Sepp Innerkofler nasce nel maso Unteredam a Sesto
il 28 Ottobre 1865, quarto figlio del contadino e
scalpellino Christian. Dopo aver trascorso i primi
anni della giovinezza nel maso paterno lo abbandonò
per trasferirsi a lavorare pressodei contadini nell'Alta
Pusteria. Lavorò per alcuni anni in una segheria
alternando i suoi momenti liberi all'arrampicata e
alla caccia. A ventiquattro anni conseguì la patente
di guida alpina facendo di questa attività lo scopo
principale della sua vita. La sua fama di guida
alpina lo portò a guadagnare abbastanza soldi da
potersi sposare con Maria Stadler dalla quale ebbe
sette figli,di cui due morirono in tenera età. Dal
1895 gestì assieme alla moglie il rifugio sul monte
Elmo e dal 1898 e fino alla sua distruzione durante
la guerra il rifugio Dreizinnen (attuale Locatelli
alle Tre Cime). Gestì per parecchi anni anche il
rifugio Zsigmondy. Con i proventi della gestione dei
rifugi costruì nel 1903 la villa Innerkofler a sesto
e nel 1908 l'albergo Dolomiten in Val Fiscalina. Sepp
era diventato l'uomo più ricco e famoso della valle
di Sesto,stimato in paese e negli ambienti
alpinistici di tutta Europa.
Allo scoppio della guerra nel 1914 Sepp fu
lasciato tranquillo perchè ormai troppo vecchio, ma
nel 1915 le ostilità tra Italia e Austria portarono
la linea del fronte proprio sulle montagne del Sepp,
il quale assieme al figlio Gottfried e ai fratelli,
si arruolò fra gli Standschutzen il 19 Maggio. Il 20
venne formata la "Pattuglia Volante"composta
oltre che da Sepp, dalle guide alpine Forcher, Roger,
Piller, cognato di Sepp,originario di Sappada e
quindi cittadino italiano,dal figlio maggiore
Gottfried e altri.Il 21 effettuarono la scalata del
Paterno e la sera Sepp fu promosso caporale. Tra il
21 maggio e il 4 Luglio il gruppo fece 17 giri di
pattuglia sempre più pericolosi visto l'evolversi
degli eventi, che portarono il Sepp al grado di
sergente e decorato con medaglia d'argento,fatto
assai singolare dato che egli era solo uno
Standschutzen e perciò non un militare a tutti gli
effetti. Nel
suo diario annota tutto quello che vede
e le azioni a cui partecipa, come quando d'alto del
Paterno assiste impotente alla distruzione da parte
dell'artiglieria italiana del suo rifugio Dreizinnen,
adibito a quartier generale austriaco.
4 Luglio 1915. Una pattuglia di sei uomini esce da
ciò che resta del rifugio.Sepp saluta il figlio che
avrebbe voluto accompagnarlo, un saluto veloce da
montanari, e si avvia con gli altri verso la base del
Paterno,un monte che conosceva bene per averlo salito
molte e molte volte. Ma questa volta una postazione
italiana in vetta contribuisce a rendere la scalata
ancora più difficoltosa. Aveva superato i cinquant'anni
ma la sua esperienza rendeva i suoi movimenti
semplici e naturali come quelli di un ventenne. Da un
lato gli austriaci facevano fuoco di copertura sul
presidio della vetta,dall'altro gli italiani
rispondevano a colpi di '91. Sepp è giunto sotto la
vetta, accovacciato dietro un sasso, scaglia tre
bombe a mano nella postazione italiana, ma una sola
espode. Improvvisamente sull'orlo della cima si
scorge un alpino del Val Piave,con la testa
sanguinante, è l'alpino Pietro De Luca, uno dei sei
alpini che comandati dal caporale Da Rin presidiavano
la cima, che afferrato un masso lo scaglia contro
Innerkofler, colpendolo a morte e facendolo
precipitare nel vuoto fino ad incastrarsi pochi metri
più sotto nel camino Oppel. La pattuglia dovette
ritirarsi senza poter recuperare la salma che il
giorno dopo invece fu recuperata dagli italiani e
sepolta degnamente sulla cima del Paterno dove rimase
fino alla fine delle ostilità. Le spoglie del Sepp
furono traslate nella tomba di famiglia nel cimitero
di Sesto.La notizia della morte di Innerkofler fece
il giro del mondo suscitando dolore e commozione in
tutti gli ambienti alpinistici del tempo. Della morte
di sepp Innerkofler sono state date varie e diverse
versioni, resta il fatto che la sua morte entrò,
fatto storico, entrò a far parte di quelle "leggende"
che danno un fascino particolare alle montagne e alle
Dolomiti in particolare.
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foto1.Sepp
Innerkofler, primo a sx in piedi, con alcune
guide italiane ed austriache
foto2.La
"Pattuglia Volante" a Cima Undici.
Sepp è al centro con la corda
foto3.Un
ritratto di Sepp Innerkofler
foto4.La
croce sulla tomba del Sepp posta dagli alpini
sulla vetta del Paterno
foto5.L'esumazione
della salma in vetta al Paterno.Vicino alla
bara il figlio Gottfried
foto6.La
bara viene calata lungo la via normale del
Paterno
foto7.La
bara viene portata nel cimitero di Sesto: Le
Tre Cime rendono l'ultimo saluto alla guida
foto8.L'alpino
Pietro de Luca
Ad integrazione della
pagina riporto un articolo pubblicato
in Quota 864 anno VII n° 13 maggio
2006, rivista del del CAI di Auronzo
di Mario
Spinazzè
- "L'uomo caduto durante l'azione di
pattuglia sul Monte Paterno è la guida
alpina Sepp Innerkofler
"
- Questa storia, che comincia dalla fine, è
riassunta nel breve e freddo dispaccio che
venne inviato il 4 luglio 1915 per comunicare
la tragica fine di un mito dell'alpinismo.
- Ultimo di quattro fratelli, nasce a Sesto il
28 ottobre 1865 da una famiglia che aveva
fatto dell'alpinismo una tradizione. Tutto
era iniziato con il capostipite Josef (1802-1887)
il quale si dedicò con successo a diverse
ascensioni, seppure con tutte le limitazioni
imposte dai materiali del tempo.
- Il figlio Josef (1842-1919) fu la prima guida
alpina patentata e diversi membri della
famiglia compirono una lunga serie di prime
ascensioni sulle Dolomiti, come Jakob (1833-1895)
e Michael (1844-1888) che conquistarono la
Cima Dodici, la Cima Piccola di Lavaredo, la
Cima Undici ed il Cadin della Neve
- Sepp, lavorò dalletà di sei anni come
servo agricolo in vari masi e a quindici anni
in cominciò ad apprendere dal padre Cristian
il mestiere di scalpellino. Dalla
falegnameria passò al lavoro in una segheria
di Sesto dedicando però ogni minuto libero
all'arrampicata ed alla caccia finché, nel
1889, conseguì la patente di guida alpina
insieme al fratello Christl. Da quel momento
in poi l'attività di guida divenne sempre
più importante e remunerativa consentendogli
di sposarsi e di mantenere sette figli. Le
sue prime ascensioni si contano in più di 60.
Dopo la scalata della parete nord della Cima
Piccola di Lavaredo (28 luglio 1890), fino ad
allora ritenuta impossibile, la sua fama
crebbe a dismisura, tanto che divenne la
guida più ricercata della zona, con clienti
che aspettavano giorni e giorni pur di avere
il privilegio di farsi guidare da Sepp. Dal
1895, assieme alla moglie, Maria Stadler,
gestì il rifugio sul monte Elmo per due anni.
Successivamente condusse il rifugio Zsigmondy
che cedette al fratello Cristian quando nel
nel 1898 si rese disponibile il rifugio
Dreizinnen (Tre Cime) ora Rif. Locatelli. I
proventi derivati dalla gestione dei rifugi e
dall'attività di guida gli consentirono di
costruire la villa Innerkofler a Sesto come
dimora di famiglia ed in seguito l'albergo
Dolomiten in val Fiscalina, dotando quest'ultimo
di tutte le comodità disponibili al tempo,
compresa la luce elettrica che otteneva da un
generatore autonomo. Qualche anno dopo
edificò la dipendenza chiamata casa per
turisti. Il povero figlio di scalpellino si
trasformò quindi nella persona più ricca e
conosciuta della valle ed in una delle guide
più stimate dagli alpinisti di tutta Europa.
- Lo scoppio della guerra mise fine al periodo
d'oro dell'alpinismo e la mobilitazione
generale del 1914 rese nuovamente le Dolomiti
il regno del silenzio.
- Le guide alpine trascorrevano le loro
giornate nei rifugi interrogandosi sulla loro
sorte e quelli come Sepp, che non erano stati
richiamati dalla leva, passarono l'inverno
del 1914 in relativa tranquillità anche se
le notizie dal fronte russo e le prime liste
dei morti della valle non erano certo
confortanti.
- Nella primavera del 1915 gli strani movimenti
a sud del confine e l'accumulo di truppe
alpine italiane convinsero i valligiani che
era finito il periodo di pace nella loro
terra.
- Allo scoppio delle ostilità con l'Italia,
nel maggio del 1915, il Comando di difesa del
Tirolo lavorò febbrilmente per costruire una
parvenza di fronte, completamente sguarnito
sia dal punto di vista delle truppe (tutti
gli arruolati validi erano dislocati sul
fronte russo) che dei mezzi. Fu presa quindi
la decisione di arretrare la linea difensiva
di qualche chilometro, abbandonando diverse
località (fra le quali Cortina d'Ampezzo),
ma riducendo il fronte a meno di 350 Km.
- Il grosso problema era costituito dalla
mancanza cronica di truppe: quelle
disponibili consistevano in 17.000
territoriali di basso valore militare (più
che altro guardie di confine dedite al
controllo dei contrabbandieri e corpi di
polizia locali) che non avrebbero avuto
alcuna possibilità di resistere ad un
assalto italiano.
- Il generale degli standshützen (costituiti
da iscritti ai poligoni di tiro, cacciatori e
volontari) ottenendo così un corpo di 38.000
arruolati fra i 18 maggio l'imperatore
ordinò la mobilitazione 14 ed i 70 anni di
età.
- Di questi, solo 18.000 vennero impiegati in
prima linea, consentendo una certa copertura
del fronte sebbene con l'impiego di elementi
privi di preparazione militare.
- Anche Sepp, assieme al figlio Gottfried e ai
fratelli, si era arruolato fra i volontari e
si trovò a combattere nel punto cardine del
sistema difensivo tirolese comprendente il
passo Croce e la valle di Landro, punti di
accesso verso nord dotati di strade moderne e
distanti appena 15 Km dalla linea ferroviaria
della Pusteria.
- Lo sfondamento da parte degli italiani di
questi punti di passaggio sarebbe stato
difficilmente arginabile, e avrebbe
consentito alle truppe alpine di interrompere
i rifornimenti austriaci, raggiungere il
Brennero e conquistare Vienna senza trovare
alcuna resistenza.
- L'ordine era quindi di resistere ad ogni
costo con le forze disponibili lungo la linea
di cresta delle montagne in modo da rendere
più difendibile il fronte.
- Vennero costituite delle pattuglie di
ricognizione: fra queste anche quella di Sepp,
che comprendeva, oltre al figlio, altre guide
della zona. La pattuglia cominciò la sua
attività bellica il 21 maggio con la scalata
del Paterno.
- Fra il 21 maggio ed il 4 luglio (giorno della
sua morte), Sepp effettuò ben 17 giri di
pattuglia ottenendo per lui e per la sua
squadra promozioni e decorazioni (divenne
caporale e subito sergente maggiore saltando
ben due gradi della gerarchia militare) cosa
resa ancor più singolare e meritoria dal
fatto che, essendo uno standshütze, non era
un militare a tutti gli effetti.
- Dal
suo diario, tenuto fra il 19 maggio ed il 3
luglio, si ricavano le imprese svolte dalla
pattuglia durante quei giorni.
- Il tono è sobrio e non vi è cenno di
retorica o di critica nei confronti dell'una
o dell'altra parte; vengono annotate le
imprese con commenti anche di natura tecnica
e sportiva, quasi fossero degli appunti di
escursioni effettuate accompagnando i turisti.
- Ovviamente nel diario sono anche contenute
indicazioni di natura militare legate alla
situazione meteorologica, alle manovre
italiane ed austriache, alle valutazioni di
tiro per l'artiglieria, ma si capisce bene
quale genere di rapporto legasse questi
uomini alla montagna.
- Nelle annotazioni del suo diario se ne trova
perfino una del 25 maggio, incredibilmente
flemmatica, dove assiste alla distruzione del
suo rifugio per opera dell'artiglieria
italiana.
- Per Sepp il Paterno e l'altopiano delle Tre
Cime rappresentavano i punti di forza per la
linea difensiva sopra la valle di Landro.
Riuscì perciò a convincere il comando di
zona a farsi assegnare l'occupazione (almeno
durante la giornata) della cima del Paterno.
- Il 29 maggio la conquista definitiva da parte
italiana della cima (a causa delle condizioni
meteorologiche avverse che favorirono gli
alpini), costrinse gli austriaci ad una serie
di assalti per riconquistare quanto perduto.
- Da momento che la cima del Paterno misura
pochi metri quadrati, il solo modo per
riconquistarla era la scalata della montagna
da parte di un piccolo gruppo di uomini in
modo da sorprendere gli italiani, attestati
dietro un muretto lungo poco più di tre
metri e alto appena 80 centimetri.
- L'unica cordata in grado di compiere questa
impresa era la "Pattuglia" di Sepp
che difatti cominciò la scalata all'una di
notte del 4 luglio.
- Giunti in cima furono però scoperti dalla
difesa italiana che cercò di respingerli sia
con i fucili che con tiro di pietre.
- Allinizio regna lincertezza
sullidentità degli incursori. Angelo
Loschi studente in medicina (diverrà
ostetrico a Novara) che assistette al duello
delle aquile (4) intuisce che tra le vittime
vi sia Sepp Innerkofler e medita il recupero
della salma. Il giorno successivo una
piccozza recuperata a Forcella Col di Mezzo
reca liniziale del nome e per intero il
cognome Innerkofler. Per il tenente
Colonnello Gioppi la preda di guerra
smentisce le asserzioni circolate.
- Qui finisce la narrazione storica ed inizia
la leggenda in quanto vi sono tre versioni
completamente diverse della morte di Sepp.
- Nella prima Sepp si erge dietro un sasso,
lancia tre o quattro bombe a mano, delle
quali forse solo una esplode, e poi viene
visto dai suoi compagni "colpito alla
fronte precipitare con un urlo giù per la
parete e cadere sulla ghiaia."(1)
- La seconda, di parte italiana, cita : "D'improvviso
appare, dritta sul muretto della vedetta
della cima, la figura di un soldato alpino -
Pietro De Luca del battaglione Val Piave -
campeggiante nel tersissimo cielo, alte le
mani armate di un sasso, rigata la fronte di
rosso della prima bomba. «Ah! No te vol
andar via?». Prende giusto la mira, scaglia
con le due mani il sasso! Il Sepp alza le
braccia al cielo, cade riverso, piomba, si
incastra nel camino Oppel, morto." (2)
- La terza versione, che serpeggia fra i
compagni di Sepp ed i valligiani, è invece
che siano stati gli stessi austriaci ad
ucciderlo per errore proprio nel momento in
cui si era alzato per snidare la vedetta
italiana e che ben si evidenzia in quanto
scritto nel 1937 e poi nel 1975 dal figlio
Sepp jr.
- "
mio padre si mise a maneggiare
il fucile e nello stesso tempo la
mitragliatrice sulla Torre di Toblin (cioè
austriaca) iniziò a sparare. Venne subito
messa a tacere, ma era già troppo tardi,
perché all'istante vidi mio padre scivolare
giù per la parete e giacere presso il camino
Oppel. Alla esumazione sul Paterno (agosto
1918) non ero presente. Alla seconda
esumazione nel camposanto di Sesto ero
presente e vidi come la testa fosse perforata
diagonalmente dalla fronte verso l'occipite.
M'immagino che mio padre si accorse che gli
sparavano addosso da dietro e che si voltò.
Infatti ho esattamente accertato che l'uscita
della pallottola avvenne da dietro."(3)
- Queste in sintesi le tre versioni più
diffuse sulla sua morte alle quali vanno
aggiunte le oltre trenta ricostruzioni ed
interpretazioni che si sono sommate nel tempo
attraverso comunicati ufficiali ed articoli
di giornale che alimentarono, assieme alla
fama di Sepp alpinista, la leggenda dell'uomo
che presto accomunò italiani, austriaci e
tedeschi sia durante che dopo la guerra.
- Il 9 luglio l'arciduca Eugenio d'Asburgo
conferì a Sepp la medaglia d'oro al valor
militare.
- Gli alpini italiani recuperarono la salma
nonostante il tiro nemico per poterla
seppellire, come sommo gesto di stima, sulla
cima del Paterno per la quale e sulla quale
egli era morto.
Note :
- (1)-(3) Viktor Shemfil, Opere varie citate da
Cristoph von Hartungen in Aquile in guerra
- (2) Antonio Berti, 1915-1917. Guerra in
Ampezzo e Cadore.
- (4) Alcuni fotogrammi del film di Severino
Casara Cavalieri della montagna
raffiguranti lepisodio sono presenti in
Le Dolomiti Bellunesi natale 2003 pag 47
Il Rifugio Drei
Zinnen Hütte e il rifugio Antonio Locatelli alle Tre
Cime di Lavaredo
Nellanno 1869 il viennese
Paul Grohmann, con le sue guide, continuando la sua
esplorazione capillare delle Dolomiti, salì la Cima
Grande di Lavaredo. Mentre i transiti in Val
dAnsiei erano quasi inesistenti, i turisti in
Val di Landro erano già numerosi, grazie alla
comodità di arrivo da Vienna, Monaco, Trieste con le
Ferrovie del Brennero (1867) e della Val Pusteria (1871).
Visto il crescente interesse per quelle montagne
quasi sconosciute, la sezione D.O.A.V. di Niederdorf
(Villabassa) nel 1881 decise di costruire un rifugio
di fronte alle Tre Cime di Lavaredo. I lavori ebbero
inizio nel 1882. L'inaugurazione solenne, prevista
per il 14 settembre dello stesso anno, non fu
possibile a causa di una disastrosa alluvione che
devastò i fondovalle circostanti. Il rifugio fu
aperto il 25 luglio 1883, con la partecipazione delle
autorità, della banda musicale di Sesto e di
numeroso pubblico. Questa prima costruzione
consisteva in un piano terra con focolare in ferro,
un tavolo in legno e sei pagliericci, e di un
sottotetto con altri 12 posti letto con sacchi di
paglia. L'afflusso di turisti e alpinisti al rifugio
fu subito consistente. Nel 1886 si rese necessario un
accorpamento, finanziato dalla sezione stessa. Ma
anche questo accorpamento si rese presto
insufficiente, e nel 1891 il Comitato Centrale
elargì 1000 marchi per un ulteriore allargamento. Il
22 settembre 1892 ebbe luogo la seconda formale
inaugurazione. Il rifugio fu dotato di una
accogliente sala di soggiorno, un camerone con 14
letti per signori ed un altro locale con 3 letti per
signore, ben chiudibile, materassi di paglia nel
sottotetto e altri 6 sacconi di paglia nell'anticamera.
Nel 1897 il rifugio venne ancora ampliato. L'anno
successivo (1898) fu chiamato a gestirlo la grande
guida di Sesto Sepp Innerkofler. Con la sua presenza,
l'afflusso degli ospiti ebbe un ulteriore incremento,
tanto che nel 1900 si rese necessario un ulteriore
ampliamento. Ma fu nel 1907 che l'edificio cambiò
radicalmente la sua struttura, assumendo tutto un
altro aspetto. Il 9 settembre 1908 ebbe luogo la
terza solenne inaugurazione, con numerose autorità,
le bande musicali di Sesto e San Candido e molti
paesani. Ora il rifugio è dotato di 20 camere con 40
letti, cameroni con 15 materassi, più servizi, sala
da pranzo e ottima cucina, accreditandosi fra i più
confortevoli dell'intero arco alpino. Con l'entrata
in guerra, il 23 maggio 1915, il destino del Drei
Zinnen Hütte era segnato. Infatti, il 25 maggio 1915,
preso di mira dall'artiglieria italiana, bruciò
completamente in pochi minuti. Il 4 luglio dello
stesso anno, in una azione eroica per la conquista
del Monte Paterno, morì Sepp Innerkofler, ultimo
gestore del Drei Zinne Hütte. A guerra finita, la
rifondata sezione Alta Pusteria del Club Alpino
Sudtirolese cominciò a ricostruire il Rifugio Tre
Cime. La costruzione era molto più modesta della
precedente, ma poche settimane dopo l'apertura (quarta
inaugurazione) fu ritirata la concessione al gestore.
Nel 1923 furono sciolte tutte le associazioni
alpinistiche locali e confiscati senza alcun
risarcimento tutti i beni. La proprietà del rifugio
Tre Cime fu trasferita al C.A.I. di Bolzano. Nel 1934
il Club Alpino di Bolzano chiese di erigere un
edificio nuovo e moderno, quello esistente essendo
piccolo ed insufficiente. La sezione del C.A.I. di
Padova si associò all'impresa con la quota di un
terzo. I lavori iniziarono nel 1935 e furono portati
a termine nel 1936. La quinta solenne inaugurazione
ebbe luogo il 27 luglio 1937 (1), e per ordine del
Comitato Centrale del C.A.I. il nuovo rifugio fu
intitolato ad Antonio Locatelli, insignito di tre
medaglie d'oro al valor militare. Fu a lui dedicato
non solo per i meriti di guerra, ma soprattutto per i
suoi importanti trascorsi alpinistici: accademico del
C.A.I., presidente della sezione del C.A.I. di
Bergamo. Durante la Seconda Guerra Mondiale l'edificio
fu gravemente danneggiato. Ai dirigenti dei C.A.I. di
Bolzano e di Padova, nell'estate del 1945, si
presentò un quadro sconfortante, ma già in pochi
mesi furono riparati i guai peggiori. Redento
Barcellan, lartigiano che diverrà il
costruttore dei bivacchi per la Fondazione Berti, con
altri soci, apprestò i primi lavori, recandosi in
Val di Sesto, con i carabinieri, per recuperare
quanto era stato indebitamente sottratto ed ancora
utilizzabile. All'inizio del 1946, la sezione di
Padova riuscì a farsi cedere i rimanenti due terzi
dei diritti, divenendo così unica proprietaria.
Negli anni dell'immediato secondo dopoguerra i lavori
di ripristino totale incontrarono non poche
difficoltà, ma con l'impegno dei gestori, fratelli
Larese di Auronzo, il rifugio riacquistò la
primitiva efficienza. Il 3 luglio 1949 ebbe luogo l'ennesima
(sesta) cerimonia solenne di inaugurazione, e la
consegna al nuovo gestore, la guida alpina Josef
Reider di Sesto, al quale il rifugio è rimasto
affidato fino ad oggi. Durante la sua gestione, il
rifugio Antonio Locatelli alle Tre Cime di Lavaredo
è tornato ad essere punto d'incontro dei più famosi
alpinisti di ogni nazione e meta frequentatissima di
escursionisti e turisti provenienti da tutto il mondo.
Il 21 settembre 1997 presso il rifugio è stato
inaugurato un cippo alla memoria di Sepp Innerkofler
alla presenza di autorità e convenuti.
Note
- (1) vedi CAI Bergamo annuario 1937 pagine 29
31 di Carlo F. Sandri da Il Popolo
dItalia
-
- Larticolo è stato ripreso quasi
integralmente, con brevi integrazioni ed
aggiornamenti, da:
- La guerra di Sepp Innerkofler
di Giorgio Zambon Pubblicato in
Montagna Insieme semestrale del C.A.I.
Conegliano anno XVIII numero 34 aprile
2002 pag 18 20 e da La guida
alpina Sepp Innerkofler - il Rifugio
Drei Zinnen Hütte e il rifugio Antonio
Locatelli alle tre Cime di Lavaredo (in
italiano e tedesco) a cura del CAI Padova e
del Comune di Padova Note storiche Armando
Ragana collaborazione storica Dr. Hugo Reider
Tipolitografia La Rapida Padova
settembre 1997
- Eventualmente consultabile
- Antonella Fornari
- Sulla cronaca dellinaugurazione del
Cippo vedi Notiziario del CAI di Padova senza
data IV° quadrimestre 1997 pagine 2 8
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