Collina Sisto 1886 - 1980

Questa è la storia autografa di Collina Sisto nato a Bologna il 23 marzo 1886 scritta nel 1985 come appunti e trascritta dal nipote Luca Perale

1915: Richiamato

Il 1° agosto in trincea a Podgora dove fu chiamato il cimitero degli emiliani. Dopo un po’ di tcmpo fummo mandati in Oslavia, una zona fra il monte Sabotino e Podgora dove fui colpito dal colera, fui portato al lazzaretto a villa Blan(?)chis, passato il tempo provvisorio ci portarono a Castelletto dove fu bombardato l’ ospedale pieno di feriti e malati. Quelli potevano andare,scapparono, i gravi che non si potevano muovere rimasero nell’ ospedale ed eravamo in tre, io compreso. Dal comando venne un ordine di sgomberare l’ ospedale per metterci i feriti di una azione che si doveva fare al monte Sabotino. Ci portarono a Rosazzo dove la mattina furono portati via due morti vicino a me. Dopo un po’ di tempo fui mandato in convalescenza. Trascorso tale periodo partenza per ragg… il 41 Regg. Fanteria che era in combattimento sul monte Cengio. Terminato il combattimento il comandante disse: il mio Regg/to ha avuto molte perdite, perciò va a riposo escluso gli ultimo complementi. Dopo fummo mandati in Vallarsa al Zugna Torta dove gli austriaci buttavano giù dei mucchi di sassi dei quali uno mi colpì alla gamba destra che dovettero operarmi a Schio e si conosce ancora la ferita. Dopo fui mandato al Monte Corno dove presero prigioniero C. battisti; ero addetto ad una mitraglia che doveva battere la vallata e i fianchi del monte Corno e del Pasubio. Di li fui mandato in Val Giudicaria da Storo a Condino fino sotto il forte Por. Di li partenza per il Montello. Dopo di che arrivarono dei camion che ci portarono a Bassano del Grappa, poi sul Grappa dove fummo scoperti e battuti dall’ artiglieria con parecchi feriti, arrivammo alla Trincea, due notti e due giorni di bombardamento ....uscirono ……in massa e noi dalla trincea con tutte le armi si apriva il fuoco che distruggeva ogni cosa. Di li, terminato il combattimento, fummo mandati al passo Buole, al cima Salvata. e più avanti al malga Zugna. Di li passammo a dare il cambio a un reparto di alpini, come arrivammo noi, gli austriaci ci dissero '' ehi 165° fanteria non fate mica come gli alpini, se buoni noi stiamo buoni anche voi.'' Di li alla sera uscivo col mio plotone, collocavo le vedette, siccome noi colle bombe a mano arrivavamo alla trincea, io dovevo tenere illuminata la distanza a forza di bengala che avevo a disposizione a volontà a mia disposizione avevo il famoso razzo a pioggia d’ argento che in caso di attacco dovevo lanciare, questo voleva dire di morire tutti, perché si rimaneva sotto un fuoco distruttore di tutto e di tutti, perché dalla galleria dove eravamo usciti, veniva chiuso con due mitraglie puntate e l’ordine di fulminare chiunque si fosse presentato. Si fece un’ azione col Battaglione d’ assalto e noi rincalzo dove avemmo molte perdite. Dopo di che fummo dalle parti di Asiago dove saltò in aria una polveriera. Stavamo per andare verso le linee, che ci dettero che gli Italiani erano sbarcati a Trieste, li fummo fermati in attesa di ordini e cominciarono ad arrivare prigionieri. In fine qualche tempo dopo mi arrivò l’esonero dal Comune di Bologna dal quale dipendevo. La mia classe fu congedata 10 mesi dopo.

Ascolta la storia dalla voce di nonno Sisto in formato mp3 (81,1 Mb)


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