Prealpi Vicentine, Altopiano di Asiago, Altopiano dei Sette Comuni, Monte Grappa

Legenda difficoltà:

E - Sentieri per escursionisti, anche in quota, senza difficoltà

EE - Sentieri a tratti attrezzati o vie ferrate per escursionisti esperti dotati di capacità alpinistiche ed attrezzatura adeguata

EA - Sentieri a tratti attrezzati o vie ferrate con tratti di arrampicata per escursionisti esperti dotati di capacità alpinistiche ed attrezzatura adeguata.

NOTA : Per vedere le foto ingrandite, se sulla miniatura non compare il collegamento, basta cliccare sulla prima foto a sx di ogni itinerario

Sentiero Baglioni, la Lora e il Soglio dell'Incudine (Pasubio)

Dal Passo Pian delle Fugazze si sale lungo una parte della "Strada degli Eroi" e utilizzando le varie scorciatoie si arriva in tre quarti d'ora circa al bivio del Colletto Basso di Fieno. Si prende a sinistra seguendo il sentiero Baglioni n°141, si tratta della ex mulattiera d'arroccamento costruita dagli Italiani per poter raggiungere defilati i Roccioni della Lora (nel 1918 con la realizzazione della galleria Zamboni non fu più di vitale importanza). Attraversando la parte alta della Valle delle Prigioni il percorso si snoda tra panorami mozzafiato verso la Vallarsa ed il gruppo del Carega e Coni Zugna. In un paio d'ore, dopo aver utilizzato anche alcune corde fisse, si raggiunge la Sella del Cosmagnon (la Lora o " imbuto" per gli Austriaci) e salendo a sinistra sulla dorsale dei Roccioni della Lora si raggiungono le numerose caverne che traforano i Roccioni e l sentiero d'arroccamento (fare attenzione) intagliato sotto cresta che conduce in direzione dei Sogi con, a sinistra, un salto di mille metri Scendendo a destra per mughi e tracce dis entiero si attraversano i "Panettoni" ed i relativi camminamenti che li solcano in ogni direzione. Salendo per l'evidente sentiero al di sotto del Dente Italiano, si giunge in vetta al Soglio Incudine, vera e propria roccaforte italiana, tutto traforato da gallerie sboccano in cannoniere direzionate a raggiera. Scendendo sulla sinistra della cima si raggiunge la mulattiera che, passando per la stazione di arrivo della teleferica che partiva da Ponte Verde, ci conduce, dopo una serie di tornantini, sulla Strada degli Eroi; attraversata la Galleria D'Havet si scende per scorciatoie verso Malga Fieno e quindi al parcheggio del Pian delle Fugazze.

Tempi di Percorrenza : con le dovute soste per visitare le postazione 8 ore

Difficoltà : E (fare attenzione nel percorrere il sentiero d'arroccamento dei Sogi)

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Monte Zugna, m1864

Dall'abitato di Ala sulla strada statale 12 da Verona per Rovereto dopo circa un km , con cartello indicatore si gira a destra e su strada a fondo naturale e dopo dodici tornanti si raggiunge il Passo Buole, m1460. Parcheggio. Da qui si prende il sentiero 115 evitando altri percorsi che pur portando a resti di postazioni non permettono di raggiungere la cima. Il primo tratto è costitutito da una vecchia strada militare che porta fino alla Servata con resti di opere militari, quindi si prosegue su di una mulattiera fino a raggiungere Coni Zugna e in breve si raggiunge la cima del Monte Zugna, m1864. scendendo dalla cima e proseguendo verso nord si raggiunge un pianoro con resti di un ospedale militare,i muretti del vicino cimitero e altri ruderi di ricoveri. Ritorno lungo il sentiero di andata.

Tempo di percorrenza: 3 ore

Difficoltà E

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Spitz di Vezzena, m 1908

Giunti al Passo di Vezzena lungo la strada che da Asiago incide la Val d'Assa, si parcheggia sulla dx nei pressi dell'Albergo Nuova Vezzena, da cui parte la strada per il forte Busa Verle e il Forte Vezzena. Lasciato il primo sulla dx si prosegue fino ad incontrare, all'altezza del quinto tornante sulla sx un sentiero che sale lungo le pendici sud-est del monte inoltrantesi nel bosco, fino alla sbarra di divieto di transito che in estate segna il punto di arrivo delle auto. Si prosegue per l'ampio sentiero che in circa due ore ci permetterà di raggiungera la cima dello Spitz e il forte omonimo. Stupendo il panorama dalla vetta che spazia a sud sulla Val d'Assa e sulle pendici del Basson, teatro del tragico attacco della Brigata Treviso nell'Agosto del '15, e a nord sulla Val Sugana con i sottostanti laghi di Levico e Caldonazzo, nonchè sulle dolomiti del Brenta. Il ritorno per la stessa strada di risalita. In inverno è meglio evitare la salita per il sentiero 205, percorribile tranquillamente in primavera , in quanto all'interno del bosco risulta spesso ghiacciato.

Tempo di percorrenza: 5 ore circa

Difficoltà: E

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Monte Mosciagh, m 1556

Dall'uscita dell'autostrada Valdastico, Piovene-Rocchette seguire le indicazioni per Asiago. Dopo aver passato sulla destra il Museo della Grande Guerra di Canove di Roana, al primo bivio, lasciando Asiago sulla dx, si prosegue diritti verso la località di Camporovere, da dove si sale per strada molto stretta e in parte sterrata fino allo spiazzo del Forte Interrotto. Lungo questa strada sulla sx una piccola deviazione porta alle postazioni del Monte Rasta. Tutto intorno al forte il terreno è ancora sconvolto dai bombardamenti. Girando intorno al forte si segue il sentiero verso nord che inoltrandosi nel bosco passa accanto ai resti di una ridotta austriaca. Poco avanti un bivio porta a sx verso il Mosciagh e a dx verso la radura dove si trovano i due cimiteri austriaci. Il sentiero che porta alla cima del Mosciagh si perde subito nel bosco e per raggiungere la radura sommitale bisogna seguire le tracce di una trincea che corre intorno al monte per poi abbandonarla dirigendosi verso nord-ovest. Dalla cima si ridiscende a vista verso il sentiero di andata e quindi al punto di partenza.

Tempo di percorrenza: Dal forte ai cimiteri 1 ora, con salita al mosciagh e ritorno 3 ore.

Difficoltà: E

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Castelloni di San Marco

Da Gallio si prende la strada che attraverso Val Campodimulo porta alle Melette e alle pendici sud dell'Ortigara. Prima del bivio sulla dx, che porta alla malga Fossetta, dopo un'ampia curva a sx si posteggia l'auto. seguendo le indicazioni del sentiero n.845, passando sotto il paretone che ospitava l'ospedale da campo n° 169 e dove si può ancora vedere la bella targa scolpita nella roccia, attraverso il bosco e incrociando la strada sterrata si arriva in breve alla malga. Mantenendosi a dx e lasciando sulla sx la malga, la chiesetta e i resti dell'ex cimitero militare, si prosegue sull'ampio sentiero inoltrandosi nel bosco. Il sentiero, dopo aver incontarto due "discutibili" cartelli segnaletici, giunge ad un incrocio dove un altro cartella indica di proseguire verso sx per i Castelloni. Proseguire invece a dx e poi a sx al bivio seguente risalendo il pendio che porta, dopo aver incontrato un cippo in memoria del 6° Reggimento alpini, alle rocce di Castelloni di San Marco e che permette di percorrere il "labirinto" di pietra a partire dal segnavia n°1. Si consiglia di seguire le indicazioni numerate in progressivo con il simbolo del labirinto, che permettono un'accurata visita al percorso e alle postazioni di guerra scavate nella roccia dagli alpini. Giunti all'ultimo segnavia il sentiero scende verso l'incrocio con l'indiczione sbagliata incrociando prima un altro cippo in memoria del Battaglione Sette Comuni del 6° alpini. Da qui lungo il sentiero di risalita fino al parcheggio, non prima però di aver visitato la chiesetta della Fossetta e i resti (pochi) dell'ex cimitero militare.

Tempo di percorrenza: 5 ore

Difficoltà: E


Monte Novegno e Priaforà

Appena usciti dal centro di Schio, lungo la s.s. 46 in direzione Torrebelvicino, al primo semaforo seguendo le indicazioni su cartello marrone per Monte Novegno a dx, si sale verso località Rossi. Si prosegue sempre seguendo le indicazioni, a sx, prima su strada asfaltata poi su sterrato fino all'ampio parcheggio. Da qui si può salire comodamente all cima del Novegno e poi ridiscendere dall'altro versante oppure prendere il comodo sentiero che lo aggira e che sbuca nell'ampia vallata dove si trova la malga. Nel versante opposto della vallata nei pressi di un ex cimitero militare si prende il sentiero che attraverso il bosco passa accanto alla malga Campedello e scende all'omonimo passo, dove si trova una grande lapide con incisi i nomi dei battaglioni che combatterono in questa zona. Si risale il pendio opposto e raggiungendo il sentiero 435 si prosegue a sx verso la cima del Priaforà. Ad un certo punto il sentiero per la cima devia a dx su ripido pendio, ma si consiglia di proseguire ancora per una decina di metri in modo da poter visitare una galleria e i resti di una postazione in cemento armato con ferritoie e gallerie. Prima di raggiungere la cima si incontra il grande arco naturale che dà il nome al monte, e resti di postazioni. Dalla vetta lo sguardo spazia dal massiccio del Pasubio alla Val Posina e a tutto l'altopiano di Asiago. Il ritorno avviene per il sentiero di risalita, ma giunti nella vallata della malga Novegno , proseguire lungo il largo sentiero che la circonda verso dx per poi risalire verso la cima del Monte Rione dove si trova l'omonimo forte. Da qui poi si scende fino a raggiungere il parcheggio.

Tempo di percorrrenza: 5 ore

Difficoltà: E


Sogli Bianchi, Roite, Pasubio

L'itinerario qui proposto è quello che abbiamo effettuato con il nostro gruppo (vedi la cronaca nella sezione escursioni) pernottando in tenda nei pressi dei due Denti.

Primo giorno: Sono necessarie due auto, una da lasciare a Colle Xomo e una per raggiungere da qui la Val Posina e il Passo della Borcola. Parcheggiata la seconda auto si sale verso sx segnavia E5, mentre il sentiero a dx della strada porta al Monte Maggio. In breve si raggiunge il falso piano dove si incontrano i resti della Malhga Costa e si prosegue lungo il sentiero al di sopra dei Sogli Bianchi. Sempre più numerosi si fanno i resti di postazioni e caverne austriache e orientandosi con le forme dei due Denti che si stagliano ormai all'orizzonte si prosegue per il sentiero che porta sotto le pendici del Piccolo Roite. Tante e ancora ben conservate sono le trincee in cemento e le tracce di costruzioni, nonchè le iscrizioni incise all'entrata delle stesse che spesso bisogna abbandonare il sentiero vero e proprio e andare un po' a "naso" verso il punto dove si pianterà la tenda, nel nostro caso, nei pressi della zona Sette Croci tra il Cocuzzolo del Morti e il trincerone detto "Groviglio".

Secondo giorno: anche qui siamo andati in giro secondo dove ci portavano i numerosi resti presenti, ma per seguire un itinerario che comprenda tutta la zona di prima linea di entrambi gli eserciti, da dove si era piantata la tenda si risale il pendio che porta al "Groviglio" e da qui si raggiunge la selletta tra il piccolo Roite a dx e il Dente austriaco a sx. Visitare le postazioni in caverna del Piccolo Roite, accessibili attraverso una scalinata scavata nella roccia, quindi ritornare alla selletta e risalire verso la cima del Dente austriaco, trincee in cemento , postazioni in galleria e parte della famosa galleria Ellison, che scende in profondità per mezzo di una lunga scalinata scavata nella roccia. Fare attenzione ai segnali sulla roccia in quanto è un vero e proprio labirinto. Dalla cima del Dente austriaco si scende sull'avvallamento tra i due denti per poi risalire sopra lo sfasciume di pietre del Dente Italiano dovuto alla grande mina del 13 marzo 1918. Dalla sommità del dente si scende per la selletta Damaggio incontrando sempre resti di gallerie e postazioni, quindi si sale alla cima più alta del Pasubio, la cima Palom sotto alla quale si trova la grande galleria gen. Papa. Da qui si scende sempre verso sud fino ad incontrare i resti dell'ex casermetta militare, costruita dopo la guerra e quindi verso le porte del Pasubio dove si trova il rif.Papa. Appena lasciata la casermetta però conviene abbandonare il sentiero e scenedere verso dx fino ad incontrare la galleria Zamboni, riconoscibile dalla targa posta all'entrata. si ritorna al sentiero e giunti al rifugio Papa si scende lungo la Strada delle Gallerie fino a raggiungere Bocchetta di Campiglia e quindi Colle Xomo, dove saliti sulla prima auto si va al recupero di quella lasciata al Passo della Borcola.

Tempo di percorrenza: E' difficile da quantificare in quanto la visita fuori sentiero alle postazioni richiede molto tempo. Calcoliamo approsimativamente per il primo giorno circa dalle 6 alle 8 ore. Per il secondo dalle 8 alle 9 ore.

Difficoltà: se si resta sul sentiero E con buona resistenza, se si "devia" su certe postazioni, EA ma senza nessun tipo di tratti attrezzati.

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Monte Forno, Monte Chiesa (Ortigara)

Da Gallio si prende la strada che attraverso Val Campodimulo porta alle Melette e alle pendici sud dell'Ortigara. In località Piazza delle Saline si prende il secondo bivio a sx che con strad molto accidentata porta sotto il monte Forno dove si parcheggia l'auto. Da qui si stacca sulla dx uno dei sentieri che porta alle postazioni in caverna del caposaldo austroungarico "Furchtlos und Treu", Impavido e Fedele, scendendo lungo il versante est si incrocia il sentiero principale che passa accanto alla Malga Pozze dove evidenti sono iresti delle strutture realizzate dalle truppe del III/17° reggimento di fanteria Kronprinz. si prosegue verso nord seguendo i segnali azzurri su comodo sentiero che risale il ripido vallone che delimita il versante sudovest del monte chiesa fiino ad incrociare sulla dx la Kronpriz Strasse, una mulattiera che permette di raggiungere la cima principale del monte Chiesa. Tutta la sommità del monte presenta resti di costruzioni e gallerieoltre diverse targhe che indicavano i luoghi o i percorsi lungo questo articolato sistema viario, tra cui il Thurmau Tunnel dal nome del comandante del 17° reggimento di fanteria. proseguendo lungo la cresta in direzione ovest si incontra la Dolina degli sloveni con altri resti e una bella Targa in pietra, e il suggestivo Buso del ghiaccio, una enorme cavità carsica piena d'acqua quasi sempre ghiacciata. Nei dintorni sono presenti numerosi resti di trincee e camminamenti, visitabili però uscendo spesso dal sentiero segnato. Dal monte Chiesa si ridiscende sul sentiero principale fino ad incontrare la Kaiser Karl Strasse che dopo aver oltrepassato "la Baita", un bivacco attrezzato, dove tra l'altro abbiamo potuto godere della gentile ospitalità della famiglia che lo tiene in ordine, all'altezza del Bivio Italia si piega verso est passando accanto ai resti dell'ex cimitero militare austroungarico con la restaurata chiesetta di monte Forno e da qui in breve al parcheggio.

Tempo di percorrenza: 5 ore circa

Difficoltà: E ma con buona resistenza in quanto è tutto un sali-scendi per visitare le postazioni


Monte Asolone, Col della Berretta, Cima Grappa

Dal centro del paese di Romano d'Ezzelino, seguendo le indicazioni per il monte Grappa, si prende la Strada Cadorna che lungo il suo percorso presenta resti di postazioni,caverne, cippi commemorativi ad indicare l'importanza e la sacralità del luogo dove ci stiamo dirigendo. giunti appena sotto la cima dove si trova il bivio per il rif. Scarpon e il monte Pertica, parcheggiamo l'auto. Da qui vero ovest seguendo le tracce del sentiero n°20 "anello naturale del Grappa" lungo la dorsale solcata da numerosi crateri di bombe e una trincea nascosta tra la vegetazione sulla destra si raggiunge la croce di cima del monte Asolone. Lo sguardo rivolto a sud/ovest riconosce i versanti dai quali salivano i soldati italiani per conquistare questo importante caposaldo difeso strenuamente dalle truppe dell'esercito imperiale.In lontananza si scorge il Col della Berretta riconoscibeile per il cippo a piramide e le antenne ( sigh!) che vi sono state innalzate. Sempre seguendo la dorsale in breve anche questa altura viene raggiunta. Da qui si scende sempre verso nord , fino ad incontrare sulla destra i resti in caverna di un osservatorio austriaco. Proseguendo in discesa si raggiunge una strada sterrata e tracce di sentiero verso destra seguendo le quali percorrimao le retrovie delle postazioni austriache con resti di caverne lungo tutto il percorso. Quando questo sentiero sembra persersi nel bosco con una secca curva a sinistra si scende sulla strada sterrata che passando per il Cason delle Fratte e il cason Col delle Farine ci riporta con breve salita all'omonimo colle e quindi al sentiero di partenza. Ritornati al parcheggio con l'auto in tre minuti raggiungiamo la cima del Monte Grappa, per una dovuta visita all'Ossario italiano e a quello austro-ungarico e al museo della Casema Milano recentemente ampliato. Purtroppo la lunga Galleria Vittorio Emanuele III è chiusa , ma alcuni tratti possono essere visitati (a proprio rischio e pericolo) entrando dalle aperture per l'artiglieria che si trovano sotto il piazzale dell'Ossario italiano (fare molta attenzione!!)

Tempo di percorrenza (senza la visita alla Cima Grappa) : 5 ore

Difficoltà : E

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Cima Portule

Da Asiago si prende la ss. 349 della Val d'Assa in direzione di Lavarone e dopo alcuni chilometri, appena superata la localita' Ghertele con l'omonimo alberghetto, si prende sulla destra la strada che, con numerosi tornanti, sale a M.ga Larici (1658 mt.). Possibilita- di parcheggio un paio di tornanti dopo la malga dove finisce la transibilit' della strada sterrata. Si prosegue per questa strada fino ad incontrare sulla sx il sentiero segnato che risale il ripido pendio tra i mughi, fino alla selletta di Porta Renzola (1949 mt.). Da qui si prosegue verso dx lungo il crinale con ampia veduta verso la Valsugana e i laghi di Levico e Caldonazzo che in breve porta all cima, prima del Kempel e subito del Portule. Grande veduta verso cima dodici e l'Ortigara a nord e all-altopinao a sud. Per la discesa si prosegue lungo il crinale verso est incontrando resti di postazioni e baraccamenti, fino a scendere sulla strada sterrata che a dx porta a Bocchetta Portule e a sx verso Campo Gallina, che merita una deviazione per la presenza di un ex cimitero di guerra e della grande stele che indica la Eugene Strasse. ritornati verso Bocchetta portule si visita la grande caverna che prima ospito' le grandi cisterne d'acqua italiane e quindi dopo la strafexpedition del '16 , l'arrivo della teleferica austriaca che partiva dalla val d'Assa . Quindi si seue la strada sterrata che corre sopra il costone del Kobele fino a raggiungere la Malga Larici e il parcheggio.

Tempo di percorrenza : con visita a Campo Gallina, 5 ore

Difficolta': E

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Monte Majo

Giunti al paese di Laghi, lasciano sulla dx la piazza della chiesa , svoltare subito a U verso sx e risalire la strada che in circa dieci minuti porta alla località Xausa, dove si parcheggia. Da qui seguendo le segnalazioni CAI ci si immette in una comoda mulattiera che procede tra i musi a secco fatti con le pietre tolte dai campi e dai pascoli e che impedivano alle bestie di transitare tra le coltivazioni. Seguendo le indicazioni si sale quindi verso sx per il sentiero che taglia l'aspro pendio del Majo, incontrando lungo il percorso caverne-ricovero scavate nella roccia. Entrati nel bosco di faggi si sale seguendo sempre tracce di sentiero, ben segnalate, per giungere alfine ad un piano dove è posizionato un cartello indicatore. A sx si sale il pendio che in breve porta alla cima del Castele, dove un altre e una croce ricordano i soldati che qui hanno combattuto. Una piccola deviazione, da fare però con molta attenzione, permette, appena al di sotto di questa cima, sul versante sud, di visitare la caverna dove si trovava la Ia sezione mitragliatrici del battaglione alpino Saccarello, il cui nome è inciso sul cemento, oltre ad altre incisioni fatte con la baionetta dai soldati lì appostati, di sicuro impatto emotivo.....Dalla cima del Castele si ritorna al pianoro e proseguendo verso dx si sale al Majetto, dove è posizionata una croce austriaca in ricordo dei caduti del Monte Majo. Ridiscesi alla selletta il sentiero prosegue lungo il versante nord per comoda cengia lungo la quale si trovano diverse caverne facenti parti del sistema difensivo austriaco del monte. Questo sentiero, prosegue verso Cima del Coston fino ad arrivare al monte Maggio, ma se non si è potuto lasciare un'auto per il ritorno al Passo della Borcola si consiglia a un certo punto, secondo la disponibilità di tempo e la stanchezza, di ritornare indietro e scendere per il sentiero di andata..

Tempo di percorrenza : da località Xausa alla cima del Majo ore 2.30

Difficoltà : E ( la visita alla caverna Saccarello richiede sicurezza di appoggio e assenza di vertigini)


M.Corno di Lusiana

L'itinerario inizia dal cimitero militare inglese di Granezza, uno dei cinque presenti sull'altopiano di Asiago, sulla sx si stacca il sentiero che segue l'impronta di una trincea più o meno visibile lungo la quale si aprono alcune gallerie in parte franate. Seguendo il segnavia che raffigura un'ammonite, il caratteristico fosssile a forma di spirale, molto comune in questa zona, si arriva brevemente al complesso trincerato che difendeva le pendici nord-occidentali del monte, attualmente ripulito e ripristinato. Queste postazioni non vennero mai direttamente coinvolte negli scontri, essendo gli italiani riusciti a fermare la Strafexpedition molto più a nord lungo la linea Zovetto-Lemerle-Kaberlada-Echar. Il sentiero prosegue dolcemente aggirando il versante nord-occidentale per raggiungere in breve la suggestiva Città di Roccia sulla sommità del monte. Un intrico di corridoi e fessure creatosi naturalmente, si alternano a gallerie scavate durante la grande guerra dai soldati del genio. Seguendo l'ampia strada sterrata si arriva in breve all'ampia spianata dove si erge maestoso, ma sinceramente molto invasivo, il grande monumento ai caduti a forma di vela. Si scnede quindi per il pendio erboso verso l'entrata del giardino botanico e in breve al punto di partenza.

Tempo di percorrenza : ore 1.30/2.00

Difficoltà : E

 


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