Ricordo del Sottotenente Ildebrando Zoccoli

Documenti e memorie della Grande Guerra

A cura di Fabrizio Cece

PREMESSA

Da vario tempo sto raccogliendo notizie e documenti sui combattenti eugubini della Grande Guerra e su altri aspetti sempre legati a questo periodo storico. Auspico quindi, anche in questa circostanza, la collaborazione di chiunque possieda informazioni, documenti e pubblicazioni sulla Prima Guerra Mondiale. Grazie ai primi aiuti è stato possibile accumulare dell'ottimo materiale che, ancorchè incompleto, costituisce già una base più che sufficiente per sviluppare i primi lavori. Anche se la documentazione raccolta fino ad ora è stata solo in minima parte utilizzata per questa lavoro, desidero ugualmente ringraziare tutti quelli che mi hanno dato una mano: Associazione Nazionale Invalidi e Mutilati di Guerra , Sezione di Gubbio Adolfo Barbi, Roberto Belvedere, Massimo Bei, Rita Berettini, Biblioteca Comunale Sperelliana di Gubbio, Patrizia Biscarini, Don Ubaldo Braccini, Curia Vescovile di Gubbio, Suor Elvira D'Alessandris, Magda Fabiani, Abeda Gaoti, Enrico Guerrazzi, Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice di Gubbio, Istituto Internazionale di Studi "Giuseppe Garibaldi", Francesco Mariucci, Aldo Norcia, Raffaele Nucci, Paolo Piergentili, Ettore Sannipoli, Maria Luisa Scavizzi Tognaccini, Marco Tinti, Maria Turchetti. Un ringraziamento speciale a Lucia Cesarini, a Mario Franceschetti, a Corrado Alunno e al comune di Gubbio - Ufficio Protocollo.

L' inatteso riemergere di documenti e fotografie porta spesso a riconsiderare certe figure e taluni episodi oramai dimenticati, ma inscindibilmente legati alla vita eugubina e alla storia della nostra città. Uno dei settori più interessanti è senz'altro quello della diaristica o, comunque, di un carteggio, vale a dire di un discreto numero di documenti riferiti tutti alla medesima persona o al medesimo fatto, argomento, avvenimento. E' molto difficile reperire questo tipo di documentazione. Sono oramai rarissimi i casi in cui è possibile rintracciare diari o blocchi di cartoline, lettere, documenti, ecc. Alle volte però accade. E questo il caso di Ildebrando Zoccoli. Non posso infine esimermi dal ricordare, anche in questa circostanza, la necessità di dare una adeguata e pronta sistemazione al viale della Rimembranza, testimonianza tangibile, assieme al monumenti ai caduti, della riconoscenza di tutti gli eugubini verso chi non fece ritorno dai fronti della Grande Guerra.

NOTE BIOGRAFICHE DI ILDEBRANDO ZOCCOLI

Brando (così lo chiamavano tutti), figlio di Alfredo Zoccoli, era nato a Nuoro il 27 febbraio 1891 e si trasferì da Pontedera a Gubbio al seguito del padre che nel 1911 era stato nominato direttore del Regio Ginnasio eugubino. Nel 1912 Brando conseguiva la laurea in lettere presso l'università di Pisa. Due anni dopo si trasferiva ad Assisi per altro incarico scolastico. Successivamente si recò ad insegnare anche in Narni. Il 29 dicembre 1915 il vescovo mons. Nasalli Rocca celebrava il matrimonio tra Brando e Laura Spinaci, figlia di Rodolfo e nipote di Giovanni, celebri ceramisti del tempo. Riformato in un primo tempo dal servizio militare a causa di una leggera malformazione ad un braccio (provocata da una caduta da cavallo), scoppiata la Grande Guerra, Brando dal 16 ottobre 1916 al 17 marzo 1917 frequentava il corso per ufficiali di complemento di Caserta. Proprio nella città campana, verso la fine del 1916, conoscerà suo figlio Luciano, nato a Gubbio il 16 settembre di quell'anno. Ildebrando, una volta uscito dalla scuola militare come aspirante ufficiale (sarà poi sottotenente), fu assegnato alla 4a compagnia del I battaglione del 129° reggimento fanteria (brigata Perugia) e ai primi di maggio del 1917 si trovava con il suo reparto sull'Altipiano di Asiago da dove scriveva una struggente lettera più volte pubblicata ("Via ch'eccoli" , 1987, pp. 20, 22; IV volume della "Storia dei Ceri" del prof. Barbi, p. 64) e della quale riporto solo un breve passaggio: (...) Si sta sempre male, quando si èlontani dal domestico focolare e dagli affetti più sacri: si sta sempre in orgasmo, quando si è davanti al pericolo che urge dappresso o sotto l'uragano di fuoco che imperversa sopra la nostra testa in fiamme: ma ... giammai, giammai melanconia più acuta ci ha invasi come ora, "qui"... fra l'odor fresco e veemente degli alberi in fiore, fra il profumo nostalgico che ci mandan già le ginestre dai monti ... tanto gialle... tanto gialle... e "tanto" uguali a quello del nostro diletto monte, laggiù !!!... (...)

Nell'inverno 1916-1917 iniziava la grande riorganizzazione dell'esercito italiano che, per aumentare il gettito delle forze fresche, richiamava nuove classi e le distribuiva su più reparti costituendo nuovi reggimenti (54) e nuove brigate (24). Alla fine del mese di maggio del 1917 Brando Zoccoli fu assegnato al II° battaglione del neocostituito 268° reggimento fanteria (brigata Caserta) schierato sul Carso. In Brando il legame con Gubbio è sempre forte. Così scrive il 2 luglio alla cognata Maria: Capirai che oramai le partenze non ci fanno più impressione. In qualunque parte del mondo si va, in qualunque parte del fronte, se è destino... è destino, sennò si ritorna. Speriamo in Dio e che S. Ubaldo ci guardi. Dì a Laura che spedisca presto il berrettino ... glielo dici? ... E tu sta allegra: per ora siamo a cavallo. Si preparano cose gloriose , scriveva ancora Brando il 17 agosto 1917, e noi non possiamo mancare di dare il nostro contributo . In questo passaggio si allude all'imminente grande offensiva poi passata alla storia come XIa battaglia dell'Isonzo. Tanto per dare un'idea di questo scontro, che si sviluppò su un fronte di 70 Km., basterà dire che vi presero parte 1.200.000 soldati italiani appoggiati da 3.747 bocche da fuoco, da 1.882 bombarde e da circa 5.600 mitragliatrici.

La battaglia divampava furiosa fin dal 16 agosto e si concludeva verso la fine del mese. Il solo risultato acquisito dagli italiani, tra innumerevoli sofferenze, era rappresentato dalla conquista di qualche chilometro quadrato di terreno carsico, brullo e inospitale, destinato a diventare tristemente famoso: l'Altipiano della Bainsizza. Questa battaglia infatti costò agli italiani 18.974 morti, 89.173 feriti e ben 35.187 dispersi, per un totale di 143.224 uomini. Le perdite austriache assommarono a circa 85.000 uomini. Ai primi di settembre, forse per reazione all'assalto italiano ai Monti San Gabriele e San Daniele (altra epopea di sangue e indicibili sacrifici), gli austriaci iniziavano a cannoneggiare anche Castagnevizza e la zona retrostante al fronte (Selo) . Il reparto del sottotenente Zoccoli, 5a compagnia, era impegnato di rincalzo ed addetto al trasporto dei materiali dal deposito alla prima linea. Respinto uno dei tanti contrattacchi austriaci, la mattina del 4 settembre 1917, mentre la compagnia riforniva di munizioni i reparti combattenti, un proiettile di obice austriaco colpiva la dolina del deposito investendo con le sue schegge i soldati presenti, tra i quali vi era anche Brando Zoccoli. Soccorso dal suo capitano e trasportato nel vicino posto di medicazione, dopo mezz'ora Brando spirava. Aveva 26 anni. I suo compagni ufficiali riuscirono a costruire una cassa di legno e a seppellire il corpo del sottotenente Zoccoli nella dolina detta Due Alberi. La vedova, Laura Zoccoli, impiegherà sei anni per ritrovare il corpo di Brando che, nell'agosto 1923, potrà essere degnamente sepolto nel cimitero civico di Gubbio.

Dell'attività letteraria di Brando restano sei racconti (e due manoscritti) pubblicati dal padre, professor Alfredo Zoccoli, nel 1924 all'interno del volumetto "Reliquie di Martiri della Guerra e del Fascismo" La signora Zoccoli si impegnò per 40 anni nel Comitato Civile di assistenza ai richiamati, agli orfani ed alle vedove e madri di guerra. Per questi motivi e per il buon ricordo lasciato dal padre, il 28 marzo 1927 Luciano Zoccoli veniva nominato Guardia d'Onore al monumento ai caduti e al viale della Rimembranza. Il diploma è firmato dall'insegnante Maria Andreini, dal sottosegretario onorevole Emilio Bodrero per conto del ministro della Pubblica Istruzione e dal preside del Ginnasio "Mazzatinti" professor Bernardino Fronzaroli. Luciano fu balilla, avanguardista e ottimo studente. Il 27 gennaio 1929 declamò la "Madonnina del Grappa" al teatro comunale in occasione della commemorazione del generale Cadorna; nel 1930 vinse il "Premio Morganti" ex-aequo con Ubaldo Prosperetti e, all'inaugurazione dell'anno scolastico 1930-1931, pronunciò il giuramento dello studente. Purtroppo una tragica sorte si abbattè anche sull'ultimo degli Zoccoli. Di ritorno dalle gare sciistiche di Norcia, per una appendicite non diagnosticata in tempo, Luciano si ammalava gravemente. Operato d'urgenza morì il 10 marzo 1933.

I L CARTEGGIO

Tutti i documenti del carteggio, quando non specificato, provengono dall'Archivio Cece.

I documenti che seguono sono divisibili in quattro parti:

Maggior interesse rivestono naturalmente la prima e l'ultima serie di documenti.

Le cartoline in franchigia sono indirizzate essenzialmente da Brando alle tre cognate, Ernesta, Lina e Maria, sorelle della moglie Laura. In esse grande e più volte ripetuto è il desiderio di Brando di poter rivedere suo figlio e altrettanto disperata appare la condizione di attesa della preoccupatissima consorte. Nell'epistolario sono del tutto assenti i riferimenti, anche indiretti, alla situazione più strettamente militare; solo in quelle di agosto chiari sono i riferimenti all'imminente undicesima battaglia dell'Isonzo. Il carteggio, invece, riguarda l'attività di Laura Zoccoli per il recupero della salma di Brando che verrà individuata, esumata e trasferita poi a Gubbio nell'agosto del 1923. Il carteggio si conclude con la nota di spesa del ricordo marmoreo che ancora segna la sepoltura di Ildebrando Zoccoli nel civico cimitero eugubino.

1916, luglio 18
Brando da Lodi a Lina Spinaci Lina Spinaci, a Gubbio.
Cara Linuccia mia, voglio scriverti anche a te direttamente, solo perchè voglio anch'io risposta diretta. Ma possibile che non ti sia ancora riuscito di mandar via quella Gubbiaccia infame? Va a finire che io torno a casa. che la guerra è finita e tu sei ancora li. Su, su! Ora mi pare che sia un po' di fiacca! Sveglia! Sveglia! Dicono fra noi in gergo militare. Tanto più che puoi andare dai miei. Non ti dico che staresti bene "in casa" ma a Pisa, per la vicinanza del mare , per il clima mite, per l'aria nuova e dolce rifioriresti in un momento. Dopo se finisce la guerra vieni con noi. Dimmene presto su. Va bene? E Lauretta ti tiene compagnia! Tienimela sollevata tu che hai sempre spirito per dieci. Mandami un rigo e voglim i bene.
Tuo aff. Brando.
Bacioni grossi a Lauretta mia.
Ringraziamenti all'Ernestina.
 
1916, luglio 27
Brando da Lodi a Lina Spinaci a Gubbio.
Cara Lina,
Io arriverò forse a Gubbio o martedì o mercoledì, se il Colonnello non cambierà di parere. Guarda che non voglio più sentir parlare di febbri, di dolori, nulla, nulla. La cognatina mia deve star tanto bene e deve guarire subito subito. Un salutone. E dà un bacio a Lauretta per me.
Brando Saluti all'Ernesta e alla Maria. A rivederci.
 
1916, settembre 9
Brando da Lodi a Lina Spinaci a Pisa. Cara Lina,
Ho ricevuto la tua cartolina e l'illustrata da Marina. Godo che tu stia bene e ti auguro non solo di entrar presto nel periodo di guarigione, ma anche di divertirti molto. Io ... la sai: aspetto di andare al corso per essere Ufficiale e per andare al fronte. Son cose normali adesso e bisognava che toccasse anche a me. Salutami Maria e tutti i miei.
Tuo affezionatissimo Brando
Ricordati sempre di fare quello che ti ha consigliato il medico.
 
1916, ottobre 15 (sera)
Brando da Caserta a Lina, Ernesta e Maria Spinaci a Gubbio.
Cara Maria,
Prima di tutto i miei saluti a te, alla Lina ed all'Ernesta: a questa ultima gli specialissimi ringraziamenti miei per quanto ha fatto per Lalletta mia. Non so se Laura ti ha detto quello che voglio da te: guarda che non devi far complimenti, perchè io so che tu hai una gran cuore, ma che tante volte il cuore solo non basta. Quindi fammi il favore di un po' di sincerità: Laura stessa mi riferirà quanto tu le avrai detto. E Luciano caruccio? Io spero che voi gli vorrete bene nella mia assenza: anzi in questa sicurezza quasi quasi vi pregherei di non avvezzarmelo troppo male. Ancora mille saluti a tutte voi: vogliatemi bene, come ve ne voglio io, e vedete che non è poco. Se non fosse altro per tutta la riconoscenza che vi debbo. Tenetemi allegra la Laura nei momenti immancabili di tristezza. La Lina si abbia ancor riguardo e mi stia sempre bene. L'Ernesta come va col suo piede? Con tutti i guai, quello almeno dovrebbe cessare.
A rivederci, sorelline mie, e abbiatevi l'immutabile affetto del vostro affezionatissimo Brando.
 
1916, ottobre 16
Brando da Caserta a Lina Spinaci a Gubbio.
Alla cara cognatina i miei migliori auguri .. quanti ne merita, e ne desidera per lei l'affetto mio.
Brando
 
1916, novembre 1
Brando da Caserta a Lina Spinaci a Gubbio.
Cara Linuccia,
Grazie della tua lettera, che mi giunse infinitamente gradita, perchè mi ha detto chiaramente che stavi meglio. Brava! Devi sempre sentirti bene: devi nutrirti: farti tanto forte, perchè così solo potrai godere anche tu un po' di pace e un po' di quelle gioie, che ora sarebbe un po' ora si ricordassero anche di te. Di quello che mi dici di Luciano, figurati tu quanto sono stato felice. Beate voi altre, che potete vederlo quell'angioletto mio, che potete baciarlo quando volete, che potete insomma far tutto quanto è negato al suo babbo: Beate voi! Io, suo padre, non ho avuto neppure la fortuna di conoscerlo e non so ancora, se ci penso, a come ho fatto a mantenermi ancora sano di mente. Ma sai che i primi giorni mi pareva quasi d'impazzire? Ora è passato per fortuna . Dunque è tanto carino? Lo credo, lo credo bene: capirai con una mammina come la sua, con una mammina che è un amore, come poteva essere il contrario? Ma io sono sicuro anche di un'altra cosa: che proprio per la sua mamma verrà anche tanto buono. ... a meno che le signore ... zie non me lo vizino troppo! E tu dunque gli vuoi bene? Io son felice di questo, come del bene che scrivono volergli l'Ernesta e la Maria: son felice, perchè almeno così lo so in buone mani. Perchè io dovrò stare ancora tanto lontano, sai. Voi alla Laura queste cose non le dovete dire: ma la guerra non finirà neppure quest'altro anno. Ora siccome io in primavera al massimo sarò lassù, bisogna che me la teniate preparata ad ogni guaio. Io spero di ritornare sano e salvo: ma le malattie, le ferite, le mutilazioni, le morti son di questa guerra proprio l'intimo essere. E bisogna essere pronti a tutto non ti pare? Quindi per me, io non so che parole usare per ringraziarvi. Come diavolo dovrei fare, se oltre tutto non avessi in buone mani Laura e Luciano? Quindi grazie: raccomandarveli io credo sia affatto superfluo. Ringrazia anche l'Ernesta delle buone parole che ha aggiunto di suo pugno: ringrazia la Maria di tutte le attenzioni per Lauretta. Io vi sarò eternamente riconoscente e cercherò di dimostrarvela in qualche modo al mio ritorno. Di mamma son contento che vi abbia trattato bene. Essa torna a Giovinazzo: Giovanni invece verrà a trovarvi e speriamo che possa restare istitutore a Perugia. Quando lo vedrete, perchè verrà a veder certamente Luciano, salutatelo anche per me. Così estenderete i miei saluti agli Scassellati a Perugia, a Peppe, a Giulio a tutti: ai Ticchioni. Specie a Mario, cui non auguro di dover subire tanto presto le sorte di tutti gli aspiranti di qui, che domani partono per il fronte: alla zia Candida, allo zio Lello ... a tutti. Tu porgi i ringraziamenti e i miei saluti a tutti quelli che si ricordano di me: a Papà e al Nono un bacione per uno. Alla cara Ernesta grazie delle sue parole e buoni auguri: alla Maria grazie e affettuosi saluti. Care cognatine mie, ricordatevi che vi voglio tanto bene: che vi ricordo spesso nelle mie lettere a Laura, che vi sono infinitamente grato a riconoscente. Baciami Laura mia: tienimela allegra sempre e confortala come puoi. Baciami 10 volte Luciano da parte del papà. r Tu abbiti il mio affetto vivissimo e sincero con l'Ernesta e la Maria.
Vostro Brando.
 
1916, novembre 5
Brando da Caserta a Lina, Ernesta e Maria Spinaci a Gubbio. Affettuosamente contraccambio.
Vostro Brando.
Un bacio a Luciano e Lauretta.
 
1917, marzo 1
Brando da Pozzuoli alle sorelle Spinaci a Gubbio
III tappa - Al Campo.
Affettuosamente
Brando
 
1917, marzo 2
Brando dal Vomero alle sorelle Spinaci a Gubbio.
III Tappa - Al Vomero.
Saluti a tutti.
Brando e Lauretta
(Fu in questa circostanza che Brando conobbe suo figlio Luciano. Non lo rivide mai più)
1917, marzo 3
Brando dal Vomero alle sorelle Spinaci a Gubbio.
In gita invio cari pensieri.
Brando
 
1917, marzo 10
Diploma ricordo.
1° CORSO ALLIEVI UFFICIALI DI COMPLEMENTO - CASERTA -
OTTOBRE XVI - MARZO XVII -
AL CAPITANO
ALFONZO EYDALIN
CITTADINO E SOLDATO DI VIRTV' PRECLARE
SAGACE ECCITATORE CON PATERNA CVRA L'ANIMO NOSTRO
EDVCO' ALLA RELIGIONE DEL DOVERE E DELLA PATRIA
GLI ALLIEVI DELLA IX COMPAGNIA DEVOTAMENTE OFFRONO
(Segue in ordine alfabetico la firma dei 71 allievi. Ultimo di essi è Ildebrando Zoccoli)
 
1917, marzo 29
Brando da Padova al dottor Rodolfo Spinaci a Gubbio.
Bacioni a lei, al Nonno, Saluti alle cognate care, sperando di [...] presto insieme.
Brando
 
1917, marzo 30
Brando da Cittadella alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Affettuosissime cose a tutte, al Nonno caro, a Papà.
Vostro Brando
 
1917, aprile ( Tranne le cartoline del 31 maggio e del 12 luglio 1917, tutte le altre che seguono sono in franchigia dal fronte.) (Pasqua)
Brando( Ilebrando Zoccoli, aspirante ufficiale dopo il corso di Caserta, era stato assegnato alla 4a compagnia. I battaglione del 129° reggimento fanteria (brigata Perugia) schierata alle pendici dell'Altopiano dei Sette Comuni) da Rossano a Maria Spinaci a Gubbio.
Grazie infinite di tutto quello che farai per Lauretta e Luciano mio. Auguri a tutti di casa, al Nonno, a Papà, allo zio Lello.
Io vi penso tutti e vi voglio bene.
Vostro affettuosissimo Brando
 
1917, aprile (Pasqua)
Brando da Rossano a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Tanti affettuosissimi auguri per le prossime feste di Pasqua. Sono felice di essere ancora qui tranquillo. Baciami Lauretta e Luciano. Saluti al caro nonnino ed a papà.
Ancora auguri tanti dal tuo
affettuosissimo Brando.
 
1917, aprile (Pasqua)
Brando da Rossano a Lina Spinaci.
Tanti affettuosi auguri anche a te, Linuccia cara. Dà tanti baci per me a Lallù e Luciano: di loro che sto bene e che li adoro. Affettuosamente
Brando
 
1917, aprile 9
Brando dalla zona di guerra alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Grazie degli auguri. Ve li contraccambio di vero amore, con altrettanti di lunga vita, di gioia e prosperità costante. Sto bene e .. vivo. Baciatemi Lauretta e Luciano miei: nessuna maniera migliore per mostrarmi il vostro bene sul serio, ci sarà di quella di volerlo a loro "tanto" e di supplirmi in tutto ciò di cui possono aver bisogno. Ma di voi sono sicuro: perciò vi saluto, sorelline mie care, e vi bacio tutt'e tre.
Vostro affettuosissimo Brando.
 
1917, aprile 21
24 Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Cara Maria, grazie della lettera tua e di tutte le belle cose che mi dici. Godo nel sentire che state bene: godo che nel vedere che mi volete molto bene. Io vivo discretamente: si lavora ma con la "ghirba" al sicuro, tu capisci che ogni cosa va bene. Salutatemi le Massi, le Cenci, le Fabiani: di loro tante cose da parte mia: del resto se non sbaglio io ho scritto a tutte loro. Continua a volermi bene: ma più che a me, cui basta solo una tua preghiera, pensa per Lallù e Luciano mio. Ne sono sicuro già: e questo mi rende la vita più sopportabile.
Grazie ancora: tutte le cose più affettuose dal tuo Brando.
 
1917, aprile 22
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
R.V.
Cara Maria, anche oggi notizie buone: siamo sempre qui in attesa. E voi come state? Io non ti parlo neppure della Laura: so che è a letto, ma so pure che con le vostre premure e le vostre cure affettuose presto risarà come prima. Grazie anzi di tutto. Per la tua lettera, non so come dirvi che l'ho gradita assai. Il sapere che mi volete bene, mi conforta: e mi confortano pure notizie da parte di quelli che mi stanno molto a cuore. Restituisci i saluti alle Massi ed alla signora Fabiani: continua a voler bene ai miei cari che te ne sarò riconoscente per la vita.
Affettuosamente tuo Brando.
 
1917, aprile 22
Brando dalla z. d. g. a Lina Spinaci a Gubbio.
Grazie della tua lettera: grazie del bene che voi a Luciano e Lauretta. Continua così: tu non puoi credere quanto te ne sia grato e quanto vorrei ricompensarti.
Scrivimi. Consola Lauretta: dille che io sto bene, che in salute ci ho guadagnato assai. Sono così ingrassato che presto dovrò tralasciare la divisa scura, che è troppo stretta. Meglio devo stare? Piuttosto lei cerchi di guarire. Saluti a tutti quelli che si ricordano di me. Tu voglimi sempre lo stesso bene come fa il tuo
Affettuosissimo Brando
R.V.
 
1917, aprile 22
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Grazie di quanto mi dici nella tua lettera: ma grazie soprattutto di quello che fai e hai fatto per Lauretta quando è stata poco bene. Lauretta vi deve essere riconoscente: ma io ho aumentato il bene che vi voglio a tutte e specialmente a te. Brava Ernesta! Vedrai che presto ritorneremo tutti quanti a casina e allora vorrò bene dimostrarti la mia gratitudine. Siamo d'accordo?.. E tienimi allegra la Laura: confortala come sai fare tu: tanto speriamo che Iddio presto ci consoli tutti quanti.
Ti voglio tanto bene e sono con affetto il tuo
affettuosissimo Brando.
R.V.
 
1917, maggio 3
Brando dalla z. d. g. alle signorine Spinaci a Gubbio.
Care cognatine mie, un salutino anche a voi oggi. Sto bene: vivo allegro, tanto più che so che Laura e Luciano stanno in salute e li ho affidati in ottime mani. Tenetemeli bene, che un giorno vorrò ricompensarvi meglio che potrò
Saluti alla sora Nenuccia F., alla signorina Cecchini, alle Massi, a tutti coloro che si ricordano di me.
Abbiatevi tutto l'affetto mio fraterno.
Brando Vostro
 
1917, maggio 3
Brando dalla z. d. g. alla famiglia Spinaci a Gubbio.
A Lucianino ed al Nonnino, cari. Un "bicino" del papà anche al caro pupetto suo. La raccomandazione di star buono è superflua, perchè i "rapporti" della mamma son buoni. Bravo cocco mio! Al Nonno un bacione forte forte. Speriamo che l'augurio si avveri e che per agosto possa abbracciarvi tutti quanti davvero.
Il vostro Brando.
 
1917, maggio 7
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Affettuosi saluti e care cose a tutti sempre. E tu, perchè non scrivi? Sei una pigrona, ecco il perch\è: è vero, che è così?
Quando parli con la Cecchini - e sarà oggi credo - ringraziala per me del pensiero gentilissimo. Saluti alla sora Nena: ringrazia anche lei della sua cartolina. Le risponderò presto. Io .. sto bene.
Affettuosamente
Brando
 
1917, maggio 9
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Grazie della tua lettera: mi fa tanto piacere, quando scrivi, perchè le notizie tue son di persone troppo care. Dammene sempre e parlami di quei due tesori, che vi ho affidato: parlami tanto e parla anche a loro, consolandoli come puoi. Anche tu ringrazia la Cecchini, e con essa il suo fidanzato. Le fotografie sono sempre una grande consolazione. Queste ultime mi hanno fatto guarire da una malattia. Ora sto bene: vivo solo con troppo, troppo ardente desiderio dei miei e della mia famiglia. Quando sarà? Quando sarà? E sarà anche? Perchè la primavera che avanza porta come un serpente, il veleno in seno: è verde, bella, fiorita odorosa e semina stragi. Speriamo ad ogni modo in Dio. E tu? sempre così, sempre soletta: quando ti decidi? Guardati da S. Antonio, perchè è un santo che fa le grazie solo per chi si aiuta. Ti voglio tanto bene anch'io. Bacia per me Luciano e Laura.
Brando
 
1917, maggio
Brando dalla z. d. g. a Rodolfo Spinaci a Gubbio.
Caro Papà,
Notizie mie buone: di salute ottima, come sempre. E lei? Non mi faccia mancare sue nuove. E Lauretta? E Luciano? Io voglio due righe da lei, che mi dicano la verità . Ho fatto un corso mitraglieri: spero di andar presto in qualche sezione pesante o leggera. Notizie nuove non ne ho: siamo in attesa, e nel contempo lavoriamo a più non posso a corroborar la mente e il corpo per l'urto finale.
Saluti a tutti quanti. Mi voglia bene come gliene vuole il suo affettuosissimo Brando.
 
1917, maggio 13.
Brando dalla z. d. g. a Lina e Maria Spinaci a Gubbio. Grazie affettuose: tanti carissimi saluti a tutti di casa, al Nonno, a Papà, a tutte voi, mie care, a quelli che mi ricordano.
Brando vostro.
Date un bacio a Lalla e Luciano.
 
1917, maggio 15
Brando dalla z. d. g. a Rodolfo Spinaci a Gubbio.
Caro Papà, un salutino affettuoso anche a lei. Presto le scriverò da una nuova residenza perchè ci spostiamo: forse anche da altro reggimento e brigata. Speriamo il cambio sia in meglio, non è vero? Ha visto Gambini? Le ha portato i miei saluti?.. Le ho mandato anche il padre di un certo Fumanti che dice di conoscerla tanto: è attendente del medico del Battaglione. A presto e spero in buone notizie. Dia un bacio al Nonno nostro carissimo. Un abbraccio di cuore.
Brando
 
1917, maggio 16
Brando dalla z. d. g. a Lina Spinaci a Gubbio
Cara Lina, anche per te una cartolina, e per ringraziarti ancora della tua lettera e delle tue parole affettuose. Devi sempre voler bene a Lauretta e Luciano: devi volerglielo pure per me. E tu che sei tanto vicina alla mogliettina mia e un po' anche la confidente, cerca di tenerla sempre sollevata, di dirle tante cose che la consolino. Io sto bene. Sto dimagrendo per il caldo, che è proprio eccessivo, tanto che non ho più nessuna maglia e sudo come una bestia. La fatica, il sole, la polvere sono i nemici più terribili di questa stagione e di questi luoghi [...] ed infuocati. E speriamo che il cambiamento sia migliore, non ti pare? Così scrivimi pure quando puoi: raccontami di Gubbio della vostra vita, fa tanto bene quando si è lontani! Dà bacetti a Lullo: i miei saluti a Lalla. Tu continua a volermi bene: tu lo sai, sorellina mia, che io contraccambio tutte voi di tutto cuore. Sempre fraternamente e affettuosamente Brando.
 
1917, maggio 16
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernestina, non so come ringraziati della tua lettera tanto affettuosa. Ti basti il bene che io porto a tutte voialtri e a te in special modo e il desiderio che io ho di essere presto a casa, anche per voi. Tutto quello che mi dici di Luciano mi consola assai. Figurati che consolazione, che amore dovrà essere! Ed io sono felice, perchè sento che Iddio vuol con quel mezzo colmare il vuoto della mia assenza. Ed è per questo appunto che ti voglio bene: perchè so che la vostra tenerezza per i miei tesori è raddoppiata, non e vero? E perciò grazie, tante, infinite. Lauretta non vuole uscire? Bisogna un po' compatirla: se ne ha poca voglia quando si è come lei. Ad ogni modo le scriverò che vi dia retta anche un pochino e che lo faccia almeno per Lucianino. Voi tenetemela tanto bene: cercate di tenerla sollevata, di mandarle via i cattivi pensieri. Iddio c'è per tutti e deve abbandonare proprio noi? Voglio poi che tu mi scriva se Lauretta si è fatta il suo vestitino nuovo, le scarpe, il cappello perchè quello è anche un mezzo come un altro di incoraggiala ad uscire. Ed a Luciano che cos a potrei mandare? Se vado verso Cittadella potrei pure fare qualche scappatina e comprare qualche cosetta. E quando avrò nuove notizie vi scriverò ancora. Ora avverrà un piccolo spostamento: speriamo tutto vada bene. E grazie ancora di tutto: siimi sempre buona così. Ora va da Laura e dalle per me un bacione grosso: a Luciano dà tutti i baci che vuoi, ma ricordati che è un maschio e che pur essendo zia non devi poi comprometterti.
Sempre affettuosamente tuo
Brando
 
1917, maggio 16
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Cara Maria, grazie della tua letterina. Io ti ho già risposto, ma aggiungo altre due parole oggi che ho del tempo. Dunque siete tutte pazze per Luciano. Ma vedrete quello che sarà fra quattro o cinque mesi! Perchè i bambini più vanno in su, e più diventano carini. Però non me lo viziate, per carità: perchè quando tornerà , non voglio dover poi metter dei freni. E Lauretta sta bene: dille che stia allegra, che esca un pochino con Luciano suo e con voi, e che non si faccia abbattere dai cattivi pensieri. Tutto si accomoderà : abbiamo passati altri momenti burrascosi e poi tutto è finito: sarà anche questa volta. Saluta tutti quelli che chiedono di me: in particolar modo i Fabiani ed i Massi. Guarda se per S. Ubaldo esce l'Ingino: compralo se ci sono due parole mie e mandalo che i soldati lo vogliono leggere ( Ne "L'Ingino" n. 8 del 15 maggio 1917 comparve, appunto, la nota lettera scritta da Brando Zoccoli e citata anche nel testo. Si riporta comunque per intero: Dalle "rocche del Trentino espugnate" inviamo a te, caro giornaletto, il saluto nostro augurale. Sono qui coi miei soldati di Gubbio: e mai in questo fiorir di primavera meraviglioso e dolce trionfare del maggio, abbiamo sentito tutti insieme la più grande delle meraviglie, il più vivo e dilaniante dei desideri. Si sta sempre male, quando si è lontani dal domestico focolare e dagli affetti più sacri: si sta sempre in orgasmo, quando si è davanti al pericolo che urge dappresso o sotto l'uragano di fuoco che imperversa sopra la nostra testa in fiamme: ma ... giammai, giammai melanconia più acuta ci ha invasi come ora, qui ... fra l'odor fresco e veemente degli alberi in fiore, fra il profumo nostalgico che ci mandan già le ginestre dai monti ... tanto gialle... tanto gialle... e "tanto" uguali a quello del nostro diletto monte, laggiù!!!... Anche noi vorremmo ... oh, quanto! Essere a festeggiare con voi la primavera, il maggio, i ... "Ceri" nostri, ... S. Ubaldo nostro! E come vi accompagna tutto il nostro pensiero memore, il nostro mormorio notturno, il nostro sospiro sommesso ... mentre qui siam pronti all'aspra fatica del dovere. Lo leggo sulla faccia dei miei cari figliuoli... lo leggo nel loro viso abbronzato... negli occhi loro, che si fanno lucidi. E tu, o caro (Ingino) , va nelle case nostre, tu che lo puoi, nei nostri focolari, siedi a mensa coi nostri cari nel gran giorno: dì, racconta a tutti questo nostro desiderio santo: Ma dì pure che le vigili scolte di Gubbio qui sui confini d'Italia non tremano e non verranno mai meno alla fiducia che in loro ripone il caro paese natio: dì pure che nel tenue e breve riposo, le armi si affilano, i cuori si rinfrancano, e si preparano per loro gli ultimi e più belli ardimenti: dì pure che questa è l'ultima fatica che resta, perchè la vittoria ed il ritorno glorioso ci attendono. E..."allora" ... allora tornerà il maggio adorato... torneranno i "Ceri"... torneranno le ginestre gialle sul "colle eletto": tutti insieme, noi e loro, canteremo l'osanna al nostro "Ubaldo Santo" che ci avrà restituiti alle famiglie nostre trepidanti. E porta, te ne preghiamo, alle nostre spose adorate, ai nostri cari figlioletti le nostre benedizioni e il nostro affetto: ai parenti tutti, alle madri ai padri, sorelle e fidanzate il saluto affettuoso mio e dei miei bravi soldati. A "presto" rivederci... ed ... evviva la nostra Gubbio, carissima e lontana!
S. Tenente Ildebrando Zoccoli - Cap. Magg. Alessio Martini di Goregge - Soldati: Gioacchino Ficoncini [attendente di Brando] di Nogna - Anselmo Biccheri di Loreto - Vincenzo Panfili di Gubbio - Nazzareno Sebastiani di Semonte - Giuseppe Passeri di Padule - Giuseppe Gambini di Gubbio - Ottavio Fioriti di Carbonesca - Giuseppe Vagni di Loreto - Ubaldo Cecchetti di Pisciano - Domenico Lepri di Burano - Virgilio Merli di Loreto - Salvatore Gostinelli di Padule - Pietro Urbani di Nogna - Giuseppe Fumanti di Gubbio - Raffaele Petrini di Torre - Luigi Garofoli di Torre - Giuseppe Pastorelli di Gubbio. Tutti del 129 Fant. I Battaglione.)
. E saluta tutti: dà un po' di bacetti ai miei tesorini cari. Per me sto benino: ora siamo di partenza e siamo per questo un po' in pensiero. Ma speriamo che Iddio ci assista sempre.
Ti voglio bene: credimi sempre affettuosissimo Brando.
 
1917, maggio 24
Brando dalla z. d. g. a Rodolfo Spinaci a Gubbio.
Come vede, caro papà, ho cambiato Reggimento( Brando fu trasferito alla neocostituita brigata Caserta e, precisamente, alla 5a compagnia del II° battaglione del 268° reggimento.) e giacchè ho cominciato bene, speriamo che seguiti meglio. Di salute ottimamente. Siamo in un periodo di vero riposo: non quello di prima che era un po' tormentoso. Quindi non c'è' altro da augurarci che duri e che Iddio ci protegga. Faccia i miei saluti a tutti di casa: mi voglia bene. Bacioni a Laura e Luciano ed a Lei ed al Nonno un abbraccio di cuore.
Affettuosamente Brando.
 
1917, maggio 29
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Cara Maria, come va? Io sto benino ed ora poi, dopo quel po' po' di pericolo passato, anche se stessi peggio mi reputerei un signore. Laura avrà detto tutto, per il nuovo reggimento: ed io non ve ne parlo nemmeno. E Luciano? So che si sta facendo intelligente e bravino: io sono felice, almeno quella povera mammina sua trova in lui tanta consolazione. E Lauretta? Guarda che non faccia sacrifici: e falle mettere la robetta nuova che si è comprata ed il vestito nuovo che le porteranno. Voglio che esca: Dio mio, non è un peccato lo star a casa, ma per lei a Luciano un po' di moto è salutare. Ora il piccolo può già mangiare: aiutatelo subito a cercare di sollevare il mio tesoruccio. Sollevatela anche moralmente: le cose vanno bene e se in Russia si muoveranno può essere che la guerra quest'anno finisca davvero.
Saluti a tutti: bacia per me Lallù e Lucianino.
Cedimi affettuosamente il tuo Brando.
 
1917, maggio 29
Brando dalla z. d. g. a Rodolfo Spinaci a Gubbio.
Un abbraccio ed un bacione di cuore. Laura le avrà detto del mio cambiamento di reggimento. E' stata una vera fortuna. Sto bene: di salute poi ottimamente. E lei? Lo auguro con tutto il desiderio ad entrambi, lei ed il caro Nonno, a cui darò tanti Saluti. Baci a Laura e Luciano.
Mi creda suo affettuosissimo Brando.
1917, maggio 30
Brando dalla z. d. g. a Lina Spinaci a Gubbio.
Cara Linuccia, come stai? Io sto benone, specie dopo la scomparsa del pericolo imminente. Laura spero vi avrà detto la mia storia, ormai vecchia. Ma tu, tu, scrivimi di te e della vostra vita. Mi fa tanto piacere, se sapessi! E' l'unica consolazione che si può' avere qui, quella di sapere che i nostri cari stanno bene. E i Ceri? Grami qu est'anno, ma speriamo che l'anno venturo siano fatti nella pace e nella gioia generale. E Luciano? Gli vuoi bene? Ti piace? Caro pupetto mio! Dagli tanti bacini per me, e uno a Laura, tanto tu di questi incarichi non te ne adonti. Scrivimi presto: e parliamo pure delle amiche e degli amici comuni.
Affettuosamente tuo Brando.
 
1917, maggio 31
Brando dalla z. d. g. a Ernesta Spinaci a Gubbio. Cara Ernesta mia, hai sentito che fortunetta? E non è piccola, te lo giuro, perchè il soldato Tronchetti arrivato stamane qui, ha lasciato il reggimento che stava andando all'assalto. Te lo figuri? Io invece, qui! Siamo in villeggiatura quasi... Non ti pare che ci sia proprio da ringraziare il cielo? E preghiamo ancor tutti: pregate voi, che siete buone e che mi volete bene. E tu, come va? Sei più allegra? La tua ultima era un po' mestina, povera Ernesta: ma vedrai, vedrai che un giorno saremo più felici tutti quanti. Grazie del bene che vuoi a Lucianino: è diventato un amore, è vero? Laura so che se lo mangia dai baci ed io non posso dargliene uno solo. Oh se non finisce! Credi che c'è da piangere alle volte e c'è da invidiare che non è più! Che Iddio mi protegga questo si almeno per quelle due creaturette mie. Baciale tanto. Tu, scrivi, vogli bene ai miei cari e un po' anche a me, comunque esso sia.
Io te ne voglio tanto, fraternamente. Brando.
 
1917, maggio 31
Brando da Cittadella alle sorelle Spinaci.
Affettuosamente
Brando
1917, giugno 16
Brando dalla z. d. g. alle signorine Spinaci.
Care Cognatine.
Non mi avete scritto più: come va? Laura mi aveva annunziata una vostra lettera, ma io l'ho attesa invano. Qui spira un'aria di polvere che innamora. Però io sto bene. Lo zio Lello è venuto a Gubbio? Mi ha scritto che veniva. Se non l'ha fatto ancora, quando viene, salutatelo. Salutatemi e ringraziatemi pure tanto il Nonno e Papà. Dite a chi domanda di me, che io sto bene: nel Trentino ora non si vive troppo calmi, ma speriamo tutti in Dio.
Baci a Laura e Luciano.
Credetemi tutte fraternamente il vostro Brando.
1917, giugno 18
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Cara Maria
Grazie della tua lettera: mi ha fatto molto piacere. Se avessi tempo vorrei risponderti a lungo: ma ho un sacco di cose da fare, ed il tempo mi vola nelle mani. Sto bene: non si sa dove diavolo hanno intenzione di mandarci. Speriamo bene, per tutti e per me. Baciami Lucianino e Laura: dille che non si rattristi e che abbia sempre la stessa fiducia.
Affettuosamente sempre Brando
1917, giugno 18 (Partendo)
Brando dalla z. d. g. a Rodolfo Spinaci a Gubbio.
Caro Papà
Un affettuoso saluto anche a Lei. Ho tanto poco tempo, che non posso prolungarmi di più: ma le basti l'assicurazione del mio grande affetto. Mi benedica
Suo affettuosissimo Brando
 
1917, giugno 22
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Sto benissimo. Affettuosi e cari saluti a tutti. Partecipatene anche alla famiglia Massi, anche alla famiglia Cenci, a tutti quelli che mi ricordano e mi domandano. Assicurate tutti della mia buona salute e dell'ottimo animo mio.
Affettuose cose fraterne.
Vostro Brando.
 
1917, giugno 22
Brando dalla z. d. g. a Rodolfo Spinaci a Gubbio.
Caro papà
Dice il Trovatore: "Ai nostri monti ..." con quello che segue. Noi possiamo dire al presente il contrario. Stia allegro e tolga da ogni pensiero tutti quanti. Mi baci Luciano, il Nonno, Lauretta mia: saluti le cognatine. Sto bene: stanco, ma non "domo"( Brando allude chiaramente al motto della brigata Perugia, suo vecchio repato: "Logori ma indomiti". Queste parole sono contenute nel bollettino di guerra n. 177 del 19 novembre 1915 in cui si elogia il valoroso comportamento del 129° fanteria durante una superba azione alle pendici del M. San Michele). Quanto cammineremo? Tante cose affettuose: tanti bacioni a tutti
Cordialmente
Brando
 
1917, luglio 1
Brando dalla z. d. g. a Lina Spinaci a Gubbio.
Cara Lina,
Anche a te mille ringraziamenti per il ricordo affettuoso che hai di me. Vedi però che anch'io vi contraccambio : non vedo l'ora di essere a casa per dimostrarvelo come meglio potrò. Ora le cose per noi vanno abbastanza bene: così andassero sempre. E voi pure ne avete sommo merito, perchè pregate tanto e le vostre preghiere sono bene accolte ed esaudite. E Luciano? Io comprendo quanto sia il vostro bene per lui, perchè con un tesoro a quel modo, che non si sentirebbe commuovere? E tutti fate a gara a raccontarmi meraviglie, beate voi, che lo avete, che lo vedete e che lo baciate!! A me non resta altro che leggere, pensare e sognare. Ma verrà anche il tempo mio. E Laura? Io son sicuro che tu la consolerai sempre: io sono certo che nel vostro affetto troverà lenimento alle sue tristezze. Povera cara mia! Ma il cuor mi dice che la rivedrò presto.. presto: il cuor mi dice che saremo presto consolati. E tu diglielo questo convincimento mio, diglielo. Basta aver fede.
Affettuosi saluti e care cose a tutti. A te Linuccia il mio affetto e la mia riconoscenza.
Affettuosamente
Brando
Bacioni a Luciano e Lauretta miei.
 
1917, luglio 1
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernesta,
Le notizie vostre mi giungono assai gradire. Grazie di quanto fate per Lauretta e per Luciano. Tu poi devi avere i miei speciali ringraziamenti perchè le tue lettere sono piene di affetto e di tenerezza. Guarda che io li contraccambio col cuore tutto: ti voglio bene come ad una sorella mia. Grazie degli auguri: speriamo presto di finirla davvero: allora risaremo tutti a casa assieme, ricominceremo la nostra vita d'un tempo e vedrai che felicità sarà per tutti! Cerca di sollevar Lauretta. Faccio bene a mandarla a divagarsi un poco? Perchè cambiando ambiente almeno è altra cosa. Bacia Luciano per me: che tesoro dev'essere. Voi lo so che gli volete tanto bene! E ciò mi fa felice. Sta contenta anche tu: io finora sto bene. Continua le tue preghiere, perchè sei buona e sarai esaudita.
Credimi sempre fraternamente tuo Brando.
Bacioni a Laura mia.
1917, luglio 2
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Cara Maria,
Grazie della tua lettera: non puoi credere quanto mi sia caro leggere vostri scritti. Ora sono contento: il riposo dura. Forse ripartiremo, ma per più giù ancora. Capisci che ormai le partenze non ci fanno più impressione. In qualunque parte del mondo si va, in qualunque parte del fronte, se è destino è destino, senno' si ritorna. Speriamo in Dio, e che S. Ubaldo ci guardi. Di a Laura che spedisca presto il berrettino, glielo dici? E tu sta allegra: "per ora" siamo a cavallo. Ringrazia la Signora Nena: ho scritto a lei pure oggi. Saluta tutti gli amici, le amiche: saluta Ettore Aio'. Bacia per me Lauretta e Luciano miei. Sono sempre con voi con l'affetto, il pensiero ed il desiderio. Credimi sempre il tuo affettuosissimo
Brando
 
1917, luglio 12
Brando a Lina Spinaci a Gubbio.
Cara Lina, ti ringrazio della tua letterina affettuosa e ti restituisco centuplicati i saluti. Grazie anche di tutto il bene che dimostri ai miei cari: dà loro un bacione ad entrambi per me. Saluta tutti i nostri conoscenti. Saluta la zia Candida, il Nonno, Papà, la Sora Nena, la Fabiani, tutti insomma. Scrivimi quando puoi e dammi sempre buone notizie. Credimi.
Affezionatissimo Brando
1917, luglio 14
Brando dalla z. d. g. a Giovanni Spinaci (Giovanni Spinaci, padre di Rodolfo.) a Gubbio.
Un bacio affettuoso anche a Lei ed a Papà. So che le dispiace che parta Luciano: lo credo, ma spero di riportarlo presto a Gubbio io stesso, così tutti insieme riuniti saremo tanto, tanto contenti. Va bene? Io sto bene. Speriamo che e per la salute .. e per il resto vada sempre così.
Mi voglia sempre bene e si abbia un caro bacio affettuoso.
Suo Ildebrando
 
1917, luglio 14
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernestina,
La tua lettera mi ha fatto sommo piacere. Ieri ho fatto impostare in Italia una cartolina che spero avrai ricevuto. Ad ogni modo ti ringrazio anche qui del tuo gentile pensiero e del tuo affetto. Non temere che farò quanto mi dici. So bene quali sono i miei doveri. Ma ormai c'è il destino che vale soprattutto a oltre il destino non c'è che il Signore. Qui dove siamo ora vi sono tutti i guai accumulati insieme. Non c'è che sperare. Prega ancora perciò e tanto: se non altro perchè Iddio salvi l'anima mia. Si dice che "bisogna essere pronti" ed io sono pronto a tutto. Ma speriamo: tante volte le fortune capitano quando meno si crede. Baciami Laura. Dille che stia sollevata: è sciocco pensare, quando se ne può fare a meno.
Credimi fraternamente il tuo affezionato Brando.
Da' 10 bacini a Lucio per me.
1917, luglio 15
Brando dalla z. d. g. a Lina e Maria Spinaci a Gubbio.
Cocchine mie, grazie anche a voi dei vostri pensieri gentili. La Lina ora poi si è fatta addirittura una "scrittrice" e non so neppure come fare a ringraziarla. Sempre cosi! Sempre cosi! Se sapeste cosa è per noi! E' il miglior momento .. la migliore cura: ci si astra dal presente, tanto terribile e nero, e col cuore si vive la vita bella, pacifica, beata d'un tempo, fra l'affetto dei nostri cari. Siete dispiaciute per Luciano: lo so. Ma lui non può lasciar la mammina sua: lei va a rimettersi un poco e perciò bisogna aver pazienza. Ma tanto alle ziette ha detto che vorrà sempre un gran bene. Dunque allegre. Io sto bene: fra qualche giorno ricomincerò la musica: ma speriamo fra un mese o due di essere a riposo e di aver salva la "ghirba". Baci a Lauretta e Luciano. Prendetevi per voi mille cose affettuose, fraterne.
Vi vuol bene il vostro Brandino.
1917, luglio 21
Brando da " una trincea del Carso la notte del 21 luglio " alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Tante cose affettuose a tutti: a papà, al Nonno, a tutti voi altre. Salutatemi i conoscenti, la sora Nena Fabiani, le Cenci, le Massi, tutti quelli che mi ricordano. Non state affatto in pensiero: per ora tutto bene. Speriamo presto di sapersi in luogo migliore. Affettuose cose a tutti: baciatemi Laura e Luciano.
Brando
1917, luglio 22
Brando "da una trincea del Carso, la notte del 22 luglio" a Rodolfo Spinaci.
Ti giungano, caro Papà, i miei più cari saluti. Baci per me Laura e Luciano. Si faccia vivo qualche volta.
Affettuosamente.
Brando
Saluti al Nonno e alle care cognatine.
1917, luglio 26
Brando da una trincea a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernestina,
grazie della tua affettuosissima lettera, che come sempre mi ha fatto tanto bene al cuore. Non ti dico la commozione provata, quando ho letto le meraviglie del nostro Luciano: pensare alla triste condizione in cui si trova un povero padre in questi momenti! Ma speriamo che Iddio non si dimentichi di me e se non altro almeno mi lasci questa vita grama e travagliata. Comprendo il vostro dispiacere per la partenza di Laura e Luciano: ma dovete pensare che è un bene e per la salute loro e per un po' di svago, che scaccia i cattivi pensieri. Allo zio Lello di che io mando spesso delle cartoline a Roma: mi meraviglio anzi come non le riceva. Ne ho spedita una anche ieri: ora che è là, lo saluterai, lo ringrazierai di quanto farà per Lauretta mia. E grazie ancora. Non dubitate che non mancherò di scrivervi: vi voglio molto bene e lo sapete. Tu, cocca mia, salutami la Lina, la Maria: ricambia: saluti a coloro che si ricordano di me. Grazie delle vostre preghiere: vedete che finora dopo nove giorni infernali di prima linea, nonostante la vitaccia da cani, sono ancor sano e salvo.
Ciao e grazie ancora. Saluti alle sorelle, a papà, al nonno, allo zio, agli amici.Credimi
sempre fraternamente tuo Brando.
 
1917, luglio 27
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Grazie delle tue parole e del tuo ricordo tanto affettuoso e caro. Vi scriverò: voi fate altrettanto. Saluti alla cara Lina, al Nonno, a Papà, al zio Lello se c'è ancora. Saluti e grazie a chi mi ricorda.
Tante carissime cose
Brando
 
1917, luglio 27
Brando dalla "trincea, la notte del 27 luglio" a Lina Spinaci.
Sto bene. Laura è partita? Non dubitate che non passerà giorno che non abbiate una cartolina con mie notizie. La vita è assai bruta: che Iddio ce la mandi bona. Saluti a papà, al nonno, a tutti. Quelli che mi ricordano si abbiano anche loro i nostri saluti. Ma mi raccomando, scrivetemi anche voi.
Affettuosissimamente Brando
 
1917, luglio 27
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernestina, cocca mia, mi hai riscritto tanto affettuosamente, che non posso fare a meno di non indirizzarti personalmente qualche cosa che possa esprimerti la mia gratitudine. Assicurati pure, cocca, che non passerà giorno che non abbiate una mia cartolina. La prova è che prima la spedivo sempre ai miei: ora che Laura è a Pisa, loro sapranno mie notizie ugualmente e voi per conto vostro. Va bene? E non dubitiate che la capisco la vostra e tua trepidazione, perchè so che siete buone, avete un gran cuore e mi volete, come mi avete sempre voluto, un gran bene. Però tu pure lo sai che io ve ne voglio molto: che siete le mie sorelline care, che siete le cose con papà e mamma, che oltre Laura e Luciano, mi stanno solamente a cuore. Ciao. Non ti posso dire di star bene, anzi qualche volta ho paura di un po' di febbre. Vedrò stasera e scriverò domani.
Saluti cari a tutti.
Brando
 
1917, luglio 30
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Cocchine mie,
Due righe anche oggi, secondo la promessa. Sto sempre a riposo: sto nel mio ricovero e non presto servizio. Anche questa mattina avevo qualche linea di febbre. Vedremo che intenzioni hanno sul conto mio. Non temete del resto, che le mie ragioni sono già state fatte valere. Null'altro di nuovo. Le cose vanno abbastanza bene: solo continua il caldo eccessivo e son comparse varie e brutte malattie. Ma Iddio, speriamo ci guarderà anche da questi guai. E voi come state? E il Nonno? E papà? Vi auguro con tutto il cuore di star sani. Saluti a tutti, agli amici comuni.
Sempre vi vuol bene e vi pensa
il vostro Brando.
 
1917, agosto 2
Brando dall "ospedaleto da campo N. 47" alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Cocchine mie
Vi avevo scritto che non mi sentivo troppo bene: aggiungerò ora che ho fatto servizio per vari giorni con la febbre alta. Siccome però questo non poteva durare, così sono andato dal medico e lui mi ha mandato all'Ospedale. Oggi mi faranno l'esame del sangue per vedere se è malaria: e secondo il responso poi vedranno che cosa possono fare. Io sono contento: non fosse altro mi riposo e sono fuori di pericolo. Mille cose affettuose a tutte.
Non state in pensiero.
Vostro Brando
 
1917, agosto 3
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Care cognatine mie, pare che a forza di chinino, piano piano, la febbre se ne stia andando. Se così sarà fra qualche giorno sarò libero da questi guai e uscirò di qui con qualche giorno di riposo. Li passerò al carreggio ed intanto speriamo che non debba più fare la salita delle montagne, perchè il turno - almeno così credo - sarà finito. Speriamo sempre bene: questi son tempi assai tristi ... ve lo dico io!
Saluti a tutti: a papà, al nonno, ai conoscenti. Vostro Brando.
1917, agosto 4
Brando dall "ospedaletto da campo N. 47" alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Carissime,
Oggi ancora meglio: il chinino pare che faccia il suo effetto benefico. Oggi infatti il termometro segna soltanto 36.5. Io sono tanto, tanto contento. Però dopo i febbroni trascorsi sono debole debole: le gambe quasi non mi reggono. Non so quando uscirò di qui: ad ogni modo ho ferma la speranza in un qualche giorno di riposo per rimettermi in gamba. Pare che il reggimento torni qui il 10 o il 15: ed io spero fermamente di trovarlo qui, verso Dobbia e S. Stefano, ove andrà a fare il suo turno di riposo. E l'"azione"? Ne sentirete parlare fra qualche giorno, cocchine mie e pregate per me. Saluti a tutti i nostri conoscenti: saluti al caro Nonno ed a papà. Voi, ad una ad una, pigliatevi un'affettuosa stretta di mano ed un bacio dal vostro fratello
Brando.
 
1917, agosto 5
Brando dall' "ospedaletto da campo N. 47" alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Care cognatine mie,
Oggi febbre, nulla. Temperatura 35.9: quindi è più che altro grande debolezza. Spero di essere in gamba fra qualche giorno, e allora forse raggiungerò il reggimento, o meglio lui mi raggiungerà scendendo al piano. Va bene così? E voi come state? E il Nonno caro che fa? E Papa? Saluti allo zio Lello, quando gli scrivete. Io non ho che un po' di carta per Laura e cartoline non ne ho più ... senno' gli scriverei io stesso. Saluti a tutti coloro che chiedono di me. Voi pure abbiate i miei saluti a tutta la più grande mia tenerezza fraterna.
Brando vostro.
1917, agosto 5
Brando dalla z. d. g. all'ing. Raffaele Rizzi (Fratello della moglie di Rodolfo Spinaci.) a Roma.
Sono stato ricoverato nell'Ospedaletto da Campo N° 47, per una violenta febbre che mi aveva assalito in linea. Ora la febbre sta passando, e fra qualche a ltro giorno spero raggiungere il reggimento. E' stato un contrattempo, ma anche, chissà! una piccola fortuna. Se hai notizie da Gubbio comunicamele. Grazie per Lauretta, tanto.
Mille cose affettuose sempre e un bacione.
Tuo affettuosissimo nipote Brando.
1917, agosto 6
Brando dalla z. d. g. alle signorine Spinaci a Gubbio.
Cocchine mie care, domani esco dall'Ospedaletto: "pare" con otto o dieci giorni di riposo. La febbre se ne è andata: devo solo continuare a far la mia cura di chinino. Io sono contento. Domani mi prenderò il mio bagaglio e me andrò al carreggio pesante e là spero di trovar ospitalità dall'amico Mangone, aspettando che la Brigata ( La brigata Caserta, formata dai reggimenti fanteria 267° e 268°) torni giù a riposo. Speriamolo anzi con tutto il cuore: più di un mese vorranno tenerla su? Non lo credo: e perciò spero di non dover far più la salita fino a settembre. In compenso dunque sto bene. Ricevete sempre? Come vedete ogni giorno non manco di scrivervi.
Saluti a tutti, al Nonno, a Papà
Mille cose carissime. Brando vostro.
 
1917, agosto 7
Brando dalla z. d. g. a Rodolfo Spinaci a Gubbio.
Un caro abbraccio a Lei ed al caro Nonno. Non so se per caso le avranno narrato le mie ultime avventure. Ma "per ora" le cose vanno abbastanza bene. Saluti alle cognate: a tutti quelli che si ricordano di me.
Affettuosamente
Brando
 
1917, agosto 7
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernestina, Esco in questo momento dall'ospedaletto e mi affido alla buona sorte: speriamo che mi sia benigna anche questa volta. Non so neppure dove andare, quali mezzi pigliare, perchè dovrei fare in tutto una ventina di chilometri. Speriamo in un "camion", che mi porti a destinazione, Del resto sto discretamente. Ora ho soprattutto grande bisogno di mettermi in gambe perchè sono debole assai. Conto su questi otto giorni di riposo per la bisogna. Vi scriverò subito domani e spero darvi sempre buone notizie. Saluti a tutti: al Nonno, a Papà, alle sorelle. Vogliatemi sempre bene e pregate soprattutto per me. A te grazie del tuo affetto sempre tenero che ricambio, sempre, fraterno
Affettuosissimo tuo Brando
1917, agosto 8
Brando da Villa Vicentina a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernestina,
sono a Villa Vicentina, in attesa di un "camion" che porti verso.......... [parola cancellata dalla censura] per cercar quel benedetto carreggio reggimentale. La notte l'ho passata qui: ieri sera ero assai stanco. Stamani sto bene: e son pieno di buone speranze. Vi scriverò in seguito. Saluti alle sorelle, al Nonno ed a papà. Saluti a chi domanda di me.
Mille cose affettuose dal tuo Brando.
1917, agosto 8
Brando da Villa Vicentina a Lina e Maria Spinaci a Gubbio.
I miei saluti anche a voi cara Lina e cara Maria: non vorrei che a forza di scrivere all'Ernesta, poi suscitassi le vostre gelosie. Non dubitate che vi voglio tanto bene anche a voi altre, e che vi ricordo come più che sorelle mie ma di quelle sorelline cocche, a cui si è raramente così affezzionati. Non vi parlo di me che ne saprete abbastanza. Saluti alle Fabiani, alle Massi, alla Cesira Carocci (Cesira Carocci, per una decina di anni sarà governate di casa Mussolini a Roma e verrà soprannominata "Suor Salutevole" da Gabriele D'Annunzio) , ai nostri conoscenti.
Tante cose a voi, cocche mie. Sono sempre il vostro Brando.
 
1917, agosto 8
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernestina
Sono per Ronchi, giunto felicemente a Dobbia. Starò qui per questa decina di giorni di riposo. Si sta bene: benchè gli areoplani austriaci non facciano dormir di notte e qualche "marmittone" (Nomignolo dato dai soldati italiani alle granate di grosso calibro sparate dall'artiglieria austriaca annidata sul M . Ermada (quota 323), vero baluardo per ogni avanzata italiana verso Trieste. Ronchi (oggi Ronchi dei Legionari) distava solo 10 km dalle artiglierie dell'Ermada.) arrivi giù dall'Hermada. Secondo i calcoli il reggimento verrà giù presto: spero trovarlo qui addirittura. Va bene cocca mia? Vedi che il mele tante volte non vien tutto per ... Nocera (Evidente gioco di parole di cui però sfugge il significato.)
Saluti alle sorelle, al Nonno, a Papà. Allo zio Lello scriverò
Vogliatemi sempre il bene che vi vuole il vostro Brando.
1917, agosto 9
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernesta
Ho avuto le due lettere vostre: grazie affettuose. Vi risponderò appena mi sarò messo a posto. Sto benino e mi vado rimettendo a dovere. Grazie del vostro affetto. Mille saluti alla cara Linuccia e alla Maria. Scrivetemi che mi farete sempre piacere. Del braccio ne riparleremo.
Credimi sempre tuo affettuosissimo Brando.
Saluti al Nonno e a papà. Lo zio Lello e partito?
1917, agosto 9
Brando dalla z. d. g. a Lina e Maria Spinaci a Gubbio
Grazie a te ed alla cara Maria per tutte le espressioni di tenero affetto che avete per me. Vi ricambio di tutto cuore. Ho riposo fino al 18 e perciò passo il tempo, mangio, bevo, dormo e mi diverto. Che la duri!
Vostro affettuosissimo Brando.
1917, agosto 10
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Sto bene: mi vado rimettendo egregiamente. Grazie del vostro affetto. Le vostre lettere me ne portano tanto che io ricambio a tutto cuore.
Saluti al Nonno ed a Papà
Sono sempre il vostro affettuosissimo
Brando
 
1917, agosto 11
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Cara Maria,
Nulla di nuovo nella mia vita, che passa gaia e spensierata: mi restano ancora sei giorni di riposo ed io me li godo senza pensare al domani. La tempesta si sta addensando sul nostro capo: fra breve sentirete parlare di cose grosse (Chiaro riferimento ai preparativi in corso per l'11a battaglia dell'Isonzo che divamperà per tutto l'altopiano carsico dal 17 agosto ai primi di settembre e che risulterà fatale anche per Brando. Fu uno scontro sanguinosissimo che portò all'Italia il momentaneo controllo dell'Altopiano della Bainsizza.) , eppure noi scherziamo e non ce la prendiamo. Capirai, in questo mondo tutto è poter ritornare a casa, poi il nostro dovere e buona notte. Di Laura non ho notizie da due giorni non so perchè, ma posta non viene. Che sarà? Il solito ritardo che non conta. Speriamo oggi. Saluti alla Lina ed alla Ernestina. Un bacione al Nonno e a Papà. Saluti ai Fabiani, alle Cenci, a tutti. Per me sto benissimo dunque e perciò non dovete stare in pensiero.
Tutto l'affetto mio. Vostro Brando.
1917, agosto 12
Brando dalla z. d. g. a Lina Spinaci a Gubbio. Cara Lina,
Nulla di nuovo nella mia vita, che passa abbastanza gaia e tranquilla. Nonostante il caldo, gli areoplani e qualche grosso calibro che arriva, pure mi sto rimettendo rapidamente. Sai che cosa vuol dire il riposo ed un po' di tranquillità. Il reggimento non so quando scende: speriamo sempre bene. Ma accada poi quello che vuole. La Laura mi scrive sempre: sta bene e con lei Luciano, che a quanto pare sta facendo dei progressi straordinari. Pensa che già comincia a muovere i primi passi, che conosce già tutti che chiama nonno e nonna che tesoro che dev'essere! Saluti a tutti. A papà mando i saluti a parte. Cose affettuose alle sorelle, al nonno a tutti. Mille cose anche a te.
Brando
 
1917, agosto 12
Brando dalla z. d. g. a Rodolfo Spinaci a Gubbio.
Mille cose affettuosissime ed il mio grato ricordo. Mi faccia sapere sue notizie qualche volta. Mi ricordi al Nonno, alle cognate, a tutti i conosciuti.
Un bacio dal suo
Brando
 
1917, agosto 13
Brando da Dobbia (z. d. g.) a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Cara Ernesta, vi arrivano sempre le mie cartoline? Io non manco mai di mandarvi il mio salutino quotidiano. Per me nulla di nuovo. Il reggimento scende domani l'altro così - proprio quello che speravo - io non salirò più su. Almeno questo "si dice": e si dice pure che la stessa brigata a cui noi demmo il cambio sale su lei. Mille cose affettuose. Bisogna che porgiate mille grazie alla Cecchini, perchè ho trovato in una lettera di Laura due belle fotografie di Luciano. Se avessi l'indirizzo del suo fidanzato lo farei da me. Mille cose affettuosissime a te, alle sorelle, al Nonno, a papà
Il vostro Brando.
1917, agosto 14
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Cara Maria
Domani scendiamo a riposo. Va bene? Se scrivi ai parenti comunicalo, perchè\'e9 non stiano in pensiero.
Saluti all'Ernesta, alla Lina, al Nonno, a papà. Saluti alle Cenci, Massi e Fabiani.
Tante cose affettuosissime a te.
Il vostro Brando.
 
1917, agosto 15
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Avete passato un bel Ferragosto? Noi qui non l'abbiamo neppure sentito e tanto meno l'Assunta, che si è festeggiata [...] nel cuore di ognuno. Essa però ha pensato a noi: stasera scendiamo a riposo. Io sto benino: di visceri però soffro da qualche giorno. Sarà il caldo o l'acqua che si beve a gran bicchieri non lo so. Speriamo bene. Laura mi ha scritto da Marina: stanno tutti bene e si divertono. Spero che le vada via un pochino di quella penosa nostalgia.
Mille cose affettuose a tutte, al Nonno e a Papà dal vostro Brando.
1917, agosto 16
Brando dalla z. d. g. a Lina Spinaci a Gubbio.
Cara Lina, ho scritto oggi anche una lettera, ma non deve mancare neppure la cartolina. Da' mille saluti alla signora Nena Fabiani, a tutti i nostri conoscenti. State senza pensiero: le cose vanno bene. Oggi rientro in compagnia: che Iddio ce la mandi buona. Domani cominceremo la vista solita. Saluti all'Ernestina, alla Maria, al Nonno, a Papà. Ha ricevuto quest'ultimo una mia cartolina?
Sempre vi voglio tanto bene.
Il vostro Brando.
 
1917, agosto 18
Brando dalla z. d. g. all'ingegnere Raffaele Rizzi a Gubbio.
Sto bene: siamo a riposo. Presto ti darò mie notizie.
Tanti bacioni.
Brando
 
1917, agosto 18
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Sto bene: siamo a Riposo. Domani scriverò.
Saluti affettuosi a tutti dal vostro
Brando
 
1917, agosto 19
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Sto benino: fatevi vive con notizie vostre recenti. Ho ricevuta la cartolina dalla Lina: grazie. Speriamo ci siano risparmiati tanti dolori.
Il vostro Brando.
Saluti al Nonno, papà e zio Lello
 
1917, agosto 20
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Sto benissimo: siamo di riserva. E perciò non dovete stare in pensiero. Le "cose" vanno meravigliosamente per quanto se ne sa noi: speriamo sia meglio in seguito e che questa fatica sia la più gloriosa e la definitiva.
Affettuose cose a tutti.
Brando
Grazie tante allo zio Lello.
 
1917, agosto 21
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Sto benissimo. Le cose vanno meravigliosamente. Speriamo sempre così per la fortuna nostra e la gloria della Patria.
Salutissimi in fretta.
Brando.
 
1917, agosto 23
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Cocche mie
Vado in linea dopo soli 5 giorni di riposo. Sarò stanotte a Doberdò (Località posta a circa 6 km dal fronte.) poi su. Pregate per me e speriamo che Iddio mi salvi. Vi do un bacio una per una, come alle sorelline ma più care e voi datene uno a papà e al nonno, e allo zio.
Il vostro Brando.
Speriamo possa darvi subito buone notizie.
 
1917, agosto 29
Brando dalla z. d. g. a Ernesta Spinaci a Gubbio.
Sto bene, almeno fino ad ora. Grazie della tua lettera cara. Mille cose affettuose a tutti. Vi penso e vi voglio tanto bene.
Il vostro Brando.
1917, agosto 30
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Sto bene: sempre però in grande ansia e perplessità di fronte agli avvenimenti che incalzano. Meno male che la vita è diventata una cosa da nulla .. altrimenti sarebbero veri guai. Speriamo che Iddio mi salvi da ogni pericolo e che tutto passi presto.
Ve pensa e vi vuol bene il vostro Brando.
 
1917, agosto 31
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Carissime, sto bene di salute sempre. Solo ho una feritina ad un polso, che è una sciocchezza parlarne. Silenzio. Pr il resto ve lo immaginate voi. Speriamo che ci assistano Iddio e tutti i santi, perchè qui non si ha più e chi raccomandarsi. Sono passato di rincalzo.
Saluti al Nonno, Papà, tutti.
Vi vuol tanto bene il vostro
Brando
 
1917, settembre 1
Brando dalla z. d. g. a Maria Spinaci a Gubbio.
Sto bene. Grazie della tua lettera, che mi ha recato grande piacere e del favore che mi hai fatto per Laura. Siamo dopo tre giorni di sosta laboriosa, in attesa di avanzare ancora. Speriamo bene ... e pensare che oggi si va per il decimo giorno di trincea, di cammino e di disagi.
A tutti mille cose affettuose.
Brando
1917, settembre 2
Brando dalla z. d. g. a Ernestina Spinaci a Gubbio.
Grazie della tua lettera. Io scrivo quotidianamente una cartolina che spero riceverete. Non è molto, lo capisco, ma in questi momenti credete pure che è troppo. Sto benino e sono dieci giorni di vita tremenda. Io non so anzi ancora come mi possa reggere ancora in gambe. Ma il tutto è riportare sana la pelle.
Mille cose care, affettuose a tutti.
Brando
 
1917, settembre 3
(Allo stato attuale delle ricerche, questa è da considerare l'ultima cartolina di Brando che morirà il giorno seguente colpito dalle schegge di una granata mentre con il suo reparto preparava i rifornimenti per la prima linea.)
Brando dalla z. d. g. alle sorelle Spinaci a Gubbio.
Sto benino: certo che se fossi lontano da qui, starei meglio assai. Ma speriamo. Si parla di cambio solo per il 5 o per il 7.. e se possiamo arrivare sino ad allora vivi e sani, speriamo che ci concedano un po' di quel riposo che ora sarebbe meritato e necessario . Che Iddio ci salvi sempre. Laura a Luciano stanno bene. So che vi scrivono e quindi è inutile che vi dia notizie loro. Grazie del vostro pensiero e delle vostre preghiere: io vi tengo sempre nel cuore.
Il vostro Brando.
 

La morte di mio fratello Ildebrando

Il giorno 12 (12 settembre 1917), avevamo appena finito di far colazione, il mio Capitano mi chiamò e mi pose amichevolmente la mano sotto il braccio, traendomi in una viuzza. Non so perchè quell'atto mi sorprese, e mi mise in guardia contro qualcosa di grave. Il Capitano cominciò a domandarmi dei miei, se avevo fratelli, se ne avevo uno Tenente di Fanteria, che era professore. Fu un attimo; nel mio cervello, si fece una gran luce repentinamente, vidi ciò che doveva essere avvenuto, e le lagrime mi colarono dagli occhi. - E' morto, vero, è morto? - domandai fra i singhiozzi, e dal silenzio del mio Capitano, ebbi la certezza di ciò che sentivo. Egli mi consegnò una lettera; era di mio padre:

"Carissimo Giovanni

purtroppo quanto temevo ogni ora, ogni momento, è avvenuto. Il nostro adorato Brando la mattina del 4 alle ore 7,30, è morto. Il buon Mencacci che ci ha comunicato la dolorosa notizia, così si esprime: Alle ore 5 del mattino del giorno 4, gli Austriaci hanno bombardato violentemente la nostra linea e dopo un'ora, hanno attaccato riuscendo ad irrompere in qualche tratto. Il mio reggimento ha contrattaccato, ributtando il nemico e preso le sue linee. Lo Zoccoli della 5a Compagnia era di corvè per le munizioni e le trasportava lui stesso dalla sua dolina alla linea: mentre faceva il suo dovere, una granata lo colpì e le schegge gli penetrarono nel petto. Trasportato subito, non sopravviveva che pochi minuti alla ferita, e soccombeva p er emorragia interna. Iersera ebbi la notizia, e stamane sono andato io stesso sul posto, e mi sono stati confermati tutti i particolari, e l'ho pure visto. Conserva ancora i lineamenti intatti e calmi, ma il pallore della morte è nel suo volto.... Non continuo più, perchè non mi regge il cuore. Purtroppo la mia dura sorte ha voluto che provassi anche questo dolore"... La lessi fra le lagrime, ma non volli dimostrare il mio strazio. Ringraziai il Capitano per il disturbo che mio padre gli aveva recato e me ne andai a casa. Solo là, diedi sfogo a tutto il mio dolore. Povero fratello mio! A 26 anni, quando dopo il suo studio indefesso, era riuscito a farsi una posizione ed una famiglia, quando la vita cominciava ad appianarsi dinnanzi a lui, e gli faceva gustare le prime soddisfazioni di marito e di padre, la morte non ne aveva fatto che un nome e una sorgente di lagrime. Piansi e piansi per molto tempo, poi mi chetai, giacchè il mio pianto non avrebbe nulla mutato. Avevo riflettuto che il dolore non avrei dovuto manifestarlo in tal modo; mi asciugai gli occhi ed uscii. Andai in cerca del cappellano del reggimento. Lo trovai, e mi parlò con affetto e con dolore, mi disse cose che non comprendevo interamente, ma che avevano il potere di calmare molto il mio spirito. Volli che la mattina dopo, egli dicesse una messa in suffragio dell'anima del mio caro morto, e che accendesse una candela davanti alla Vergine. Ci eravamo allontanati per la campagna ancor verde e ridente nell'ultima estate. Quella passeggiata mi fec e bene, e mi stancò tanto, che nel ritorno non pensavo più a nulla. Mi si avvicinò il Capitano, e "Il Comando, mi disse, le ha concesso una breve licenza: domani potrà andare a casa". Mormorai un grazie, confuso, e guardai a terra, perchè le lagrime mi tornavano agli occhi, e il dolore mi aveva ripreso. Ma lo vinsi, rialzai il capo e mi avviai verso i miei colleghi, che stavano in crocchio dinnanzi alla mensa. Tutti mi vennero incontro; avevano saputo la notizia e si mostrarono addolorati; tutti mi fecero le condoglianze e vollero dirmi parole di conforto; ma io non li ascoltavo quasi. Mi si accostò il Colonnello e fu molto buono; egli solo mi commosse, perchè parlava con sincerità . L'indomani partii col primo treno che trovai a Udine, e dovetti poi fermarmi a Mestre per quasi dodici ore. Non arrivai a Firenze che la mattina dopo, e solo la sera alle sette, partivo per Pisa. Quando arrivai, era già buio; sicchè giunsi in carrozza a casa improvvisamente. Nessuno mi attendeva, e rimasero meravigliati di questa mia subitanea apparizione che li colmò di gioia. Mio padre mi abbracciò piangendo..., forse pensava che un altro figlio più non sarebbe tornato, che l'avevano fermato per sempre là sull'orrido Carso. Come erano malconci tutti! Il mio babbo aveva una faccia da far pietà , mia madre e mia cognata avevano le occhiaie profondissime e livide, e quest'ultima poi esile per natura, aveva preso un so che di spettrale. Tacitamente piangemmo tutti, io stretto a mio padre, col capo appoggiato sulla sua spalla, ma poi... mi scossi. - Perchè piangere? Ormai è inutile e dannoso far ciò; vi vedo tutti mal ridotti per il piangere, ma che giovamento ne avete ritratto? - Mia madre mi raccontò di lì a poco, che doveva venire a casa anche mio fratello Beppe, che avevano telegrafato al Reggimento, e che era stato risposto che sarebbe venuto. E difatti venne da Torino. Anche lui era rimasto stordito dal colpo inatteso. Ci abbracciammo, ma nessuno di noi due pianse; il nostro dolore era in noi e ne eravamo gelosi.

Ritorno a Pavia d'Udine

Al mio ritorno a Pavia d'Udine, i miei colleghi mi fecero un'accoglienza fredda. Quasi quasi pareva che non s'accorgessero di me e della mia disgrazia. Ciò mi face tanto male, che cominciai a fuggirli, lieto quando ero solo. Avevo un tenente al mio squadrone, che non mi poteva vedere, ed io lo ripagavo di egual moneta. Egli mi maltrattava, ma io non lo curavo; il Capitano intervenne più volte, ma non potè mai trovarmi dal lato del torto, nè farmi nulla, cosa che evidentemente gli spiaceva, perchè gli si leggeva in volto l'intenzione di nuocermi. Cominciò intanto un corso di studi e di equitazione per noi "aspiranti" (Aspiranti ufficiali.) che, a dir il vero, non eravamo all'altezza del nostro grado. Mi appassionai allo studio e divenni dei primi. A cavallo me la cavavo abbastanza bene, e cominciai a essere tenuto in considerazione. Ricordo che per una manovra di Brigata, fui invitato a fare una ricognizione con schizzo. Questa piacque tanto al Generale Brigadiere, che mi fece gli elogi dinanzi a tutti gli Ufficiali del Regg imento. La stessa piacque a S. A. R. il Conte di Torino. che la vide un giorno che venne a visitare la nostra scuola. Ciò mi servì, perchè S. A. R. mi diede il permesso, per poter andare a visitare la tomba del mio povero fratello sul Carso.

Visita alla Tomba del fratello

Partii da Pavia d'Udine la mattina del 21, verso Palmanova a piedi per un bel tratto, fin che trovai un "camion". Da Palmanova si vedeva il Carso fumante di granate.... Sulla strada di Cervignano, un Tenente di Artiglieria mi sconsigliò d i proseguire, perchè, diceva, lassù c'era un fuoco d'inferno.... Non lo ascoltai, e proseguii a piedi verso la strada camionabile di Gradisca. Fogliano era pieno di soldati e di muli.... Vi trovai le mostrine della Caserta e una compagnia mitraglieri della Brigata. Gli ufficiali furono molto gentili con me, mi vollero a colazione, e mi diedero un grosso paio di scarpe ferrate, perchè, dicevano, le mie le avrei lasciate nel fango.... Partii per il Vallone, per la strada del S. Michele, in un "camion" insieme ad altri ufficiali. Fu una corsa pazza. Le granate scoppiavano d'intorno, e una passò talmente bassa, che si ebbe l'impressione d'essere portati via. Ma avanti, avanti a tutta velocità, giù per la strada orribile per la pendenza...; una breve sosta al quadrivio di Doberdò, poi giù ancora come una valanga. Scendemmo io e un Capitano del Genio alla scorciatoia di Palichise, e rovinammo per un sentiero ripido e pieno di sassi, dove non si camminava, ma si era portati. Giù, in fondo alla valle, calavano con fischi laceranti granate di calibro immenso, che straziavano la roccia nera, sollevandola in alto per decine di metri, come uno zampillo immenso di fontana; su verso il quadrivio di Oppachiasella, il cielo era pieno di nuvolette e di shrapnells.... Il fondo del Vallone era un formicolio di carrette, di uomini e di muli fra le baracche e i vasti cimiteri pieni di croci, fra i depositi e le tettoie piene di fumo, ove si cucinava il rancio del fante. Una batteria di 305 nascosta sul pendio del monte, faceva ogni tanto sentire i suoi quattro colpi in partenza. Si destavano tutti gli echi, e veniva la risposta su dal quadrivio e giù in fondo alla valle. Arrivai alla baracca degli ufficiali del 268°. Quando seppero chi ero, furono meravigliosi di gentilezza, vollero farmi mangiare e bere abbondantemente, ed aspettando l'ora della partenza della colonna che doveva portare il rancio in linea, mi parlarono molto del mio povero fratello. Fuori, le granate calavano facendo tremare tutta la baracca. Vedevo i fanti che si gettavano per terra appena udivano lo scoppio, per salvarsi dalle schegge e dai sassi che mugghiavano in tutte le direzioni e si rialzavano poi con sveltezza, per correre al loro lavoro. Scendeva la sera.

Qui ha fine il diario. I particolari della visita alla tomba del fratello si possono rilevare dalla lettera seguente:

Villa Rossi (Presso Corticella.) 18-12-'917

Caro babbo e mamma,
(...)
Non avete ricevuto la lettera in cui vi parlavo della mia andata a Castagnavizza? Eppure la sera del ritorno io scrissi a tutti! Del resto, e la lettera è andata smarrita, è poco male, perchè posso riassumere in breve quanto vi scrissi allora. Partii da Pavia d'Udine il 21, e alle quattro del mattino ero a Dolina Ferrari a nord-est di Hudi-Log, sul luogo dove brando morì. Non mi f u detto subito che quello era il posto dov'egli era caduto, ma intanto o per caso, o per un occulto sentimento, sedetti a lungo sulla pietra dove Brando fu colpito. Impossibile dirvi che cosa abbia provato in me in quei momenti. Era orgoglio, o tenerezza, o ammirazione, o pietà? Non lo so; so soltanto che i più vari sentimenti attraversarono il mio spirito, che sognavo, e mi pareva che l'anima di Brando mi aleggiasse intorno. Quando mi riscossi, fui condotto a Dolina Baracche presso il Comando del reggimento, e il Colonnello Faracovi mi accolse con gentilezza e mi invitò a pranzo, pranzo squisito, cui non mancarono nè lo "champagne", nè i liquori. Mi parlò molto bene di Brando, e mi disse quale rimpianto aveva suscitato nel reggimento la sua perdita, e quale era stato il dispiacere degli ufficiali tutti che lo avevano amato, perchè veramente sapeva farsi stimare ed amare. Mi fece poi accompagnare da Orsatti, che era più verso la prima linea. Orsatti (Comandante della Compagnia.) mi parlò ancora di Brando, della sua morte che voi sapete, e disse altre parole di rimpianto e di ammirazione. Ritornai in linea, e andai a trovare Mencacci che comandava una sezione di pistole mitragliatrici, e con lui mi trattenni molto, poi scesi a Dolina Ferrari, e mi fu mostrato da Mencacci e da Orsatti la pietra su cui Brando fu colpito, quella sulla quale la mattina avevo tanto fantasticato e sognato. Con l'Orsatti andai anche a Dolina Due Alberi, e nel camminamento fui ferito alla mano sinistra e fui medicato nella grotta stessa, dove Brando era stato tante e tante volte. A Dolina Due Alberi vidi la sua tomba. E' un quadrilatero di terra il cui perimetro è formato da sassi, con i mezzo, pure di sassi, in mosaico una croce. In cima alla tomba sorge una croce di legno con la scritta:

Dott. Prof. Tenente ILDEBRANDO ZOCCOLI

4 Settembre 1917 - 268° Fanteria

Ho fatto anche una fotografia della tomba (La salma di I. Zoccoli ora riposa nel Camposanto di Gubbio dove fu trasportata nell'Agosto del 1923.)
 
1917, ottobre 13
Il sindaco di Gubbio al collega di Narni.
Si domanda la situazione di famiglia di Spinaci Laura di Rodolfo vedova Zoccoli e del proprio figlio Luciano stabilitisi a Gubbio presso le sorelle in Via Savelli Della Porta.
(Archivio Comunale di Gubbio, Carteggio, b. 1566. titolo XIII, articolo 6)

 

1917, novembre 22
Parole lette in occasione del solenne funerale celebrato nella Chiesa Collegiata di S. M. dei Servi di Gubbio, in suffragio del compianto
Sottotenente Dott. Prof. ILDEBRANDO ZOCCOLI
eroicamente caduto a Castagnevizza il 4 settembre 1917.
 
Ricevi, o Signore, l'olocausto e la preghiera che ora ti abbiamo offerto, per l'anima di Colui che oggi qui ricordiamo. Questa parole, nella lingua liturgica della Chiesa, con la divine note di Lorenzo Perosi, rivolgevamo, poc'anzi, all'Eterno Iddio. Io di qui le ripeto a nome di tutti, e prego Dio che accolga pietosamente, nel regno della gloria, l'anima eletta del cittadino esemplare, del prode soldato, che in questo stesso tempio, tante volte, insieme con la diletta compagna della sua breve vita coniugale, con fede pura e ardente pietà, venne a compiere i suoi doveri di cristiano, senza umano rispetto, non curante del sogghigno dagli stolti. E, nel ripetere la preghiera della Chiesa, dalla mente non so distogliere l'immagine fulgida di questo cavaliere senza macchia e senza paura, magnifico esempio ai giovani di umiltà, di operosità, di una vita tutta ispirata alla religione di Cristo, che insegna ad amare e a soffrite, e nell'amore e nel sacrificio sa temprare l'animo e prepararlo alle più ardue imprese. ILDEBRANDO ZOCCOLI fu tra noi diversi anni; ci venne dalla ridente Toscana, dove aveva dato le prime prove del suo animo profondamente cristiano, aperto alle più nobili e generose aspirazioni di cui un giovane sia capace; dove fu amato e ammirato da quel grande conoscitore dei giovani che è il Cardinale Maffi, Arcivescovo di Pisa. E a noi si rivelò come un'anima candida e fiera, un cristiano dalla tempra adamantina. Lo vedemmo ad ogni nostra festa sociale, ai piccoli congressi catechistici, nei quali prese più volte la parola; e tutti lo hanno potuto ammirare in questa chiesa, dove passava lunghe ore in preghiera, con il suo libro di pietà tra le mani, raccolto, divoto e quasi rapito. Era un'anima senza infingimenti, che così operava, perchè così pensava e sentiva; un'anima che di luce viveva, e nella luce di Dio si inebbriava; benchè giovanissimo era serio e grave, ma la serietà del pensiero temperava con la serenità del volto e l'affabilità dei modi e del conversare. Educatore per vocazione, con grande diligenza e amore, guidava le menti alla ricerca del vero, ma con maggiore studio educava i cuori alla carità e al sentimento del dovere. Aveva fisso nella mente un ideale, che voleva conseguire e conseguì; formarsi una famiglia cristiana, dove gustare le uniche vere glorie della terra; un tempio sacro a Dio e alla patria, nella quale allevare i figli al culto di Dio e della patria; allevarli secondo la legge cristiana, che così potentemente sa infondere i sentimenti più sublimi. E trovò chi l'avrebbe cooperato nell'ardua missione; trovò la fanciulla buona, pia, dolce; la amò con tutte le forze del suo cuore generose e ad essa legò la sua vita, ahimè, per troppo breve ora! Il frutto di questa unione, benedette da Dio, ebbe appena pochi baci dal padre felice; non potè aprire le labbra per chiamare il babbo con si dolce nome, perchè il padre lo dovette lasciare e patire per luoghi dove non si sente il soave e carezzevole pianto dei bimbi, ma le grida strazianti dei soldati che muoiono; dove non si vedono gli innocenti balocchi dei fanciulli, ma i tremendi ordigni seminatori di stragi e di morte. Chi potrà mai, o signori, dipingere la dolorosa scena dell'addio, dato da Ildebrando alla sposa, al bimbo, il giorno che dovette l'ultima volta lasciare l'una e l'altro, per ubbidire alla voce della patria che lo chiamava? Qual'eloquenza saprà esprimere tutta la forza e la grandezza del suo dolore che provò nel dare l'ultimo bacio ai suoi cari? Egli dovette immensamente soffrire, ma non vacillò dinanzi al dovere e partì, come partivano i crociati al grido di Pietro l'Eremita "Dio lo vuole"! E dinanzi alla volontà di Dio, ogni sua volontà doveva scomparire. Il suo fu un distacco doloroso, un vero sacrificio e per questo meritorio; ma lo compì, orgoglioso di poter dare la sua giovinezza per il servizio della patria. Egli voleva far del figlio un buon cittadino, e la sposa di lui, rimasta erede ed esecutrice dell'opera da lui incominciata, troverà meno difficile il compierla, col ricordare al piccolo Luciano le sublimi virtù del padre che sacrificò i suoi affetti più cari per amore della patria e che questo amore rese più forte e più puro con la fede e la religione cristiana. Distaccato dalla famiglia, continuò a vivere in mezzo ad esse col pensiero e col cuore; ma anche nelle trincee, sulle nevose cime delle Alpi, sull'aspro e conteso Carso, egli, che aveva il cuore così buono e sentiva il bisogno di amare e di formarsi una famiglia, se la formò tra i suoi soldati. Fu per loro, più che superiore, padre affettuoso e fratello dolcissimo; fu luce spirituale a tanti e tanti guadagnò a Dio e fece migliori. Spesso scrivendo a noi, suoi amici, parlava dei suoi soldati, a nome loro domandava preghiere; in ogni lettera traspariva il suo grande amore per la sposa, per il piccolo Luciano, ma anche il fermo proposito di compiere tutto il suo dovere di soldato. E presentiva la morte sul campo, e la morte lo colse sulla breccia, ma ahi, troppo presto! Il 4 settembre egli cadeva da eroe, quasi fulminato da una scheggia di grosso obice. Non poteva coronare meglio la sua vita, meglio non poteva compiere il suo programma che era di servire Dio e la patria. Non morì nella sua casa, ma su terra redenta, che egli amava come la sua casa; non ebbe il bacio del figlio e dell'adorata sposa, il suo corpo non fu bagnato dalle lagrime dei suoi cari, ma il pianto dei soldati, che religiosamente alzavano il velo che copriva il capo del valoroso, ne contemplavano il luminoso volto e piangevano, tenne il luogo del pianto dei famigliari. E ora il suo corpo riposa dove la pietà dei colleghi lo deposero: in una dolina, detta dei "due Alberi"; in una terra, oggi, purtroppo ancora violata dal nemico, e le ossa di ILDEBRANDO e di mille e mille altri, come lui caduti per la patria, ora fremono al sentirsi calpestare dal piede del nemico e invitano i figli d'Italia a essere forti, a far giuramento che quelle terre saranno di nuovo redente, che le tombe dei nostri eroi saranno di nuovo onorate; ma più che le ossa sono gli spiriti che a noi parlano; e l'anima di ILDEBRANDO, non più legata alla carne, oggi è qui con noi, e mentre gode del suffragio che con le preghiere e con il divino olocausto, per essa offerto, le abbiamo recato, ci invita alla riscossa, all'amore scambievole, generatore di forza e di virtù ; all'amore di Dio e della religione che rende l'uomo pronto all'adempimento di ogni più difficile dovere. Ognuno, nel posto che gli è assicurato da Dio e dalla patria, può e deve compiere il sacro dovere di cooperare alla redenzione dei confini d'Italia, segnati da Dio; guai a chi non lo compie, guai a chi impedisce agli altri di compierlo! E ora, prima che il mesto rito si chiuda; prima che il funebre canto finisca di echeggiare, noi, o ILDEBRANDO, inneggiando alle tue virtù preclare, al tuo nome e alle tue gesta gloriose, innalziamo insieme per te, ancora una volta, la bella preghiera a Dio, perchè conceda il riposo eterno alla tua anima santa, così piena di dolcezza e di bontà: Pie Jesu Domine, dona eis requiem! E tu alla dilettissima tua sposa, che sa fortemente sopportare tanto dolore, continua a ottenere il conforto celeste, che essa trova nel corrispondere con te, per mezzo della preghiera e nel Sacramento d'amore, che insieme con te, tante volte ricevette, e fa che si compia il tuo e nostro desiderio: che il tenero fiore, che tu lasciasti sulla terra, appena sbocciato, cresce secondo il cuore di Dio, degno di te e perfetto imitatore delle tue virtù di cristiano e di italiano.

Gubbio, 22 novembre 1917

Don Gaetano Malchiodi

 

 

1920, ottobre 11
il Ministero della Guerra da Roma al comune di Gubbio.
MINISTERO DELLA GUERRA
DIREZIONE GENERALE SANITA' MILITARE
OGGETTO: Esumazione e ricomposizione salma Sotto Tenente ZOCCOLI ILDEBRANDO.
Pregasi comunicare alla Signora Laura SPINACI, vedova ZOCCOLI, costà domiciliata in Via Savelli della Porta M° 24, che è stato interessato il competente "Ufficio Centrale Cure e Onoranze Salme Caduti in Guerra", residente in Udine, perchè voglia procedere alla esumazione e ricomposizione in cassa di zinco della salma di suo marito, Sotto Tenente ILDEBRANDO ZOCCOLI.
Il predetto Ufficio prenderà accordi in merito direttamente coll'interessata.
PER IL MINISTRO
S. Santucci
Il 13 ottobre il comune di Gubbio comunica la notizia alla sig.ra Zoccoli
 
1920, ottobre 15
L'Ufficio centrale C. O. S. C. G. da Udine a Laura Zoccoli a Gubbio.
Quest'Ufficio ha preso in considerazione la Sua istanza pervenutagli dal Ministero della Guerra, ed all'uopo ha interessato la dipendente Stazione Staccata C.O.S.C.G. di Gorizia colla quale la S.V. è pregata di mettersi in comunicazione, prendendo tutti gli accordi necessari per procedere alla esumazione della Salma del Suo caro marito.
Con osservanza
IL COLONNELLO
CAPO UFFICIO
Paladini
 
1920, novembre 6
La sezione staccata C.O.S.C.G. di Gorizia a Laura Zoccoli a Gubbio.
Nulla osta da parte di questa Sezione che ella proceda all'esumazione della salma del suo eroico marito. La spesa per la cassa di zinco è di L. 320 = altre vere spese non ve ne sono. Però sarebbe bene che detta operazione di esumazione la facesse eseguire al più presto perchè certamente durante l'inverno si esumeranno quasi tutte le salme del Carso.
L'UFFICIALE ADDETTO ALL'UFFICIO INFORMAZIONI
TENENTE CAPPELLANO
PASTORINO
 
1921, febbraio 9
La sezione staccata C.O.S.C.G. di Gorizia a Laura Zoccoli a Gubbio.
In risposta alla Sua richiesta si comunica che fatte ripetute e diligenti ricerche non è stato possibile rintracciare la tomba del Sottotenente ZOCCOLI Ildebrando.
IL MAGGIORE CAPO SEZIONE
BAUZANO
 
1921, giugno 4
Dichiarazione del deposito dell'84° regg. fant. di Firenze.
Deposito 84°. Regg.Fanteria
Si dichiara che il S. Tenente di Complemento Zoccoli Ildebrando ha prestato servizio militare nel 268° Regg. Fanteria Mobilitato dal 1 Gennaio 1917 al 4 Settembre 1917. Il medesimo ha diritto al computo delle Campagne di Guerra 1917.
Deceduto in combattimento a Sud Ovest di Castegnevizza (Carso) il 4 settembre 1917 come da atto di morte N° 124 d'indice iscritto nel registro degli Atti di morte tenuto dal 268° Reggimento Fanteria Firenze.
Firenze lì 4-6-921
L'Ufficiale di Matricola C. De Carlo
Il Relatore Vittorio C.
 
1921, ottobre 13
Ettore Mencacci (Il Mencacci comunicò per primo ad Alfredo Zoccoli la morte di Ildebrando. Si vedano le pagine del diario di Giovanni Zoccoli.) da Pisa a Laura Zoccoli a Gubbio.
Gentilissima Signora,
A sua cortese lettera oggi ricevuta. Già dal povero Giovanni (Giovanni Zoccoli, fratello di Ildebrando, morto il 22 luglio 1921 a San Frediano a Settimo assieme al marchese Girolamo Serlupi dopo uno scontro a fuoco con elementi di sinistra.) seppi che era andato a rintracciate la tomba del povero Brando, ma inutilmente! Può darsi benissimo come Ella suppose che il povero Giovanni abbia sbagliato la dolina, ma dato l'abbandono, l'incuria, e la natura cretacea del suolo di colà (cosa che rende mutabilissima la topografia di quel luogo) può darsi pure che quei posti siano effettivamente irriconoscibili. Certo a me pare che dovrebbe essermi assai facile l'orientarmi e perciò le prometto che ben volentieri farò quanto Ella mi chiede nella sua lettera. Purtroppo però non posso sentirmi matematicamente sicuro dell'esito delle mie ricerche, ma Ella stia tranquilla che tutto quanto potrò fare ben volentieri lo farò. Intanto scrivo a due dei miei amici ex ufficiali, compagni pure del povero Brando, affinchè m'inviino delle carte topografiche e se possibile delle fotografie di quei luoghi. Per l'epoca nella quale potrei recarmi li, dato che per adesso ci ho gli esami che si protrarranno sin verso il 15 di novembre p.v., posso dirle che potrò andarci dal 15 al 20 di novembre p.v. Non parli Signora di riconoscenza verso di me, perchè è una cosa che farò così volentieri sperando pure di riuscire nell'impresa, della quale sarò felicissimo come se fossi anch'io della loro famiglia. Si abbia Signora i miei più rispettosi ossequi e la pregherei di baciare per me il suo caro piccino.
Devotissimo
Ettore Mencacci
1921, ottobre 19
Estratto di morte di Ildebrando Zoccoli.
MUNICIPIO DI GUBBIO
Estratto dal registro atti di morte dell'anno millenovecentodiciotto volume centotrentuno parte seconda numero ventidue N 22 Zoccoli Ildebrando. L'anno millenovecentodiciotto addì venti maggio alle ore sedici nella Casa Comunale
Io Agostinucci Asterio Segretario delegato dal Sindaco con atto in marzo millenoventouno debitamente approvato Ufficiale dello Stati Civile del Comune di Gubbio avendo ricevuto dal Ministero della Guerra copia autentica di atto di morte ho per intero ed esattamente trascritto l'atto medesimo che è del seguente tenore
Estratto dell'atto di morte del Sottotenente Zoccoli Ildebrando inscritto sul registro tenuto dal duecentosessantottesimo Reggimento Fanteria a pagina centoventisei al numero centoventiquattro d'ordine. Il sottoscritto Targiani Sig. Vincenzo Ufficiale d'Amministrazio ne incaricato della tenuta dei registri di Stato Civile presso il duecentosessantottesimo Reggimento Fanteria dichiara che nel registro degli atti di morte a pagina centoventisei ed al numero centoventiquattro d'ordine trovasi iscritto quanto segue
L'anno millenovecentodiciassette ed alli quattro del mese di settembre nelle trincee di quota (Dolina Rammer) mancava ai vivi alle ore ... in età di anni venticinque il Sottotenente Zoccoli Sig. Ildebrando della quinta compagnia del duecentosessantottesimo Reggimento Fanteria nativo di Nuoro Provincia di Sassari figlio di Alfredo e di Dughiera Emma ammogliato con Spinaci Laura morto in seguito a scheggia di granata al torace per fatto di guerra sepolto a ... come risulta dall'attestazione delle persone a piè del presente sottoscritte.
Firmato Tenente Medico Agosta Dott. Aldo - Caporale Boccara Giacomo - Soldato Ficoncini Gioacchino (Di Gubbio, attendente di Brando).
Per copia autentica L'Ufficiale d'Amministrazione
Firmato Targiani
Visto il Colonnello Comandante il Reggimento firma illeggibile
Eseguita la trascrizione ho munito del mio visto la copia suddetta e l'ho inserita nel volume degli allegati a questo Registro.
Firmato Agostinucci
Per copia conforme al suo originale in carta libera per via militare.
 
1921, novembre 26
Mencacci a Laura Zoccoli a Gubbio.
Gentilissima signora,
Ho ricevuto oggi la sua raccomandata e va tutto bene. Ho esaminato però il documento ed ho visto che quello rilasciatogli da Gorizia dice di fare le pratiche prima dell'inverno poichè in quell'epoca sarebbero state riesumate quasi tutte le salme del Carso. Ma questo avveniva nell'inverno scorso, dunque non c'è pericolo che abbiano riesumato pure quella di suo marito e che perciò la tomba non ci sia più? Se, è un'ipotesi che faccio, perchè se effettivamente la salma del povero Brando fosse stata rimossa, tutto sarebbe inutile perchè probabilmente lo avrebbero messo tra gli ignoti in un cimitero qualsiasi. Che cosa ne dice Lei? Ha pensato a questo? Mi sappia rispondere qualcosa, perchè ho qui cominciato a fare pratiche per ottenere una riduzione per il viaggio e spero di ottenerla dentro la settimana ventura. Nel qual caso avendo pure da Lei una risposta in merito, partirò il 3 o 4 dicembre per tentare la pietosa missione. In attesa di un suo riscontro sollecito la saluto distintamente.
1921, novembre 30
Mencacci a Laura Zoccoli a Gubbio.
Gentilissima Signora
Ho ricevuto ora il suo espresso e dopo quanto Ella mi dice ho deciso di partire lunedì p.v. Ho voluto nella mia precedente affacciarle l'ipotesi di una possibile esumazione già avvenuta per parte dell'Autorità poichè lo dico sinceramente sarei desolatissimo d[...]i fallire la mia [...]ne. Le garantisco Signora che metterò in opera tutta la mia attività onde poter riuscire bene. Purtroppo la riduzione di viaggio che avevo chiesto sarà difficili che possa ottenerla essendo limitata questa solo ai figli, vedove e genitori dei caduti: tuttavia insisterò e guarderò se mi riesce possibile ottenerla. Non dubito che la terrò informata di tutti i miei passi e nella speranza di poterle dare presto buone nuove distintamente la saluto.
1921, dicembre 7
Mencaci a Laura Zoccoli a Gubbio.
Gentilissima Signora,
La presente per avvertirla che domani senz'altro mi metto in viaggio nella speranza di poter ben finire la mia missione. Ho ritardato questi due giorni temendo che si verificasse l'annunciato sciopero dei ferrovieri. Appena sul posto le invierò notizie.
 
1921, dicembre 10
Mencacci da Sagrado a Laura Zoccoli a Gubbio.
E' con profondo dolore e con una grande delusione da parte mia che le invio la presente. Ho scelto questo paese (Sagrado) come punto di partenza, paese nel quale ci vedemmo e parlammo per l'ultima volta col povero Brando, e sono partito da qui alla volta di quota 244 con una bicicletta. Le assicuro Signora che tutte le doline (sul dubbio se un eventuale sbaglio del resto facilissimo dato che l'intiera topografia della regione è cambiata) ho visitato. Mi è sembrato di ritrovare pure la dolina Due Alberi dove doveva essere sepolto il povero marito suo, ma purtroppo nessun segno della tomba. Dico mi è sembrato perchè l'assoluta sicurezza in coscienza non posso dire di averla avuta perchè proprio in questo luogo stanno lavorando per restauri. Ho pure domandato ai lavoratori ma nulla da loro ho saputo, solo posso scriverle che moltissime salme sono state esumate sebbene molto altro ne rimanga, ma di quella di Brando purtroppo nessun segno. Ho cominciato pure a guardare dei cimiteri vicini con la speranza di ritrovarla qui, ma per ora niente. Oggi nel pomeriggio tornerò di nuovo e cercherò di visitare tutti i cimiteri della zona sebbene le confesso abbia perduto ogni speranza. Creda signora che può essere tranquilla che tutto quanto potevo ho fatto e se non si trovano le sue ossa speriamo che riposino in luogo tranquillo da dove possono [...] perchè tutto quanto era in mio potere è stato fatto. Di ritorno le scriverò nuovamente, frattanto si abbia i miei più distinti saluti.
 
1922, febbraio 13
Don Domenico Cordeschi da Oppacchiasella a Laura Zoccoli a Gubbio.
10a COMP. LAVORATORI C.O.S.C.G.
UFFICIO CAPPELLANO MILITARE
Illustrissima Signora sono lieto di poterle comunicare che oggi è stata ritrovata la salma del suo defunto consorte Professore Zoccoli Ildebrando Sotto Tenente del268 Fanteria 5 Compagnia : caduto il 4 Settembre 1917 a quota 244.E' stata rinvenuta in cassa di legno entro cui era una bottiglia che racchiudeva un biglietto contenente le suddette generalità con una bella iscrizione a cura degli Ufficiali medici: Capitano Salvatore Di Leo, Sotto Tenente Luigi Pennesi, Aspitante De Luca Ignazio. Tale biglietto verrà spedito all'Ufficio Centrale C.O.S.C.G. Udine, salvo che ella voglia darne disposizione diverse in proposito. La salma non presenta fratture o ferite importanti.Se intendesse fare pratiche per il trasporto in Patria, la prego darmene sollecita comunicazione, che, in tal caso, tratterrei la cassa presso il nostro deposito fino a che ella desiderasse.
1922, febbraio 24
Don Domenico Cordeschi da Oppacchiasella a Laura Zoccoli a Gubbio.
Gentilissima Signora,
Solo oggi mi è stato possibile dare seguito al suo espresso del 17 corr. Sono dolente di doverla informare che non sono più in grado di fare quanto Ella mi richiede; prima perchè la salma del suo sposo è già inumata al Cimitero Monumentale di Redipuglia, ove Ella potrà visitarla quando vorrà , e eventualmente domandare di asportarla; in secondo luogo perchè a noi Cappellani (non se ne comprende il motivo) è proibito essere in corrispondenza con le famiglie dei caduti. Anzi, lo stesso giorno che trovai la salma del suo povero consorte, dopo di avere scritto a Lei, venne il Colonnello Paladini Capo Ufficio dello C.O.S.C.G. di Udine, cui ingenuamente comunicai il riconoscimento della salma, e di avere subito avvertita Lei, che sapevo essere in continua attesa, ne ebbi un bel rimprovero, in presenza di tutti i soldati e ricevetti, in pubblico, ordine di non fare più ciò. Per conseguenza non posso neppure assecondare il suo desiderio nel rimetterle il bel biglietto trovato entro la bottiglia. Dovrà richiederlo all'Ufficio Centrale C.O.S.C.G. di Udine, ove io l'ho spedito ieri. Non c'è rosa senza spine. Il giorno del riconoscimento provai tale consolazione al pensiero che avrei potuto confortare una povera sposa orbata del suo compagno; ma lo steso giorno dovetti sorbire il rimprovero di cui sopra. Quale delitto! Immagino che la ragione del divieto sia perchè quell'Ufficio guidato da spirito massonico, voglia offuscare l'onore a chi è materialmente intento al pietoso Ufficio (i Cappellani Militari) e riscuotere esso stesso gli allori della gloria. Non ci importa: le anime benedette dei caduti penseranno a compensarci del nostro lavoro. Benedico di cuore il suo bambino e porgo a Lei insieme ai miei sensi di condoglianze, quell'aurora di compiacimento per la identificazione del suo caro.
 
1922, marzo 15
Il colonnello Vincenzo Paladini da Udine a Laura Zoccoli a Gubbio.
Gentile Signora,
Per aderire alla Sua richiesta, è necessario che Lei mi faccia conoscere, da chi ha saputo che indosso alla gloriosa salma del compianto marito Suo, venne trovato un biglietto chiuso in bottiglia.
1922, marzo
Laura Zoccoli da Gubbio al colonnello Paladini a Udine. (minuta)
Illustrissimo Signore Colonnello,
In risposta alla gentile sua lettera in data del 15 marzo 1922 vengo a farle conoscere che fin dal 4 settembre 1917, giorno in cui morì marito sapevo l'esistenza del biglietto di riconoscimento chiuso in bottiglia e posto dentro la cassa che racchiudeva la salma poichè il Capitano Orsatti Leonardo comandante la 5a Compagnia del Reggimento 268 fanteria, al quale apparteneva il Defunto, si diede premura di darmene immediatamente avviso di questo biglietto come segno di devozione e d'amore verso l'Estinto. Per molto tempo, data l'uniformità del luogo, la tomba del mio povero marito è stata irriconoscibile, eppure mentre ero tanto addolorata per quel fatto, una speranza m'illuminava poichè sapevo bene che nei lavori di esumazione in massa doveva essere ritrovata mediante tale biglietto. E quando ho saputo da Oppacchiasella che la salma era stata rinvenuta ho capito che il biglietto doveva essere stato mandato all'Ufficio Centrale C.O. residente in Udine e per ciò mi sono permessa farne domanda. Ora mi raccomando vivamente che mi sia spedito poichè quello sarà una delle reliquie più sante e più care di mio marito e anche a nome del mio piccino la ringrazio e l'ossequio.
 
1922, marzo 29
Il tenente Agostinetti da Udine a Laura Zoccoli a Gubbio.
Gentilissima Signora,
Mi faccio premura d'inviarle il biglietto trovato indosso alla salma del compianto marito Suo Sottotenente ZOCCOLI ILDEBRANDO
Con profonda osservanza.
 
Testo del biglietto
Prof. Zoccoli Ildebrando morto il 4 Settembre 1917
S. Tenente della 5a Compagnia 268° Regg° Fanteria
Caduto a Quota 244. Sepolto Dolina 2 alberi il 5-9.17.
I sottoscritti che ne conobbero le eccellenti virtù e lo ebbero affettuoso ed intelligente amico dolenti di non avergli potuto somministrare gli aiuti della scienza, perchè il piombo l'ha spento rapidamente, hanno curato che la sua salma avesse degna sepoltura quale la guerra ed il tempo permette a chi cade per il dovere e per l'onore.
Capitano Medico Salvatore di Leo
S. Tenente Medico Luigi Pennesi
Asp. Uff. medico De Luca Ignazio
 
1922, aprile 1
Don Domenico Cordeschi da Oppacchiasella a Laura Zoccoli a Gubbio.
Gentilissima Signora
Malgrado quanto le dissi il divieto di rispondere direttamente, siccome non è cosa proibita dal Signore, non ho scrupolo di farlo anche questa volta. Ella può stare tranquilla che la salma del suo caro consorte non andrà più smarrita. Riposa al Cimitero Monumentale di Redipuglia al settore Ufficiali, fila da sinistra a destra Tomba N° 71. Fu collocata in una cassetta di legno regolamentare, sopra la quale fu applicata una targhetta di zingo col nome e cognome del caduto e col N° di cassa 4852. Io stesso assistei a tutto, e anzi; Le dico che io stesso volli sistemare le sacre ossa nella cassetta, dando poi la S. Benedizione. Voglia il Buon Dio concedere, al prode suo sposo la gloria dei Santi, e a Lei e bambino la sollecita consolazione di avere vicine le sacre ceneri.
Con stima La riverisco.
 
1922, aprile 7
Il colonnello Paladini da Udine a Laura Zoccoli a Gubbio.
Gentile Signora,
Compio il dovere di comunicare alla S. V. che, durante i lavori di Polizia Mortuaria in località Dolina Cosenza-Carso è stata riconosciuta la salma del compianto Suo Consorte ZOCCOLI ILDEBRANDO S. Tenente. La salma ora riposa nel Cimitero di REDIPUGLIA dove con le debite cure è stata tumulata. Accludo una dichiarazione di quest'Ufficio, documento necessario per ottenere facilitazioni ferroviarie, qualora la S. V. desiderasse visitare la tomba. Detto documento dovrà essere presentato ai RR. CC. od al Sindaco di costà per ottenere le debite facilitazioni.
Con profonda osservanza.
1922, aprile 7
Dichiarazione
UFFICIO CENTRALE
C. O. S. C. G.
UDINE
Dichiarazione rilasciata ALLA Signora Laura Spinaci & Famiglia GUBBIO.
Si dichiara che la tomba del militare ZOCCOLI ILDEBRANDO Sottotenente trovasi nel cimitero di REDIPUGLIA.
Udine, li 7 aprile 1922
Il Colonnello Capo Ufficio (PALADINI)
f.to Paladini
1922, maggio 9
Il colonnello Albano da Gorizia a Laura Zoccoli a Gubbio.
Comunicasi che la tomba del Tenente ZOCCOLI ILDEBRANDO si trova nel cimitero Monumentale di Redipuglia alla tomba N° 71 del Settore Ufficiali.
 
1922, maggio 23
Il Commissario Prefettizio a Laura Zoccoli.
Oggetto: Comunicazione.
La Sezione Staccata C.O.S.C.G. di stanza a Gorizia, con nota del 9 corrente N° 2622 P.I. comunica che la salma del glorioso Tenente Zoccoli Ildebrando si trova nel Cimitero Monumentale di Redipuglia alla tomba N° 71 del settore Ufficiali. Tanto significo a V.S. in esito alla richiesta fattane a questo Ufficio.
(Archivio Comunale di Gubbio, Carteggio, busta 1696, titolo VIII, articolo 6)
 
1922, dicembre 8
Don Leopoldo Rita, Cappellano Militare della 2a Compagnia Lavoratori da Redipuglia a Laura Zoccoli a Gubbio.
Pregiatissima Signora
Pervenutami dal Cappellano D. Cordeschi la sua lettera mi sono affrettato subito a fare quanto suo desiderio. Ho deposto oggi stesso sulla tomba del suo caro un mazzo di fiori e crisantemi.
Gradisca i miei più rispettosi ossequi.
Devotissimo
 
1923, maggio 4
Il sindaco di Gubbio a Laura Zoccoli a Gubbio.
OGGETTO: Museo della Scuola Militare di Modena.
Il Comando della Scuola Militare di Modena allo scopo di onorare degnamente tutti gli Ufficiali che la frequentarono e caddero per la grandezza della Patria nella guerra mondiale ed in quelle coloniali, ha deciso di eternare i loro nomi nel marmo e di raccogliere in apposito Museo tutte le fotografie, le memorie, i cimeli di guerra che le famiglie dei caduti vorranno inviare a ricordo dei loro cari scomparsi. Per raggiungere tale altissimo e nobile intendimento, il Comando predetto mi ha dato incarico di pregare la S. V. a voler compiacersi di favorirmi con cortese sollecitudine i dati seguenti relativi al glorioso Tenente Zoccoli Ildebrando accompagnati da fotografia, memorie e cimeli, con promessa che tutto ciò che verrà consegnato sarà religiosamente e degnamente custodito nel progettato Museo:
a) Grado dell'Ufficiale all'atto della morte.
b) Dove e quando compì gli studi per conseguire il grado di Sottotenente e di Aspirante.
c) Reggimento cui apparteneva all'atto della morte.
d) Causa della morte (se per malattia contratta in guerra o per ferite).
In attesa di cortese riscontro La riverisco.
1924, giugno 30
Il deposito del 51° regg. fant. da Perugia al sindaco di Gubbio.
Con riferimento al di Lei foglio N° 2925 del 24 corr. prego la sua cortesia compiacersi rimettermi, con cortese sollecitudine, una copia dell'atto di morte del Defunto S. Tenente ZOCCOLI Ildebrando di Alfredo e di Dughero Emma morto in combattimento il 4 settembre 1917.
(Il comune inviò il documento richiesto il 3 luglio seguente) (Archivio Comunale di Gubbio, Carteggio, busta 1747, fascicolo Diverse)
1924, luglio 14
Il Prefetto al sindaco di Gubbio
Oggetto: Orfani di guerra Ficoncini del fu Gioacchino.
E' pervenuta a questo ufficio una domanda per l'iscrizione nell'elenco generale orfani di guerra di questa provincia degli orfani Ficoncini Gioacchino di cotesto comune. Poichè risulta che il Ficoncini, congedato nel 1919, decedette per polmonite crupale nel 1923, cioè quattro anni dopo il congedo, e disponendo l'art. 1 del Reg. per la esecuzione della legge 18 luglio 1917 n° 1143 per la protezione e l'assistenza degli orfani di guerra, potersi presumere morti in dipendenza dello stato di guerra solo coloro che, fino ad un anno dopo la pubblicazione della pace siano periti in conseguenza di malattia contratta o aggravatasi durante il servizio militare ovunque prestato, ed avendo inoltre la Direzione di Sanità Militare del Corpo d'Armata di Firenze ritenuto che la malattia per la quale il Ficoncini decedette, sia stata determinata da cause comuni e non possa aver avuto relazione con il servizio da lui prestato in guerra, la iscrizione già detta non ha potuto aver luogo e agli orfani non è stato possibile prestare l'assistenza della quale abbisognano. Rientrando pertanto il caso pietoso degli orfani Ficoncini nella ordinaria beneficenza, s'interessa V.S. a voler provvedere al riguardo e a voler dare analoga comunicazione al Sig. Generale Gigli residente in cotesto Comune, che primo segnalò le condizioni misere degli orfani in parola.
(Il 16 luglio seguente, il sindaco comunicò la presente al generale Attilio Gigli).
(A.C.G., Carteggio, b. 1747, fasc. Diverse)
 
1924, luglio
la ditta Morelli - Belfiore da Pisa a Laura Zoccoli a Gubbio.
Laboratorio in Marmo Studio di Modellazione Scultura - Architettura - Ornato
Signora Laura Spinaci Vedova Zoccoli Dare per quanto appresso: eseguito e reso imballato Stazione Pisa.
Targa decorativa di m. 202 X 0.55 con uno spessore di cm 6 con tralcio di alloro in altorilievo, disposto come da schizzo pervenutoci, Prezzo £ 1000.00
(Vedi nostre lettere preventivo in data 10 Gennaio 1924)
Epigrafe composta da N° 457 lettere dorate a £ 60 ogni cento £ 274.20
Fotoceramica rotonda di cm 18 di diametro e ingrandimento fotografico £ 90.00
Totale £ 1364.20
Bollo 1.00
Nostro avere a saldo £ 1365.20

BIBLIOGRAFIA

 

Immagini (clicca per ingrandire e per leggere i testi)

Lettera in Franchigia

Retro

Testo

Lettera del Cappellano

Testo

Biglietto che accompagnava la salma

Testo

Retro

Mappa della zona dove è caduto

Ildebrando Zoccoli

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