Stazza Francesco (1854-1923)

Archivio Francesco Stazza ( per concessione di Luigi Stazza)

Figlio di un ufficiale, Luigi Stazza, originario di un paese in provincia di Modena e che in gioventù era stato un ardente patriota, amico fraterno del giovane figlio del rivoluzionario Ciro Menotti, che aveva partecipato al movimento insurrezionale del 1830-31 nel ducato di Modena e Parma e nello stato pontificio. Succesivamente prese parte anche ai moti del '48, che sollecitavano l'insediamento di governi parlamentari e la concessione delle libertà politiche e civili. Inviato a Tempio come aiutante di piazza presso il comando militare provinciale, aveva sposato una donna del luogo, Giovanna Altea. Dall'unione, nel 1854, era nato Francesco che compì i suoi primi studi a Tempio dove frequentò le scuole fino al ginnasio. Succesivamente deciso a seguire le orme del padre, completò la sua formazione nei collegi di Milano, di Napoli e di Modena, da dove uscì, ventenne, col grado di sottotenente. Nel 1883 completò il corso alla scuola superiore di guerra e nello stesso anno conquistò il grado di capitano, e qualche tempo dopo quello di maggiore. L'italia e l'Europa attraversavano un lungo periodo di pace e a Francesco venne affidato l'incarico di di insegnare storia generale agli allievi della prestigiosa scuola militare di Modena. Nel novembre del 1887 fece parte della spedizione in Africa del generale Alessandro Asinari di San Marzano, nuovo comandante delle forze militari, inviato a Massaua con consistenti rinforzi di uomini e mezzi, in seguito al massacro, avvenuto in gennaio, di una colonna di circa 500 soldati italiani a Dogali. Vi sarebbe tornato nel 1896, l'anno del primo sfortunato tentativo coloniale itaiano, che si concluderà col disastro di Adua. (....)

Nel 1906, allora colonnello del 5° reggimento Alpini, contribuì, assieme a Luigi Brioschi, presidente della sezione di Milano del C.A.I. al tenente colonnello Donato Etna anch'egli del 5° Alpini alla creazione del famoso Plotone Grigio, con il quale iniziarono i primi studi sulla mimetizzazione in ambito militare e si posero le basi per la relizzazione della divisa grigio-verde, da allora usata dall'esercito italiano. Nel 1911 gli fu chiesto, da parte del colonnello Antonio Arnaldi, comandante la scuola centrale d'Artiglieria da fortezza, di tenere una conferenza agli allievi della scuola, sulla difesa del Friuli, da lui, con il grado di Maggiore Generale degli Alpini, ampiamente studiata dopo un'accurato periodo di ricognizione in loco.

Quando ricevette i gradi di tenente generale, Francesco Stazza, non aveva ancora cinquant'anni. Le sue condizioni di salute non erano buone e fu così collacato nella riserva. potè così dedicarsi interamente ai prediletti studi scientifici e alla sua collezione ornitologica, conservata con ogni cura dai suoi eredi per il suo elevato interesse. Stando alla mole di corrispondenza che intratteneva, egli doveva godere della stima e della considerazione delle alte gerarchie militari. Si spiega in questo modo l'altissimo incarico di presidente della Comissione Centrale delle incette che gli venne affidato nel luglio del 1915 a pochi mesi dell'entrata in guerra dell'Italia. La Comissione,era stat istituita per acquistare direttamente, senza intermediari, e quindi senza possibilità di speculazioni, il bestiame necessario al fabbisogno delle truppe al fronte. Lo Stazza si accinse a questo impegnativo compito con comprensibile angoscia, ma sorretto "da l'amore per il suo paese, la coscienza di compiere cosa utile e la certezza che se avesse ceduto, si sarebbe tornati all'antico" egli si mise all'opera per far funzionare un complicatissimo ingranaggio che comprendeva le riunioni dei produttori nei vari comuni, la fissazione dei prezzi, la raccolta degli animali nel giorno stabilito, le visite da parte dei veterinari, il loro alloggiamento e il loro trasporti con vagoni ferroviari. per rendere un'idea della complessità di quest'opera, basti pensare che ogni giorno dovevano essere trasportai su e giù per l'Italia dai 2500 ai 5000 capi di bestiame che dovevano servire al fabbisogno di carne di un esercito di 1.750.000 uomini dislocati lungo tutto il fronte e nelle colonie. Un tale impegno richiedeva ovviamente strutture portuali idonee, con pontili adeguati e magazzini generali molto ampi. Stazza, tra l'altro, provvide a far ampliare le potenzialità di sbarco del porto di Livorno attraverso l'utilizzazione del canale di Navicelli che lo congiungeva con Pisa, Successivamente dovette occuparsi anche dell'incetta di grano, del riso, dell'avena, delle fave e delle carrube, con tutto ciò che questo comportava per il magazinaggio e il trasporto di questi generi, da cui dipendeva il sostentamento della popolazione civile. Negli anni 1916-1917 il fabbisogno di grano era di trenta milioni di quintali e quello di carne di circa tre milioni di capi. Gli anni di guerra furono faticosi e terribili, come egli stesso confessò in una relazione al ministro della guerra, fu quindi con sollievo che egli lasciò l'uffico il primo settembre del 1919, dopo essere stato insignito nel gennaio dello stesso anno per speciali benemerenze, della Commenda dei SS.Maurizio e Lazaaro e succesivamente del Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia. L'uomo che aveva gestito un bilancio di miliardi e un immenso potere, si ritirò a vita privata senza rimpianti.

Ma il tempo della pace non gli dava quella serenità che egli si sarebbe aspettato: la delusione per gli esiti della Conferenza di pace, la "vttoria mutilata", scuoteva il paese, attraversato da una crisi economica e politica sociale gravissima. Amareggiato e preoccupato egli seguiva l'inchiesta su Caporetto, il siluramento di alcuni generali da parte degli alti comandi che cercavano così di scaricarsi delle loro responsabilità nella conduzione delle operazioni militari: "Quando si saprà tutto - scrive in una lettera del 12 agosto 1919 - e come si sono condotti centinaia di migliaia di uomini al macello, stupidamente , senza scopo, unicamente per far sapere che s'era fatto qualcosa, ti assicuro che sarà un grido di orrore che si solleverà dal paese (...)". Egli prevedeva che gli esiti della Conferenza sarebbero stati tali da mettere in crisi i futuri equilibri in Europa. " Quella che si sta elaborando - scrive al fratello - non è una pace se pure si verrà a concluderla, il che è dubbio, ma è la preparazione d'altra e più terribile guerra". " Sono contento d'essere vecchio -continuava, aveva allora 65 anni - perchè tante cose orribili non le vedrò"

Non le avrebbe viste, infatti. Morì nell'aprile del 1923, a Genova. Dopo i solenni funerali, a cui parteciparono le più alte gerarchie militari, la salma fu trasporata per essere tumulata nella tomba di famiglia a Tempio Pausania.

( parte del testo è tratto dall'articolo di Eugenia Tognotti pubblicato su La Nuova Sardegna, 1995)

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