Trilussa

Di Mario Saccà

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Carlo Alberto Sallustri, noto universalmente con l’ anagramma del suo cognome “Trilussa, è uno dei piu’ grandi poeti dialettali del nostro Paese. ( Roma 26.10.1871- 21.12.1950)
Venti giorni prima della sua morte il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi lo nomino’ senatore a vita.
Scrisse i suoi versi in un romanesco molto vicino alla lingua italiana, necessita’ dettata dalla presenza in Roma di nuovi ceti provenienti dal Piemonte e da altre regioni del Paese.
Rispetto ai suoi predecessori, come Gioacchino Belli, si legge agevolmente.
Oggetto dei suoi versi, noti universalmente, è la piccola borghesia romana ma anche la vita politica della capitale che presentava molti aspetti : dai clericali, ai framassoni, ai monarchici, ai socialisti etc.
I suoi sonetti sono ben inseriti nella vita quotidiana ma molti hanno l’ ambizione di esprimere sentimenti di liberta’ ed uguaglianza che mostrano in Trilussa l’ aspirazione all’ universalita’.
Scrisse poesie ispirate alla Libera Muratoria ma dedico’ i suoi componimenti anche alle tragedie che sconvolsero l’ umanita’ come la guerra.

A proposito della Grande Guerra scrisse rime che pure nei nostri giorni riassumono l’ animo con il quale si interpretano le storie di quegli anni:

Da qui a cent'anni, quanno
ritroveranno ner zappà la terra
li resti de li poveri sordati
morti ammazzati in guerra,
pensate un po' che montarozzo d'ossa
che fricandò de teschi
scapperà fòra da la terrà smossa!
 
Saranno eroi tedeschi,
francesi, russi, ingresi,
de tutti li paesi.
 
O gialla o rossa o nera
ognuno avrà difeso una bandiera;
qualunque sia la patria, o brutta o bella,
sarà morto per quella.
 
Ma lì sotto, però, diventeranno
tutti compagni, senza
nessuna diferenza.
 
Nell'occhio vóto e fonno
non ce sarà né l'odio né l'amore
pe' le cose der monno.
 
Ne la bocca scarnita
non resterà che l'urtima risata
a la minchionatura della vita.
 
E diranno fra loro: - Solo adesso
ciavemo pe lo meno la speranza
de godesse la pace e l'uguajanza
che cianno predicato tanto spesso

Tutti saranno divenuti compagni e uguali nella morte.Anche il massone Antonio de Curtis, in arte Totò, ne "A livella" dirà che tutti rende uguali e senza differenze. In "Bolla de sapone" Trilussa immagina che tutto in un certo momento sarà livellato, riportato all'uguaglianza, sia pure in una "lagrima de pianto".

Un'ltra poesia, questa volta dedicata al Natale, affronta il tema della Grande Guerra

Natale de guerra

Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.

 

- Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?
- Fijo, la legna è diventata rara
e costa troppo cara pè compralla…

 

- E l’asinello mio dov’è finito?
- Trasporta la mitraja /
sur campo de battaja: è requisito.

 

- Er bove? - Pure quello… /
fu mannato ar macello.

 

- Ma li Re Maggi arriveno? - E’ impossibile
perchè nun c’è la stella che li guida;
la stella nun vò uscì: poco se fida
pe’ paura de quarche diriggibbile…

 

- Er Bambinello ha chiesto:- Indove stanno
tutti li campagnoli che l’antr’anno
portaveno la robba ne la grotta?

 

Nun c’è neppuro un sacco de polenta,
nemmanco una frocella de ricotta…

 

- Fijo, li campagnoli stanno in guerra,
tutti ar campo e combatteno. La mano
che seminava er grano
e che serviva pe’ vangà la terra
adesso viè addoprata unicamente
per ammazzà la gente…

 

Guarda, laggiù, li lampi
de li bombardamenti!
Li senti, Dio ce scampi,
li quattrocentoventi
che spaccheno li campi?-

 

Ner di’ così la Madre der Signore
s’è stretta er Fijo ar core
e s’è asciugata l’occhi co’ le fasce.
Una lagrima amara per chi nasce,
una lagrima dòrce per chi more…

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