Un interessante ritrovamento: I graffiti del 1916 rinvenuti all'interno della chiesetta di Sant'Antonio del Turgnano (Udine)
di Massimiliano Galasso
- Queste sono le iscrizioni rinvenute alcuni anni fa sulle mura interne della chiesetta di SantAntonio del Turgnano, in località Muzzanella, presso Muzzana del Turgnano (Udine).
- Sono state tracciate con una matita molto ruvida, e riportano chiaramente le date in cui vennero fatte: dal gennaio al settembre 1916; dunque in piena prima guerra mondiale.
- Dopo una attenta analisi in loco e grazie alle magie di un buon programma di grafica, siamo riusciti a decifrare le scritte:
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- Pregate tutti il buon e antico
- Santo acciò finisca questo macello
- per il bene di noi e delle nostre
- famiglie. Di firma Soldato Rizzi...li Edoardo
- " B...........rto Carlo 7-1- 16
- " C....rtini Luigi 6- 3- 16
- " - ............... Luigi 1-9- 1916
La chiesetta di SantAntonio del Turgnano sorge presso la riva del torrente Turgnano (da qui ovviamente il nome), un corso dacqua che creava un collegamento tra la grande via fluviale navigabile dellantica Litoranea Veneta, che correva vicinissima alla costa, e le grandi strade (la ferrata e la carrabile) dellentroterra friulano che passavano da Latisana, Muzzana, Cervignano, Udine. Durante gli anni della Grande Guerra la strada Triestina fu continuamente percorsa in ogni senso da autocarri, reggimenti in marcia, pezzi dartiglieria al traino, carriaggi diretti verso il fronte isontino. Anche la Litoranea Veneta fu largamente utilizzata: ogni notte prima delle grandi offensive decine di barconi carichi di bombe e uomini partivano dalla Laguna di Venezia diretti a Marano Lagunare prima e poi Staranzano e Monfalcone. Ma questa importante via fluviale fu utilizzata soprattutto per lo sgombero dei feriti dalla zona di guerra: caricati su chiatte dotate di grandi croci rosse illuminate da candele i feriti giudicati trasportabili venivano portati verso le strutture ospedaliere della III armata poste a macchia dolio nella pianura friulana, fino a giungere al capolinea, cioè le grandi strutture della C.R.I. di Jesolo e Mestre Venezia preposte per lo smistamento dei feriti negli ospedali di tuttItalia.
Nel 1916- 17, durante le grandi offensive contro Gorizia, il Monte San Michele e lHermada i feriti trasportabili da far sgomberare dalla linea del fuoco furono anche qualche migliaio per notte. E da supporre che la chiesetta di SantAntonio sia stata utilizzata come posto di ricovero e pernottamento e di pronto soccorso per i feriti fatti scendere dalle chiatte perché bisognosi di cure urgenti, o perché destinati agli ospedali militari di Latisana, Muzzana o Palazzolo. Dunque è possibile che i quattro militari che fecero le scritte siano stati dei feriti di passaggio, e lo fa pensare anche un altro graffito ormai indecifrabile per metà ma in cui si riesce a scorgere chiaramente la parola MUTILATO sotto ad un nome e un cognome illeggibili. Ma è possibile siano invece stati degli abitanti di Palazzolo o di Muzzana (dove tra laltro sono particolarmente devoti a SantAntonio) a fare quelle scritte prima di partire per la guerra o durante una licenza, oppure soldati di guarnigione alla struttura fortificata posta in mezzo alla campagna in località Precenicco, dunque a solo un paio di km dalla chiesetta.
Certo è che avevano conosciuto e sperimentato la guerra, macello dicono loro (macello: che peso assume una tale parola sapendo che a scriverla è stato chi quellesperienza laveva provata e doveva provarla ancora chissà per quanto, senza possibilità di scampo, sempre non fosse stato ammazzato prima, sulla sua pelle), e solo il buon e antico santo (SantAntonio) poteva aiutarli. Probabilmente per arrivare prima allo scopo decisero di graffittare (con una grafia da III elementare, e per lepoca raggiungerla era un traguardo) sul muro di una chiesa la loro invocazione e di sottoscriverla: così quando il Padrone di casa se ne fosse accorto avrebbe subito saputo subito a chi esaudire le richieste.
E spero che siano stati ascoltati da chi di dovere, e che ancora oggi tutti ascoltassimo il loro messaggio e facessimo uno sforzo per amare la Pace; quella cosa che a noi sembra ovvia e scontata ma che per Carlo, Edoardo e i due Luigi, giovani in anni molto peggiori dei nostri (vittime di un destino fatto di guerra, fame, povertà a cui nessuno di loro potè sottrarsi), era un impellente ed irrinuciabile bisogno.