Dolomiti di Sesto: dal M.Piana alla Croda Rossa di Sesto

Legenda difficoltà:

E - Sentieri per escursionisti, anche in quota, senza difficoltà

EE - Sentieri a tratti attrezzati o vie ferrate per escursionisti esperti dotati di capacità alpinistiche ed attrezzatura adeguata

EA - Sentieri a tratti attrezzati o vie ferrate con tratti di arrampicata per escursionisti esperti dotati di capacità alpinistiche ed attrezzatura adeguata.

NOTA : Per vedere le foto ingrandite, se sulla miniatura non compare il collegamento, basta cliccare sulla prima foto a sx di ogni itinerario

Croda Rossa di Sesto, m2965

Durante la guerra, le punte principali della Croda Rossa rimasero saldamente nelle mani degli austriaci a nulla valsero i tentativi di conquista degli alpini, che arrivarono a portarsi fin sulla cengia dei Torrioni e sullaTorreTrento. Da queste posizioni avanzate ebbero luogo assalti suicidi e combattimenti .Gli austriaci avevano fortificato tutto il versante settentrionale della Creda Rossa, con villaggi e teleferiche che salivano sino alle ardite baracche della Torre Vinatzer, punto più alto della montagna. Gli italiani salirono invece dal Vallon Popera e si insediarono sulle forcelle e le guglie che fronteggiano la cresta sommitale, ma non riuscirono a muoversi perchè controllati dalle più alte posizioni avversarie.La complessa struttura del massiccio , con i vari circhi ghiaiosi e ghiacciati e le creste secondarie, consente più di un accesso alla cima. Gli itinerari, ben cinque, sfruttano i differenti versanti seguendo i percorsi militari di guerra. , quotata m. 2939, d. Due percorsi attrezzati, facili, che salgono dai Prati Rotwandwiesen per il Circo Nord, e che consentono di visitare i villaggi e le fortificazioni austriache . Due vie ferrate dal versante opposto (Vallon Popera), più impegnative, che seguono in parte i percorsi di guerra degli alpini. Infine l' accesso dal Vallon della Sentinella, per il Circo Ovest più facile, ma seguito raramente, e solo come via di discesa). Le numerose possibilità di salita offrono quindi il piacere di una traversata completa del massiccio. A questo proposito si tenga presente che i percorsi del versante Vallon Popera sono più verticali ed impegnativi e che quindi è preferibile seguirli in salita, scendendo poi per il facile versante Nord. La concentrazione in una sola montagna di tanti percorsi attrezzati è giustificabile con il grandissimo interesse storico e l'opportunità di visitare opere di guerra eccezionali.

L'itinerario che qui viene descritto è quello che ho percorso più volte e che consente di partire e ritornare allo stesso punto nell'arco della giornata.

Lasciata l'auto nei pressi del Rifugio Lunelli m 1568, seguendo la segnaletica in 40 minuti circa si raggiunge il Rifugio Berti m 1950. Lasciandolo sulla destra si prosegue per il sentiero segnato 101 che risale dolcemente l'ampio Vallon Popera. Costeggiato il verde laghetto si prosegue per il sentiero principale. Innalzandosi sul filo della grande colata ghiaiosa che scende dal Passo della Sentinella, nella parte oramai superiore e più incassata del Vallon Popera. Oltre il Sasso Fuoco, il sentierino sale più alto del fondo del Vallone, dove si ammira il piccolo ghiacciaio crepacciato. Avvicinandosi al Passo della Sentinella, ad una quota di circa m. 2650, si stacca sulla destra la traccia segnalata in verde che si avvicina alla base della parete della Croda Rossa,e in prossimità di alcune caverne e gallerie della prima guerra mondiale troviamo l'attacco della via ferrata, indicato da una targa intitolata a Mario Zandonella, collocata sull'esterno di un ricovero militare (ore 1.45 dal Rifugio Berti). Si segue una cengia in salita che contorna la base dei Torrioni (corda metallica, ma facile) fino ad alcuni brevi salti rocciosi che si superano senza difficoltà . Una scaletta, in prossimità di un canale, consente di superare un breve gradino (non difficile) e poi sempre verso l'alto, per rampe e rocce articolate, agevolate da una sicura corda fissa. Oltre un tratto meno inclinato la ferrata si impenna nuovamente quasi verticale per una scala e poi per esposta parete, richiedendo passaggi arditi ed un poco atletici , ma sempre agevolati dalla corda fissa .Finalmente si esce sulla cengia circolare che incide la parte superiore dei Torrioni, a circa m. 2840, dove si notano le opere di guerra del Battaglione Fenestrelle in incredibile posizione .Ora la via ferrata prosegue con minori difficoltà .Dai ricoveri degli alpini si segue la cengia verso destra , si oltrepassa un ripido canale e si prosegue per ghiaie, traversando il cengione del Ventaglio fino a portarsi al di sotto del Trapezio. Si abbandona allora la cengia e ci si innalza per un breve camino un poco friabile ma comunque facile , uscendo in una forcelletta di cresta che si affaccia finalmente sul versante Nord della Croda Rossa, in vista della croce di vetta. Da qui si scende per rocce e cenge fino ad incontrare il percorso attrezzato che sale dal Castelliere e che rapidamente, aggirato sulla destra il cocuzzolo della cima, porta alla croce collocata sull'Osservatorio a una quota di m. 2939.

Per la discesa abbiamo due alternative entrambi interressanti dal punto di vista storico. La discesa per via ferrata e forcella B con ritorno al Vallon Popera che ci permette di visitare alcune postazioni italiane o quella qui descitta per il Castelliere che ci permette di visitare le contrapposte postazioni austriache.

Dall'Osservatorio dopo aver visitato le postazioni lì presenti e in parte quelle della Torre Vinatzer lì vicina scendiamo per alcune balze ed un salto di roccia attrezzato verso il Circo Ovest, numerose tracce di postazioni e baracche austriache e i resti della stazione a monte della funicolare che saliva dai Prati di Croda Rossa. Attraversiamo i resti delle baracche della postazione "Wurzbach". Proseguendo per sentiero e genge, sulla destra si apre una stretta forcella che attraverso una gola attrezzata ci porta in breve al Castelliere dove troviamo una cassetta metallica con il timbro. Alla nostra sinistra i paesi di Sesto e Moso. Noi prendiamo sulla destra il lungo sentiero segnato 15b che passando sotto le rocce della Croda Rossa e alle postazioni in cemento della seconda guerra che dovevano controllare il Passo di Monte Croce Comelico ci porta alla Cima dei Colesei e da qui tagliando in discesa per traccia di sentiero verso sud in breve raggiungiamo il rifugio Lunelli e il punto di partenza.

Tempo di percorenza: 10 ore circa.....ma prendetevi tutta la giornata e godetevi l'escursione!!!!

Difficoltà EA

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Monte Paterno, m 2744

Salita alla cima e sentiero delle forcelle

Dal parcheggio del Rifugio Auronzo sul "troppo" frequentato sentiero alla forcella Lavaredo si prosegue prendendo a destra con breve salita verso forcella Passaporto attraversata la quale si passa nell'altro versante del gruppo Croda Passaporto - monte Paterno dove si apre l'ampio anfiteatro del Cadin Passaporto. Procedendo lungo la gengia verso nord raggiungiamo la base della forcella del Camoscio. Proseguendo attraverso la forcella si scende verso il Rifugio Locatelli, mentre una parete attrezzata alla nostra sinistra ci conduce con un'ardita arrampicata e poi per facili roccette alla cima del Paterno. Scendiamo per lo stesso percorso e giunti alla base proseguiamo verso est lungo il sentiero delle Forcelle, che segue la cresta di Torre dei Piani aprendosi di tanto in tanto verso l'omonima valle. Lungo il percorso resti di postazioni , caverne e resti di un ponticello in legno che attraversa una spaccatura della roccia. Giunti alla più grande forcella dei Laghi si prosegue verso i Piani di Gengia lungo un sentiero che taglia un ampio ghiaione. Volendo ritornare al punto di partenza è possibile scendere lungo questo ghiaione e incrociare il più basso sentiero che provenendo dal rifugio Piani di Cengia ci riporta al Rifugio Lavaredo e quindi al parcheggio.

Tempo di percorrenza : 7h circa.

Difficoltà EE

L'importanza del monte Paterno e strettamente legata ai fatti di guerra che qui si svolsero e soprattutto alla vicenda della morte avvenuta il 4 luglio 1915 della nota guida alpina di Sesto Sepp Innerkofler, la cui dinamica a distanza di anni deve ancora essere definita con certezza. Qui di seguito si riporta la suggestiva versione fatta da Antonio Berti nel suo libro "Guerra in Ampezzo e Cadore"

"Da Forcella Pian di Cengia gli alpini scorgono le sei sagome nettamente profilantisi nel rosso del cielo. E' l'allarme. Mentre i sei escono in parete ovest, si svegliano i pezzi e le mitragliatrici di Lavaredo. Pronte rispondono tutte le mitragliatrici austriache. Sopra il frastuono rombano i cannoni del Monte Rudo, un mortaio del Sasso di Sesto, un pezzo da 80 che sembra appostato nei pressi della Forcella di Toblin, un obice da 105 che dalla Torre degli Scarperi spara insistentemente contro la Forcella Pian di Cengia. E quelli sempre si arrampicano, a scatti, a sbalzi, si appiattano dentro ogni cavo, dietro ogni costola... Una scheggia rimbalza sulla fronte di Sepp; gli si riga la faccia di sangue, gli si offuscano gli occhiali, e continua a salire... Hanno quasi raggiunto la cima. Come ad un segnale, d'un tratto, al frastuono, alla raffica ininterrotta di pallottole e schegge, succede un assoluto silenzio. In tutta la valle, su tutte le forcelle, sulle cime, di qua e di là delle trincee, si estende uno stato spasmodico di attesa. Si è scorto là in alto un uomo: è lassù, lento, che ascende.Eccolo,è giunto a dieci passi dalla cima. Si fa il segno della croce e con ampio arco di mano lancia la prima bomba oltre il muretto della vedetta della cima. Lancia la seconda e poi la terza. D'improvviso appare, dritto sul muretto della vedetta della cima, la figura di un soldato alpino, campeggiante nel tersissimo cielo, alte le mani armate di un masso, rigata la fronte di rosso da una scheggia della prima bomba. "Ah! No te vol andar via ? " Prende giusto la mira, scaglia con le due mani il masso. Il Sepp alza le braccia al cielo, cade riverso, piomba, s'incastra nel Camino Oppel, morto.Sulla vetta, indorata dal primo raggio di sole, sta ritto l'alpino che ha salvato il Paterno. Solo, trionfale, più alto del monte: Piero de Luca del battaglione VaI Piave."


Passo della Sentinella, m2717

Tre sono gli accessi principali a questa finestra sul Comelico da una parte e la val Pusteria dall'altra : uno che sale dall'ex versante austriaco il vallon della sentinella, quello che sale dal versante italiano attravero il Vallon Popera e quello che arriva dalla Strada degli Alpini lungo le cenge della sovrastante Cima Undici. Qui prenderemo in esame quello che sale dal Rif. Berti attraverso la schiena d'asino del Vallon Popera con ritorno attraverso lo stesso o avendo possibilità che qualcuno venga a prenderci in macchina con discesa attraversop il Vallon della Sentinella. Esiste anche la possibilità sempre scendendo per questo versante di raccordarsi con il sentiero che scende dalla Croda Rossa di Sestoe ritorna al rifugio Lunelli dove si lascia la macchina per raggiungere il Rif. Berti. In quest'ultimo caso però il percorso si allunga di molto.

Lasciata l'auto nei pressi del Rifugio Lunelli m 1568, seguendo la segnaletica in 40 minuti circa si raggiunge il Rifugio Berti m 1950. Lasciandolo sulla destra si prosegue per il sentiero segnato 101 che risale dolcemente l'ampio Vallon Popera. Costeggiato il verde laghetto si prosegue per il sentiero principale. Innalzandosi sul filo della grande colata ghiaiosa che scende dal Passo della Sentinella, nella parte oramai superiore e più incassata del Vallon Popera. Oltre il Sasso Fuoco, il sentierino sale più alto del fondo del Vallone, dove si ammira il piccolo ghiacciaio crepacciato. Sulla destra lasciamo la traccia che porta alla Ferrata Zandonella alla Croda Rossa, e proseguiamo lungo le ghiaia del sentiero sempre più ripido che in breve passando ci porta a raggiungere il Passo della Sentinella, chiamato così per lo spuntone di roccia che si eleva al di sopra della roccia che sovrasta il passo. Qui troviamo un cono di pietra con targhe ricordo completamente scavato e appena sotto il passo una porta architravata ci conduce in un'ampia "sala" scavata nella roccia che prosegue in una galleria. Il Passo , in mano agli austriaci fu conquistato dai "Mascabroni" del Capitano Sala con un'ardita discesa lungo un canalone di neve che scende sulla destra lungo la parete della Cima Undici dopo i preparativi per attrezzare le forcelle superiori compiuti dall'aspirante Italo Lunelli ,un'imptesa entrata ormai nella leggenda dell'alpinismo anche se nel corso degli anni ha dato vita ad una aspra e antipatica ( a mio parere) polemica tra i due ufficiali. Per la discesa o si ritorna per il sentiero di risalita o per il Vallon della Sentinella , da prima per un tratto attrezzato che ci conduce in verticale giù fino alle ghiaie del vallone e poi per tracce di sentiero ad incrociare il sentiero n°124 che scende da Forcella Undici e che ci porta alla Capanna di Fondovalle, oppure prima di raggiungere le ghiaie ,tenedosi sulla destra ci si raccorda con il sentiero che scende dalla Croda Rossa di Sesto attraverso il Castelliere, che però come detto, allunga di molto l'escursione.

Tempo di percorrenza : Dal rif. Lunelli e ritorno per il vallon Popera 5 ore e 30 circa. Ritorno per il Vallon della Sentinella alla Capanna di Fondo Valle 5 ore. Ritorno per il Castelliere al Rif. Lunelli 8 ore circa.

Difficoltà E


Sasso di Sesto, m2539

Dal parcheggio del Rifugio Auronzo sul "troppo" frequentato sentiero alla forcella Lavaredo, scavalcata la quale si procede sul sentiero inferiore fino a raggiungere in breve il rifugio Locatelli alle Tre Cime. subito dietro il rifugio superata la piccola Forcella di Toblin seguendo tracce di sentiero non segnalato si risale tra sfasciumi di roccia il Sasso di Sesto con resti di caverne e postazioni. Sulla sua cima durante la guerra si trovava un avamposto italiano sotto tiro diretto degli austriaci appostati sulla vicina Torre di Toblin, la cui base si raggiunge scendendo per il versnate nord del Sasso di Sesto e percorrendo uno dei due sentieri a destra o a sinistra della Torre si ritorna in breve al rif. Locatelli

Tempo di percorrenza : Dal rif. Locatelli , 45 minuti circa. Dal parcheggio1 ora e mezza circa

Difficoltà E


Monte Piana

Molti sono gli itinerarari per un'escursione a questo monte, teatro di numerose battaglie tra i due opposti schieramenti, tanto che l'associazione Amici delle Dolomiti di W. Schaumann restaurando gran parte dei manufatti lì rimasti ne ha fatto uno dei suoi musei all'aperto. Quindi l'itinerario qui proposto è quello che permette, senza difficoltà alpinistiche, di visitare gran parte dei resti delle postazioni ,di apprezzare appieno la loro importanza e di comprendere come si vivesse e come si è combattutto per mantenere questo monte così insignificante se messo a confronto con le cime che lo circondano, ma per questo motivo, di importanza fondamentale a livello strategico e militare. L'itinerario permette prima una visita alle postazioni italiane e quindi a quelle austriache contrapposte con punto di partenza e di arrivo al Rif. A.Bosi, raggiungibile dalla strada che da Misurina porta verso le Tre Cime deviando sulla sinistra seguendo le numerose indicazioni.

Settore italiano

Dal Rifugio Bosi, seguendo i cartelli di color giallo-nero , si prende a sinistra il sentiero 6a che sfruttando una delle tante cenge che circondano il monte erano sfruttate dagli italiani per costruire i loro ricoveri defilati dal tiro nemico.Il sentiero si inerpica tra i mughi fino ad una piccola altura attraversando quindi un tratto con funi di sicurezza raggiungendo i prati sull'orlo della sommità. Si prosegue sempre tenendo la sinistra su tracce di sentiero raggiungendo i primi ingressi di caverne ormai crollate. Aggirando la gola si scorgono ai piedi della parete i resti dei parapetti che fiancheggiavano l'originale camminamento. Questo sentiero attraversava la gola con un'ardito ponte di legno, oggi distrutto. Risalito un tratto erboso si prosegue aggirando una gola che sbuca in una conca formata dallo sbocco del prossimo canalone. Qui possiamo scorgere i resti di alcune baracche e di una cucina da campo e proseguendo altri resti di rifugi e scalette in legno e nelle rocce gli ancoraggi di precedenti funi di sicurezza. Aggirato il punto più basso della gola successiva, a destra sbocca una galleria che porta al comando del settore sulla sinistra raggiungibile non attraverso la galleria (pericolo) ma superando uno spuntone di roccia. Proseguendo accanto a resti di baraccamenti si raggiunge la sommità e continuando lungo l'orlo della stessa si arriva al cippo di confine n°5 del 1753 . Il terreno qui è tutto solcato da trincee e sconvolto dai crateri delle granate austriache. Ci troviamo nelle primissime linee italiane. Aggirando la gola si arriva ad una sporgenza da dove si può ammirare il paesaggio verso il Cristallo,Cimabianche,Picco di Vallandro e in basso Carbonin e il Lago di Landro. Direttamente sotto a questa sporgenza si trova una fitta rete di di gallerie con l'Osservatorio raggiungibile scendendo per un breve percorso attrezzato, la breccia sul soffitto è dovuta ad un micidiale colpo dell'artiglieria austrica che centrò in pieno la posizione causando diversi morti tra i soldati lì appostati. Un altro breve sentiero attrezzato porta alle caverne delle mitragliatrici. Volendo e possedendo un passo sicuro si possono visitare con una piccola deviazione alcune postazioni avanzate italiane poste a soli 60 metri al di sopra di alcune postazioni austriache. Percorrendo ora l'orlo del pianoro lungo un vecchio parapetto si raggiunge il punto più avanzato in quella direzione. Ritornando all'osservatorio e procedendo verso ovestlungo un sentiero in salita si raggiunge la Piaramide Carducci e l'omonima Capanna. Da qui il panorama è a 360° sulle più famose cime delle Dolomiti . Dalla capanna procedendo verso nord e seguendo la segnaletica si attraversa un terreno solcato da trincee e volgendo a sinistra si raggiunge la postazione delle bombarde completamente ricostruita, un'altra trincea ripristinata porta all'ex baracca dei comandanti parzialmente ristrutturata, altri resti di trincee ci portano ad un segnavia che ci indica per dove proseguire, passando accanto ad un monumento e dirigendoci verso una collinetta dove troviamo la postazione italiana più importante : la trincea d'approccio che controllava la Forcella dei Castrati, punto di passaggio tra il versante italiano e quello austriaco del monte. Da qui sono visibili tutti i buchi delle caverne scavate dagli italiani dopo essere passati al di là della forcella e aver preso possesso dei pendii meridionali della sommità nord del monte, la cosidetta Guardia Napoleone, percorribile volgendo a destra dopo aver attraversato la forcella. Il sentiero prosegue passando accanto a delle rientranze dove vi trovavano posto delle baracche, arrivando all'ingresso della Galleria d'Attacco. Continuando lungo la cengia si arriva ad un segnavia, brevemente a destra si raggiunge il Fosso Alpino, ritornando al segnavia e proseguendo lungo il sentiero segnalato sempre 6a si raggiunge la terra di nessuno e poi le prime postazioni austriache piazzate lungo il sentiero settentrionale.

Settore austriaco

Appena sotto l'orlo della sommità nord del monte si snoda una cengia in roccia che gli austriaci avevano costruito come sistema di collegamento fra l'ala destra e quella sinistra del loro schieramento dalla quale si staccavano dei sentieri e delle scalette che portavano alle trincee sull'orlo della sommità e quindi alle postazioni più avanzate. Sulla cengia troviamo i resti delle baracche che costituivano l'accampamento dell'ala sinistra. Arrivati ad un grande zoccolo dove sbuca la Galleria dei KaiserJager il cui portone d'ingresso è stato ricostruito. Attraversiamo un tratto di roccia parzialmente attrezzato e aggiriamo uno spuntone dove troviamo i resti di un esteso barraccamento e più in alto altri resti di postazioni. Giunti alla fine della cengia con una breve salita si raggiunge la sommità settentrionale della montagna.Il tracciato prosegue ai piedi della parete e aggirando uno sperone roccioso si arriva direttamente all'accampamento dell'ala destra con numerosi resti di baracche e i resti dell'ex Comando Kaiserjager. Sulla sinistra si trova l'ingresso dlla caverna dell'alta tensione riconoscibile dagli isolatori al di sopra dll'ingresso. Ora si può proseguire per due itinerari : sulla destra su scale in cemento si raggiungono le rocci sovrastanti, sulla sinistra il piano di vetta si raggiunge attraverso un tratto di galleria dotata di gradini. Raggiunta la sommità si arriva alla grande Croce di Dobbiaco sul fondo a perpendicolo brilla il Lago di Landro. Dalla croce proseguendo verso sud si raggiunge il sentiero normale n°6, percorrendolo si passa accanto a resti di trincee che man man che si procede risultano sempre più munite di strutture in cemento armato. Ritrovato il segnavia 6a al di sopra di un ingresso in cemento attraversiamo una galleria che ci conduce al posto più avanzato per mitragliatrici il caposaldo "I", usciti dalla galleria attraverso una trincea ricostruita anche con uno scudo in ferrodi protezione mod.1916 si accede alla Postazione più avanzata della fanteria. il sentiero prosegue attraversando una serie di trincee e postazioni fino a raggiungere un cartello indicatore "Punto d'incrocio con la galleria d'attacco italiana". Con una successiva discesa si arriva nuovamente alla Forcella dei Castrati e ripercorrendo il sentiero posto sulla sommità del monte si ritorna al rifugio Bosi e al parcheggio.

Tempo di percorrenza : dalle 3 alle 5 ore , a seconda del tempo speso nel visitare le varie postazioni

Difficoltà E


Piani di Cengia e Crode Fiscaline

Dall'abitato di Moso con l'auto attraverso la Val Fiscalina fino al parcheggio a pagamento, da qui in breve alla Capanna di Fondo Valle, m1548,e poi per il comodo sentiero 103 in circa un'ora e mezza raggiungiamo il Rifugio Zsigmondy-Comici, m 2224. in bellissima posizione panoramica. A sx si stacca il sentiero per Forcella Giralba e la Strada degli Alpini, a dx si prosegue seguendo il sentiero 101 che salendo ai piedi della Croda dei Toni attraverso il passo Fiscalino raggiunge il suggestivo rifugio Pian di Cengia, m2528. Subito dietro il rifugio tracce di sentiero portano verso sempre più evidenti tracce di postazioni che a sx attraverso camminamentie e piccole gallerie si affacciano verso il settore delle Tre Cime Di Lavaredo, mentre il sentiero prosegue verso nord, raggiungendo in breve la croce di vetta visibile già dal rifugio. Impressionante il panorama sui Tre Scarperi,Cima Undici,Croda dei Toni e tutta la val Fiscalina. Innumerevoli tutto intorno i resti di postazioni e gallerie e resti di scatolame e altro materiale ferroso residuo degli avvenimenti che lì vi ebbero luogo. Ritorno per il sentiero di andata.

Tempo di percorenza: 5/6 ore

Difficoltà E


Monte Popera, m 3046

Dalla Capanna di Fondo Valle, m1548, per il comodo sentiero 103 in circa un'ora e mezza raggiungiamo il Rifugio Zsigmondy-Comici, m 2224. in bellissima posizione panoramica . Da qui in salita per ghiaione verso Forcella Giralba si prosegue fino al piccolo lago Ghiacciato sotto a questa e deviando a sinistra si prende il sentiero 101 che attraverso falde detritiche e ghiaioni raggiunge il bivio per la Busa di Dentro(vedi anche itinerario precedente). Lungo un buona cengia verso destra si raggiunge l'ampio vallone glaciale e per tracce si sale addendrandosi sempre più nella Busa Inneres Loch e raggiungendo la parte ghiacciata del percorso. In genere non servono i ramponi in quanto la traccia e ben visibile e percorribile.A sinistra si trova lo sbocco superiore della Busa in un canalone che porta alla Forcella alta di Popera. Si risale questo canalone e prendendo a destra si sale per la pate più difficile del percorso con qualche passaggio di primo grado su roccette articolate, raggiungendo finalmente la cresta. Da qui superando alcuni facili gradini rocciosi e seguendo l'inclinato e ampio terrazzone sommitale si raggiunge passando per l'anticima alla parte più alta del monte. Il panorama sulle Dolomiti di Sesto è grandioso e a 360° . Un vero balcone per riconoscere i capisaldi italiani e austriaci del Cadore e del Comelico e anche oltre. La discesa avviene per lo stesso sentiero di risalita.

Tempo di percorrenza : a/r 5 ore

Difficoltà EA ( senza tratti attrezzati)


Strada degli Alpini

L'ideale sarebbe percorrere questo magnifico e aereo sentiero come proseguimento di un ben più lungo percorso di due giorni, partendo dal Rifugio Berti e attravero la ferrata Roghel sui Campanili di Popera e il sentiero attrezzato della Cengia Gabriella che percorrre il monte Giralba di sotto raggiungere il rifugio Carducci e dopo avervi pernottato ,ripartire per la Stada degli Alpini e raggiunto il Passo della Sentinella, ridiscendere verso il rifugio Berti e quindi al punto di partenza. Qui invece diamo indicazioni per il percorso di una giornata, con partenza dalla Capanna di Fondo Valle in Val Fiscalina e ritorno alla stessa per il Vallon della Sentinella.

Dalla Capanna di Fondo Valle, m1548, per il comodo sentiero 103 in circa un'ora e mezza raggiungiamo il Rifugio Zsigmondy-Comici, m 2224. in bellissima posizione panoramica . Da qui in salita per ghiaione verso Forcella Giralba si prosegue fino al piccolo lago Ghiacciato sotto a questa e deviando a sinistra si prende il sentiero 101 che attraverso falde detritiche e ghiaioni raggiunge il bivio per la Busa di Dentro che lasciamo alla nostra destra (da qui comincia il percorso per raggiungere la cima del monte Popera) e proseguiamo per l'evidente tracciato ricavato daggli Alpini nella viva roccia. Seguiamo la cengia in parte attrezzata fino a raggiungere dopo aver aggirato il monte ad una delle zone più suggestive dell'intero percorso, una profonda spaccatura con caverne e una gola perennemente ghiacciata che ci permette di passare sull'altro lato della cengia che prosegue attraversando ghiaioni e zone ghiacciate ma facilmente percorribili fino a raggiungere Forcella Undici dove più numerose sono i resti di postazioni italiane in caverna. Da qui se non si vuol continuare per la ferrata vera e propria fino al Passo della Sentinella , si può scendere lungo il sentiero 124 e per ghiaioni in breve ritornare al punto di partenza. Se si vuol continuare, dopo aver indossato imbragatura e sopratutto il caschetto,visto le frequenti scariche di sassi, si prosegue per la cengia nel versante nord di Cima Undici ,attraversando resti di postazioni austriache e cenge esposte fino a raggiungere con ripida salita il Passo della Sentinella, che prende il nome daglia guglia rocciosa che sovrasta il passo, gli austriaci invece vi videro un "orante" e la chiamarono "betende Moidi". Tenendosi sempre nel versante trentino del passo si scende lungo un canalone attrezzato per raggiungere il fondo del ghiaione lasciando sulla destra il sentiero che interseca quello che scende dalla Croda Rossa di Sesto. Lungo tracce di sentiero per ghiaie si interseca il sentiero che proviene da Forcella Undici e in breve si scende alla Capanna di Fondo Valle e al punto di partenza.

Tempo di percorrenza: Giro completo 8 ore, con discesa da Forcella Undici 6 ore e 30 circa

Difficoltà EE


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