un lavoro discretamente sicuro e soddisfacente. C’è però un po’ da tribolare e io solo ho circa due km. di linea e 3 compagnie. Del resto nulla di nuovo; cioè qualche cosa c’è ma riguarda la compagnia, o per meglio dire gli.....Io me ne sto in silenzio, ma ne sento di quelle che fanno veramente schifo.

9-11 Settembre. Sempre il solito lavoro. Speravo di andare in licenza ma le cose vanno troppo per il lungo, e crederei di meritarla. Anche ora, che siamo in otto, tribolo da mattina a sera! tanto che mi faccio portare da mangiare sul lavoro; mentre altri, nuovi arrivati e quindi freschi di forze, se ne infischiano completamente e di lavori e di soldati, pensando solo a farsi nuove baracchine.

11-16 Settembre. La solita musica dei giorni passati; riguardo però al lavoro e alla cooperazione di certuni...... Sono quasi stanco e desidererei qualche giorno di riposo. Di licenza non se ne parla; a momenti credo che per me non esista.

17 Settembre. Stasera il sig. Capitano (quante fatiche ha già fatto per arrivare a ciò) mi ha promesso che entro due giorni mi manda in licenza. Speriamo di si, quantunque il cuore mi dica......

19 Settembre. Parto per la licenza.

20 Sett.- 6 Ottobre. Ecco che sono già passati 15 giorni: domani parto; malcontento? no, tranquillo. Sotto certi riguardi si sta meglio al fronte che qui. Che impressioni mi hanno lasciato nell’animo questi pochi giorni? Non saprei dire: però buone impressioni no, in modo assoluto. Sia nella città che nella campagna la solita vita rumorosa, spendereccia, piena di lusso. E dove i patimenti, le privazioni che a noi del fronte dicevano inenarrabili? Io non ne ho visto, o, se qualcuno lo vidi, uno più che tollerabile. E che ne dirò dell’indifferenza, dell’apatia con le quali siamo accolti noi reduci dal fronte; sembra d’essere in una atmosfera gelata, quasi quasi dire che ci accolgono con un’aria ironica che consola in modo indicibile. E se ne sentono poi delle belle, rispetto alla guerra. Il soldato che ritorna non parla che di essa, ne ingrandisce, ne moltiplica di 100 volte le fatiche ed i pericoli, ne inventa di sana pianta: e le mamme, le donnette, i vecchi, i giovincelli bevono e bevono. Più ci ripenso, e più vedo che il soldato è immaginifico; e sì è poi che a furia di ripetere una trottola finisce per crederci e giurarci anche lui. A questo modo le "balle" più enormi corrono per il popolino: e vi si parla di stragi inaudite, in cui cumuli di morti arrivano ad altezze inaudibili; di armi e di proiettili capaci di trapassare un monte; di battaglie che arrossarono di sangue il Po (!!! il governo in causa di questo fatto sospese per 2 giorni la pesca in Po), di soldati che da due anni sono continuamente in trincea! E tutto ciò l’ho sentito con le mie orecchie; ed è inutile smentire queste voci! Tanto non siete creduti e vi guardano di mal occhio. Naturalmente questo capita nel mio paese; ma credo che in questo caso dal particolare non sia enorme sproposito risalire al generale. Qual’è la ragione psicologica che spinge tutti o quasi tutti, ad esagerare pericoli, se pericoli s’è passato, ad inventarne di sana pianta, se in questi non ci siamo mai trovati? Così (potrei citarne il nome) uno che non ha mai visto la prima linea scrive alla mamma: "e inutile illudersi, prima o poi ci si lascia la pelle", quando non c e la più lontana idea d’andare in linea. E’ mancanza di cuore? o di cervello, o di tutti e due?. E’ forse orgoglio e voglia d’ingigantire e d’essere creduti eroi da qualcuno, anche se il più lontano colpo di cannone fa impallidire e tremare?

8 Ottobre. Son partito da casa a sera: ero un po’ commosso a dir la verità nel salutare i parenti; ma, a dir il vero, non provai grande dolore.

9 Ottobre. Mi fermo a Verona un po’con Lino e riparto alle 15.

11 Ottobre. Arrivo all’Oscedlik; nulla di nuovo tranne un lavoro ad una vera seconda linea, lavoro però che presenta non grave pericolo, sì ché, coi dovuti riguardi si può lavorare anche di giorno.

13 Ottobre. Vado alla seconda linea: parecchi colpi ma nessuna emozione

11-17 Ottobre. Ho la sorveglianza dei lavori difensivi di due linee, linea B dello Sleno e D dell’Oscedlik. Poco pericolo ma fatica molta causa cattivissimo tempo e ....qualche cosa d’altro. Del resto meglio il lavoro, ché su questo sono solo. Viceversa a mensa, dati i numerosi reparti di bersaglieri e fanteria, e vari aggregati, siamo in 15 o 16 e la mensa è divenuta peggio di un postribolo. Io mangio e taccio ma mi costa più fatica che lavorare in prima linea. Povera 127, sotto qualsiasi riguardo, di Sober e S.Marco! Dov’è andata?

18-23 Ottobre. Niente di nuovo né ai lavori né ad altro.

24 Ottobre. Stamattina mi sveglia un inconsueto bombardamento. Mi reco solo alla linea B e devo fare qualche sforzo su me stesso per arrivarci, dato il bombardamento. Deve essere un grande attacco austriaco: è intenso specialmente verso Tolmino. I feriti che tornano indietro dicono di attacchi fatti non più da austriaci ma da tedeschi pare ubriachi. Di fronte a me gli attacchi furono respinti, ma verso Tolmino il cannone stasera continua a tuonare. Alle 10 di sera di nuovo calma. Vedremo ciò che è successo. E Mario?

25 Ottobre. Il cannone continua a tuonare. Stanotte i nostri hanno abbandonato spontaneamente la conca dell’altopiano ritirandosi indietro di circa 1 km. sullo Oscedlik, avendo gli austriaci sfondato la nostra sinistra verso Tolmino.

- ore 14 - Tutto il battaglione parte, rimango con 20 soldati; il capitano mi ha detto che sono l’ufficiale unico in cui ha fiducia, cercherò di non venir meno. Il bombardamento continua. Si ritira (il batt.) allo Jelenik.

- ore 22 - Lascio Oscedlik.

26 Ottobre. ore 3- Piava

- ore 19- Galliano

27 Ottobre. Jpplis

28 Ottobre. Campoformido.

29 Ottobre. ore 11- Attraverso il Tagliamento. E fino a quando mio Dio?

30 Ottobre. Si arriva e si pernotta a un grosso paese S.Giorgio (della Richinve/da). Non si sa niente. Lo spettacolo è straziante e ributtante.

31 Ottobre. Valvasone

1 Novembre. Cordenons

2 Novembre. Pordenone. Dai manifesti si apprende che dobbiamo andare a Orcenigo, ma per strada troviamo un colonnello di stato M. che ci fa fermare a Torre.

3 Novembre. Notizie sempre più sconfortanti, sempre più confuse e contraddittorie, non una che ci racconsoli un po’.

- ore 8 - Si parte a marce forzate, alle 5 dopo mezzanotte arrivo a Ponte Bilello (?) (forse Parto Buffo/è): non riesco a chiuder occhio. Tutti fuggono. Povera Patria mia. Mio Dio fatemi morire ma fate che sia salva l’italia.

4 Novembre. Golfrancui.

5 Novembre.Passo il Piave. Si pernotta a Maserada.

6 Novembre. Si arriva a Volpago.

7-8 Novembre. Da due giorni siamo a Volpago, continua la solita ridda di notizie incerte, di cui nessuna consolante. La mente è stanca, più del corpo; troppa impressione gli incendi, la fuga, perché fu fuga e non ritirata; gli occhi, che troppo hanno pianto, non sanno più piangere; la mente, che troppo ha pensato, sperato, disperato, non sa più concepire nulla. Ho vissuto giorni che mai dimenticherò; ho perduto tutta la fiducia che avevo nella bontà dei soldati, e tutta, tutta la fiducia negli ufficiali e negli alti comandi. Io, che durante un anno di prima linea, avevo condotto sempre i miei uomini a qualunque pericolo ho dovuto in questi giorni estrarre parecchie volte la rivoltella; soldati che entravano nelle case senza riguardo alle donne, ai bambini; soldati che sfondavano le botti di vino, ammazzavano bestiame, rincorrevano a fucilate il pollame; sul Tagliamento nessun riguardo alle donne, ai bambini, tanto che più di un bambino per km e km (tenni con me) per sottrarlo alla stretta; soldati che sghignazzavano ferocemente a borghesi piangenti, e parecchi che cantavano allegramente, quasi che la ritirata non fosse il funerale d’italia, e con essa sì rendevano vane le fatiche di più di due anni. Al pensiero dei territori bagnati dal sangue dei migliaia di poveri nostri morti, ed ora abbandonati, dei nostri cimiteri di Gorizia, dei Podgora, del S.Michele, di Oslavia, di Plava, che un giorno avrebbero dovuto essere meta pietosa dei veri italiani e che ora saranno profanati da piedi croati e turchi e bulgari, al pensiero di tanti e tanti nostri poveri paesi del Friuli che dovranno provare la guerra, di tante fatiche inutili, di tanti disagi sopportati per nulla, a me sembra d’impazzire. Ciò che ho visto la notte fra il 25 e il 26, ha lasciato nell’animo mio un solco, una ferita sanguinosa, che nulla cura varrà a rimarginare; gli incendi, gli scoppi, i bagliori immensi all’orizzonte, le campane a martello di Cividale, gli uomini urlanti in una fuga pazza e vigliacca, i nostri cannoni abbandonati, le strade ingombre di automobili e di tutto il materiale accumulato dal sacrificio di 35 milioni d’abitanti, tutto era troppo, troppo, troppo doloroso per non augurarsi la morte, e per non darsi la morte se uno non fosse stato sorretto dalla fede. E gli ufficiali? carità di patria mi vieta di parlarne. Anche oggi, qui a Volpago, tutti si preoccupano del dormire, del mangiare, del bere; scherzano, ridono, come se nulla fosse accaduto, come se la sventura più grande e immensa non fosse piombata sul nostro capo. lo taccio ed ascolto; ma qualche volta provo ribrezzo, provo schifo. Fino a quando o mio Dio? fino a quando questo amaro calice? mio Dio ci hai forse abbandonato? è forse il tuo castigo che ci piomba sul capo? O mio Dio tanti sono chi t’ha dimenticato, chi ti bestemmia, chi non t’obbedisce: ma tanti ancora che t’amano, tanti che ti pregano, tanti che soffrono, tanti che piangono e che gridano: si possibile este transeat a me calix icte. O mio Dio io v’offro tutto ciò che ho, la mia vita ma salvate la patria mia. La mia mente è stanca e non sa più nulla; fatico enormemente a mettere giù queste righe, che posso dire, scritte col sangue e lacrime.

8-12 Novembre. Sempre a Volpago; si aspettano ordini; si aspetta materiale per riorganizzare la compagnia. Notizie sicure nessuna: sempre spettacoli di desolazione: donne, bambini, sotto l’acqua, nel fango.

13 Novembre. ore 16,30. In camion tutto il batt.(aglione) parte per Marostica.

- ore 17- Montebelluna

- ore 21- Marostica - Mason.

14 Novembre. Siamo in una casa d’una nobile famiglia che non smentisce la buona impressione sia riguardo l’ospitalità che patriottismo che in questi tristissimi giorni mi son fatto della bellissima regione veneta.

16 Novembre. + a Marostica; notizie consolanti nessuna. E di Mario? Stramattina alla + ho offerto volentieri la mia vita per la sua salvezza. E che accadrà alla mia povera patria? Oh! almeno da questa sventura avessero tutti imparato qualche cosa, avessero tutti promesso a loro stessi di accettare la loro parte di sacrifici, di far tacere insane passioni di parte per il bene supremo del nostro povero paese, per la resurrezione della infelice regione da noi vigliaccamente abbandonata.

18 Novembre. Si lascia oggi alle 13 la nobilissima e gentilissima famiglia Carve e si parte per Bassano.

19-22 Novembre. Siamo a Bassano. Lavoriamo ad una testa di ponte casomai cedesse il Grappa: La cittadina è bella; pochi abitanti sono fuggiti. Le notizie non sono molto confortanti ma ci dicono per lo meno che un po’ d’organizzazione è subentrata al caos passato.

22-23 Novembre. Nulla.

24-25-26 Novembre. Or è un mese e a la mente ritornano immagini e ricordi, ahimé, tanto paurosi che la memoria rifugge inorridita da essi. Oh! vorrei anch’io essere sul Grappa, o sul Piave, per sentire di nuovo fischi rabbiosi e scoppi spaventosi e poter dire a noi stessi: anch’io partecipo alla difesa, anch’io soffro! e perché c' è una grande dolcezza anche nel dolore.

26 nov.-2 Dicembre. Al solito lavoro della testa di ponte. Son nauseato della mensa del battaglione: tutti sapientoni, strateghi, che sanno le mosse dell’avversario, ne valutano le forze, ne conoscono divisioni, le batterie, gli scopi, le mosse. Sentono una cannonata e parlano di violenti bombardamenti, vedono un cannone venire indietro, quasi che le artiglierie non si guastassero, e parlano d’artiglieria ritirata dal Piave; passa un ferito e sono divisioni decimate; primi fra tutti criticano i comandi, e, novelli Napoleoni, come fossero a conoscenza di tutto e di tutti, ti mostrano le cause del disastro e quanto siano irreparabili; Han approntato il bagaglio per l’Adige, e poi per il Po e forse anche per lo stretto di Messina: noi siamo rovinati, non siamo più capaci di nulla, siamo una massa d’imbecilli; alla prima minaccia volteremo in fuga; in Italia si muore di fame, di freddo. E quando mai si capirà che ciascuno ha un dovere? quando mai si capirà che questa è ora di essere uomini e non donne? quando mai si capirà che è sacrosanto dovere l’aver fiducia in noi stessi, e non denigrarci per primi? quando mai si capirà che è schifosa colpa il dar realtà a semplici sospetti, nostri sospetti che per gli altri saran fatti, e che è pieno d’animo virile e nobile il tacere una verità, quando questa verità possa diminuire energie e portare scoramenti in animi non temprati? Quando? io dispero: mai. Ma intanto io taccio, e taccerò, anche quello che ho udito e che mi sembrano ripugnanti realtà. E patria mia, ciò che per te ho fatto è nulla in confronto a quello che per te vorrei fare. Io non ti voglio ora dare la vita, voglio prima patire, piangere e quando vedrò i tuoi eserciti trovare vittoria solo allora ti voglio dare la mia vita, dopo aver bevuto tutto intero l’amaro calice. E che domani possa tornare in linea!

4 Dicembre. Un bombardamento d’inferno incomincia di buon’ora sull’altopiano di Asiago e in giù a destra sulla Meletta fin giù al Grappa. Non sono mai rimasto così impressionato, nemmeno quando c’ero in mezzo. Sì è perché nulla si sa e perché l’animo è ancora sotto l’impressione di ottobre e novembre

5 Dicembre. Ore d’incertezza e spasimo.

6 Dicembre. A mezzogiorno incomincia un fortissimo bombardamento ancora sulle posizioni di ieri l’altro.. Che Dio ci aiuti e ci assistal. Queste trepide ore d’attesa valgono anni di vita tanto sembrano eterne!

7 Dicembre. Sempre ore d’ansia e il bollettino non riesce a calmarmi. Ciò che conta e che mi fa sperar bene è il grande ordine che regna sia sulla via dell’altopiano, sia su quelle che menano al Piave; e tutto questo in aperta contraddizione con le voci che o per mala arte o per leggerezza insanabile circolano a Bassano.

8 - 11 Dicembre.Sempre a Bassano mentre qua vicino si combatte e si muore....Quasi mi vergogno come se fossi qui di mia volontà e non obbedissi invece a comandi superiori. Sono giorni questi inenarrabili e indimenticabili: valgono anni e forse anche più.

12 Dicembre. Attività d’artiglieria sul Grappa e sull’Altopiano. Da casa notizie pessime. E di Mario? sarà morto?

13 Dicembre. Partiamo da Bassano per Marostica; si passa alla dipendenza del Comando Genio truppe dell’altopiano.

14 Dicembre. Parto per Caerano dove trovo Attilio e torno alla sera del 15.

15 Dicembre. Si lavora ad una linea di difesa sulle colline di Marostica, linea che fa parte di quella pedemontana dal Brenta al Piave.

24 Dicembre. Ed è così il 2° Natale di guerra e come è diverso, pur troppo, dal I° .Un anno fa in guerra e non di difesa, in territorio altrui; oggi in casa nostra dopo aver abbandonato una regione nostra, Il pensiero rivolgo a Gorizia, a tutti i luoghi dove lottammo per due anni: mi è un pensiero sì doloroso che lo scaccio come una tentazione; ma è grande la tristezza che mi pervade, non ostante che abbia vicino un gruppo d’inglesi che cantano allegramente. Che vigilia farà la mia mamma, senza il babbo, senza un figlio? E che sarà dei miei due fratelli? Nulla di buono mi presagisce il cuore; e, se non fossi quà in seguito a ordini superiori, ma ci fossi per mene più o meno losche e più o meno oneste, sento quasi scrupolo di trovarmi quà a Marostica e non nelle trincee del Grappa o nel fango del Piave: sento che là passerei un Natale migliore. E non ci avrei la compagnia odiosa di certi individui: e con loro devo stare parecchie ore al giorno, e udirne i discorsi, i progetti, le critiche. Di più non scrivo; ma più di certe frasi e discorsi, meglio il fischio e lo scoppio di qualsiasi granata o bombarda. E uno sente, quelli che parlano, che della guerra poco han sofferto, e che prima linea considerano quelle che per me erano "bosco" vero e proprio. Ed è con simile gente, le cui labbra sono sempre infiorate da frasi che non sarebbero pronunciate da un feroce tedesco, che ora debbo vivere, forse ancora per tanto tempo? "In terra pax hominibus bonae voluntatis" ma pax non armata e tanto meno, e questo è il peggio, uomini "bonae voIuntatis".

25 Dicembre. Natale triste +.

28 Dicembre. M’invade in questi giorni una tristezza micidiale; piango ogni momento e forse non ne so il perché. Penso alla mia casa, dove la mia povera vecchia mamma si troverà in angustie per i suoi figli; penso a’ miei poveri fratelli di cui non posso saper nulla, nulla; nemmeno per mezzo della mamma perché da più di quindici giorni non m’arriva posta. Vivo ore brutte come non mai, nemmeno in prima linea; anzi, ci vorrei essere.... forse starei più tranquillo.

1 Gennaio 1918. Triste capodanno: non so nulla né della mamma, né delle sorelle, né specialmente dei miei due fratelli, dei quali penso male e molto male specialmente di Mario.

3 - 4 Gennaio. Per ordine del colonnello mi reco a Verona per spese. Bassano è deserta e con parecchie case rovinate. Arrivo a Verona di notte, su una vettura francese che ammazza, in città, un povero vecchio. Passo tutto il 4 con Lino.

6 Gennaio. Finalmente mi arriva posta; ma di Mario non sa niente nessuno; comincio a temere che sia morto.

7-16 Gennaio. Sempre a Marostica: di Mario mai alcuna notizia. Sono arrivati nuovi ufficiali di cui uno alla mia compagnia.

18 Gennaio. Stasera sono arrivati numerosi ufficiali. Di noi del battaglione parecchi dovranno tornare in Italia. lo ho rifiutato. Ho fatto bene o male? E la mia mamma?

19 Gennaio. Ho firmato di rifiutare d’andare a Casale. Sono tranquillo. Capiti quello che vuole.

5 Gennaio. Stasera mentre mangiavo m’annunciano che c’era Demetrio. Che consolazione! erano più di due anni che non ci vedavamo. Passammo assieme tutta la sera. Al giorno dopo l’accompagnai fino a S.Zenone. E l’altro fratello?

- con il 5 febbraio 1918 si conclude il prima libretto; sono stati strappati gli ultimi 5 foglietti che, in ogni caso, non erano stati scritti. La 3a di copertina reca varie note (a promemoria) di carattere contabile fra colleghi, qualche nome e indirizzo. -

(continua.....)

Foto

1. S.Pietro, chiesa e piazza principale
2. Corno, reticolato
3. Colazione sull'Oscedrih (Bainsizza)
4. Monumento ai caduti austriaci sulla strada Pneuma - Postsabotino
5. Corno, il corpo di un caduto italiano discende in teleferica
6. Baracchini di truppa tra Sober 2 e Sober 3
7. La 127a Compagnia
8. Valletta tra Sober 1 e Sober 2
9. Resti di un aereo austriaco nel torrente Vipacco (Gorizia)
10. Baracchini a Sober 2
11. Camion carico di granate saltato in aria a Gorizia (presso il "Caffè del Corso"
12. S.Marco, la valletta della morte (parte bassa)
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